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  <title>ArcAdiA</title>
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  <subtitle>The DSpace digital repository system captures, stores, indexes, preserves, and distributes digital research material.</subtitle>
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  <updated>2013-05-23T21:31:05Z</updated>
  <dc:date>2013-05-23T21:31:05Z</dc:date>
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    <title>Come si costruisce un romanzo utopico : struttura e logica del racconto di Atlantide in Platone</title>
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    <author>
      <name>Mosconi, Gianfranco</name>
    </author>
    <id>http://hdl.handle.net/2307/439</id>
    <updated>2011-06-17T00:03:49Z</updated>
    <published>2009-04-14T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Come si costruisce un romanzo utopico : struttura e logica del racconto di Atlantide in Platone&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Mosconi, Gianfranco&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-15&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Scopo della presente Dissertazione di Dottorato è procedere ad una analisi del logos&#xD;
atlantideo nel Timeo e nel Crizia che ne evidenzi la struttura interna,  la ratio con la&#xD;
quale Platone ha costruito le due rappresentazioni contrapposte dell'Atene primitiva e&#xD;
dell'isola Atlantide e le ha arricchite di una mole di particolari che solo&#xD;
apparentemente hanno come mero scopo quello di dare `colore' al racconto,  mentre&#xD;
invece possono essere ricondotti ad una spiegazione unitaria della loro ragion&#xD;
d'essere.&#xD;
Il ricco commento al Crizia di Platone uscito per le cure di Heinz-Gunther Nesselrath1&#xD;
ha&#xD;
indotto chi scrive ad optare per la forma del testo monografico organizzato in capitoli dedicati&#xD;
a singoli temi (tuttavia legati da un unico filo conduttore: vd. infra),  cadendo ogni necessità di&#xD;
procedere per parte mia ad un commento; è stato per òredatto un capitolo - con status di&#xD;
Appendice,  intitolato Approfondimenti esegetici su singoli passi: pp. 299 ss.): in diversi&#xD;
casi,  infatti,  la precisa esegesi di vari passi dal Timeo/Crizia risulta soggetta a dubbi e&#xD;
discussioni da parte degli studiosi (in qualche caso,  anche per effetto di possibili guasti&#xD;
testuali),  e si è perciò reso necessario,  da parte di chi scrive,  illustrare e giustificare le scelte&#xD;
esegetiche presupposte nel corso della trattazione; d'altra parte,  si può dire che in genere le&#xD;
alternative esegetiche di cui si è detto non sono mai tali da incidere più di tanto&#xD;
sull'interpretazione complessiva portata nella dissertazione.&#xD;
1&#xD;
Platon. Kritias,  Ubersetzung und Kommentar von Heinz-Gunther Nesselrath (Platon Werke VIII,  4, &#xD;
Vandenhoeck &amp; Ruprecht,  Gottingen 2006. Su tale testo è in corso di stampa un articolo di discussione&#xD;
da parte del sottoscritto in `Rivista di cultura classica e medievale',  2008,  2,  dal titolo: Come interpretare&#xD;
il Crizia di Platone. A proposito di un recente commento al Crizia.&#xD;
Università degli Studi `Roma III' -&#xD;
Dipartimento di Studi sul Mondo Antico - Dottorato di Ricerca in `Civiltà e Tradizione Greca e&#xD;
Romana' - XXI Ciclo&#xD;
Il Capitolo I (Come interpretare il racconto di Atlantide in Platone?) introduce la questione&#xD;
passando in rassegna i tre principali approcci al `mito'.&#xD;
Il primo approccio - che,  seguendo Vidal-Naquet,  potremmo definire `realista' - è stato&#xD;
quello di ragionare sulla base del presupposto che il `racconto' platonico sia un vero e proprio&#xD;
`mito',  ovvero un racconto di carattere tradizionale,  giunto per vie più o meno ipotizzabili alla&#xD;
conoscenza di Platone: sulla base dell'idea - peraltro anch'essa indimostrabile - che ogni mito&#xD;
tradizionale conservi un nucleo di verità storica - il compito dello studioso sarebbe allora&#xD;
quello di rintracciare l'evento storico o il luogo realmente esistito di cui il mito di Atlantide&#xD;
conserverebbe deformata memoria. Al di là delle identificazioni più o meno&#xD;
pseudoscientifiche ben note al grande pubblico,  in tale filone rientra l'identificazione di&#xD;
Atlantide con la Creta minoica,  sconvolta dalla catastrofica esplosione della caldera vulcanica&#xD;
di Thera; è l'ipotesi di J.V. Luce,  che ha riscosso un certo (pur minoritario) apprezzamento&#xD;
fra gli antichisti; altri hanno voluto rintracciare tracce del `mito' di Atlantide in fonti egiziane, &#xD;
che sarebbero state effettivamente fonti della saga trasmessa a Platone e da quest'ultimo a noi&#xD;
(Griffiths). Come viene da noi illustrato nel testo (ma si tratta di argomenti già spesso&#xD;
richiamati: vd. ad es. vari saggi in Ramage,  ed.,  Atlantis: Fact of Fiction),  il presupposto di tale&#xD;
filone interpretativo è semplicemente inaccettabile: il `mito' di Atlantide non è un mito;&#xD;
nessuno ne parla prima di Platone,  e nessuno dopo di lui se non facendo riferimento a&#xD;
Platone stesso; per di più,  ogni volta che si propone una qualche identificazione,  ciò è&#xD;
possibile solo a costo di modificare in gran parte tutti i dati spaziotemporali forniti da&#xD;
Platone,  senza contare che restano privi di spiegazioni i tantissimi particolari minuti con cui&#xD;
Platone intesse la sua esposizione.&#xD;
Il secondo approccio seguito dagli studiosi è stato quello di riconoscere che,  certo,  il mito di&#xD;
Atlantide è esclusivamente creazione di Platone,  ma che esso alluda,  in qualche modo,  ad una&#xD;
qualche realtà statuale contemporanea,  di cui il filosofo vorrebbe evidenziare l'intimo&#xD;
carattere imperialistico e il conseguente,  inevitabile,  destino di autodistruzione; ovvero,  la&#xD;
guerra fra Atlantide e Atene sarebbe mimesi,  in un mitico passato,  di un evento storico&#xD;
definito (ad es. le guerre persiane). La più nota - e la più seguita - versione di tale approccio&#xD;
interpretativo è costituita dall'esegesi di Vidal-Naquet,  secondo cui l'Atlantide platonica altro&#xD;
non sarebbe che l'Atene dell'età di Platone,  talassocrazia imperialistica volta ad estendere il&#xD;
proprio dominio senza limiti; altri studiosi hanno proposto - come bersaglio polemico di&#xD;
Platone - l'impero persiano,  o Cartagine,  o la tirannide di Dionisio I di Siracusa. Il limite di&#xD;
tutte queste interpretazioni risiede in un fatto molto semplice: ognuna di esse spiega solo&#xD;
alcuni elementi della descrizione platonica (e a volte non spiega,  ma si limita cogliere analogie&#xD;
che possono essere spiegate in molti altri modi),  ma inevitabilmente finisce per essere del&#xD;
tutto inadatto a spiegare il complesso dei particolari,  a volte anche minuti,  con cui Platone ha&#xD;
arricchito la propria descrizione (così,  ad es.,  lo stesso Vidal-Naquet,  dopo aver proposto&#xD;
l'equzione Atlantide=Atene democratica,  si trova poi a dover dire che in Atlantide vi sono&#xD;
molti elementi `persiani',  senza che si riesca a capire perché tale `con-fusione' o perché siano&#xD;
scelti proprio alcuni elementi da un ambito e proprio altri da un altro).&#xD;
Il terzo approccio,  poi,  particolarmente seguito da studiosi con un retroterra filosofico&#xD;
(Brisson,  Mattéi,  in parte Vidal-Naquet),  è stato quello di voler vedere,  nel racconto&#xD;
platonico,  l'esemplicazione icastica di principi ontologici (ad es. l'opposizione fra Limitato e&#xD;
Illimitato,  fra Dispari e Pari,  ecc.): il che dimentica totalmente la ragion d'essere&#xD;
dell'esposizione del mito,  che si propone come `messa in scena' sul piano della realtà (sia pure&#xD;
una realtà solo fittizia,  e solo fittiziamente reale) della politeía illustrata da Platone come&#xD;
ipotesi nell'omonimo dialogo.&#xD;
Università degli Studi `Roma III' -&#xD;
Dipartimento di Studi sul Mondo Antico - Dottorato di Ricerca in `Civiltà e Tradizione Greca e&#xD;
Romana' - XXI Ciclo&#xD;
Il nostro punto di partenza - curiosamente trascurato negli studi e nelle pur numerose&#xD;
interpretazioni - è costituito proprio dalla `richiesta' di Socrate,  nelle battute iniziali&#xD;
del Timeo,  da cui prende avvio il racconto di Crizia: vedere in azione la polis ideale,  e&#xD;
quindi vederla mentre affronta,  nel modo suo proprio,  quelle competizioni che ogni&#xD;
Città solitamente affronta con altre Città,  cioè le guerre. La II parte del Capitolo I, &#xD;
intitolata appunto Perché il racconto di Atlantide,  prende in considerazione la&#xD;
`richiesta di Socrate' e illustra la valutazione polemologica delle politeiai propria del&#xD;
pensiero antico,  e platonico in particolare. Soprattutto,  viene proposta&#xD;
l'interpretazione del `racconto della guerra fra Atene e Atlantide' come `romanzo&#xD;
utopico',  genere di cui l'Atlantide di Platone costituisce il primo vero esempio e di cui&#xD;
`segue',  inevitabilmente,  le leggi non scritte,  dettate dalla logica stessa di tale tipo di&#xD;
narrazione,  che Platone stesso contribuisce a fondare: il confronto euristico con altri&#xD;
esempi del genere utopico,  sia antico sia d'età moderna (More,  Campanella,  Bacone, &#xD;
in primis,  con sporadici riferimenti ad altri esempi) costituisce un leitmotiv della&#xD;
trattazione,  e serve a confermare in più punti l'interpretazione da noi proposta (fatto&#xD;
salvo il principio che Platone viene sempre spiegato attraverso Platone stesso,  o i&#xD;
riferimenti ideologici e culturali a lui disponibili,  essendo invece il confronto con testi&#xD;
successivi esclusivamente una conferma a posteriori,  volta a confermare l'esistenza di&#xD;
una logica interna immanente al genere utopico e che viene a condizionarne le&#xD;
manifestazione - compresa appunto l'Atlantide).&#xD;
Chiariti questi aspetti di carattere complessivo,  si può dunque procedere all'analisi del&#xD;
testo,  tenendo sempre presente l'originaria richiesta di Socrate: vedere in azione (in&#xD;
guerra),  la polis ideale.&#xD;
Capitolo II. Viene in primo luogo presa in considerazione la cornice della narrazione.&#xD;
Infatti,  nell'inventare un racconto che si pretende `storico',  cioè che proclama di&#xD;
essere esposizione di fatti realmente avvenuti (come dice Crizia,  egli si accinge a&#xD;
narrare un racconto atopos,  ma assolutamente vero) Platone aveva in primo luogo&#xD;
la necessità di conferire credibilità alla propria narrazione (è il problema di ogni&#xD;
narratore utopico,  risolto in modi vari ma strutturalmente analoghi). Si tratta di tre&#xD;
distinti problemi,  che sono però fra loro intrecciati: 1) rendere non falsificabile il suo&#xD;
racconto e quindi porsi al riparo da ogni possibile smentita (a ciò mirano la&#xD;
dislocazione spaziale e quella temporale che caratterizzano congiuntamente il&#xD;
racconto,  e che costituiscono notoriamente tipici tratti del genere utopico); 2)&#xD;
giustificare il fatto che il racconto si sia potuto preservare e sia giunto a lui; 3)&#xD;
giustificare il fatto che egli solo,  e nessun altro Ateniese del suo tempo,  ne sia venuto a&#xD;
conoscenza. Per questo grande attenzione è data nel testo del Timeo-Crizia alle&#xD;
modalità di conservazione e trasmissione del logos: il Capitolo II (Come non farsi&#xD;
smentire e come farsi credere) è dedicato appunto a mostrare i meccanismi con i quali&#xD;
Platone ottiene i tre obiettivi sopra indicati,  nonché la scelta di Crizia come narratore&#xD;
del logos stesso.&#xD;
Definite le condizioni di credibilità del logos,  il compito di Platone era quello di&#xD;
descrivere dunque le due entità che egli contrappone,  l'Atene primigenia e l'Atlantide&#xD;
(opportunamente collocata fuori del mondo,  in Atlantico appunto). Il punto di&#xD;
partenza è dato da quello che è appunto l'oggetto del racconto: il racconto di una&#xD;
guerra fra due entità statali caratterizzate da due opposte politeiai: l'una,  quella ideale, &#xD;
Università degli Studi `Roma III' -&#xD;
Dipartimento di Studi sul Mondo Antico - Dottorato di Ricerca in `Civiltà e Tradizione Greca e&#xD;
Romana' - XXI Ciclo&#xD;
incarnata dall'Atene primigenia; l'altra,  quella sorta di tirannide a base clanica che&#xD;
regge Atlantide.&#xD;
E' chiaro - è questo il presupposto di tutta l'interpretazione della minuziosa geografia&#xD;
atlantidea - che più l'avversario della polis ideale è potente,  maggiore sarà il valore&#xD;
della politeía ideale capace di sconfiggere ogni avversario. Ciò permette di spiegare&#xD;
agevolmente gran parte delle caratteristiche della geografia atlantidea,  fin nei più&#xD;
minuti particolari: a ciò è dedicato il Capitolo III (Atlantide,  la potentissima),  ove si&#xD;
mette in evidenza come le caratteristiche assegnate da Platone ad Atlantide mirano a&#xD;
presentarla come una terra dotata di ogni risorsa,  in particolare di quelle utili alla&#xD;
potenza militare,  e per di più strutturata in modo tale da permettere un intenso&#xD;
sfruttamento delle risorse locali,  nonché da poter affrontate facilmente ogni nemico&#xD;
(tanto più allora risulterà glorificata la vittoria dell'Atene primigenia,  che non solo&#xD;
respinge gli invasori,  ma addirittura sbarca sul loro stesso territorio).&#xD;
Nello stesso tempo,  la topografia dell'isola-continente di Atlantide è soggetta - sul&#xD;
piano delle forme geometriche che la caratterizzano - all'intento di tradurre in forma&#xD;
topografica il regime politico che la caratterizza: è quanto viene illustrato nel Capitolo&#xD;
IV (Topografia e regime politico nell'Atlantide: struttura e significato; già in parte&#xD;
pubblicato in D. Musti,  Lo scudo di Achille,  Laterza 2008). In entrambi i capitoli, &#xD;
numerosi i confronti con altri testi utopici a mostrare la logica interna della&#xD;
costruzione platonica. La sezione finale di questo capitolo è dedicata ad analizzare la&#xD;
topografia dell'Atene primigenia disegnata da Platone,  le cui motivazioni risultano&#xD;
evidenti proprio a confronto con la costruzione della topografia atlantidea: questo&#xD;
argomento riceve una trattazione più breve,  in quanto molto minore è lo spazio dato&#xD;
da Platone all'Atene primigenia rispetto a quello dedicato ad Atlantide. Per Atene&#xD;
Platone non poteva,  ovviamente,  stravolgere i dati topografici di un luogo reale,  e per&#xD;
di più perfettamente noto,  in ogni particolare,  ai suoi lettori: lo scrittore,  tuttavia, &#xD;
introduce alcuni scarti rispetto alla realtà a lui ovviamente ben nota; anche in tal caso&#xD;
non è mancato chi ha portato avanti un approccio interpretativo di tipo `realista': non&#xD;
sono mancati,  cioè,  tentativi di vedere,  in certi particolari della descrizione,  la&#xD;
memoria di antichissimi dati reali,  perfino di lontana origine micenea. In realtà le&#xD;
deformazioni del territorio attico che Platone introduce nella sua descrizione si&#xD;
possono - si devono - spiegare in primo luogo attraverso le esigenze proprie del&#xD;
racconto stesso: Platone descrive una Atene politicamente corrispondente alla politeia&#xD;
della Repubblica,  e il territorio attico è `riformato' da Platone proprio allo scopo di&#xD;
adeguare il più possibile la conformazione e le risorse del territorio alla politeía ideale&#xD;
che egli vi vuole collocare; nello stesso tempo,  secondo la medesima logica di&#xD;
correlazione fra forme politiche forme topografiche ampiamente illustrata nel cap. IV&#xD;
per Atlantide,  anche nell'Atene primigenia disegnata da Platone le forme topografiche&#xD;
risultano espressione tangibile della struttura sociale e politica.&#xD;
Dopo l'aspetto delle qualità,  si passa poi all'aspetto delle quantità,  con il Capitolo V&#xD;
(Platone dà i numeri). In questo capitolo viene affrontato,  a parte,  il tema specifico dei&#xD;
`numeri' (cifre,  misure lineari,  somme) fornite senza sosta da Platone nella sua&#xD;
Università degli Studi `Roma III' -&#xD;
Dipartimento di Studi sul Mondo Antico - Dottorato di Ricerca in `Civiltà e Tradizione Greca e&#xD;
Romana' - XXI Ciclo&#xD;
descrizione di Atlantide (per l'Atene primigenia v'è un unico dato numerico,  quello&#xD;
dei ventimila guerrieri). Può parere curioso aver affrontato a parte i numeri che&#xD;
Platone di volta in volta collega ad aspetti diverso (distanza geografiche,  dimensioni di&#xD;
edifici o strutture idrauliche,  composizione dell'esercito atlantideo,  ecc.): una&#xD;
trattazione unitaria è però giustificata da una parte dal fatto che molti studiosi hanno&#xD;
tentato - a parere di chi scrive,  a torto - una intepretazione `simbolica' complessiva di&#xD;
tali numeri; dall'altro dal fatto che comunque esiste un criterio tendenzialmente&#xD;
unitario con cui Platone sceglie le sue `misure' e le sue `quantità': ma è un criterio non&#xD;
astrattamente simbolico,  bensì legato da un lato alle esigenze della narrazione&#xD;
(coerenza strutturale,  effetti di realtà),  dall'altro a magnificare vieppiù la potenza&#xD;
atlantidea; quanto poi a molte delle cifre scelte da Platone,  esse si sinseriscono&#xD;
perfettamente nelle preferenze numeriche proprie della tradizione greca a lui&#xD;
precedente.&#xD;
In relazione alla eccezionale prosperità di Atlantide,  v'è però un aspetto da tener&#xD;
presente: che l'abbondanza di risorse e prodotti naturali,  e l'eccezionale vantaggiosità&#xD;
della conformazione naturale sul piano dell'accumulo di ricchezze,  sono in realtà, &#xD;
nella visione platonica,  caratteri distopici,  perché - secondo un tipico schema di&#xD;
pensiero della cultura greca arcaica e poi classico-ellenistica - l'eccesso (di beni,  di&#xD;
lussi) corrompe. E,  difatti,  la sconfitta finale di Atlantide nasce dalla corruzione&#xD;
morale dei suoi potentissimi re: Platone,  dunque,  prepara il crollo finale della&#xD;
potentissima isola-continente proprio attraverso l'esposizione minuziosa delle sue&#xD;
(sovra-)abbondanti ricchezze.&#xD;
La questione viene richiamata già nel capitolo III,  ma viene affrontata più da vicino&#xD;
nel Capitolo VI (I peccaminosi frutti di Atlantide)2&#xD;
attraverso l'esegesi in particolare di&#xD;
Criti. 115b-c,  passo dedicato ai frutti di cui abbonda l'isola e la cui esegesi - in ragione&#xD;
del dettato volutamente allusivo di Platone - è stata tormentatissima. Chi scrive&#xD;
propone una soluzione al rebus platonico che da un lato muove dall'analisi di tutti gli&#xD;
indizi forniti dal breve testo,  e dall'altro si collega,  nel contempo,  all'interpretazione&#xD;
complessiva del racconto utopico su Atlantide e Atene: la potentissima Atlantide ha&#xD;
tutto,  sì,  ma quel tutto è anche troppo,  perché stimola all'avidità e quindi alla guerra;&#xD;
così,  attraverso l'esposizione delle risorse geografiche,  Platone spiega anche&#xD;
l'involuzione imperialistica della politica atlantidea.&#xD;
L'ultimo capitolo (Capitolo VII: I re di Atlantide: ovvero,  che discendere da un dio non&#xD;
basta a ben governare),  infine,  viene ad affrontare da vicino la figura e le attribuzioni&#xD;
dei re di Atlantide,  cercando di capire il senso della loro origine semidivina,  la&#xD;
funzione narrativa della loro quintuplice gemellarità,  le caratteristiche e il significato&#xD;
delle prerogative loro attribuite da Platone,  il ruolo della elaborata descrizione del&#xD;
sacrificio-giuramento che occupa buona parte della sezione del Crizia dedicata ai re&#xD;
(119c-121a; sul giuramento 119d-120c; sul declino morale 120d ss.): come emerge dal&#xD;
corso della trattazione,  si coglie come scopo di Platone è quello di evidenziare che,  il&#xD;
vero,  grande,  immenso limite della potentissima e ricchissima Atlantide - ciò che&#xD;
segna in ultima analisi la sua sconfitta di fronte alla minuscola e modestamente&#xD;
2&#xD;
Questo capitolo è in c.s. come articolo per il prossimo fascicolo,  2009,  1,  della Rivista di cultura&#xD;
classica e medievale.&#xD;
Università degli Studi `Roma III' -&#xD;
Dipartimento di Studi sul Mondo Antico - Dottorato di Ricerca in `Civiltà e Tradizione Greca e&#xD;
Romana' - XXI Ciclo&#xD;
prospera Atene - è la struttura politica primitiva che caratterizza Atlantide,  e in&#xD;
particolare la mancanza,  in essa,  di ogni attenzione alla paideia. In primis da parte di&#xD;
Poseidone,  che dà tutto ai suoi protetti,  perfino il suo sangue divino,  perfino leggi&#xD;
incise su una stele d'oro e giuramenti,  ma non un'adeguata educazione per rispettare&#xD;
quelle poche leggi e quei pur severi giuramenti,  rinnovati in cerimonie tanto solenni e&#xD;
impressionanti quanto inefficaci,  sulla lunga distanza,  allo scopo. E' infatti la paideía&#xD;
dei suoi governanti l'elemento che,  in ultima analisi,  caratterizza ogni politeía e ne&#xD;
assicura il fututo successo. Il che è una conclusione perfettamente in linea con il&#xD;
pensiero platonico,  e in particolare con l'antefatto dialogico del Timeo-Crizia&#xD;
costituito dalla Repubblica,  visto che la politeía della Repubblica si sostanzia in ampia&#xD;
parte con l'esposizione della paideía destinata ai custodi e ai reggitori.&#xD;
Chiude la dissertazione,  come anticipato,  una Appendice di Approfondimenti&#xD;
esegetici3&#xD;
e la Bibliografia.&#xD;
Dott. Gianfranco Mosconi&#xD;
3&#xD;
Nel frattempo è stato pubblicato firma di chi scrive,  L'Atlantide novissima. Il mito platonico di&#xD;
Atlantide nell'immaginario contemporaneo come saggio di psicologia collettiva,  nel volume,  a cura di&#xD;
Benedetto Coccia,  Il mondo classico nell'immaginario contemporaneo,  Ape Edizioni Roma 2008,  pp.&#xD;
449-526. In questo studio viene analizzato il modo con cui la cultura contemporanea recepisce il&#xD;
racconto platonico su Atlantide,  con l'attenzione volta ad evidenziare,  al di là dei (pochi) aspetti ripresi&#xD;
in modo fedele,  le differenze,  le innovazioni (spesso inconsapevole),  il diverso peso dato a certi aspetti&#xD;
piuttosto che ad altri. Ciò nella consapevolezza che proprio gli scarti rispetto al racconto platonico&#xD;
(presentato invece come indiscusso modello) riflettano atteggiamenti,  timori,  speranze,  aspettative della&#xD;
contemporaneità come scriveva una ventina d'anni fa Vidal-Naquet avviandosi a concludere un suo&#xD;
contributo dedicato ad illustrare le molteplici Atlantidi nazionali via via succedutesi nel corso degli&#xD;
ultimi cinque secoli Dinanzi a tanto delirare,  che fare dell'Atlantide? Farne la storia,  anzitutto,  come&#xD;
storia dell'immaginario umano. Nello stesso tempo,  le discrepanze fra Platone e i suoi lettori&#xD;
contemporanei permettono in certi casi,  per contrasto,  di cogliere con maggiore chiarezza alcuni aspetti&#xD;
interessanti dello stesso racconto platonico,  che si inseriscono nella `mentalità' propria di un Greco (e&#xD;
che invece sfuggono o risultano estranei alla mentalità dell'uomo postclassico,  sia per effetto&#xD;
dell'eredità giudaico-cristiana sia per elementi legati ad età a noi più vicine).&lt;/Abstract&gt;</summary>
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