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  <title>ArcAdiA</title>
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  <updated>2013-05-23T15:52:10Z</updated>
  <dc:date>2013-05-23T15:52:10Z</dc:date>
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    <title>Conflitto colombiano: conflitto postmoderno?</title>
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    <author>
      <name>Rosato, Valeria</name>
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    <id>http://hdl.handle.net/2307/508</id>
    <updated>2011-07-05T00:00:27Z</updated>
    <published>2009-05-13T22:00:00Z</published>
    <summary type="text">&lt;Title&gt;Conflitto colombiano: conflitto postmoderno?&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Rosato, Valeria&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-05-14&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Compiere oggi un'analisi sui conflitti contemporanei comporta inevitabilmente una&#xD;
riflessione sui nuovi assetti societari derivanti dall'ormai inarrestabile processo di&#xD;
globalizzazione. Per globalizzazione si intende,  infatti,  un processo che investe&#xD;
molteplici aspetti della realtà,  culturale,  politico,  sociale,  militare,  ecologico e si&#xD;
caratterizza per una stretta connessione tra particolare e universale,  tra locale e globale, &#xD;
omogeneità e differenziazione1&#xD;
. L'effetto principale di tale processo è quello di&#xD;
interconnettere Stati e società e di accrescerne notevolmente la loro interdipendenza, &#xD;
modificando la vita sociale di tutti i paesi coinvolti e creando,  da una parte,  forti&#xD;
disuguaglianze,  ma dall'altra,  anche nuove opportunità di emancipazione sia a livello&#xD;
individuale che sociale2&#xD;
.&#xD;
Uno degli aspetti fondamentali legato al processo di globalizzazione è la costante&#xD;
riarticolazione della sovranità statale che però,  secondo alcuni studiosi,  seguirebbe due&#xD;
percorsi differenti: mentre nei paesi sviluppati porterebbe alla nascita di reti di&#xD;
cooperazione economica e sistemi regionali transnazionali,  nei paesi più poveri&#xD;
innesterebbe processi di frammentazione e conflitto3&#xD;
.&#xD;
Negli ultimi anni si è sviluppato un dibattito su quelle che alcuni analisti hanno&#xD;
definito "nuove guerre"4&#xD;
per indicare gli attuali conflitti sulla scena mondiale. In questo&#xD;
lavoro viene preso in considerazione il modello sviluppato di recente da Mark Duffield&#xD;
come possibile chiave interpretativa del conflitto colombiano5&#xD;
. Il filone delle "nuove&#xD;
guerre",  in cui in parte rientrerebbe lo stesso Duffield,  tende ad evidenziare gli aspetti di&#xD;
novità degli attuali conflitti rispetto a quelli precedenti la fine della Guerra Fredda. La&#xD;
caduta del sistema bipolare e il consolidamento e l'espansione del processo di&#xD;
globalizzazione,  vengono considerati dei veri e propri spartiacque. Ma se da una parte&#xD;
tale filone di studi ha il riconosciuto merito di aver evidenziato reali e profonde&#xD;
trasformazioni dei conflitti contemporanei,  dall'altra ha ceduto il fianco a numerose&#xD;
critiche. Alcuni studiosi non concordano con tale interpretazione delle guerre basata&#xD;
sostanzialmente su una radicale frattura tra pre e post Guerra Fredda,  al contrario&#xD;
insistono nel far emergere i numerosi elementi di continuità. Una delle principali&#xD;
critiche mossa alla letteratura delle "nuove guerre" è quella di raffigurare i conflitti&#xD;
attuali come apolitici,  ossia come espressione di nuove forme di violenza privata, &#xD;
criminale e priva di qualsiasi motivazione ideologica o politica6&#xD;
.&#xD;
L'attuale conflitto colombiano potrebbe allora essere definito "postmoderno"&#xD;
secondo l'accezione data da Duffield che,  rifiutando la lettura evoluzionista e&#xD;
etnocentrica degli odierni conflitti,  tipica del paradigma della modernizzazione,  parla&#xD;
dello sviluppo all'interno delle società colpite dalla guerra di "sistemi politici&#xD;
emergenti" capaci di adattarsi razionalmente ai nuovi e cambianti assetti globali.&#xD;
Il conflitto colombiano,  infatti,  può essere considerato un conflitto sui generis,  una&#xD;
delle guerre civili più lunghe dell'età contemporanea che non può superficialmente&#xD;
essere liquidato attraverso interpretazioni semplicistiche che misconoscono il peso&#xD;
politico degli aspetti e delle motivazioni che lo alimentano ancora oggi.&#xD;
Il crescente fenomeno del narcotraffico e la persistente esistenza di una attiva e&#xD;
estesa formazione insurgente ha portato alcuni analisti,  soprattutto sulla scia del nuovo&#xD;
clima internazionale post 11 settembre 2001,  a bollare il conflitto colombiano come&#xD;
guerra contro il terrorismo e il narcotraffico.&#xD;
Al contrario,  attraverso un'analisi più attenta,  è possibile cogliere la complessità di un&#xD;
conflitto che dura da più di sessanta anni all'interno del quale i suoi attori principali&#xD;
hanno mostrato una grande capacità di trasformazione e adattamento ai profondi&#xD;
mutamenti economici,  politici e sociali accorsi sia a livello nazionale che&#xD;
internazionale7&#xD;
.&#xD;
Se da una parte è incontestabile l'enorme peso che,  a partire dagli anni '80,  ha avuto il&#xD;
crescente traffico di droga nell'alimentare sia l'azione delle guerriglie sia l'azione delle&#xD;
formazioni paramilitari sorte negli anni '90,  dall'altra però sarebbe approssimativa&#xD;
un'analisi che individuasse il narcotraffico,  e dunque esclusivamente l'impresa&#xD;
criminale,  come l'unica causa del persistere del conflitto odierno in Colombia.&#xD;
I due attori illegali principali del conflitto colombiano,  guerriglia e paramilitari,  si&#xD;
configurerebbero quindi come dei veri e propri "complessi politici". Dominano ampi&#xD;
territori al cui interno svolgono tutte le funzioni proprie dello Stato stabilendo rapporti&#xD;
complessi e ambigui con le popolazioni sotto il loro controllo.&#xD;
All'interno di un simile contesto definibile di "ordine nel disordine" in cui,  di fronte&#xD;
alla storica assenza dello Stato,  altri attori hanno imposto rispettivamente il loro&#xD;
"ordine" perlopiù di tipo violento,  alla popolazione civile si prospettano poche&#xD;
alternative: o subire lo sfollamento forzato soprattutto nelle zone contese dagli attori&#xD;
armati; o accettare in modo più o meno volontario l'autorità dell'attore armato che&#xD;
controlla il territorio; oppure sviluppare forme di resistenza pacifica e di neutralità&#xD;
rispetto agli attori armati al fine di proteggere la popolazione. Mentre le prime due sono&#xD;
le situazioni più comuni e diffuse nel contesto colombiano,  la terza è la via più difficile&#xD;
e coraggiosa dal momento che "sfida" l'imposizione violenta di qualsiasi autorità.&#xD;
L'esperienza della Comunità di Pace di San Josè de Apartadò è la prima esperienza di&#xD;
questo tipo sorta in Colombia e viene analizzata attraverso il modello elaborato da&#xD;
Mitchell e Hancock delle cosiddette Local Zones of Peace8&#xD;
. Questi nuovi "santuari" del&#xD;
XX secolo si configurano come particolari processi di protezione della popolazione&#xD;
civile che,  data la natura delle nuove guerre,  si è inevitabilmente trasformata in uno dei&#xD;
protagonisti principali dei conflitti interni. L'esperienza della Comunità di San Josè&#xD;
rientrerebbe all'interno dei processi di protezione cosiddetti "bottom up",  ossia di quei&#xD;
processi che vengono attivati e portati avanti dalla stessa popolazione coinvolta&#xD;
piuttosto che diretti dall'alto,  ossia innescati e guidati da istituzioni e organismi&#xD;
preposti. L'efficacia di questo tipo di processo "dal basso" viene valutata attraverso&#xD;
l'analisi di alcuni fattori fondamentali: le funzioni che il santuario ricopre e il ruolo del&#xD;
cosiddetto patronage,  ossia del supporto di entità esterne. Attraverso l'analisi del caso&#xD;
della Comunità di pace colombiana si intende verificare quanto funzioni come quella di&#xD;
sancire nuovi patti di convivenza e regolazione sociale e di portare avanti progetti di&#xD;
sviluppo alternativi incidano sulla durata e efficacia di questa esperienza di protezione.&#xD;
Inoltre viene verificato il fondamentale ruolo del patronage svolto da organizzazioni e&#xD;
istituzioni nazionali e internazionali che supportano il processo attraverso una&#xD;
fondamentale opera di monitoraggio e denuncia delle violazioni subite dalla&#xD;
popolazione civile.&#xD;
Sia il patronage che l'intero processo di riscatto sociale di queste popolazioni&#xD;
coinvolte negli odierni conflitti interni possono essere letti solo all'interno del processo&#xD;
di globalizzazione che,  come abbiamo visto,  dato il suo carattere complesso e&#xD;
contraddittorio tipico dell'attuale epoca "postmoderna"9&#xD;
o "tardomoderna"10&#xD;
,  offre&#xD;
anche nuove opportunità di emancipazione sia a livello individuale che sociale11&#xD;
.&#xD;
All'interno di contesti caratterizzati da alti e prolungati livelli di violenza questa&#xD;
particolare esperienza colombiana,  che va avanti da più di un decennio,  potrebbe allora&#xD;
configurarsi come un possibile efficace esempio di santuario "postmoderno".&#xD;
Conclusioni&#xD;
L'obiettivo che ci siamo prefissati all'inizio del presente lavoro consisteva&#xD;
nell'analizzare uno dei tanti conflitti attualmente attivi nello scenario mondiale: il&#xD;
conflitto colombiano. L'attenzione è ricaduta su un conflitto raramente al centro dei&#xD;
riflettori della scena internazionale ma che rappresenta uno degli attuali conflitti interni&#xD;
più longevi della nostra epoca.&#xD;
La guerra colombiana nasce agli inizi degli anni Sessanta con il sorgere delle prime&#xD;
formazioni guerrigliere sulla scia delle rivoluzioni postcastriste,  inserendosi così&#xD;
perfettamente nel contesto internazionale caratterizzato dalla contrapposizione bipolare&#xD;
Est-Ovest. Proprio la fine della Guerra Fredda segna un passaggio cruciale verso un&#xD;
nuovo assetto globale e all'interno del dibattito sulla natura delle guerre viene&#xD;
considerato da molti analisti come un vero e proprio spartiacque tra "vecchie" e&#xD;
"nuove". Per la maggior parte di questi studiosi la natura delle guerre attuali si è&#xD;
trasformata in modo talmente profondo da mettere radicalmente in discussione il&#xD;
classico modello clausewitziano. La natura prevalentemente interna e la conseguente&#xD;
proliferazione e centralità di attori non statali in qualità di protagonisti principali dei&#xD;
nuovi conflitti hanno portato molti analisti a definirli come dei fenomeni prettamente&#xD;
irrazionali,  criminali e apolitici. Altri approcci,  in risposta a tali interpretazioni&#xD;
evidenziano,  al contrario,  i tanti elementi di continuità esistenti,  primo fra tutti il&#xD;
carattere razionale e politico di ogni guerra. Motivazioni politiche e estremamente&#xD;
razionali sembrerebbero essere alla base anche dei conflitti attuali,  ancor più in un&#xD;
contesto globalizzato che apre continuamente nuovi spazi e opportunità di azione.&#xD;
Attraverso l'analisi del lungo conflitto colombiano abbiamo verificato l'applicabilità&#xD;
di quest'ultimo modello interpretativo evidenziando la complessità del contesto e delle&#xD;
relazioni che si sviluppano a livello locale,  nazionale e internazionale. Gli attori armati&#xD;
illegali,  guerriglia e paramilitari,  hanno mostrato negli anni grandi capacità di&#xD;
trasformazione e adattamento ai mutamenti accorsi sia in ambito nazionale che&#xD;
mondiale. In questo senso,  piuttosto che individuare una netta frattura temporale dovuta&#xD;
al crollo del sistema bipolare,  potremmo definire il conflitto colombiano,  riprendendo&#xD;
l'acuta definizione clausewtziana,  come una vera e propria guerra "camaleontica",  data&#xD;
la sua spiccata abilità nel mutare e adattarsi ad ogni nuova situazione. Se da una parte, &#xD;
infatti,  gli attori armati hanno mantenuto per decenni un forte,  seppur ambiguo, &#xD;
radicamento nel tessuto sociale di vaste zone del paese,  dall'altra hanno magistralmente&#xD;
colto le opportunità offerte dal nuovo assetto mondiale globalizzato sfruttando i nuovi&#xD;
canali di comunicazione e soprattutto l'elasticità e il potenziale delle economie non-&#xD;
formali.&#xD;
Il conflitto colombiano mostra così una dimensione che potremmo definire&#xD;
"glocale"12&#xD;
,  in cui è evidente la forte interpenetrazione delle due dimensioni,  locale e&#xD;
globale,  tipica della società "post-moderna" o "tardo-moderna".&#xD;
Tale aspetto non è riscontrabile solo all'interno dell'analisi inerente la configurazione&#xD;
degli attori armati illegali ma è evidente anche all'interno di quei particolare processi di&#xD;
protezione della popolazione civile sorti di recente nei contesti di conflitto violento. In&#xD;
tal senso il caso della Comunità di Pace colombiana che abbiamo analizzato è&#xD;
emblematico: da una parte,  attraverso il ruolo del patronage,  mostra chiaramente la&#xD;
crescente penetrazione del "globale" in ogni interstizio del globo; dall'altra evidenzia&#xD;
come le influenze provenienti da fonti globali attivino dei processi di assimilazione e&#xD;
adattamento a seconda dei particolari contesti locali.&#xD;
In conclusione,  i due esempi riportati,  sia quello che concerne gli attori armati che&#xD;
quello inerente il particolare caso di santuario "postmoderno",  ci inducono a definire il&#xD;
conflitto colombiano un conflitto "glocale" a conferma della sua natura "camaleontica"&#xD;
frutto,  appunto,  di una peculiare sintesi tra globale e locale.&lt;/Abstract&gt;</summary>
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