<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<feed xmlns="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">
  <title>DSpace Collection:</title>
  <link rel="alternate" href="http://hdl.handle.net/2307/35" />
  <subtitle />
  <id>http://hdl.handle.net/2307/35</id>
  <updated>2013-05-21T12:54:48Z</updated>
  <dc:date>2013-05-21T12:54:48Z</dc:date>
  <entry>
    <title>Deformation processes along the Calabrian compressive margin</title>
    <link rel="alternate" href="http://hdl.handle.net/2307/644" />
    <author>
      <name>Minelli, Liliana</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/644</id>
    <updated>2011-10-24T23:35:14Z</updated>
    <published>2009-03-17T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Deformation processes along the Calabrian compressive margin&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Minelli, Liliana&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-03-18&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;The  Calabrian  arc  is  a  fundamental  area  to  understand  the  tectonic  evolution  of  the  Apennine  and &#xD;
Maghrebian foldandthrust belts within the framework of convergence between African and Eurasian plates in the central Mediterranean. The Calabrian arc has been the subject of several studies since at least the 1950s by geological and geophysical methods. Despite the large amount of collected data, geometry, kinematics, and tectonic evolution of the Calabrian accretionary prism are still poorly defined, particularly in the offshore &#xD;
region. Understanding the structure of the Calabrian accretionary prism bears important implications in the mitigation of hazards connected with the active tectonics of this region, particularly in marine environments. &#xD;
This thesis addresses the tectonics of the Calabrian convergent margin by using mainly offshore seismic reflection profiles spread  over the entire Ionian Sea, in the central  Mediterranean. In particular, geometry, kinematics, and timespace evolution of the Calabrian accretionary prism are studied and defined. In one case (Longobucco area,  northern Calabria), we integrated structural, geological and termochronological analyses to define the oldest phases of accretion and growth of the Calabrian accretionary prism. Eventually,  &#xD;
implications for the mitigation of natural hazards typical of active, or recentlyactive, convergent margins are &#xD;
considered. In particular, we analyzed two significant case histories: the Crotone megalandslides, which is a presently active margin spreading above a thick Messinian salt layer at very low rates; and the 1908 Messina tsunami possibly triggered by a large landslide which occurred off the Ionian coast of Sicily along the steep &#xD;
Malta Escarpment.  &#xD;
Although several new or old questions remain open, results from this thesis shed new light on the tectonic evolution of the Calabrian accretionary prism and related subduction processes. For the first time,  new industrial data have been interpreted and combined with previously published geophysical  and  geological &#xD;
dataset, to provide a complete view of this tectonically complex region.&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2009-03-17T23:00:00Z</dc:date>
  </entry>
  <entry>
    <title>Pericolosità geologica e caratterizzazione del sottosuolo in ambiente urbano : metodologie di analisi ed applicazioni al caso di Roma</title>
    <link rel="alternate" href="http://hdl.handle.net/2307/642" />
    <author>
      <name>Urru, Giorgia</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/642</id>
    <updated>2011-10-24T23:37:50Z</updated>
    <published>2009-04-19T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Pericolosità geologica e caratterizzazione del sottosuolo in ambiente urbano : metodologie di analisi ed applicazioni al caso di Roma&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Urru, Giorgia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-20&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Le aree urbane costituiscono per definizione la parte più densamente popolata del pianeta,&#xD;
ospitando circa la metà della popolazione mondiale. Nell'ultimo secolo, inesorabilmente e molto rapidamente, le aree urbane hanno esteso i loro confini ben oltre i centri storici cittadini per rispondere alle esigenze dettate dall'incremento demografico. Tale realtà comporta implicazioni non solo socio-economiche, ma crea nuove problematiche ambientali e nuove pericolosità che le amministrazioni locali devono sempre più prontamente affrontare. In questa ottica lo studio e la ricerca su vari aspetti e criticità connesse alla pericolosità geologica in senso lato diventano di essenziale ausilio al lavoro di prevenzione e mitigazione degli eventi naturali durante la pianificazione territoriale.&#xD;
In tale contesto si inserisce questa Tesi di Dottorato, mettendo a punto una metodologia per la gestione integrata delle informazioni geologiche necessarie alla individuazione e definizioni delle principali pericolosità geologiche insistenti in ambiente urbano. In particolare, si è focalizzata l'attenzione sulla fase di lavoro preliminare che riguarda la raccolta dei dati di base e le conoscenze pregresse sul fenomeno geologico d'interesse, al fine di valorizzare la risorsa dei dati geologico-geotecnici e del loro uso integrato, mirando alla parametrizzazione più completa possibile del&#xD;
volume di territorio suscettibile a fenomeni naturali e non, che determinano un rischio.&#xD;
Si è pervenuti(1) ad una modellizzazione del sottosuolo dal punto di vista geologico-stratigrafico e geotecnico, con attenzione alle proprietà sismiche dei terreni, (2) alla costruzione del database dei dati spaziali e tematici che rappresentano i fattori di pericolosità geologica relativa ai processi di crollo per instabilità di cavità, di subsidenza geotecnica, di amplificazione sismica, di instabilità di&#xD;
versante, sviluppato in ambiente G.I.S.,  predisponendo i dati e le informazioni necessarie alle fasi successive di approfondimento attraverso metodologie specifiche per la modellizzazione di scenari&#xD;
di rischio.&#xD;
L'approccio è stato validato affrontando lo studio geologico integrato in una fase preliminare della zona di Porta Metronia e di Via Giustiniano Imperatore a Roma, in corrispondenza dei depositi alluvionali dei fossi in riva sinistra, rispettivamente delle Acque Mariane e di Grotta Perfetta.&#xD;
Interpretando i dati provenienti dalle campagne geognostiche tra il 1998 e il 2001 della Nuova Metropolitana di Roma, linea C,  si sono inoltre analizzati le prove geofisiche di tipo cross hole per la caratterizzazione del comportamento sismico dei terreni alluvionali. Attraverso il geodatabase è stata possibile la ricostruzione 2, 5D dell'andamento delle principali superficie geologiche incontrate&#xD;
nell'area di Porta Metronia.&#xD;
In definitiva viene confermata la spiccata predisposizione dei fossi in riva sinistra ed in particolare di quelli in cui il processo di urbanizzazione è riferibile agli anni del secondo dopoguerra, ad ospitare fenomeni di amplificazione sismica così come indicato dagli studi qualitativi e macrosismici e l'esaurimento dei processi di consolidazione nei depositi alluvionali in&#xD;
corrispondenza del centro storico. Inoltre si evidenzia un comportamento fortemente non lineare degli stessi depositi che predicono un elevato fattore di smorzamento, cosa che comporta un ulteriore approfondimento di analisi per poter effettuare una microzonazione sismica a livello operativo sul territorio.&#xD;
Si è proposto, infine, una semplice applicazione WebGis, realizzata con il software Open Source, Mapserver 5.2.0, che mette in evidenza un aspetto di grande fruibilità del progetto sviluppato nel&#xD;
senso della visualizzazione interattiva e della condivisione ed interrogazioni di semplici informazioni. Lo sviluppo di tale applicativo fa sì che i dati diventino uno strumento di ausilio immediato e interattivo nel processo di decision making relativo alla pianificazione territoriale e di&#xD;
informazione diretta per una rapida e facile consultazione anche da parte di persone non esperte del settore, con tutela della consistenza e della proprietà, riservatezza dei dati.&#xD;
Il modello concettuale proposto e più in generale l'approccio metodologico illustrato rappresentano un primo passo di un processo ampio e complesso di valutazione quantitativa e puntuale delle pericolosità geologiche che interessano il tessuto urbano in città con uno sviluppo urbanistico&#xD;
secolare, modellizzando sia le componenti naturali geologiche (il sottosuolo, la superficie terrestre, l'idrogeologia), sia quelle antropiche (cavità, edifici, manufatti archeologici, strade).&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2009-04-19T22:00:00Z</dc:date>
  </entry>
  <entry>
    <title>Il magmatismo peralluminoso nelle unità Sebtidi inferiori (rif, Marocco) : contributi all'evoluzione della tettonica regionale nel Mediterraneo occidentale</title>
    <link rel="alternate" href="http://hdl.handle.net/2307/605" />
    <author>
      <name>Lucci, Federico</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/605</id>
    <updated>2011-09-12T23:35:26Z</updated>
    <published>2010-04-06T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Il magmatismo peralluminoso nelle unità Sebtidi inferiori (rif, Marocco) : contributi all'evoluzione della tettonica regionale nel Mediterraneo occidentale&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Lucci, Federico&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-07&lt;/Issue Date&gt;</summary>
    <dc:date>2010-04-06T22:00:00Z</dc:date>
  </entry>
  <entry>
    <title>Emplacement temperature and flow direction analysis of large dimension calderas ignimbrites: the Cerro Galan and Toconquis group ignimbrites (Puna plateau, NW Argentina)</title>
    <link rel="alternate" href="http://hdl.handle.net/2307/599" />
    <author>
      <name>Lesti, Chiara</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/599</id>
    <updated>2011-09-12T23:35:13Z</updated>
    <published>2010-03-25T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Emplacement temperature and flow direction analysis of large dimension calderas ignimbrites: the Cerro Galan and Toconquis group ignimbrites (Puna plateau, NW Argentina)&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Lesti, Chiara&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-03-26&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Estimates of pyroclastic flow emplacement temperatures in the Cerro Galàn ignimbrite and&#xD;
Toconquis Group ignimbrites and flow directions were determined using thermal remanent&#xD;
magnetization (TRM) of lithic clasts embedded within the deposits and the anisotropy of magnetic&#xD;
susceptibility, respectively. These ignimbrites belong to the Cerro Galàn volcanic system, one of the&#xD;
largest calderas in the world, in the Puna plateau, NW Argentina.&#xD;
Temperature estimates for the 2.16 ± 0.16 Ma Cerro Galán ignimbrite are retrieved from 40 sites&#xD;
in 14 localities (176 measured clasts), distributed at different distances from the caldera and&#xD;
different stratigraphic heights. Additionally, temperature estimates were obtained from 27 sample&#xD;
sites (125 measured clasts) in seven ignimbrite units forming the older Toconquis Group (5.60±0.20&#xD;
- 4.51±0.11 Ma), mainly outcropping along a type-section at Rio Las Pitas, Vega Real Grande.&#xD;
Flow directions are defined in 35 sites (403 measures specimens), distributed again at different&#xD;
distances and azimuth from the caldera and at different stratigraphic heights along the same section.&#xD;
The flow direction assessment was carried out on the Cerro Galàn ignimbrite and not on the older&#xD;
units, as the outcrops of the Toconquis Group are limited in extension mainly to the west of the&#xD;
caldera.&#xD;
The paleomagnetic data obtained by progressive thermal demagnetization (PTD), show that most&#xD;
of the clasts of the Cerro Galán ignimbrite have one single magnetic component, oriented close to&#xD;
the expected geomagnetic field at the time of emplacement. Results show therefore that most of the&#xD;
clasts acquired a new magnetization oriented parallel to the magnetic field at the moment of the&#xD;
ignimbrite deposition, suggesting that the clasts were heated up to or above the highest blocking&#xD;
temperature (Tb) of the magnetic minerals (Tb=580°C for magnetite; Tb=600-630°C for titanohematite).&#xD;
We obtained similar emplacement temperature estimations for five out of six volcanic units&#xD;
belonging to the Toconquis Group, with the exception of one unit (Lower Merihuaca), where we&#xD;
found two distinct magnetic components. The estimation of emplacement temperatures in this latter&#xD;
case is constrained between 580°-610°C.&#xD;
The study of the AMS was performed in order to analyse the ignimbrite fabric and to evaluate&#xD;
the flow structure and emplacement mechanism, relating the magnetic fabric to the&#xD;
paleotopography.&#xD;
Flow directions are defined in 35 sites (403 measures specimens), distributed at different&#xD;
distances and azimuth from the caldera and at different stratigraphic heights along the same section.&#xD;
The comparison of magnetic fabric with mineralogical fabric is also examined to assess the&#xD;
reliability of the AMS as flow direction indicator.&#xD;
&#xD;
AMS results show a strong uniformity throughout the ignimbrite, with the exception of sites&#xD;
where the topographic control on the emplacement mechanism is higher. Flow directions results&#xD;
show a radial pattern around the caldera, in proximal sites, while in distal sites the directions are&#xD;
deflected by the paleotopography.&#xD;
The strong control of the paleotopography revealed in this study, together with field evidences of&#xD;
low level of turbulence and high emplacement temperatures estimation found, indicate that the flow&#xD;
was highly concentrated throughout the flow path.&#xD;
We conclude that the Cerro Galán ignimbrite and Toconquis Group ignimbrites were emplaced&#xD;
at temperatures equal to or higher than 620°C and that in distal sites the flow, besides having the&#xD;
capacity of travel up to 80 Km, follows passively the paleotopography. The homogeneity of high&#xD;
temperatures from proximal to distal facies, and the behaviour in presence of topographic obstacles&#xD;
in distal sites, provide constraints for an emplacement model for the Cerro Galán ignimbrite,&#xD;
marked by a relatively low eruption column, low levels of turbulence during deposition, air&#xD;
entrainment, surface-water interaction, and a high level of topographic confinement, all ensuring&#xD;
minimal heat loss and high concentration flow.&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2010-03-25T23:00:00Z</dc:date>
  </entry>
  <entry>
    <title>Active deformation and volcanism offshore campi flegrei: new data from seismic reflection profiles</title>
    <link rel="alternate" href="http://hdl.handle.net/2307/565" />
    <author>
      <name>Punzo, Michele</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/565</id>
    <updated>2011-08-04T23:35:28Z</updated>
    <published>2010-03-25T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Active deformation and volcanism offshore campi flegrei: new data from seismic reflection profiles&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Punzo, Michele&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-03-26&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;The reprocessing of old seismic reflection profiles represents an useful and costeffective tool to constrain the geologic structure of a complex tectonic area such as&#xD;
the inner shelf of Bay of Naples. Bruno et al., 2002 reprocessed a seismic dataset&#xD;
collected by OGS (Osservatorio Geofisico Sperimentale-Trieste) during 1973,&#xD;
reducing some of the limiting effects of the acquisition phase to gain more&#xD;
information on the deep part of Bay of Naples and Campi Flegrei structure. In this&#xD;
study, the interpretation concerned 13 seismic lines reprocessed by Bruno et al.,&#xD;
2002 that spread over an area of about 2000 Km² extending from the northern coast&#xD;
of Ischia and Procida Island up Sorrento Peninsula. The interpretation of seismic&#xD;
profiles allowed to delineate a broad geo-volcanological and structural framework of&#xD;
the Campi Flegrei area and to reconstruct the Quaternary tectonic and stratigraphic&#xD;
evolution in the Campi Flegrei area presenting a five-stage scenario. Campi Flegrei&#xD;
area is well-know for its active volcanism but the crustal structure beneath the Campi&#xD;
Flegrei-Ischia ridge is still debated. Our study confirms previous investigations&#xD;
(Finetti et al., 1974; Bartole et al., 1984; Oldow et al., 1993; Hyppolite et al., 1994;&#xD;
Milia et al., 1999; Bruno, 2003; Aiello et al., 2005) on the structure of the Gulf of&#xD;
Naples basin, but bring new insights into the way magma is stored within the crust.&#xD;
In Campi Flegrei offshore area, seismic lines permitted to define two episodes of&#xD;
magma emplacement occurring during Lower Pleistocene and Middle-Upper&#xD;
Pleistocene, respectively. This permit to affirm that volcanism in the Neapolitan area&#xD;
is a long process operating episodically from the Lower Pleistocene onwards.&#xD;
Intrusive processes could have ultimately be responsible for the resurgent structure&#xD;
of Ischia; the interpretation of seismic lines permitted, in fact, to unravel the&#xD;
mechanics of uplift of Ischia Island&#xD;
Recently gathered high resolution multi channel reflection seismics were processed&#xD;
and interpreted to reconstruct the younger depositional history within Pozzuoli Bay.&#xD;
The already established stratigraphy for the last 15 kyrs from the submerged part of&#xD;
Campi Flegrei could be validated in the new seismic data, primarily by means of&#xD;
seismic reflector terminations. Moreover, the high vertical and lateral resolution in&#xD;
the range of one meter contributed to the published acoustic data in terms of a more&#xD;
detailed classification of single seismic units. Processing and interpretation of high&#xD;
resolution multi-channel seismic profiles acquired in Pozzuoli Bay allowed, in fact, to&#xD;
reconstruct the young depositional history in Campi Flegrei offshore area and&#xD;
permitted to recognize volcanic banks and buried volcanic structures which&#xD;
correspond to small laccolith-type magmatic intrusions. The data clearly shows that&#xD;
in some areas of the Gulf of Pozzuoli recent deformative processes are still present&#xD;
acting.&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2010-03-25T23:00:00Z</dc:date>
  </entry>
  <entry>
    <title>Definition of seismogenic sources in poorly known tectonically active regions of the italian peninsula</title>
    <link rel="alternate" href="http://hdl.handle.net/2307/561" />
    <author>
      <name>Gori, Stefano</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/561</id>
    <updated>2011-08-04T07:44:02Z</updated>
    <published>2010-03-25T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Definition of seismogenic sources in poorly known tectonically active regions of the italian peninsula&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Gori, Stefano&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-03-26&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;In the present thesis we have analysed some sectors of the central Apennines and of the Calabrian region in order to improve the knowledge about the seismotectoni characteristics of these portions&#xD;
of the National territory. Geological and geomorphological field surveys permitted to provide an&#xD;
updated evaluation of the slip rate of the active normal fault system that affect the SW slopes of Mt.&#xD;
Morrone (central Apennines). Through an accurate analysis of the geometrical characteristics of this&#xD;
fault system we have also provided an evaluation of the maximum expected magnitude of an&#xD;
earthquake that may originate along this tectonic structure, i.e. M 6.6-6.7.&#xD;
Our investigations led us to identify for the first time evidence of active normal faulting in the area&#xD;
comprised between the southern boundary of Mt. Morrone, the western flank of the Maiella Massif&#xD;
and Mt. Porrara. Here, we have detected a complicate fault system made of 3/4 fault branches,&#xD;
mainly en echelon arranged, along which slope derived deposits dated at the Late PleistoceneHolocene have been displaced by the fault activity. Furthermore, we found evidence of a post-4ka&#xD;
activation event of the fault system resulting in a minimum surface displacement in the order of 15&#xD;
cm.&#xD;
The field analyses performed in the aftermath of the April 6, 2009 L’Aquila earthquake (Mw 6.3)&#xD;
allowed the identification of coseismic surface ruptures along the Paganica fault, an active&#xD;
extensional tectonic structure located E of L’Aquila. These analyses defined this tectonic structure&#xD;
as the causative fault of the seismic event, fitting GPS and InSAR coseismic observations.&#xD;
Moreover, according to our analysis, the Paganica fault may have activated during the 1461 seismic&#xD;
event (Mw 6.4) and, together with other nearby active fault segments, during the seismic shock of&#xD;
the February 2, 1703 (Mw 6.7).&#xD;
Finally, the investigations carried out in the NE sector of the Calabrian region allowed us to identify&#xD;
evidence of Holocene inverse faulting in the area of Rossano Calabro. According to our&#xD;
observations and through a critical review of the available literature, the observed inverse fault&#xD;
planes may represent the surficial expression of a transpressional tectonic structure that may be a&#xD;
candidate as causative fault of the 1836 earthquake (Mw 6.2).&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2010-03-25T23:00:00Z</dc:date>
  </entry>
  <entry>
    <title>Studio delle emissioni di gas in aree vulcaniche e geotermiche : implicazioni strutturali, geotermiche e di pericolosità</title>
    <link rel="alternate" href="http://hdl.handle.net/2307/461" />
    <author>
      <name>Ranaldi, Massimo</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/461</id>
    <updated>2011-06-17T00:03:12Z</updated>
    <published>2009-03-19T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Studio delle emissioni di gas in aree vulcaniche e geotermiche : implicazioni strutturali, geotermiche e di pericolosità&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Ranaldi, Massimo&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-03-20&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Le ricerche svolte per questa tesi hanno riguardato principalmente lo studio delle emissioni diffuse di CO2&#xD;
dal suolo in aree vulcaniche attive e in aree vulcaniche recenti di interesse geotermico. Quando necessario&#xD;
le misure di flusso diffuso di CO2 sono state integrate da analisi chimico-isotopiche del gas,  per accertarne&#xD;
l'origine. Nelle zone geotermiche del Lazio (Latera e la Caldara di Manziana) la composizione chimica del&#xD;
gas delle manifestazioni fredde è stata utilizzata per valutare le condizioni fisiche,  quindi T-P,  della&#xD;
sorgente. Nelle zone di forte emissione di gas è stata misurata la concentrazione in aria di CO2 e H2S per&#xD;
valutarne la pericolosità,  utilizzando anche una tecnica laser (TDL). Nelle aree indagate dei Monti Sabatini&#xD;
(Caldara di Manziana e Palidoro) è stata utilizzata una nuova tecnica (piattaforma galleggiante) per&#xD;
misurare il flusso viscoso da polle d'acqua con gas gorgogliante. A Stromboli,  il probabile rilascio precoce di&#xD;
CO2 connesso alla depressurizzazione del magma profondo,  ha orientato una serie di ricerche a studiare&#xD;
eventi anomali del rilascio di CO2 come possibile precursore vulcanico. Infatti,  anomalie nella quantità di&#xD;
CO2 disciolta nelle acque termali alla base del vulcano,  nell'emissione diffusa di CO2 nell'area vicina al&#xD;
cratere e nel rapporto CO2/SO2 del gas della plume emessa dai crateri,  sono state osservate prima di&#xD;
importanti eventi eruttivi. Le ricerche sul flusso di CO2 dal suolo descritte in questa tesi,  dimostrano che&#xD;
oltre alla plume craterica,  un significativo rilascio di CO2 avviene anche in maniera diffusa dalla parte&#xD;
sommitale,  dai fianchi e dalla base subaerea del vulcano,  attraverso fratture profonde. Una prospezione&#xD;
molto dettagliata del flusso di CO2 dall'area craterica del vulcano Turrialba in Costa Rica (840 misure su 0, 78&#xD;
Km2&#xD;
) ha permesso di accertare la presenza di un degassamento molto importante (309 ton/giorno di CO2),  e&#xD;
di identificare le principali strutture degassanti sia all'interno dell'area craterica,  sia all'esterno,  sulla faglia&#xD;
dell'Ariete. Un risultato importante delle ricerche sul flusso di CO2 dal suolo di Latera è che queste si sono&#xD;
rilevate molto importanti per individuare dalla superficie la presenza in profondità di un serbatoio&#xD;
geotermico attivo che rilascia vapore e gas. In effetti un degassamento anomalo di CO2 è stato trovato&#xD;
sopra l'alto strutturale di Latera,  dove sono ubicati tutti i pozzi produttivi,  mentre i valori del flusso di CO2&#xD;
sono compresi nel background naturale dell'area,  nella zona dove i pozzi non hanno trovato permeabilità, &#xD;
risultando improduttivi. Alcuni calcoli sulla quantità di liquido geotermico associata al rilascio di CO2 dal&#xD;
suolo indicano un potenziale energetico assai superiore ai 26 MW della capacità installata negli impianti&#xD;
purtroppo oggi chiusi. Dettagliate campagne di misura del flusso di CO2 dal suolo sono state effettuate sia&#xD;
nella Caldara di Manziana che a Palidoro. Nella prima zona è stata stimata un'emissione diffusa di CO2 di&#xD;
118 ton/giorno a cui vanno aggiunte altre 20 ton/giorno di flusso viscoso. Per la prima volta è stato stimato&#xD;
il flusso di H2S che è stato stimato a 2.55 ton/giorno (flusso diffuso) e a 0.15 ton/giorno (flusso viscoso). Le&#xD;
misure di concentrazione in aria di CO2 e H2S con TDL hanno mostrato che è l'H2S che raggiunge in vari&#xD;
punti concentrazioni pericolose,  fino a valori letali (1000 ppm) vicino al suolo.&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2009-03-19T23:00:00Z</dc:date>
  </entry>
  <entry>
    <title>Modello numerico del flusso dell'unità idrogeologica termominerale delle acque albule (Roma)</title>
    <link rel="alternate" href="http://hdl.handle.net/2307/434" />
    <author>
      <name>La Vigna, Francesco</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/434</id>
    <updated>2011-06-17T00:03:01Z</updated>
    <published>2009-03-19T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Modello numerico del flusso dell'unità idrogeologica termominerale delle acque albule (Roma)&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;La Vigna, Francesco&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-03-20&lt;/Issue Date&gt;</summary>
    <dc:date>2009-03-19T23:00:00Z</dc:date>
  </entry>
  <entry>
    <title>Studio sistematico delle ostracofaune dulcicole e salmastre dell'area mediterranea nel Miocene superiore pre-evaporitico : implicazione biocronologiche e paleobiogeografiche</title>
    <link rel="alternate" href="http://hdl.handle.net/2307/432" />
    <author>
      <name>Ligios, Silvia</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/432</id>
    <updated>2011-06-17T00:02:36Z</updated>
    <published>2009-03-24T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Studio sistematico delle ostracofaune dulcicole e salmastre dell'area mediterranea nel Miocene superiore pre-evaporitico : implicazione biocronologiche e paleobiogeografiche&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Ligios, Silvia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-03-25&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;In questo lavoro si sono estese le conoscenze sistematiche delle ostracofaune dulcicole e salmastre&#xD;
del Miocene superiore pre-evaporitico dell'area italiana provenienti da tre diverse aree italiane:&#xD;
Bacino Veneto-Friulano,  localizzato nell'Italia nord-orientale,  bacini toscani, ubicati sul versante tirrenico dell'Italia centrale e Bacino di Cessaniti, sul versante tirrenico calabro (Italia meridionale).&#xD;
Tale studio si è reso necessario per colmare le lacune esistenti sulla conoscenza delle ostracofaune salmastre di questo intervallo di tempo, allo scopo di creare un data-base che potesse rappresentare un punto di partenza sia per l'analisi dell'evoluzione geologico-stratigrafica di questi bacini e della loro evoluzione paleoambientale sia per le ricostruzioni paleobiogeografiche e paleogeografiche, particolarmente importanti in un intervallo di tempo che precede la Crisi di Salinità Messiniana che sconvolgerà, dal punto di vista geologico e paleobiologico, l'intera area mediterranea.&#xD;
Lo studio sistematico ha portato al riconoscimento di 17 generi comprendenti 63 specie: 25 sono&#xD;
state riferite a specie già note,  26 rappresentano nuove specie (tutte endemiche dei bacini toscani)&#xD;
già istituite nel corso di questa ricerca o in corso di descrizione,  12 sono state lasciate in&#xD;
nomenclatura aperta a causa dell'esiguità del materiale o del suo mediocre stato di conservazione.&#xD;
Le ostracofaune rinvenute nei bacini toscani,  molto abbondanti e ben conservate,  mostrano uno&#xD;
spiccato grado di endemismo sia regionale sia bacinale. Sono stati rinvenuti due generi endemici, &#xD;
Tavanicythere e Bullocypris,  ed è stata riconosciuta una imponente radiazione adattativa dei generi&#xD;
Tavanicythere,  Mediocytherideis,  Loxoconchissa e Cyprideis.&#xD;
I dati dell'analisi sistematica,  integrati con dati di natura stratigrafico-strutturale,  cronologica e&#xD;
geochimica,  sono stati utilizzati per approfondire le conoscenze sulla natura dei diversi bacini&#xD;
esaminati,  sulla loro paleogeografia e sulla paleobiogeografia delle ostracofaune a scala locale e&#xD;
regionale e sulla distribuzione stratigrafica delle specie salmastre riconosciute.&#xD;
Nel settore orientale del Bacino Veneto-Friulano le ostracofaune provenienti dalla porzione&#xD;
tortoniana del Conglomerato del Montello sono oligotipiche e rappresentate da Hemicyprideis&#xD;
dacica dacica,  Hemicytheria pejnovicensis e Loxoconcha cf. L. josephi.&#xD;
Le ostracofaune del Tortoniano superiore-Messiniano inferiore dei bacini toscani di Volterra-&#xD;
Radicondoli,  Velona,  Cinigiano-Baccinello e Valdelsa presentano un'elevata affinità reciproca a&#xD;
livello generico,  ma una notevole endemicità a livello specifico.&#xD;
Le associazioni ad ostracodi provenienti dall'Unità tortoniana superiore delle "Sabbie argillose ed&#xD;
argille sabbiose fossilifere" di Cava Brunia [Bacino di Cessaniti (Calabria)] sono oligotipiche, &#xD;
rappresentate dalle specie Mediocytherideis (Sylvestra) posterobursa,  Cyprideis ruggierii, &#xD;
Loxoconcha cf. L. biformata e Zonocypris membranae quadricella.&#xD;
Le analisi geochimiche (isotopi stabili,  elementi in traccia) effettuate sul carapace di Cyprideis e&#xD;
Hemicyprideis e quelle del rapporto 87&#xD;
Sr/86&#xD;
Sr effettuate sui carbonati biogenici di molluschi e&#xD;
echinodermi suggeriscono l'esistenza di acque salmastre con composizione ed origine differente&#xD;
nelle tre diverse aree geografiche. I bacini toscani sono caratterizzati da acque salmastre di origine&#xD;
non marina (acque meteoriche ricche in sali provenienti dalla dissoluzione delle evaporiti triassiche&#xD;
toscane),  mentre i bacini Veneto-Friulano e di Cessaniti sono dei bacini salmastri marino-marginali.&#xD;
Tuttavia,  nel caso del Bacino Veneto-Friulano è ipotizzabile un mescolamento tra acque paratetidee&#xD;
provenienti dal vicino Bacino della Sava e acque del Paleomediterraneo settentrionale.&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2009-03-24T23:00:00Z</dc:date>
  </entry>
  <entry>
    <title>Indagini geodetiche e geomorfologiche in Appennino centrale per la caratterizzazione della tettonica attiva</title>
    <link rel="alternate" href="http://hdl.handle.net/2307/425" />
    <author>
      <name>Galvani, Alessandro</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/425</id>
    <updated>2011-06-17T00:02:52Z</updated>
    <published>2009-03-23T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Indagini geodetiche e geomorfologiche in Appennino centrale per la caratterizzazione della tettonica attiva&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Galvani, Alessandro&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-03-24&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La regione oggetto di studio di questa tesi è rappresentata dal settore centrale della catena appenninica. Informazioni sulla deformazione attiva in questa area derivano dall'analisi della distribuzione della sismicità storica e strumentale e dalla geometria e cinematica dei sistemi di&#xD;
faglie attivi. I meccanismi focali dei forti terremoti forniscono dei tassi di deformazione variabili fra&#xD;
0.9 e 3.5 mm anno mentre dati geodetici GPS forniscono valori di deformazione variabili fra 3 e 6&#xD;
mm / anno. Il quadro cinematico dell'area in esame risulta piuttosto complesso,  generato da un cambio del regime tettonico quaternario che da compressivo passa a distensivo a causa della variazione dell'arretramento flessurale della placca adriatica in subduzione verso ovest. Esso è&#xD;
caratterizzato dalla presenza di sistemi di faglie normali orientate NW-SE in parte ereditate dai vecchi sistemi di thrust pre quaternari,  con il riutilizzo delle preesistenti strutture compressive&#xD;
responsabili origine dei numerosi bacini in tramontani pleistocenici.&#xD;
Per meglio comprendere un assetto tettonico e cinematico così articolato e per definire tassi&#xD;
di deformazione caratteristici dell'area,  l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia,  ha istituito&#xD;
e misurato a partire dal 1999 la rete geodetica CA_GeoNet (Central Apennine Geodetic Network).&#xD;
Essa è distribuita su un area di circa 180x130 interessando tutte le principali strutture sismo&#xD;
genetiche.&#xD;
In questo lavoro vengono presentati il campo di velocità GPS ottenuto dai dati raccolti dal&#xD;
1999 al 2007 e il campo di deformazione stimato a partire dall'inversione dei dati di velocità. Il&#xD;
campo di velocità e quello di deformazione possono essere considerati consistenti con il regime&#xD;
tettonico attuale dopo la rimozione,  a scala locale,  dei segnali provenienti da vertici su probabili&#xD;
MGPV (Movimenti Gravitativi Profondi di Versante). Nell'area di studio sono stati individuati, &#xD;
tramite analisi di foto aeree e dati di campagna 17 vertici monumentati su aree potenzialmente&#xD;
instabili. L'analisi dei dati ha evidenziato come l'Appennino centrale sia caratterizzato da due&#xD;
domini di deformazione: tirrenico ed adriatico. La massima deformazione interessa la porzione di&#xD;
catena che si trova a N della linea Olevano-Antrodoco la quale svolge sia il ruolo di barriera alla&#xD;
deformazione che di transfer della deformazione. L'analisi dei residui calcolati con l'applicazione&#xD;
di un modello ad elementi finiti del campo di velocità ha permesso di definire fra i vertici interessati&#xD;
da instabilità dei versanti,  quali presentano residui superiori a 2 o a 3 ovvero quali vertici sono&#xD;
caratterizzati da un residuo elevato imputabile alla presenza di una componente gravitativa, &#xD;
definendo un nuovo approccio per la definizione e la comprensione della dinamica che caratterizza&#xD;
aree di instabilità a scala così grande.&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2009-03-23T23:00:00Z</dc:date>
  </entry>
  <entry>
    <title>Le emissioni di gas endogeno dei colli Albani e dell'isola di Vulcano e valutazione della loro pericolosità</title>
    <link rel="alternate" href="http://hdl.handle.net/2307/424" />
    <author>
      <name>Tarchini, Luca</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/424</id>
    <updated>2011-06-17T00:02:50Z</updated>
    <published>2009-03-19T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Le emissioni di gas endogeno dei colli Albani e dell'isola di Vulcano e valutazione della loro pericolosità&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Tarchini, Luca&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-03-20&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;In questa tesi vengono presentati i risultati delle ricerche condotte su due vulcani italiani,  orientate&#xD;
principalmente allo studio del degassamento diffuso di CO2 dal suolo,  integrato con misure del flusso di H2S con tecniche innovative e anche del rilascio convettivo (viscoso) di gas,  e completato con analisi chimiche e isotopiche dei gas emessi. Il primo vulcano studiato è quello dei Colli&#xD;
Albani,  a Sud di Roma,  noto da tempo per il suo forte degassamento di CO2,  indicato dall'alto contenuto di carbonio inorganico disciolto nelle acque di falda e dalla presenza di molte manifestazioni di gas. Recenti ricerche geologiche e stratigrafiche hanno ringiovanito l'attività dei&#xD;
Colli Albani che ha dato almeno un'eruzione Olocenica e ha prodotto pericolosi lahar da fuoriuscita d'acqua dal lago craterico Albano anche in epoca Romana (IV Sec. a.C.). Lo studio dell'origine delle sue emissioni gassose acquisiva quindi ulteriore importanza nella ricerca di evidenze&#xD;
geochimiche della presenza in profondità di un sistema magmatico ancora attivamente degassante.&#xD;
La seconda area vulcanica studiata è quella della Fossa nell'Isola di Vulcano,  compresa la sua base&#xD;
contenente l'abitato di Vulcano Porto. Qui gli studi sul degassamento diffuso di CO2 hanno avuto&#xD;
un duplice scopo: quello di analizzare le variazioni del rilascio diffuso di CO2 dall'area craterica del&#xD;
vulcano che si registrano durante una delle sue ricorrenti crisi e valutare le loro implicazioni&#xD;
vulcanologiche,  e quello di stimare il degassamento di CO2 fuori dall'area craterica,  in particolare&#xD;
nell'abitato principale dell'isola.&#xD;
Un altro obiettivo importante della tesi era infatti quello di valutare la pericolosità delle emissioni&#xD;
gassose dei due vulcani. A tale scopo,  oltre alle misure del flusso di CO2 dal suolo,  sono state&#xD;
eseguite numerose misure delle concentrazioni in aria di CO2 e H2S,  sia all'aperto dove è stata&#xD;
sperimentata una nuova tecnica laser molto interessante (TDL),  sia all'interno delle abitazioni&#xD;
vicine alle zone principali di emissione di gas.&#xD;
Oltre alle numerose campagne periodiche di misura del flusso di CO2 dal suolo,  in entrambi i vulcani&#xD;
sono state installate,  su due aree a rilascio anomalo di gas,  stazioni automatiche di misura del flusso&#xD;
di CO2 e di parametri ambientali che lo controllano. Questo ha consentito da un lato di ottenere un&#xD;
lungo record di dati continui e dall'altro di analizzare a fondo l'influenza che la variazione dei&#xD;
parametri ambientali ha sul flusso di CO2 dal suolo,  valutazione che è sempre necessaria per poter&#xD;
riconoscere le variazioni effettivamente dovute a cause endogene.&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2009-03-19T23:00:00Z</dc:date>
  </entry>
  <entry>
    <title>Basalt/crust time dependent-interaction.Major and trace element behaviour in the resulting melts</title>
    <link rel="alternate" href="http://hdl.handle.net/2307/161" />
    <author>
      <name>Mollo, Silvio</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/161</id>
    <updated>2009-04-03T09:31:39Z</updated>
    <published>2008-03-13T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Basalt/crust time dependent-interaction.Major and trace element behaviour in the resulting melts&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Mollo, Silvio&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-03-14&lt;/Issue Date&gt;</summary>
    <dc:date>2008-03-13T23:00:00Z</dc:date>
  </entry>
</feed>

