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  <updated>2013-06-19T18:17:35Z</updated>
  <dc:date>2013-06-19T18:17:35Z</dc:date>
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    <title>Il risarcimento del danno per violazione delle norme sulla concorrenza: legittimazione ed antitrust injury</title>
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    <author>
      <name>Padellaro, Matteo</name>
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    <id>http://hdl.handle.net/2307/447</id>
    <updated>2011-06-17T00:04:11Z</updated>
    <published>2009-04-26T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Il risarcimento del danno per violazione delle norme sulla concorrenza: legittimazione ed antitrust injury&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Padellaro, Matteo&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-27&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il lavoro si propone di approfondire le tematiche legate alle azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme antitrust nel nostro ordinamento.&#xD;
Nonostante il fitto dibattito in corso,  specie a valle della pubblicazione da parte della Commissione di un Libro Bianco sull'argomento, molti profili rimangono ancora sullo sfondo, complice il&#xD;
limitato ricorso a tale forma di tutela dinanzi alle corti nazionali. Basti pensare che solo in tempi relativamente recenti, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la legittimazione della categoria dei&#xD;
consumatori a ricorrere allo strumento risarcitorio in ambito antitrust.&#xD;
L'esperienza americana,  presa a riferimento nell'analisi,  dimostra in realtà come l'illecito antitrust presenti spiccate peculiarità,  essenzialmente in ragione della sua portata plurioffensiva e della sua&#xD;
conseguente attitudine a propagare conseguenze dannose nei confronti di una molteplicità di soggetti collocati a diversi livelli del mercato e secondo "parabole" molto differenziate. In particolare,  non solo consumatori finali e imprese concorrenti,  ma anche altre categorie di soggetti come ad esempio fornitori,  distributori,  lavoratori,  soci o finanziatori possono risultare direttamente&#xD;
o indirettamente pregiudicati da illeciti concorrenziali,  assumendo a secondo delle circostanze il ruolo di vittima designata dell'illecito, di vittima incidentale della violazione o ancora di soggetto attraverso il cui danno il responsabile della violazione raggiunge il suo intento anticoncorrenziale.&#xD;
A fronte di tale scenario,  l'analisi svolta tenta di individuare nel nostro ordinamento criteri e principi che consentano di fornire una risposta - per quanto possibile coerente con le indicazioni provenienti l'ordinamento comunitario - a due quesiti che la giurisprudenza americana si è trovata ad affrontare più di trent'anni fa, in un contesto per certi versi simile a quello che&#xD;
caratterizza l'attuale conformazione del private enforcement nazionale e comunitario:&#xD;
(i) sotto il profilo soggettivo,  quali categorie di attori sono astrattamente legittimate a proporre un'azione risarcitoria per violazione della normativa antitrust?&#xD;
(ii) sotto il profilo oggettivo,  è possibile individuare un criterio di carattere generale che consenta di predeterminare le circostanze concrete in cui gli appartenenti alle suddette&#xD;
categorie dovrebbero poter ottenere il ristoro dei danni subiti?&#xD;
Tali profili appaiono di fondamentale importanza per definire i margini concreti di applicabilità della disciplina a tutela della concorrenza di fronte alle giurisdizioni civili e per dotarsi sin da ora&#xD;
degli strumenti interpretativi necessari per rapportarsi alla complessa fenomenologia del danno antitrust assicurandone uno sviluppo equilibrato,  in un momento in cui l'attenzione delle istituzioni competenti e della dottrina risulta piuttosto concentrata sulle modalità attraverso cui incentivare&#xD;
quanto più possibile il ricorso (anche collettivo) dei privati alla tutela risarcitoria.&#xD;
L'esperienza statunitense dimostra infatti con chiarezza che un accesso indifferenziato alla tutela risarcitoria da parte di tutti coloro che per le ragioni più diverse possono risultare pregiudicati da&#xD;
una condotta anticoncorrenziale è in grado di tradursi in un eccesso di contenzioso,  paradossalmente suscettibile disincentivare le imprese dall'adozione di comportamenti aggressivi ma leciti e per questa via di pregiudicare la coerenza stessa del sistema di repressione degli illeciti antitrust.&#xD;
In questo quadro,  il tentativo portato avanti nell'indagine è quello di individuare dei criteri coerenti con il nostro sistema dell'illecito che permettano di limitare la possibilità di ottenere il ristoro dei&#xD;
danni subiti a quelle fattispecie in cui l'interesse dell'attore risulti effettivamente allineato a quello&#xD;
che la normativa antitrust intende proteggere.&#xD;
La teoria del danno causalmente qualificato e la sua riferibilità all'interno dell'indagine sull'ingiustizia del danno costituiscono la risposta elaborata in questo lavoro agli specifici quesiti&#xD;
posti.&lt;/Abstract&gt;</summary>
    <dc:date>2009-04-26T22:00:00Z</dc:date>
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