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  <updated>2013-05-22T05:29:45Z</updated>
  <dc:date>2013-05-22T05:29:45Z</dc:date>
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    <title>Effetti e limiti del debito pubblico in impostazioni teoriche alternative</title>
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    <author>
      <name>Forestieri, Paolo</name>
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    <updated>2011-12-13T00:35:10Z</updated>
    <published>2007-12-31T23:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Effetti e limiti del debito pubblico in impostazioni teoriche alternative&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Forestieri, Paolo&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il debito pubblico è uno degli argomenti che desta maggiore interesse nell’ambito della teoria economia. La letteratura sull’argomento è estremamente ricca e variegata. In particolare esistono diverse posizioni circa gli effetti all’accumulazione del debito pubblico sul livello del reddito e dell’occupazione. È necessario, però, sottolineare che allo stato attuale la posizione dominante tende ad individuare nel debito pubblico un fattore che produce effetti negativi per l’economia nel suo complesso.&#xD;
Questo lavoro si muove, invece, da una prospettiva diversa, secondo la quale la spesa pubblica può avere effetti espansivi in termini di reddito e occupazione. Tale posizione, che induce una rilettura critica si fonda sul presupposto che i livelli del prodotto complessivo siano determinati anche nel&#xD;
lungo periodo dalla dimensione della domanda aggregata, le cui determinanti&#xD;
sono a loro volta concepite come indipendenti dal livello di produzione&#xD;
potenziale. In sostanza si afferma che sia la domanda ad imporre un limite&#xD;
superiore ai livelli di attività dell’economia, e che in generale essa deve&#xD;
considerarsi non sufficiente a garantire la piena occupazione. Questa premessa&#xD;
si lega all’adesione ad un’impostazione teorica alternativa a quella neoclassica,&#xD;
anche sul terreno della distribuzione del reddito, la cui spiegazione viene&#xD;
ricondotta a circostanze diverse dall’equilibrio di domanda e offerta dei “fattori&#xD;
produttivi”.&#xD;
Questo secondo aspetto è di supporto al primo; l’idea, che i livelli di reddito&#xD;
siano determinati dal lato della domanda è ereditata dalla teoria keynesiana, e&#xD;
una spiegazione della distribuzione, che non presupponga la tendenza al pieno&#xD;
impiego delle risorse produttive, ne diventa un elemento fondamentale&#xD;
importante sostegno all’ipotesi che la domanda sia la determinante dei livelli di&#xD;
reddito anche nel trend e non solo nel ciclo economico.1&#xD;
Il presente lavoro si articola in cinque capitoli e una breve appendice di&#xD;
carattere empirico.&#xD;
Nel primo capitolo si ripercorrono rapidamente le concezioni prevalenti della&#xD;
teoria economica fino alla rivoluzione keynesiana circa gli effetti della spesa&#xD;
pubblica in deficit. Per gli economisti classici e per i primi autori neoclassici il&#xD;
debito pubblico costituiva sostanzialmente un fattore negativo, in quanto si&#xD;
riteneva che avrebbe sottratto risorse all’accumulazione di capitale. Per gli&#xD;
autori di impostazione keynesiana, quali quelli che alimentarono il filone della&#xD;
così detta Finanza Funzionale, la spesa pubblica in deficit costituiva invece uno&#xD;
strumento di politica economica, utilizzabile per obiettivi di reddito e&#xD;
occupazione.&#xD;
Nel secondo capitolo si analizzano gli argomenti portati dalla teoria&#xD;
neoclassica in risposta al contributo keynesiano. Si esaminano il fenomeno del&#xD;
crowding out e la neutralità del debito di Barro. Si mette in evidenza come&#xD;
l’effetto negativo, che alla spesa pubblica in deficit viene attribuito in questo&#xD;
contesto, sia necessariamente legato alla tendenza al pieno impiego delle&#xD;
risorse, affermata dalla teoria tradizionale.&#xD;
Nel terzo capitolo si delinea la struttura teorica dell’approccio della New&#xD;
Political Economy, la quale, pur conservando una struttura neoclassica,&#xD;
incorpora alcuni elementi di carattere socio-istituzionale. Successivamente si&#xD;
1 Si vedano i lavori di P. Garegnani e L. Pasinetti, che hanno ispirato successivi contributi.&#xD;
prende in esame uno specifico modello, proveniente da questo filone teorico,&#xD;
nel quale si analizza in particolare il debito pubblico. La New Political&#xD;
Economy conserva un giudizio negativo circa gli effetti del debito pubblico,&#xD;
differenziandosi, però, dall’approccio neoclassico tradizionale nel fare del&#xD;
ricorso al debito pubblico un risultato del comportamento razionale degli&#xD;
agenti.&#xD;
Nel quarto capitolo, invece, si applicano al debito pubblico le premesse&#xD;
teoriche indicate sopra, e si evidenzia attraverso un semplice modello come la&#xD;
spesa pubblica in deficit possa avere effetti positivi sul reddito, e con la&#xD;
corrispondente formazione di risparmio, e quindi di ricchezza privata,&#xD;
addizionali. Si afferma che il livello dei risparmi, non essendo dato al livello di&#xD;
pieno impiego delle risorse, si adegua ai nuovi livelli di debito pubblico.&#xD;
Nel quinto, ed ultimo capitolo, si analizza la questione della “sostenibilità” del&#xD;
debito pubblico, e cioè l’eventuale esistenza di un qualche limite all’espansione&#xD;
del debito, oltre il quale possa essere a rischio il finanziamento o il&#xD;
rifinanziamento dello stesso.&#xD;
La letteratura propone essenzialmente due nozioni di sostenibilità.&#xD;
La prima definisce la sostenibilità in termini di costanza del rapporto tra&#xD;
debito e prodotto. La seconda considera sostenibili situazioni in cui il valore&#xD;
attuale del flusso di tutti gli esborsi futuri del governo non ecceda il flusso&#xD;
degli incassi.&#xD;
Entrambe le nozioni di sostenibilità non sono però esenti da critiche, anche&#xD;
interne alle premesse sulle quali le nozioni stesse si fondano. Quindi non&#xD;
sembra essere possibile individuare un limite superiore alla dimensione del&#xD;
debito pubblico, altre il quale emerga un qualche problema di sostenibilità.&#xD;
Questa conclusione appare rafforzare la possibilità di utilizzare la spesa&#xD;
pubblica in deficit ai fini dell’espansione dei livelli di produzione, nell’ipotesi&#xD;
che quest’ultimi siano limitati dalla domanda aggregata.&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2007-12-31T23:00:00Z</dc:date>
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