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  <title>ArcAdiA</title>
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  <updated>2013-05-18T17:09:08Z</updated>
  <dc:date>2013-05-18T17:09:08Z</dc:date>
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    <title>Il telegrafo ottico nella Francia di Luigi Filippo : da simbolo di regime a simbolo letterario</title>
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    <author>
      <name>Fortunato, Valentina</name>
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    <id>http://hdl.handle.net/2307/590</id>
    <updated>2011-08-08T23:35:14Z</updated>
    <published>2009-04-19T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Il telegrafo ottico nella Francia di Luigi Filippo : da simbolo di regime a simbolo letterario&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Fortunato, Valentina&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-20&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Questa tesi di letteratura francese include anche elementi di Storia della Scienza,  Storia della&#xD;
finanza e di Storia della Monarchia di Luglio. Abbiamo pensato quindi di suddividerla in tre parti&#xD;
principali:&#xD;
-La prima parte percorre analiticamente la Storia della telegrafia Chappe dai primi esperimenti alla&#xD;
nazionalizzazione dell'apparecchio per volontà della Convenzione nazionale che ne ordina l'&#xD;
installazione tra le piazzeforti di Landau e Lille,  per un'accelerazione della comunicazione dal&#xD;
fronte: il 15 agosto 1794,  il telegrafo ottico comunica,  in meno di due ore,  la riconquista di Quesnoy&#xD;
da parte delle truppe della Repubblica. La Convenzione si riserverà la possibilità di comunicare&#xD;
direttamente con le truppe spostando,  nel giugno 1794,  l'apparecchio telegrafico di Belleville, &#xD;
artefice dei primi esperimenti di trasmissione,  sul tetto del Louvre che diventa observatoire&#xD;
télégraphique. Bonaparte dimostrerà un certo interesse per l'invenzione,  già dalla primavera del&#xD;
1799,  quando è a capo dell'armata che difende le coste francesi contro uno sbarco degli inglesi,  e&#xD;
più tardi la userà nelle vesti di Imperatore,  assieme al quale gli Chappe decidono dove impiantare le&#xD;
linee o quale vecchia rete prolungare. Con la Restaurazione si impegnano affinché le linee distrutte&#xD;
dai movimenti delle armate ritornino a funzionare ed alla fine dell' ottobre 1815 la rete telegrafica è&#xD;
di nuovo in piedi. Si trasformano in collaboratori attivi nella politica di controllo dei vertici, &#xD;
attraverso i direttori dei telegrafi che con la loro attività di spionaggio informano alle autorità&#xD;
amministrative di appartenenza del grado di consenso goduto dal re nei territori. Il potere decide le&#xD;
sorti dell'invenzione e di fronte ai prodromi della rivoluzione industriale reagisce respingendo il&#xD;
fisiologico aumento delle richieste per un utilizzo privato della telegrafia aerea,  come nel caso di&#xD;
Alexandre Ferrier ed il suo progetto di un telegrafo per le comunicazioni commerciali e di Borsa.&#xD;
La "Storia di un'invenzione" si ferma allo scoppio delle Tre Gloriose giornate del 27,  28 e 29 luglio&#xD;
1830 per aprirsi ad un'analisi della monarchia di Luglio,  momento in cui l'amministrazione dei&#xD;
telegrafi subisce un grande rinnovamento e la sua direzione passa dalla famiglia Chappe alla nuova&#xD;
classe politica che corre ad occupare i posti di comando subito dopo lo scoppio delle Trois&#xD;
glorieuses. È il momento dell'ascesa della classe borghese,  una corsa a raccogliere i frutti della rivoluzione. La riscossa di una grande borghesia che si è nutrita di economia,  rinnovamento&#xD;
agricolo,  capitalizzazione dei possedimenti e delle attività commerciali proprio mentre l'aristocrazia&#xD;
spogliata dei diritti signorili,  veniva ricompensata con cariche burocratiche,  ma senza lasciare alcun&#xD;
segno della sua presenza. L'analisi prosegue incentrandosi sulla nomina del duca d'Orléans alla&#xD;
luogotenenza generale del regno e poi alla proclamazione a roi des Francais,  punti cardine del&#xD;
vizio giuridico congenito ad una monarchia che sarà destinata a vivere d'illegalità: il duca d'Orléans&#xD;
non si presta ad alcuna conferma della legittimità del suo potere da parte del re ancora&#xD;
giuridicamente in carica e non tiene in alcun conto dei diritti del duca di Bordeaux,  nominato erede&#xD;
al trono,  oltre poi a giurare fedeltà alla costituzione per rendere legittimo il suo potere.&#xD;
Nel quadro della monarchia di Luigi Filippo d'Orléans c'è un patto di sangue che lega il mondo&#xD;
politico e l'aristocrazia finanziaria,  una relazione imprescindibile,  perchè quello che definiremmo il&#xD;
triangolo del 1830,  ovvero il legame politica-telegrafo-finanza,  tre poli attraenti l'un l'altro e legati&#xD;
a doppio filo lungo tutto il XIX secolo,  non potrebbe essere compreso se non si affrontasse la&#xD;
questione dell'incidenza del mondo dei grandi finanzieri sulla Storia. La dipendenza fra questi due&#xD;
universi prepara l'avvento della monarchia di Luglio e la caratterizza per tutti i suoi diciotto anni di&#xD;
vita.&#xD;
Il pugno di ferro del governo Perier fa certamente pensare ad un riavvicinamento alla&#xD;
Restaurazione,  ai suoi uomini,  anche per il modo di concepire il dominio del territorio,  attraverso&#xD;
l'uso poliziesco del telegrafo ottico per monitorare in poche ore il polso della protesta ed intervenire&#xD;
militarmente. Già dai primi mesi del nuovo regno,  le testate repubblicane manifestano il proprio&#xD;
dissenso soprattutto in merito alla politica estera di Luigi Filippo,  mentre la stampa legittimista&#xD;
pone l'accento sull'inclinazione borghese del monarca,  il quale d'altro canto si muove goffamente&#xD;
nel ruolo di roi-citoyen,  un re borghese che si affretta a creare delle distanze dal popolo&#xD;
ordinando che venga scavato un fossato tutto attorno al suo palazzo,  le Tuileries,  per poter&#xD;
passeggiare senza essere importunato continuamente. Una mossa che i giornali trasformano in un&#xD;
"tormentone" antiorléanista,  per poi essere rappresentato a teatro con una nuova pièce satirica dal&#xD;
titolo le Fossé des Tuileries. Se Lammenais parla di una vera e propria  marinade de fange a cui è&#xD;
sottoposto ogni giorno il monarca,  calcando talvolta sui difetti del reggente,  è pur vero che si&#xD;
cominciano ad affacciare,  con accenti più vicini alla cronaca che all'"invenzione" satirica,  quelle&#xD;
insinuazioni che torneranno negli anni 1833-1835,  ovvero l'utilizzo dei beni della lista civile per&#xD;
scopi personali,  lo spostamento di fondi in banche straniere,  ma soprattutto l'attività di speculatore&#xD;
alla Borsa sotto falso nome. Attacchi di questo genere diminuiranno dopo la promulgazione della&#xD;
legge del 15 febbraio 1834 contro i venditori ambulanti di quotidiani,  scritti,  disegni,  litografie, &#xD;
emblemi,  per poi scomparire con le leggi di settembre. Queste ultime promulgate il 9 settembre 1835, rispondono all'attentato intentato contro Luigi Filippo da Fieschi,  il 28 luglio 1835, ed in&#xD;
particolare allo scetticismo generale della stampa nei confronti di una serie di complotti che si dice&#xD;
minaccino il re da tempo. La Caricature non aspetta la promulgazione delle leggi. Il 27 agosto&#xD;
1835 decide di non comparire più e saluta i suoi lettori con la pubblicazione del testo normativo di&#xD;
quelle che saranno le leggi di settembre.&#xD;
-La seconda parte si apre con una panoramica del rapporto fra scoperta scientifica e società civile a&#xD;
partire dal 1750 e della difficoltà di adattamento di quest'ultima ai diversi prodotti della scienza. La&#xD;
società moderna incontra una certa difficoltà ad adattarsi alle prime invenzioni meccaniche (gli alti&#xD;
forni,  i telai,  il maglio,  etc),  sia per i materiali con cui vengono fabbricate che per i movimenti&#xD;
sincronici,  ma sinistri. Questo suscita timore e ammirazione nelle menti degli scrittori a partire dal&#xD;
1850,  quando gli effetti della rivoluzione industriale attraversano la società francese al punto da&#xD;
innalzare la macchina ad oggetto letterario,  in corrispondenza dell'affermarsi della ricerca sociale e&#xD;
della nuova metodologia d'investigazione imposta dal romanzo naturalista. Prima di questa&#xD;
possente spinta analitica verso il mondo della tecnica e della scienza,  prima ancora della comparsa&#xD;
della locomotiva,  dell'areostato,  dei prodigi della telegrafia elettrica,  nel corso del XVIII secolo,  gli&#xD;
scrittori si trovano in presenza di invenzioni meccaniche,  la bussola,  il telescopio,  il parafulmine,  e&#xD;
lodandone le proprietà,  entrano in contatto con invenzioni estranee al mondo conosciuto sino ad&#xD;
allora,  affascinati dal mistero che le avvolge. Il telegrafo inventato da Claude Chappe nel 1793,  si&#xD;
pone fra il jouet inoffensif (J.Noiray) rappresentato dai primi marchingegni e le macchine che&#xD;
emergeranno dalla seconda metà del XIX secolo,  o meglio,  è la sentinella dell'emisfero delle&#xD;
macchine-automa ma solo per forma e meccanica,  perché per quel che riguarda il suo ruolo politico&#xD;
e sociale,  si spingerà ben oltre gli esemplari tecnologicamente più avanzati dei decenni successivi.&#xD;
A partire dal 1794,  la creatura dell'inventore Claude Chappe,  si erge per chilometri dalle colline&#xD;
della provincia fino ai campanili delle maggiori città francesi ed arriva a misurare nel 1850 già 5000&#xD;
chilometri di linee. Se l'uomo comune si limita a gettarle un'occhiata dalle strade più frequentate di&#xD;
alcune della maggiori città francesi,  alle campagne più isolate,  nelle strade di montagna,  sui Pirenei, &#xD;
sul Moncenisio al confine con l'Italia,  quando addirittura non vi si scaglia contro scardinandolo e&#xD;
facendolo materialmente a pezzi,  romanzieri come Hugo,  Chateaubriand,  Stendhal,  Balzac,  Dumas, &#xD;
non possono non scriverne. Questi ed altri autori,  sembrano non riuscire a tacere dell'effetto&#xD;
prodotto in loro da questo mezzo di comunicazione a lunga distanza,  che li intimorisce,  li irrita, &#xD;
alimenta dei sospetti e che s'impone allo sguardo proprio per i luoghi e gli edifici che lo ospitano:&#xD;
gli spazi della socialità,  del raccoglimento religioso,  le colline più pronunciate di una campagna&#xD;
sino ad allora incontaminata,  il nord,  il cui valore simbolico di espansione e la cui distanza conosce&#xD;
da subito lo stravolgimento dei primi collegamenti telegrafici (basti pensare a quando nel 1794, l'esercito della Repubblica comunica alla Convenzione la riconquista di Quesnoy e Condé).&#xD;
Osservando un'invenzione attraverso quel velo di mistero che la caratterizza,  ed il cui linguaggio, &#xD;
funzionalità e destinazione dei messaggi resta oscuro alla massa quanto ai letterati,  le reazioni di&#xD;
questi scrittori oscillano fra il disprezzo ed il sospetto,  la curiosità e il disincanto,  tutti sentimenti&#xD;
votati al negativo ed espressi in alcuni interventi poetici,  ma soprattutto nel romanzo della prima&#xD;
metà del XIX secolo.&#xD;
Se la necessità di distinguere i diversi autori che ospitano il telegrafo ottico all'interno delle loro&#xD;
opere,  va fatta sulla base della corrente letteraria di appartenenza,  l'aspetto soggettivo è l'ulteriore&#xD;
criterio che ci siamo prefissati al fine di individuare delle linee comuni all'interno dell'analisi di&#xD;
tanti autori,  per provare l'esistenza di una visione unanime nei confronti della macchina in&#xD;
questione.&#xD;
Il telegrafo Chappe appare per la prima volta in letteratura nel 1819. In una poesia intitolata Le&#xD;
Télégraphe un giovane Victor Hugo si scaglia contro un messaggero di menzogne,  ce maudit&#xD;
télégraphe,  situato sul campanile della chiesa di Saint-Sulpice a Parigi e che scorge dalla pensione&#xD;
Cordier. Il sottotitolo di questi versi è Satire,  la satira politica domina i versi,  il telegrafo è&#xD;
maltrattato,  accusato di essere stato il sostegno della gloria del Corse,  d'Attila,  ovvero di&#xD;
Napoleone il despota,  di essere il mandante di tutti i crimini politici e tuttavia di riuscire a&#xD;
rimanerne estraneo. Nel corso degli anni e delle opere di questo autore,  il telegrafo se non stimola&#xD;
impressioni funeree,  come nel caso delle riflessioni sull'apparecchio della città di Dreux,  suscita&#xD;
senso di riscatto,  come in Notre-Dame de Paris (1831),  in cui nel descrivere la chiesa di Saint-&#xD;
Sulpice si compiace di quello che per tanti anni è stato un ospite scomodo e la cui presenza sembra&#xD;
ora vendicarlo di un edificio tanto odiato. Se è innegabile che l'odio hugoliano per il telegrafo&#xD;
ottico sia di matrice psicologica,  è altrettanto vero che questa reazione appartiene a quella che è&#xD;
stata definita la courant misotechnique (J.Noiray) della prima metà del XIX secolo, &#xD;
un'avversione verso il prodotto della mente umana,  verso ciò che si allontana dalla natura,  e che si&#xD;
spiega anche con le ragioni estetiche legate all'idealismo romantico. Qualche anno più tardi,  Le&#xD;
Rhin (1842),  opera che sembra segnare una certa indifferenza nei confronti delle torri del telegrafo&#xD;
ottico,  ma solo fino al 1851,  quando con Les Chatiments (1851-1853) si trasforma in nuova&#xD;
ammirazione. Una technolatrie nouvelle (J.Noiray),  prodotta dall'influenza sugli ambienti&#xD;
letterari delle idee saint-simoniane,  in particolare con la nascita nell'ottobre 1851 di La Revue de&#xD;
Paris di Maxime Du Camp e Louis de Cormenin,  che lo spinge all'idolatria del progresso ed in&#xD;
particolare del telegrafo Morse,  un filo che dal fondo dei mari unisce i più grandi continenti e che&#xD;
fa si che L'hymen des nations s'accomplit. Un autore che con le sue opere testimonia dell'importanza del telegrafo ottico come mezzo di&#xD;
comunicazione di Stato,  inserendolo nei suoi ricordi autobiografici di ambasciatore e ministro&#xD;
degli Esteri,  è Chateaubriand (1768-1848). Nominato a Berlino dal gennaio all'aprile 1821,  utilizza&#xD;
la linea di telegrafia ottica Parigi-Strasburgo da cui riceve notizie in anticipo,  come nel caso della&#xD;
comunicazione della sottomissione del Piemonte e della conseguente abdicazione del re di&#xD;
Sardegna. Nei Mémoires d'outre-Tombe (1846),  è interessante sottolineare la descrizione di un&#xD;
colloquio fra l'autore,  dal 1822 nominato a capo del ministero degli Affari Esteri,  e quello che lui&#xD;
definisce "anonimamente" un homme de Banque e che si trova a ricevere nel suo ufficio di&#xD;
Ministro: gli propone la comunicazione di alcuni dispacci telegrafici in cambio di sicure&#xD;
speculazioni finanziarie su fondi pubblici,  facendo di Chateaubriand,  il primo di una serie di&#xD;
autori-testimoni del legame reale esistente fra il telegrafo e le speculazioni borsistiche. Quello che&#xD;
abbiamo definito il triangolo del 1830,  ovvero il legame politica-telegrafo-finanza,  tre poli attraenti&#xD;
l'un l'altro e legati a doppio filo lungo tutto il XIX secolo,  mostra nei Mémoires d'outre-Tombe&#xD;
uno dei suoi angoli,  per poi emergere completamente dodici anni dopo,  attraverso le opere di&#xD;
Stendhal e Dumas. Questa funzione di testimonianza storica dell'utilizzo "d'ufficio" del telegrafo&#xD;
ottico,  non è però guidato da una precisa linea narrativa come nel caso di Lucien Leuwen (1834-&#xD;
1835) di Stendhal (1783-1842). A partire da Henri Beyle,  diventato Stendhal nel 1817,  il telegrafo&#xD;
ottico si stacca dalla visione romantica dell'affronto della macchina che sfida la superiorità della&#xD;
natura e di Dio,  ed è descritto seguendo passo dopo passo la cronaca dei giornali del tempo:&#xD;
l'autore gli attribuisce un ruolo narrativo ispirato alla realtà. Il telegrafo si trasforma nel simbolo&#xD;
della corruzione politico-finanziaria del regno di Luigi Filippo d'Orléans e macchina legata ad una&#xD;
classe politica corrotta,  centro delle speculazioni finanziarie messe in piedi dall'accordo fra i&#xD;
ministeri e gli uomini dell'alta finanza,  e strumento attraverso cui pilotare le elezioni ordinando&#xD;
destituzioni e cariche prefettizie. Questa testimonianza storico-giornalistica sotto forma di romanzo&#xD;
inedito è alimentata dalla curiosità verso le nuove realtà socio-politiche e dalla convinzione della&#xD;
fine of the present comedy,  ovvero di quella farsa rappresentata dal regno di Luigi Filippo,  poi&#xD;
smascherata con il gabinetto Perier. L'indecisione sul titolo è un sintomo delle intenzioni del&#xD;
romanziere,  tra le diverse opzioni figurano Lucien Leuwen ou l'Amarante et le Noir,  l'Orange de&#xD;
Malte e Le Rouge et le blanc ou le Bleu et le Blanc,  ma soprattutto Le Télégraphe ou l'Orange de&#xD;
Malte,  evocativo delle furfanterie veicolate dal telegrafo ottico per mano del ministro degli Interni&#xD;
De Vaize,  (personaggio che nel Leuwen ha vari modelli,  tra cui il ministro Thiers e il conte&#xD;
d'Argout ),  e metafora del denaro ispirata ad una pièce di Fabre d'Eglantine. Ciò nondimeno,  il&#xD;
riferimento al telegrafo ottico non si limita solo ad un possibile titolo,  è menzionato all'interno del&#xD;
romanzo in corrispondenza dell'entrata del protagonista nel gabinetto del ministro degli Interni,  da cui riceve l'incarico di una missione elettorale nel dipartimento dello Cher,  per impedire l'elezione&#xD;
alla Camera di un temibile repubblicano. Questo giovane referendario avrà a sua disposizione il&#xD;
telegrafo ottico,  con cui piloterà liberamente le elezioni,  chiedendo telegraficamente destituzioni o&#xD;
cariche in cambio di qualche voto in più contro l'integerrimo avversario,  attivando una battaglia&#xD;
contro i prefetti delle province. Dall'analisi del Lucien Leuwen,  emerge il valore storico di&#xD;
quest'opera a metà fra cronaca e romanzo,  atto d'accusa nei confronti di un regime alterato per&#xD;
mano di un re che con le sue passions brocanteuses,  come le definisce la testata Le Charivari, &#xD;
guida il paese verso "l'attività di fabbrica",  e sogna un ministero Rothschild che possa gestire&#xD;
questa grande industria. Nel riportare gli scandali politici denunciati dai quotidiani giorno dopo&#xD;
giorno,  Stendhal fa riferimento anche alla tempesta finanziaria delle speculazioni sui fondi di Stato&#xD;
spagnoli,  pilotate dal telegrafo ottico tra il 1833 ed il 1835. Si tratta delle rendite di Stato offerte da&#xD;
Isabella II,  al momento della sua successione al trono nell'ottobre del 1833 ed acquistate dalla&#xD;
Francia dopo l'approvazione delle Cortès. In Lucien Leuwen,  il ministro degli Interni De Vaize,  il&#xD;
cui modello reale è sia il conte D'Argout che Thiers,  è tutto preso nel suo andare e venire dal&#xD;
ministero alla Borsa e dalla Borsa al palazzo del più ricco banchiere di Parigi,  e padre del&#xD;
protagonista,  ovvero Francois Leuwen,  con il quale sembra essersi alleato in un progetto di&#xD;
speculazioni borsistiche via telegrafo: il ritratto della missione di Adolphe Thiers,  che in questo&#xD;
periodo non ha altra preoccupazione che ritardare i dispacci telegrafici relativi al riconoscimento&#xD;
dei titoli,  come testimoniano diversi quotidiani,  tra cui Le National,  Le Constitutionnel La&#xD;
Mode.&#xD;
La stretta relazione fra le speculazioni sui titoli spagnoli ed il telegrafo ottico,  avrà un tale impatto&#xD;
nella società francese da rimanere impressa non solo sui giornali del tempo,  ma anche nei romanzi&#xD;
di altri autori,  come nel caso di Le Comte de Monte-Cristo (1846) di Alexandre Dumas. Al di là&#xD;
del celebre capitolo LX,  Le Télégraphe,  e LX,  Le Moyen de délivrer un jardinier des loirs qui&#xD;
mangent ses peches,  diversi altri capitoli menzionano l'invenzione di Chappe e sarà proprio questa&#xD;
macchina a vendicare Edmond Dantès: la utilizzerà contro il banchiere Danglars,  speculatore sui&#xD;
fondi di Stato spagnoli,  su cui gioca a colpo sicuro grazie alle notizie ottenute da sua moglie ed&#xD;
arrivate via telegrafo. Proprio l'invio di un falso dispaccio telegrafico da una torre della linea&#xD;
diretta al confine spagnolo,  incrinerà la sua mirabolante ascesa di banchiere dell'aristocrazia&#xD;
finanziaria ed andrà,  non solo a soddisfare la sete di vendetta del conte,  ma anche i progetti di&#xD;
Mme Danglars. Se però in Stendhal alla visione dell'apparecchio telegrafico non è mai associata la&#xD;
digressione fantastica,  lontana dalla funzione di cronaca "dell'ultimo minuto" della seconda parte&#xD;
di Lucien Leuwen,  Dumas vi si libera per qualche riga quasi a voler dipingere quell'ammirazione&#xD;
timorosa verso l'universo delle macchine,  propria della visione romantica,  legata alla "magia" dei prodotti dell'ingegno umano e che è funzionale all'impatto con il reale utilizzo che ne farà "il&#xD;
conte". Alla visione dell'apparecchio telegrafico corrisponde l'immagine d'un insecte au ventre&#xD;
blanc,  aux pattes noires et maigres,  termini che appartengono al maniérisme nécessaire de&#xD;
l'expression littéraire de la machine (J.Noiray),  alla necessità che parole chiave ed immagini&#xD;
comuni rendano più vicina una realtà,  che altrimenti non potrebbe essere rappresentata. Questa&#xD;
tendenza propria della successiva corrente realista,  sembra essere anticipata da Dumas che la&#xD;
utilizza per rendere familiare qualcosa che è profondamente lontano dalla realtà conosciuta&#xD;
identificandola con un mondo,  il microcosmo animale,  che ne esorcizza l'artificialità&#xD;
potenziandone il mistero ed inserendo la macchina telegrafica nel mondo del fantascientifico alla&#xD;
Verne. Nel capitolo LX,  Le Télégraphe è l'imménse coléoptère,  chrysalide vivante,  sotto le&#xD;
cui ali il conte dice di avere sempre immaginato le petit génie humain,  bien gourmé,  bien pédant, &#xD;
bien bourré de science,  di averlo guardato sempre come il prodotto del genio scientifico,  mentre&#xD;
all'interno delle torri c'è solo un impiegato mal pagato,  sottoposto al rigido regolamento delle&#xD;
trasmissioni aeree. Questi due capitoli rappresentano una denuncia sociale. Lo stationnaire è&#xD;
un'appendice del telegrafo,  è schiavizzato da una macchina che serve a sua volta il potere e gli&#xD;
speculatori alla Borsa,  e questo doppio attacco è sferrato da Dumas con la raffinatezza dei doppi&#xD;
sensi e delle metafore: non è un caso che la vicenda telegrafica si svolga su di una linea diretta al&#xD;
confine spagnolo e che si parli ancora una volta dei lucrosi titoli spagnoli di cui è titolare un&#xD;
banchiere,  ossia Danglars. Attraverso la metafora posta a titolo del capitolo,  Le Moyen de délivrer&#xD;
un jardinier des loirs qui mangent ses peches,  di quei ghiri che rosicchiano i frutti fatti crescere&#xD;
dalla passione e dalle fatiche dello stationnaire,  l'autore fa riferimento,  anche a tutti quei piccoli&#xD;
investitori i cui risparmi vengono derubati dagli speculatori che per mesi,  attraverso le manovre&#xD;
telegrafiche,  gettano intere famiglie nella disperazione,  determinando attraverso delle false notizie&#xD;
provenienti dalla Spagna,  ribassi improvvisi ed altrettanti repentini rialzi dei titoli spagnoli,  come&#xD;
testimoniano i giornali dal 1833 al 1835.&#xD;
Seguendo il corso del tempo,  il numero delle opere in cui il telegrafo Chappe fa le sue apparizioni&#xD;
sembra non diminuire affatto,  ma anzi susseguirsi di anno in anno come nel caso della Comédie&#xD;
humaine di Honoré de Balzac (1799-1850) L'invenzione di Chappe appare nelle Scènes de la vie&#xD;
privée con La Maison du Chat-qui-pelote (1830); negli Etudes philosophiques,  con Les Marana&#xD;
(1832); nelle Scènes de la vie parisienne,  con l'Histoire des Treize (1834) e ancora nelle Scène de&#xD;
la vie de province in La Rabouilleuse (1842); nelle Scènes de la vie politique in Une ténébreuse&#xD;
affaire (1843). Balzac accenna alla macchina attraverso piccoli aneddoti,  significativi di come il&#xD;
telegrafo ottico sia stato assimilato socialmente,  nel linguaggio e nella gestualità,  facendo sentire la sua presenza all'interno della narrazione nelle vesti di mezzo di comunicazione e di controllo del&#xD;
governo. Negli altri autori che chiudono le apparizioni nel XIX,  quello che emerge è il continuo&#xD;
riferimento al telegrafo come strumento per guadagni sicuri alla Borsa,  soprattutto per i deputati e&#xD;
ministri,  come nel caso di Louis Reybaud in,  Jérome Paturot à la recherche d'une position sociale&#xD;
(1845) ; il suo ruolo sociale e politico,  anche nella formazione di una classe di addetti alle&#xD;
trasmissioni,  i quali resteranno sempre all'oscuro dei messaggi di cui sono portatori,  come in&#xD;
Flaubert,  in Voyages en Bretagne par les champs et par les grèves (1847). Per poi constatare in&#xD;
Jules Verne,  Maxime Du Camp,  Jules Vallès e nei versi dello chansonnier Gustave Nadaud,  la&#xD;
nostalgia per una macchina che nel bene e nel male ha rappresentato un'epoca.&#xD;
Attraverso lo sguardo di questi autori,  influenzati dall'epoca e dai diversi movimenti letterari che li&#xD;
hanno nutriti o da cui si sono ispirati,  la macchina non è mai collegata a quell'entusiasmo verso i&#xD;
prodotti del progresso tecnico-scientifico che caratterizza dal 1853 l'opera di Victor Hugo,  o gli&#xD;
articoli della Revue de Paris. Il telegrafo ottico è la sentinella delle macchine-automa,  è solo il&#xD;
preludio all'invasione sociale delle macchine,  ma proprio perché marchingegno,  e non macchina, &#xD;
perché imperfetto ed allo stesso tempo esposto brutalmente,  rappresenta l'indice dell'impatto&#xD;
sociale che i futuri mezzi di industrializzazione e comunicazione avranno sulla collettività,  ma con&#xD;
qualcosa in più: quell'estetica caratterizzata,  una struttura mobile sinistra che rassomiglia&#xD;
spaventosamente alla sagoma avvizzita di un corpo umano. L'assenza di suoni emessi da quelle&#xD;
braccia in continuo movimento,  il silenzio all'apertura,  alla chiusura,  alla ruotazione delle braccia&#xD;
legnose,  inchiodate da solidi cardini in ferro,  eppure tutte miranti a trasmettere qualcosa di&#xD;
indecifrabile,  balza agli occhi dell'osservatore come un'imperfezione socialmente inutile,  se non&#xD;
addirittura dannosa e stranamente rassomigliante al genere umano. Diverse litografie testimoniano&#xD;
di questa similitudine,  opere di grande valore storico-artistico che andranno a costituire&#xD;
un'appendice iconografica alla fine del testo e che per la maggior parte provengono da giornali&#xD;
come La Caricature.&lt;/Abstract&gt;</summary>
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