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  <title>DSpace Collection:</title>
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  <id>http://hdl.handle.net/2307/43</id>
  <updated>2013-05-18T13:00:57Z</updated>
  <dc:date>2013-05-18T13:00:57Z</dc:date>
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    <title>Nuove politiche urbane basate su processi e pratiche culturali locali : il contributo dell'antropologia contemporanea alla pianificazione partecipata</title>
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    <author>
      <name>Goni Mazzitelli, Adriana</name>
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    <id>http://hdl.handle.net/2307/668</id>
    <updated>2011-11-15T00:37:09Z</updated>
    <published>2008-06-25T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Nuove politiche urbane basate su processi e pratiche culturali locali : il contributo dell'antropologia contemporanea alla pianificazione partecipata&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Goni Mazzitelli, Adriana&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-06-26&lt;/Issue Date&gt;</summary>
    <dc:date>2008-06-25T22:00:00Z</dc:date>
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    <title>Dalla politica del conflitto urbano alla politica della riqualificazione urbana : capitale sociale, politica e politiche di quartiere a Roma e Baltimore</title>
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    <author>
      <name>Coppola, Alessandro</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/631</id>
    <updated>2011-10-20T23:37:51Z</updated>
    <published>2009-04-16T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Dalla politica del conflitto urbano alla politica della riqualificazione urbana : capitale sociale, politica e politiche di quartiere a Roma e Baltimore&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Coppola, Alessandro&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-17&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Fra gli anni sessanta e settanta del secolo scorso,  le società urbane più avanzate si trovano di fronte al delinearsi di una nuova struttura di classe entro la quale si inscrivono nuove forme di esclusione e marginalizzazione. Negli stessi anni in cui Roma è alle prese con un fenomeno migratorio di dimensioni imponenti che conduce ad una profonda riformulazione della questione sociale come questione urbana e che si accompagna all'emergere di una nuova sociologia della marginalità, Baltimore affronta i primi pesanti effetti sociali della ristrutturazione produttiva e metropolitana che conducono alla nascita dell'underclass e del relativo dibattito sociologico. A contribuire alla ridefinizione dei termini della nuova questione sociale come questione urbana è anche una nuova sociologia dei movimenti collettivi che vede nelle città la sede principale del conflitto distributivo proprio alle società avanzate. A fronte del perdurare degli effetti delle grandi trasformazioni sociali e produttive avviatesi nell'ultimo trentennio dello scorso secolo, la dinamica dei movimenti collettivi in ambito urbano avviatasi nello stesso periodo appare viceversa in gran parte esauritasi.&#xD;
E' in questo quadro che ci siamo chiesti in quali condizioni sia oggi possibile riformulare il problema dell'azione collettiva nella dimensione urbana, nel quadro di una visione che veda in una più equa distribuzione delle risorse urbane l'obbiettivo essenziale ed irrinunciabile della politica e delle politiche urbane. L'arena nella quale abbiamo voluto esercitare l'ipotesi di ricerca del presente lavoro è quella del quartiere. Una scelta che costituisce, a nostro modo di vedere,  solo una delle tante possibili di fronte alla vastità del campo empirico nel quale una tale ipotesi di ricerca è esercitabile. Da questo punto di vista, il riferimento ai casi americani ed italiano, e delle città di Baltimore e Roma, non è da intendersi a fini strettamente comparativi: il fine del presente lavoro non era quello di confrontare modelli, quanto quello di sperimentare alcune direzioni di ricerca passibili successivamente anche di un utilizzo pienamente e coscientemente comparativo. &#xD;
Sulla base della ricostruzione dei di intreccio fra questione sociale e questione urbana nei due contesti (Capitoli I e VI),  ci siamo chiesti come sia mutato il capitale sociale e le modalità della sua trasformazione in capitale politico nei quartieri urbani. Il ricorso alla ricostruzione storica nell'analisi dell'evoluzione della politica e delle politiche urbane (Capitoli II,  IV,  VI),  entro la quale abbiamo dedicato una particolare attenzione alla dinamica dei movimenti collettivi, è stata fondamentale ai fini della formulazione di un sorta di modello idealtipico rispetto al quale misurare la distanza e l'originalità delle nuove forme di azione locale di cui ci occupiamo estesamente nei due casi studio di quartiere (Capitoli V e VII). In precedenza (Capitolo III),  è lo stesso concetto di capitale sociale ad essere discusso nell'uso che ne è stato nell'ambito del dibattito scientifico e nel suo possibile trasferimento nel campo della ricerca urbana. Infine, nelle conclusioni (Capitolo VIII), ad essere discusse sono le principali traiettorie di ricerca che hanno animato il presente lavoro, che si conclude con la formulazione introduttiva di un'ulteriore ipotesi di ricerca&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2009-04-16T22:00:00Z</dc:date>
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    <title>Costruendo l’(auto)organizzazione territoriale : movimenti e cittadinanza urbana tra settori medi e popolari a Buenos Aires</title>
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    <author>
      <name>Gatti, Claudia</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/626</id>
    <updated>2011-10-17T23:35:18Z</updated>
    <published>2009-04-16T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Costruendo l’(auto)organizzazione territoriale : movimenti e cittadinanza urbana tra settori medi e popolari a Buenos Aires&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Gatti, Claudia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-17&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La presente tesi analizza quali pratiche di autorganizzazione territoriale possono nascere dall'incontro tra classi medie decadute e settori popolari in contesti urbani caratterizzati da polarizzazione sociale e frammentazione urbana.&#xD;
Le riflessioni prendono spunto dal caso studio di un movimento sociale territoriale sviluppatosi nell'area metropolitana di Buenos Aires alla fine degli anni 90.&#xD;
Il processo di costruzione dell'autorganizzazione territoriale del movimento, che da prettamente rivendicativo si trasforma in un movimento socio-politico senza perdere il radicamento territoriale, &#xD;
viene analizzato ed interpretato alla luce delle categorie di `pratiche di territorializzazione' e di `pratiche di cittadinanza urbana'.&#xD;
La ricerca verifica l'ipotesi che l'efficacia nel breve e nel lungo periodo delle pratiche di autorganizzazione territoriale sia tanto maggiore quanto più costante e armonica è la comunicazione&#xD;
e l'organizzazione tra il settore militante del movimento, ossia della classe media decaduta, e la base costituita in prevalenza dalla classe popolare. Nell'incontro tra la forma di costruzione politica proposta dalla classe media decaduta ed i contenuti portati dalla classe popolare, e nella messa in&#xD;
comune del capitale sociale, culturale e simbolico afferente alle due classi,  risiedono le potenzialità della nascita di un movimento di organizzazione territoriale attento alle esigenze quotidiane dei suoi&#xD;
componenti, ma capace di incidere, al tempo stesso, anche sui codici culturali e simbolici dominanti, attraverso la proposta e la realizzazione di pratiche di cittadinanza urbana il cui risultato&#xD;
non è solamente l'inclusione in un sistema dato ma la costruzione di un sistema altro,  di cui le esperienze del movimento sono una prefigurazione.&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2009-04-16T22:00:00Z</dc:date>
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    <title>Abitare la comunità</title>
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      <name>Sebastianelli, Sofia</name>
    </author>
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    <updated>2011-08-08T23:36:31Z</updated>
    <published>2009-04-16T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Abitare la comunità&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Sebastianelli, Sofia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-17&lt;/Issue Date&gt;</summary>
    <dc:date>2009-04-16T22:00:00Z</dc:date>
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    <title>Città, politiche per la competitività e l'innovazione</title>
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      <name>Avlijaš, Nataša</name>
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    <id>http://hdl.handle.net/2307/584</id>
    <updated>2011-08-08T23:36:29Z</updated>
    <published>2009-04-16T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Città, politiche per la competitività e l'innovazione&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Avlijaš, Nataša&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-17&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La tesi di dottorato affronta i temi della competitività e dell'innovazione,  e il&#xD;
loro rapporto con le città,  tracciando i discorsi e definendo il loro peso nel&#xD;
costruire un lessico delle politiche comunitarie,  e in particolare delle politiche&#xD;
regionali,  che orienta in certe direzioni piuttosto che in altre le azioni di sviluppo&#xD;
urbano. I vocaboli che usiamo costruiscono infatti immaginari e immagini di&#xD;
territorio e di città. Ci si chiede se e in che misura abbia senso parlare di&#xD;
competizione fra e competitività delle città,  e se e come questo obiettivo possa&#xD;
e sia stato perseguito dalle politiche urbane in Italia. Il tema dell'innovazione è&#xD;
considerato come un approfondimento del più ampio discorso sulla&#xD;
competitività,  cercando di individuare il legame fra questi due concetti nelle&#xD;
politiche.&#xD;
Il lavoro ricerca su questi elementi è stato svolto con un duplice approccio. Da&#xD;
un lato,  tracciando un percorso di ricerca semantica si indaga sul significato&#xD;
attribuito a questi concetti e sulla loro presenza negli enunciati strategici e&#xD;
politici,  e dall'altro,  attraverso una rilettura analitica delle azioni proposte dai&#xD;
documenti di programmazione quale risultato delle politiche individuate,  si&#xD;
indaga per verificarne l'effettiva aderenza agli obiettivi proposti.&#xD;
Il lavoro ha quindi una componente di tipo interpretativo,  basata sullo studio&#xD;
della letteratura di settore e dei documenti comunitari di indirizzo strategico, &#xD;
che costituisce i Capitoli 1 e 2 per il tema competitività e il capitolo 4 per&#xD;
l'innovazione. La componente analitica e sperimentale invece,  che prende corpo&#xD;
rispettivamente nel capitolo 3 e 4,  propone dei criteri di una classificazione e li&#xD;
applica ai documenti di programmazione regionale.&#xD;
Nel primo capitolo viene introdotto ed esplicitato il concetto di competitività e il&#xD;
suo rapporto con i sistemi territoriali in generale,  e con quelli urbani nello&#xD;
specifico,  evidenziandone il carattere interdisciplinare,  e dando spazio al&#xD;
dibattito accademico che ha generato,  con particolare attenzione all'ultimo&#xD;
ventennio. Si affrontano alcuni problemi cruciali nella trasposizione dalle teorie&#xD;
economiche alla pianificazione,  quali il passaggio di scala da nazionale&#xD;
regionale,  da un lato,  e da azienda a città dall'altro.&#xD;
Il secondo capitolo concentra l'attenzione sul rapporto fra competitività e&#xD;
politiche,  in particolare politiche urbane,  attraverso una lettura dei documenti&#xD;
strategici e di programmazione della politica regionale comunitaria. Alla luce di&#xD;
questa lettura,  ed evidenziando una scarsa territorializzazione a livello urbano&#xD;
della implementazione in Italia delle politiche comunitarie,  il capitolo affronta il&#xD;
tema più generale delle politiche urbane in Italia,  facendo emergere i fattori di&#xD;
capacità competitiva territoriale che sono stati direttamente o indirettamente&#xD;
toccati. Un ultimo sottocapitolo è dedicato al tema dell'attrazione degli&#xD;
investimenti,  sempre presente con ambiguità nei discorsi legati alla&#xD;
competitività,  e innegabile fattore di cambiamento sia in termini fisici che&#xD;
occupazionali del panorama urbano e suburbano europeo e italiano.&#xD;
Il terzo capitolo è dedicato alla analisi delle azioni per la competitività urbana in&#xD;
Italia,  proposte dai POR e DOCUP della programmazione 2000-2006 per tutte le&#xD;
regioni,  e dalla programmazione unitaria 2007-2013 del Quadri Strategico&#xD;
Nazionale e dei relativi PO,  attraverso una classificazione basata su quattro&#xD;
macro-categorie basate sulle condizioni necessarie per lo sviluppo della&#xD;
competitività enunciate dai documenti strategici comunitari.&#xD;
Il quarto capitolo riprende l'approccio compilativo e di analisi semantica,  rivolto&#xD;
al tema dell'innovazione,  o meglio alla capacità del territorio di stimolare e&#xD;
produrre innovazione tecnologica,  di processo o di prodotto,  ancora una volta&#xD;
contestualizzata nelle aree urbane. L'attenzione è rivolta all'incrocio fra&#xD;
l'innovazione tecnologica e produttiva strettamente legata al mondo della&#xD;
ricerca scientifica applicata o aziendale,  e le caratteristiche dei luoghi in cui&#xD;
l'innovazione nasce. Particolare attenzione in questo caso è rivolta alla&#xD;
trasposizione delle teorie sui distretti alle città. Viene riproposta anche&#xD;
un'analisi delle azioni legate alle politiche per l'innovazione,  che hanno una&#xD;
specifica contestualizzazione urbana. Infine,  il capitolo contenente le riflessioni&#xD;
conclusive ripercorre il lavoro svolto,  evidenziando le variazioni di lessico e di&#xD;
attribuzione di senso e di valore nei documenti strategici e nelle retoriche della&#xD;
politica regionale e urbana.&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2009-04-16T22:00:00Z</dc:date>
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    <title>Misurare la sostenibilità ambientale nella pianificazione urbana: gli indicatori di sostenibilità come strumento di lavoro</title>
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    <author>
      <name>Cacciotti, Giorgia</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/543</id>
    <updated>2011-07-29T00:02:49Z</updated>
    <published>2010-05-20T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Misurare la sostenibilità ambientale nella pianificazione urbana: gli indicatori di sostenibilità come strumento di lavoro&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Cacciotti, Giorgia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-05-21&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La tesi, all’interno del dibattito contemporaneo che ruota attorno alla&#xD;
sostenibilità, sviluppa un tema strettamente connesso al governo urbano,&#xD;
concentrando la sua attenzione sulla natura e sulle potenzialità degli indicatori&#xD;
di sostenibilità.&#xD;
&#xD;
La ampiezza dell’asse tematico (e delle sue fisiologiche interrelazioni) ha&#xD;
indotto a strutturare la ricerca in tre componenti.&#xD;
&#xD;
La prima componente ha ricomposto un quadro cognitivo che, nell’ambito&#xD;
europeo privilegiato dalla ricerca, presenta una vasta sedimentazione di&#xD;
elaborazioni e atti. La vastità ed eterogeneità degli elementi esaminati ha&#xD;
comportato un impegno rilevante di sistematizzazione – variando gli argomenti dai requisiti degli indicatori alle caratteristiche degli strumenti&#xD;
destinati ad ospitarli, dalla strutturazione dei core-set alla evoluzione dei&#xD;
documenti di intenti maturati nell’arco di circa quaranta anni – che oltre a&#xD;
configurarsi come un percorso di apprendimento ha inteso porsi, per volontà&#xD;
esplicita dell’autrice, come un elaborato suscettibile di utilizzi divulgativi e&#xD;
didattici.&#xD;
&#xD;
La seconda componente è dedicata ad applicazioni e pratiche, dunque ad una&#xD;
discesa in processi reali che mostrano tangenze non solo con versanti&#xD;
consolidati (considerazione delle componenti ambientali in piani e programmi)&#xD;
ma anche con aspetti relativamente recenti quali quelli inerenti la valutazione&#xD;
e la contabilità ambientale.&#xD;
&#xD;
Soprattutto le pratiche, calandosi nei contesti, contribuiscono a saldare il&#xD;
legame tra sostenibilità e governo urbano, offrendo al lettore non tanto casi&#xD;
esemplari quanto testimonianze della variabilità di approcci e della ampiezza&#xD;
dei fronti.&#xD;
&#xD;
La componente conclusiva della ricerca si confronta sulla distanza oggi&#xD;
rinvenibile – in Italia con particolare severità – tra una prassi di governo delle&#xD;
realtà urbane diffusamente considerata in fase di progressiva decadenza e, di&#xD;
converso, la vitalità delle sfide globali indispensabili per costruire orizzonti di&#xD;
sostenibilità.&#xD;
&#xD;
Le riflessioni svolte in merito ai limiti degli indicatori si integrano con quelle&#xD;
relative alle loro interazioni con il sistema delle pianificazioni, approdando alla&#xD;
dimensione preoperativa dei paragrafi conclusivi – l’ultimo dedicato all’adattamento climatico della città – preparata dal percorso di ricerca ma&#xD;
suscettibile di sviluppi ulteriori.&#xD;
&#xD;
Andrea Filpa&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2010-05-20T22:00:00Z</dc:date>
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    <title>Contesti attivi : premesse per l'azione</title>
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    <author>
      <name>Fini, Viviana</name>
    </author>
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    <updated>2011-07-29T00:02:28Z</updated>
    <published>2010-05-20T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Contesti attivi : premesse per l'azione&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Fini, Viviana&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-05-21&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La tesi si propone fin da subito di chiarire eventuali equivoci: come mail una psicologa clinica si trova a&#xD;
sviluppare un lavoro di ricerca in un Dipartimento di Studi Urbani?&#xD;
Il rischio di equivoci è dato dal possibile fraintendimento nei confronti di una disciplina che normalmente&#xD;
viene significata come pratica orientata alla cura o indirizzata all’adattamento dei soggetti in determinati&#xD;
contesti. La psicologia, infatti, viene concepita come una prassi che conforma e cerca di riportare gli&#xD;
individui alla normalità. Questo non sorprende, in quanto essa, una scienza giovane e debole, per acquisire&#xD;
legittimazione nel campo sociale si è appoggiata per decenni al modello medico senza avere però precise&#xD;
teorie eziopatogenetiche delle forme da curare né delle tecniche in tal senso.&#xD;
Per trattare questa problematicità la psicologia ha cominciato a ragionare sui costrutti specifici della&#xD;
disciplina e a metterli in relazione con domande che venivano dai contesti sociali: esse avevano a che fare&#xD;
con le criticità esperite da individui, gruppi e organizzazioni in relazione ai contesti di esperienza.&#xD;
Guardando alla psicologia come disciplina che si sviluppa con l’incontro di ‘domande’ risulta più facile&#xD;
comprendere l’approdo al Dipartimento di Studi Urbani che rappresenta solo il punto di partenza della&#xD;
ricerca.&#xD;
La tesi vuole affrontare la crisi che la disciplina della pianificazione sta vivendo in coerenza con le&#xD;
trasformazioni politico, sociali e culturali proprie della contemporaneità. Questo cambiamento ha imposto&#xD;
alla disciplina di allargare il capo di studio, allentare le frontiere e attingere ad altri campi disciplinari.&#xD;
Tra gli obbiettivi che essa si pone vi è quello di mettere a fuoco i quadri concettuali e gli strumenti operativi&#xD;
nel campo della pianificazione territoriale e dello sviluppo&#xD;
Il cambiamento più consistente che la disciplina ha affrontato negli ultimi decenni è quello di aver messo in&#xD;
discussione il paradigma razionale, a favore di altri tipi di razionalità (limitata, incrementale, comunicativa).&#xD;
A questo si aggiunge l’aver cominciato a prestare attenzione alle componenti emozionali attive dentro i&#xD;
processi decisionali.&#xD;
&#xD;
Ciononostante i risultati delle innovazioni non sembrano essere soddisfacenti. Si fanno strada nella&#xD;
letteratura e nella critica posizioni dissacranti nei confronti della disciplina e delle sue possibilità di&#xD;
perseguimento di obiettivi.&#xD;
La tesi assume questo sfondo come una domanda di ricerca: perché l’azione pianificatoria in questo&#xD;
momento è in crisi rispetto alla propria capacità di scopo? e quali possono essere le alternative per uscire&#xD;
da questo impasse?&#xD;
L’ipotesi è che l’aver messo in discussione il paradigma razionale, insieme alla riammissione di una nozione&#xD;
ampia di ragione, non aiuti a produrre un cambiamento nel modo di concepire l’azione pianificatoria,&#xD;
perché la rinuncia al modello di un operatore razionale, come qualificazione dell’attore sociale, non elimina&#xD;
il fatto che questo modello venga comunque e implicitamente assunto come un criterio normativo.&#xD;
La tesi che si sostiene è che i processi psicosociali non siano da intendersi solamente come processi di tipo&#xD;
razionale e intenzionale, né l’introduzione di razionalità limitata, incrementale e comunicativa è sufficiente&#xD;
a rendere conto di loro. Essi sono piuttosto organizzati da dimensioni emozionali che attengono ad un’altra&#xD;
logica del funzionamento mentale, lontano dall’essere razionale bensì rispondente al modo di funzionare&#xD;
inconscio della mente. Non avere teorie e strumenti per considerare la loro presenza non fa in modo che&#xD;
questa componente non influisca sugli esiti dell’azione ma lascia solo che essa agisca senza essere pensata.&#xD;
Questo avviene in ogni aspetto della realtà: nelle teorie, nei comportanti, nelle pratiche.&#xD;
Questa tesi si popone quindi di reintegrare la componente emozionale in una più ampia riflessione inerente&#xD;
le criticità che la pianificazione sta affrontando.&#xD;
L’analisi svolta è fondata sul metodo del paradigma indiziario e il testo si sviluppa in coerenza con gli&#xD;
obiettivi della metodologia applicata. Si può pensare al testo come all’esplicitarsi, per passi successivi,&#xD;
dell’analisi su di un caso, dove per caso si intende la sommatoria di pretesti e di domande inerenti le&#xD;
criticità che la disciplina sta affrontando, da cui la tesi prende le mosse.&#xD;
La tesi è strutturata in 6 capitoli. In ogni capitolo si colgono degli indizi e si costruisce di volta in volta,&#xD;
intorno ad essi, una riflessione.&#xD;
Nel primo capitolo si delinea dal punto di vista epistemologico e metodologico il posizionamento assunto&#xD;
nell’istituzione del processo di conoscenza e nella scelta dell’oggetto di tale conoscenza. Vengono&#xD;
analizzate in termini psicologici tre diverse situazioni, considerate indizi della domanda della pianificazione.&#xD;
Da una prima analisi condotta a partire da questi indizi si evidenzia come il problema della pianificazione&#xD;
stia nel modo in cui l’azione costruisce le premesse per orientarsi al suo scopo.&#xD;
Nel secondo capitolo si procede a una categorizzazione di tali problematicità considerando l’azione un&#xD;
particolare costrutto psicosociale. In termini psicosociali l’azione è orientata ad uno scopo e, al contempo,&#xD;
da uno scopo. L’azione intenzionale orientata allo scopo implica un sistema decisionale: quanto emerso nel&#xD;
primo capitolo fa presupporre che la pianificazione in questo momento sia in difficoltà nell’orientarsi al suo&#xD;
scopo e, in merito a questa difficoltà, le scelte che fa sembrerebbero finalizzate implicitamente all’obiettivo&#xD;
di conservare l’idea che ha di sé, anche se esplicita una critica al proprio paradigma di conoscenza ed&#xD;
azione. Per capire questa contraddizione servono modelli di conoscenza in grado di trasformare&#xD;
un’irrazionalità in informazione.&#xD;
&#xD;
Nel terzo capitolo si dimostra come i diversi modelli che hanno messo in crisi il paradigma della razionalità&#xD;
in realtà non lo abbiano fatto sulle premesse di fondo assumendo la qualificazione dell’attore razionale&#xD;
implicitamente come modello normativo e conferendo all’emozione una dimensione marginale.&#xD;
In relazione a questo il quarto capitolo propone una teoria della relazione azione-contesto che integra le&#xD;
componenti emozionali nei processi decisionali. Le emozioni vengono concepite come quelle premesse di&#xD;
senso che organizzano comportamenti, teorie, decisioni, scelte e preferenze.&#xD;
Nel quinto capitolo si utilizzano le ipotesi e i costrutti esplicitati nei precedenti per capire come nella&#xD;
letteratura di campo si organizza il discorso intorno alla criticità della pianificazione. Si attinge ad una&#xD;
letteratura disciplinare ma con un modello di lettura psicologico che permette di evidenziare quanto la&#xD;
pianificazione si ancori a finalità traducendole in azione nel momento in cui è difficile per essa tradurle in&#xD;
obiettivi verificabili. Sostanzialmente si fa portatrice di obiettivi che non sono tecnici traducendoli però in&#xD;
normatività. Questo avviene perché vi è una sovrapposizione tra fenomenologie e processi implicati entro&#xD;
tali fenomenologie e una assenza di specifici modelli per leggere e conseguentemente intervenire sugli&#xD;
stessi.&#xD;
Il sesto capitolo è il tentativo di confronto con un contesto e l’occasione per mettere alla prova la teoria&#xD;
sulla relazione azione-contesto. Si tratta di una analisi della domanda condotta ad Arezzo nell’ambito degli&#xD;
studi preparatori per la redazione del Piano Integrato di Sviluppo Sostenibile della città. Il piano è stato&#xD;
redatto in risposta al bando Regionale per assegnazione dei fondi strutturali comunitari nell’ambito della&#xD;
programmazione 2007-2013. Tra le finalità esplicitate dall’amministrazione quello di perseguire lo sviluppo&#xD;
territoriale e di innescare un cambiamento nel modo di intendere le potenzialità di sviluppo della città. In&#xD;
coerenza con quanto affrontato nei capitoli precedenti per attivare sviluppo è necessario intercettare i&#xD;
processi che lo sottendono. Il piano quindi rappresenta il risultato di una prestazione professionale ma non&#xD;
il prodotto dell’azione di sviluppo. Il prodotto è la capacità della committenza di utilizzare il piano per&#xD;
produrre sviluppo. Piano e sviluppo non coincidono e anche la consecutio logica tra piano e cambiamento&#xD;
non è scontata. L’analisi della domanda e delle culture locali condotta in abito aretino consente di mettere&#xD;
in luce il processo attivo sottostante alla fenomenologia di una domanda di sviluppo.&#xD;
In conclusione il lavoro svolto consente di guardare ad alcune fragilità della disciplina come a potenzialità in&#xD;
stato critico. Le emozioni che caratterizzano l’appartenenza alla disciplina sono caratterizzate da impotenza&#xD;
e da normatività. La crisi in cui verte la pianificazione è strettamente legata al cambiamento della domanda&#xD;
sociale. Mentre nella modernità la dimensione normativa offriva un ancoraggio utile per significare la&#xD;
domanda sociale oggi questo senso entra in crisi. La domanda si complessifica e si iper-differenzia. Di&#xD;
conseguenza se la pianificazione si vuole occupare di fenomenologie sociali (l’abitare, lo sviluppo, il buon&#xD;
governo, la sostenibilità…) è opportuno cominciare a ragionare su come le conoscenze e le competenze che&#xD;
ha intercettano con esito positivo i processi che sottendono ai fenomeni sociali.&#xD;
La pianificazione sembra affrontare un cambiamento epistemologico, dunque, oltre che teorico e pratico&#xD;
rispetto al quale il contributo del modo di funzionare inconscio della mente offre possibili aperture.&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2010-05-20T22:00:00Z</dc:date>
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    <title>Il giorno dopo la festa : cultura e sviluppo tra oggetti, potenziali e opportunità : il caso di Modena</title>
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      <name>Meschiari, Claudia</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/537</id>
    <updated>2011-07-29T00:02:10Z</updated>
    <published>2010-05-20T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Il giorno dopo la festa : cultura e sviluppo tra oggetti, potenziali e opportunità : il caso di Modena&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Meschiari, Claudia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-05-21&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La ricerca considera i modi in cui la cultura è chiamata in causa nelle città come occasione di&#xD;
sviluppo urbano come punto di partenza rispetto al quale elaborare modalità di indagine che&#xD;
permettano di considerare i processi che portano alla costruzione di cultura nella città.&#xD;
Per fare questo, si è partiti da un inquadramento generale del dibattito in corso, organizzando i&#xD;
principali approcci normativi che legano cultura e sviluppo nella città contemporanea, per poi&#xD;
spostarsi verso categorie analitiche ritenute più efficaci nel leggere la città. Si è quindi lavorato per&#xD;
“oggetti culturali urbani”, cioè per costruzioni di senso collettivamente riconosciute, cercando di&#xD;
mettere in luce i processi che hanno condotto al riconoscimento e all’inclusione entro un campo&#xD;
culturale locale, quello della città di Modena. Dalla bibliografia analizzata e dal lavoro sul campo, è&#xD;
emersa la necessità di riconsiderare la visione reificata della cultura come risorsa, per favorire&#xD;
invece quella della cultura come potenziale, che ne esprime meglio le complessità intrinseche, e&#xD;
permette di mettere in luce i processi di selezione, emersione e responsabilità che legano cultura e&#xD;
politiche urbane.&#xD;
I risultati si situano dunque nell’inquadramento generale dei principali approcci normativi che&#xD;
guidano le scelte strategiche di molte città; nella proposta di indagare il nesso tra cultura e città per&#xD;
“oggetti culturali urbani”, come incontro tra potenziali e sistemi di opportunità; nell’analisi di un&#xD;
caso specifico, rispetto al quale è stato possibile qualificare alcuni aspetti del campo culturale.&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2010-05-20T22:00:00Z</dc:date>
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    <title>Oltre la frammentazione urbana</title>
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      <name>Barberis, Walter</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/175</id>
    <updated>2009-01-20T01:32:08Z</updated>
    <published>2008-06-25T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Oltre la frammentazione urbana&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Barberis, Walter&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-06-26&lt;/Issue Date&gt;</summary>
    <dc:date>2008-06-25T22:00:00Z</dc:date>
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