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    <dc:date>2013-05-23T14:32:34Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/721">
    <title>La soglia del cambiamento : Immaginari in metamorfosi nel cinema europeo fra la fine degli anni Ottanta e l'inizio del nuovo Millennio</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/721</link>
    <description>&lt;Title&gt;La soglia del cambiamento : Immaginari in metamorfosi nel cinema europeo fra la fine degli anni Ottanta e l'inizio del nuovo Millennio&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;De Pascalis, Ilaria Antonella&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-05-04&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La tesi si propone di individuare le traiettorie e le dinamiche comuni nel cinema europeo contemporaneo considerato in una prospettiva transnazionale, sia attraverso l’analisi del film che prendendo in considerazione le riflessioni apportate dagli studi postcoloniali e dai gender studies (fra gli altri, sono stati affrontati gli scritti di Judith Butler, Rey Chow, Homi K. Bhabha, Stuart Hall, Arjun Appadurai, Gayatri Ch. Spivak, Gloria Anzaldúa, Édouard Glissant). La ricerca si è concentrata soprattutto sul rapporto fra linguaggio cinematografico e la rappresentazione delle teorie dell’identità nell’ambito del cinema europeo, con particolare enfasi sui corpi diasporici e le posizioni di gender; ma anche sulla rappresentazione della famiglia e sulle forme di creazione delle comunità. Infine, si è proceduto con l’analisi delle forme e delle strutture della narrazione e della costruzione spazio-temporale, con particolare attenzione alle database narratives e alle narrazioni modulari. Nella mia ricerca ho affrontato la rappresentazione degli immaginari nel cinema europeo in rapporto ad alcune questioni fondamentali per il pensiero contemporaneo, come il boder thinking, la creolizzazione, la differenza culturale, la sfera pubblica diasporica, i subaltern studies, ma anche la prospettiva transnazionale, la Feminist Film Theory e i gender studies. Di conseguenza, ho cercato di sottolineare la convergenza avvenuta negli anni Novanta fra i cambiamenti nella riflessione teorica, nella cultura, negli immaginari, nelle rappresentazioni e nel linguaggio cinematografico. &#xD;
Ho analizzato in particolare film come “My Beautiful Laundrette” (Stephen Frears, UK, 1985) e “Young Soul Rebels” (Isaac Julien, UK, 1991), ma anche “Lola corre - Lola Rennt” (Tom Tykwer, Germania, 1998), “About Adam” (Gerard Stembridge, Irlanda, 2000), “Cold Fever - Á köldum klaka” (Friðrik Þór Friðriksson, Islanda, 1995), “Tic Tac” (Daniel Alfredson, Svezia, 1997), “Lamerica” (Gianni Amelio, Italia, 1994), e “Pane e tulipani” (Silvio Soldini, Italia, 2000), nonché film di Gurinder Chadha, Fatih Akin, Aki Kaurismäki e Mathieu Kassovitz. L’analisi ha mostrato la metamorfosi avvenuta nelle forme di rappresentazione dell’identità, anche in rapporto all’idea di “identità rizomatica” proposta da Édouard Glissant e con la “multiple occupancy” recentemente teorizzata da Thomas Elsaesser. Inoltre, si è sottolineato come le forme di collettività non si declinino più attraverso il linguaggio dell’”appartenenza” ma in rapporto alla ripresa delle teorie sulla tolleranza, la simpatia e il rispetto proposte da Emmanuel Lévinas e Paul Ricoeur. Grazie a queste dinamiche comuni nella rappresentazione, il cinema europeo contemporaneo può essere considerato in una prospettiva transnazionale, che oltrepassa i confini identitari nazionali e può essere messo in relazione con i flussi globali. Anche in relazione ad alcune riflessioni sul cinema &#xD;
postmoderno, si può notare infine come il cinema in Europa (e non solo) abbia sviluppato una sorta di “retorica della molteplicità”, in grado di mettere in scena gli immaginari ibridi della contemporaneità.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2009-05-03T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/593">
    <title>Il patrimonio culturale ed il Digital Heritage : i nuovi media nella divulgazione, interpretazione e conservazione del patrimonio edilizio e paesaggistico</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/593</link>
    <description>&lt;Title&gt;Il patrimonio culturale ed il Digital Heritage : i nuovi media nella divulgazione, interpretazione e conservazione del patrimonio edilizio e paesaggistico&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Lancia, Ruggero&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-04-21&lt;/Issue Date&gt;</description>
    <dc:date>2008-04-20T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/555">
    <title>La mano che gioca : itinerari del contagio tra Cinema e Videogames</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/555</link>
    <description>&lt;Title&gt;La mano che gioca : itinerari del contagio tra Cinema e Videogames&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Vaccari, Marco&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-27&lt;/Issue Date&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-26T22:00:00Z</dc:date>
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  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/551">
    <title>L'immagine del leader : il corpo del potere dalla fotografia al cinema</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/551</link>
    <description>&lt;Title&gt;L'immagine del leader : il corpo del potere dalla fotografia al cinema&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Curtis, Giovanni&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-27&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La ricerca ha per soggetto il corpo del leader nelle immagini fotografiche e&#xD;
cinematografiche. Nel primo capitolo si analizzano i vari aspetti generali che riguardano&#xD;
tali immagini a cominciare dalla definizione di “leader” che s’intende attivare e da quelle di&#xD;
“carisma” e di “corpo”. Il capitolo primo prosegue nella valutazione di quanta parte abbia il&#xD;
corpo del potente nell’indicazione delle “norme” ideologiche e comportamentali che&#xD;
cittadini e sottoposti debbono rispettare. Dopo l’analisi, sulla scia di Foucault, del corpo&#xD;
docile, si esamina l’esempio visivo di un film che mette in discussione l’integrità del corpo&#xD;
del potere. Infine si propone un’analisi dell’immagine fotografica nel passaggio tra&#xD;
Ottocento e Novecento e della rappresentazione del corpo borghese.&#xD;
Il secondo capitolo contiene alcuni esempi dell’immagine del corpo politico e di quello&#xD;
religioso. In particolare si analizza l’ultima opera di Sorrentino (Il divo, 2008) comparata a&#xD;
una meno recente quale Todo modo (1976) di Elio Petri. Ma il capitolo schiude soprattutto&#xD;
il discorso al corpo sacro e da questo concetto raffronta il potere politico con quello&#xD;
religioso. Conclude questa parte lo studio di un corpo santo e del corpo dei papi, in&#xD;
particolare, di quelli che si succedono tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento.&#xD;
Nel terzo e ultimo capitolo si centra il discorso su ciò che sfugge al controllo, in particolare&#xD;
al “controllo” del potere sul proprio corpo. La domanda di partenza riguarda i diversi modi&#xD;
in cui si può configurare il corpo del potere. Dopo aver parlato di sacro, si percorre la&#xD;
strada del grottesco, della caricatura e di tutti gli altri modi di perdita del controllo sui corpi.&#xD;
Partendo dal corpo inorganico – tema a cui si fa cenno anche nella lettura del testo di&#xD;
Sorrentino – si passa all’indagine di come anche un corpo massimamente “controllato”,&#xD;
come quello ad esempio dei tiranni, sfugga, anche per le caratteristiche assunte dai nuovi&#xD;
media, a qualsiasi controllo. Un modo per concludere indagando sul corpo del potere&#xD;
nell’epoca odierna.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-26T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/550">
    <title>La figura del suggeritore : tra arte e mestiere : Thibaut Thibaut e il suo Manuel du souffleur</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/550</link>
    <description>&lt;Title&gt;La figura del suggeritore : tra arte e mestiere : Thibaut Thibaut e il suo Manuel du souffleur&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Di Baldi, Natascia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-20&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;In questa tesi si indaga la figura del suggeritore nel contesto storico e&#xD;
culturale della Francia della prima metà del XIX secolo, quello del&#xD;
protagonista della tesi, Thibaut Thibaut, autore di un raro documento sul&#xD;
mestiere del suggeritore, il Manuel du Souffleur, da me rinvenuto e tradotto.&#xD;
Dalla ricerca biografia è emerso che, oltre che “suggeritore di talento”,&#xD;
Thibaut Thibaut fu scrittore prolifero, figura tuttaltro che marginale della&#xD;
vita culturale parigina dell’epoca. Per verificare se il nostro personaggio&#xD;
fosse da considerare un’eccezione isolata, si sono analizzate le biografie di&#xD;
altri suggeritori coevi, dalla quali sono emersi interessanti commistioni tra la&#xD;
pratica del mestiere del suggeritore e quella di autore teatrale o di&#xD;
romanziere, tanto che si è potuto arrivare a parlare del suggeritore come di&#xD;
una figura intermedia tra attori e spettatori, ma anche tra teoria e pratica, tra&#xD;
dimensione creativa e mestiere: uno spazio di interrelazione fecondo e&#xD;
concreto, necessario alla vita del teatro.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-19T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/549">
    <title>Antonin Artaud : follia, paesaggi del corpo e teatro</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/549</link>
    <description>&lt;Title&gt;Antonin Artaud : follia, paesaggi del corpo e teatro&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Marenzi, Samantha&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-20&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Nel 1943 Antonin Artaud, poeta attore e uomo di teatro internato d’ufficio dal 1937, viene trasferito&#xD;
nell’ospedale psichiatrico di Rodez. Qui riprende contatti attraverso la corrispondenza, recupera in&#xD;
parte le sue condizioni di salute, viene sottoposto a più di cinquanta sedute di elettrochoc, e dal&#xD;
1945 riprende quotidianamente a scrivere. Nei suoi quaderni elabora il recupero e la rifondazione&#xD;
del linguaggio, del pensiero, della sua storia personale, immergendoli nel suo immaginario presente&#xD;
e trasfigurandoli nell’orizzonte progettuale di una rinascita del suo corpo, della sua poesia e del suo&#xD;
teatro. Questa vasta zona della sua opera, vero e proprio cantiere che scorre parallelo alla&#xD;
corrispondenza e alla scrittura di testi destinati alla pubblicazione, è attraversata dalle figure&#xD;
multiformi, incaricate della sua liberazione e di un vero ritorno alla vita, a cui Artaud da il nome di&#xD;
“filles de cœur à naître”. Si tratta di donne realmente esistite, in parte morte, che tornano con una&#xD;
grande intensità di presenza nell’elaborazione di una famiglia mitica sostituiva a quella biologica,&#xD;
legata alle norme religiose e sociali che il poeta condanna. Le “filles” partecipano al progetto di&#xD;
rifacimento corporeo al quale Artaud dedica gli ultimi e fecondi anni della sua vita, trascorsi a&#xD;
Rodez fino al 1946 e a Parigi, in un regime di semi-libertà, fino alla morte, nel 1948. La tesi indaga&#xD;
il passaggio di questa figura tracciando la sua genesi e il percorso di ogni singola donna, di cui sono&#xD;
ricostruite le biografie in parte inedite, nei quaderni artaudiani e fuori dai confini di questi, nelle&#xD;
opere in cui i loro nomi approdano facendosi portatori dell’universo di senso che hanno partecipato&#xD;
a costruire, e nella vita di Artaud, il quale torna al teatro. Protagonista delle occasioni pubbliche in&#xD;
cui si condensano il corpo dell’attore, la forza della poesia e un nuovo statuto autobiografico&#xD;
segnato dalla denuncia e dalla rivendicazione, Colette Thomas, attrice e allieva, vera incarnazione&#xD;
delle “filles de cœur”, delle quali fin dal primo incontro con Artaud entra a far parte. A lei è&#xD;
dedicato un approfondimento che ne ricostruisce la vicenda biografica e teatrale, poco indagata&#xD;
dalla critica artaudiana e segnata dall’esperienza della follia, approfondimento che indaga la&#xD;
trasfigurazione sulla scena della vita dell’immaginario poetico di Artaud.&#xD;
L’indagine approda a una lettura che usa il linguaggio del teatro per restituire concretezza alla&#xD;
tematica centrale dell’opera dell’ultimo Artaud, quella del corpo, del suo rifacimento,&#xD;
dell’assorbimento in esso della poesia e della memoria.&#xD;
In appendice alla tesi viene proposto un censimento della bibliografia critica, che negli ultimi anni&#xD;
ha prestato un grande interesse agli scritti dell’Artaud “della follia” e alla tematica del corpo. Con lo&#xD;
scopo di tracciare una mappatura dello stato attuale degli studi viene proposta una sintesi delle&#xD;
letture specifiche sulla figura delle “filles de cœur” e, divise per approcci metodologici, vengono&#xD;
fornite le schede degli studi recenti di lingua italiana e francese che hanno proposto letture ed&#xD;
interpretazioni del profondo legame tra il corpo e la scrittura in Artaud, privilegiando l’orizzonte del&#xD;
linguaggio, quello del pensiero, quello del teatro, o quello del corpo biografico e clinico.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-19T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/548">
    <title>La miniserie religiosa italiana : il singolare successo della fiction religiosa anni Novanta e Duemila : storie di santi, papi e preti esemplari</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/548</link>
    <description>&lt;Title&gt;La miniserie religiosa italiana : il singolare successo della fiction religiosa anni Novanta e Duemila : storie di santi, papi e preti esemplari&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Perugini, Sergio&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-27&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Un fenomeno singolare caratterizza la fiction italiana, il panorama televisivo italiano&#xD;
da ormai quasi vent’anni. Si tratta del costante successo della fiction a carattere&#xD;
religioso, in particolare del formato della miniserie in due puntate.&#xD;
Nella grande stagione del rilancio e dello sviluppo della fiction nazionale negli&#xD;
anni Novanta e Duemila, nuova Golden Age, come è stata definita da Milly&#xD;
Buonanno1, che rievoca la grande stagione dello sceneggiato Rai degli anni Sessanta&#xD;
e Settanta, a rappresentare un filone di indubbio successo, che raccoglie sempre&#xD;
numerosi telespettatori, per intenderci al pari spesso con le partite di calcio della&#xD;
nazionale italiana oppure del Festiva di Sanremo, è la fiction a carattere religioso, le&#xD;
storie delle principali figure bibliche e, soprattutto, le bio-agiografie di santi, papi e&#xD;
preti esemplari.&#xD;
Inizialmente era stato il Progetto Bibbia, realizzato per Rai Uno dalla casa di&#xD;
produzione Lux Vide della famiglia Bernabei in coproduzione con media partner&#xD;
internazionali, inaugurato con Abramo nel 1993 e dal prologo cinematografico&#xD;
Genesi. La creazione e il diluvio (1994) per la regia di Ermanno Olmi, a raccogliere&#xD;
vaste platee davanti al piccolo schermo. Il Progetto è stato poi sviluppato in una serie&#xD;
di episodi, tra cui Mosè, Geremia, Jesus, San Paolo, in onda dal 1993 al 2002,&#xD;
concludendosi con San Giovanni. L’apocalisse.&#xD;
Sul finire del secolo, poi, sulla soglia degli anni Duemila, anche in occasione&#xD;
dell’Anno Santo, nuove figure religiose hanno continuato ad attrarre milioni di&#xD;
spettatori. Si tratta delle storie di santi e beati popolari della Chiesa Cattolica (Rita da&#xD;
Cascia, Francesco, Padre Pio, Giuseppe Moscati, Chiara e Francesco, Bakhita,&#xD;
Sant’Agostino), dei papi del XX secolo (Papa Giovanni, Il Papa buono, Papa&#xD;
Luciani. Il sorriso di Dio, Paolo VI. Un Papa nella tempesta, Karol. Un uomo&#xD;
diventato Papa, Karol. Un Papa rimasto uomo, Giovanni Paolo II), nonché di preti&#xD;
dalle vite esemplari (Don Milani. Il priore di Barbiana, Don Bosco, Don Gnocchi.&#xD;
L’angelo dei bambini, La buona battaglia. Don Pietro Pappagallo, L’uomo della&#xD;
carità. Don Luigi Di Liegro, Don Zeno. L’uomo di Nomadelfia). Tutte figure molto&#xD;
presenti e ben radicate nell’immaginario collettivo, sia dei credenti, sia dei “distanti”&#xD;
o dei laici.&#xD;
Un successo singolare, dunque, per il numero elevato di spettatori, per uno dei&#xD;
generi della fiction che non ha mostrato segni di cedimento o stanchezza nel corso&#xD;
degli anni Novanta e Duemila, al punto da spingere i due principali gruppi televisivi&#xD;
italiani, Rai e Mediaset, a programmare in maniera regolare queste fiction.&#xD;
Dottorando Ciclo XXII (2006-2009), Il Cinema e le sue interrelazioni con il teatro e le altre arti,&#xD;
Scuola dottorale Culture e trasformazioni della città e del territorio, Dipartimento di Comunicazione&#xD;
e Spettacolo DICOSPE, Università degli Studi Roma Tre.&#xD;
1&#xD;
M. Buonanno (a cura di), La bella stagione. La fiction italiana, l’Italia nella fiction. Anno&#xD;
diciottesimo, Rai-Eri (Zone 5), Roma 2007.&#xD;
&#xD;
&#xD;
Un fattore che ha motivato, quindi, molti produttori ad entrare nel settore,&#xD;
produttori anche senza una chiara identità cattolica, che invece qualifica la Lux Vide,&#xD;
leader indiscusso del settore con una library di titoli religiosi tra le più vaste a livello&#xD;
nazionale e internazionale.&#xD;
«Tutti coloro che si occupano di televisione» – sostiene Armando Fumagalli –&#xD;
«sanno che le fiction a contenuto religioso sono prodotti che di solito ottengono un&#xD;
grande successo. L’accoglienza riservata a queste fiction è uno dei veri “fenomeni”&#xD;
della televisione italiana degli ultimi quindici anni e, fra l’altro, è un fatto abbastanza&#xD;
specifico del nostro paese, che non ha equivalenti di questo rilievo in altre nazioni&#xD;
europee […]L’idea che le fiction religiose siano facilmente apprezzate dal pubblico&#xD;
ha fatto sì che si lanciassero su questo genere negli ultimi anni anche produttori e in&#xD;
generale professionisti che hanno un’ispirazione religiosa che a essere generosi&#xD;
potremmo definire “generica” o “tiepida”»2.&#xD;
Al centro del nostro studio, dunque, l’analisi di questo successo, della fiction a&#xD;
carattere religioso, nello specifico delle miniserie bio-agiografiche di santi, papi e&#xD;
preti; tre polarizzazioni che abbiamo ritenuto tra le più rappresentative e interessanti&#xD;
del panorama della fiction religiosa.&#xD;
Anzitutto, abbiamo cercato di capire se si tratti di un fenomeno che si è sviluppato&#xD;
unicamente nel periodo indicato, gli anni Novanta e Duemila, coincidenti tra l’altro&#xD;
con la ripresa della fiction televisiva italiana, dopo un lungo decennio, gli anni&#xD;
Ottanta, segnati dalla massiccia importazione di telefilm americani e di soap opera&#xD;
sudamericane. Oppure, come abbiamo segnalato, che trovi la sua origine, il suo&#xD;
precedente anche negli sceneggiati Rai degli anni Sessanta e nel cinema a carattere&#xD;
religioso, sia italiano sia risalente alla grande stagione del kolossal biblicocristologico hollywoodiano.&#xD;
Dopo questo iniziale excursus storico, abbiamo cercato di inquadrare il fenomeno&#xD;
nell’ambito televisivo e nella società italiana contemporanea. Ci siamo domandi,&#xD;
pertanto, quanto abbia influito il rinnovato contesto della fiction televisiva anni&#xD;
Novanta e Duemila sul filone delle minisere religiose, allargando lo spettro di&#xD;
indagine alla società italiana, rintracciando i significativi cambiamenti nella sfera&#xD;
politica, sociale e culturale del Paese, nonché proponendo una riflessione sullo stato&#xD;
della religione cattolica in Italia.&#xD;
Interessante, infatti, comprendere come mai una società apparentemente segnata&#xD;
da un processo di secolarizzazione, dalla diminuzione della pratica religiosa, dal calo&#xD;
delle vocazioni, manifesti un singolare “ritorno del sacro”, un fermento religioso con&#xD;
ricadute anche in ambito televisivo, nel nutrito seguito delle fiction religiose, ma che&#xD;
in generale attraversa i vari media e comparti dell’industria culturale italiana (ad&#xD;
esempio, lo straordinario incremento dell’editoria religiosa sia cattolica sia laica&#xD;
degli anni Duemila).&#xD;
Uno studio simile ha richiesto poi un chiarimento sulla presenza del religioso nei&#xD;
media, nello specifico della televisione, badando dunque alle modalità di accesso e di&#xD;
trattazione del religioso3, con i conseguenti rischi di smarrimento di senso.&#xD;
2&#xD;
&#xD;
A. Fumagalli, Filmare l’ineffabile. Spiritualità e audience nelle fiction a contenuto religioso, in N.&#xD;
Dusi, G. Marrone (a cura di), Destini del sacro. Discorso religioso e semiotica della cultura, Meltemi,&#xD;
Roma 2008, pp. 203-213, p. 203.&#xD;
3&#xD;
Cfr. A. Bourlot, Il religioso nei media, in D. E. Viganò (a cura di), Dizionario della comunicazione,&#xD;
Carocci, Roma 2009; D. Iannotta, D. E. Viganò, Essere. Parola. Immagine. Percorsi del cinema&#xD;
biblico, Effatà Editrice, Cantalupa (To) 2000.&#xD;
&#xD;
Delineati gli aspetti politici, socio-culturali e religiosi che hanno influito sul grado&#xD;
di attenzione e di incidenza della fiction religiosa, abbiamo ristretto il nostro lavoro&#xD;
al campo della fiction italiana, fotografando anzitutto la grande diffusione del&#xD;
formato della miniserie televisiva in due puntate, erede contemporanea dello&#xD;
sceneggiato di un tempo, per poi passare ad una dettagliata mappatura delle fiction&#xD;
religiose.&#xD;
Riconosciuta la produzione religiosa nel formato della serie, della serie all’italiana&#xD;
(Dio vede e provvede, Un prete tra noi, Casa famiglia, Don Matteo), e della sit-com&#xD;
(Don Fumino, Don Luca-Don Luca c’è), e inquadrato l’incidenza del grande&#xD;
Progetto Bibbia, abbiamo proposto un’accurata rassegna delle bio-agiografie di&#xD;
santi, papi e preti esemplari anni Novanta e Duemila.&#xD;
Nel proporre tale quadro, abbiamo fatto ricorso anche agli studi dell’Osservatorio&#xD;
della fiction italiana curati da Milly Buonanno (editi da Rai Eri, nelle collane VQPT&#xD;
e Zone), nonché al riscontro dei principali quotidiani nazionali, in particolare il&#xD;
“Corriere della Sera” e “la Repubblica”.&#xD;
Al termine di questa mappatura, abbiamo cercato di restringere ulteriormente il&#xD;
campo di studio a una selezione di fiction, una miniserie bio-agiografica di maggior&#xD;
successo per polarizzazione (Padre Pio, Papa Giovanni, Don Bosco), per analizzare&#xD;
le componenti narrative e stilistiche; per comprendere l’impianto delle miniserie&#xD;
religiose e la centralità, spesso declinata in chiave eroica, del personaggio raccontato.&#xD;
Abbiamo fatto riferimento, seppure in maniera tangenziale, perché non rispecchia&#xD;
l’approccio scelto e l’ambito di formazione, alla metodologia della semiotica&#xD;
greimasiana.&#xD;
A conclusione del nostro lavoro, abbiamo proposto una lettura degli ascolti&#xD;
televisivi, attraverso delle tabelle esemplificative e un grafico, per chiarire i numeri&#xD;
delle miniserie religiose, il trend di ascolti nell’arco degli anni Novanta e Duemila,&#xD;
proponendo anche una comparazione tra le varie polarizzazioni, santi, papi e preti,&#xD;
ricomprendendo il Progetto Bibbia della Rai e il ciclo Gli amici di Gesù di Mediaset.&#xD;
Sulla base di tale lettura dei dati di ascolto, ci siamo posti delle domande, cui&#xD;
abbiamo cercato di dare delle risposte. Perché tra tutte le fiction, le miniserie a&#xD;
carattere religioso vanno così bene? Qual è il pubblico che le guarda? Il pubblico&#xD;
delle signore anziane frequentatrici del rosario pomeridiano, oppure sono narrazioni&#xD;
che interessano in maniera trasversale la popolazione italiana? Sono anche segnali di&#xD;
un desiderio di ritrovare un rapporto, un contatto con il religioso, che non trova&#xD;
risposta nei canali e nelle istituzioni “tradizionali”? E che tipo di figure religiose&#xD;
vengono narrate: si tratta di religiosi dalla vita esemplare oppure eroi di finzione&#xD;
dall’aspetto religioso?&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-26T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/547">
    <title>Le rappresentazioni cinematografiche dell'Altro nell'Europa mediterranea</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/547</link>
    <description>&lt;Title&gt;Le rappresentazioni cinematografiche dell'Altro nell'Europa mediterranea&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Barucca, Claudia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-28&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;L’incontro con l’alterità migrante costituisce un’attualità importante e quotidiana&#xD;
nella contemporaneità globale ed europea. Ci proponiamo di indagare i rapporti&#xD;
tra questo fenomeno e le sue elaborazioni discorsive, attraverso una riflessione&#xD;
critica sulle rappresentazioni cinematografiche contemporanee dell’Europa&#xD;
mediterranea tra il 1995 e il 2007. Partiremo dalle riflessioni filosofiche sul&#xD;
concetto di identità e identificazione tra l’io e Altro (in Ricoeur e Lévinas) e tra&#xD;
colonizzato e colonizzatore (in Fanon). Intendiamo far dialogare i testi&#xD;
cinematografici con i cultural studies, in particolare nella loro declinazione&#xD;
postcoloniale (da Hall, Spivak, Said fino alla nuova antropologia e ai border&#xD;
studies). Elaborando la lezione gramsciana sui rapporti tra egemonia, cultura e&#xD;
subalternità questi studi guidano il nostro lavoro sull’alterità, sulle identità&#xD;
multiple e diasporiche e sulla critica alla retorica del multiculturalismo. Il nostro&#xD;
intento è quello di lavorare sul Mediterraneo come area geografica, storica, e&#xD;
soprattutto come retorica di confine, che si dimostra condizione per uno&#xD;
sguardo interessante e produttivo sul rapporto tra marginalità identitaria e modi&#xD;
di rappresentazione. Filtreremo la nostra analisi attraverso gli interrogativi e le&#xD;
proposte di T. Elsaesser, R. Chow, H. Naficy e A. Kaplan per comporre una&#xD;
cartografia fluida dei testi cinematografici della sponda nord del Mediterraneo.&#xD;
Osserveremo brevemente le proposte di classificazione e definizione del&#xD;
cinema europeo come world cinema e in particolare del cinema migrante e&#xD;
diasporico, per poi analizzare le forme narrative ed estetiche che assume&#xD;
l’incontro con l’Altro e tra differenze, i rapporti tra dimensione relazionale e&#xD;
dinamiche dello sguardo e le rappresentazioni delle identità migranti e multiple&#xD;
(double o multiple occupancy – Elsaesser). La nostra proposta è dunque quella&#xD;
di attraversare l’arcipelago del cinema europeo contemporaneo del&#xD;
Mediterraneo per interrogarci sulle condizioni e le possibilità di un “pensiero&#xD;
meridiano” (Cassano, Zolo). L’“alternativa mediterranea” non vuole proporsi&#xD;
come nuovo paradigma o modello culturale omogeneo, ma occasione e&#xD;
condizione per un pensiero critico del/sul confine (border thinking). Questa&#xD;
proposta contribuisce alla riflessione teorica sulla retorica discorsiva del&#xD;
multiculturalismo occidentale superandola e svelandone il carattere egemonico.&#xD;
Dall’analisi sui modi del border filming mediterraneo, gli interrogativi sul&#xD;
“multiculturalismo critico” o sul nuovo “umanesimo critico” e “post-umanista” si&#xD;
aprono verso le più recenti elaborazioni critiche contemporanee. Questi studi&#xD;
coinvolgono diverse discipline (sociologia, filosofia, teoria politica, economia e&#xD;
diritto) e lavorano su una riarticolazione del rapporto centro-periferia (Nord,&#xD;
Sud, Occidente, Oriente), e attraverso lo studio critico delle democrazie liberali&#xD;
occidentali e del fenomeno della globalizzazione si aprono alle proposte dei&#xD;
nuovi studi cosmopoliti subalterni (South Global).&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-27T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/546">
    <title>La metropoli contemporanea e la sperimentazione audiovisiva</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/546</link>
    <description>&lt;Title&gt;La metropoli contemporanea e la sperimentazione audiovisiva&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Ravesi, Giacomo&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-28&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Una volta si diceva «città» e tanto bastava. Una volta si diceva «cinema» e tanto&#xD;
bastava. I due termini, pur nella possibilità evidente di una eterogeneità&#xD;
d’interpretazione, evocavano – almeno nel senso comune – un immaginario piuttosto&#xD;
chiaro e consolidato. Ora non più. Figure emblematiche della modernità e dei suoi&#xD;
processi più caratteristici, la città ed il cinema si ritrovano oggi in una complessa fase&#xD;
transitoria, che mette in discussione non solo la natura essenziale, ontologica della&#xD;
loro struttura, ma soprattutto il senso della loro trasformazione.&#xD;
La ricerca vuole esaminare i complessi cambiamenti occorsi nel panorama urbano&#xD;
contemporaneo, alla luce delle nuove forme percettive e cognitive, esperienziali ed&#xD;
estetiche che il tessuto metropolitano produce nella vita quotidiana del cittadino.&#xD;
Sulla scia delle recenti analisi di studiosi, come Anne Friedberg, Giuliana Bruno,&#xD;
Anthony Vidler, Germano Celant, Rosalind Krauss, Hal Foster, lo studio muove un&#xD;
confronto tra i prodotti dell’architettura e delle arti visive attuali rintracciando una&#xD;
circolarità interdisciplinare di motivi, precetti e dispositivi espressivi, concentrandosi&#xD;
sulle ricerche condotte nell’ambito della sperimentazione audiovisiva (dal cinema&#xD;
delle avanguardie all’underground, dalle arti elettroniche al web, dall’animazione&#xD;
sperimentale al music video). Visioni ed esperienze urbane, certamente sui generis,&#xD;
ma decisive per ripensare e rilanciare il binomio immagini in movimento-città nelle&#xD;
storie del cinema e delle arti e tentare di intravedere i loro possibili percorsi futuri.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-27T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/545">
    <title>L'orchestrazione nel cinema hollywoodiano contemporaneo, 1970-2010</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/545</link>
    <description>&lt;Title&gt;L'orchestrazione nel cinema hollywoodiano contemporaneo, 1970-2010&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Montepaone, Raffaele Andrea&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-28&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;L’intento del progetto di ricerca è di analizzare gli strumenti dell’orchestra e l’orchestrazione,&#xD;
ovvero l’arte della scrittura di tutte le loro parti all’interno di una colonna sonora, impiegandoli ed&#xD;
intrecciandoli per associarli alle sequenze del testo filmico ed ottenere, mediante opportune&#xD;
combinazioni, effetti di sicura presa sullo spettatore.&#xD;
Il periodo storico trattato riguarda la Hollywood degli ultimi quarant’anni, anche se sono presenti&#xD;
diversi richiami ai decenni precedenti del cinema americano ed europeo, soprattutto italiano.&#xD;
La tesi è divisa in due parti: nella prima, oltre ad un quadro storico-artistico del cinema dal 1970&#xD;
ad oggi con le differenze con il passato e alla trattazione di vari esempi di collaborazioni&#xD;
compositori-registi, le innovazioni tecnologiche e le contaminazioni degli stili, trova posto&#xD;
un’ampia mappatura di teoria e generi in cui non solo la musica ma anche il suono risulta&#xD;
fondamentale per il testo filmico. Si analizzano le differenze della musica diegetica ed&#xD;
extradiegetica attraverso la definizione della stessa diegesi, della concezione di suono e spazio,&#xD;
delle ragioni delle varie tipologie di musica all’interno del testo filmico fino ad arrivare ai&#xD;
significati del suono, attraverso il pensiero di diversi studiosi che, nel corso del tempo, si sono&#xD;
occupati del problema. Vengono analizzate le sequenze di varie opere in cui l’uso di diverse&#xD;
tecniche ed effetti di orchestrazione è stato associato ad altrettante tecniche registiche per effetti di&#xD;
particolare rilievo (tecniche come lo zoom e il crescendo orchestrale, il montaggio ritmico e le&#xD;
percussioni…). In chiusura della prima parte viene trattata l’influenza che hanno esercitato, e&#xD;
continuano tuttora ad esercitare, i più grandi compositori della Hollywood contemporanea sul&#xD;
cinema italiano, sia a livello di pura composizione sinfonica che di idee musicali associate alla regia.&#xD;
Nella seconda parte si analizzano, per ciascun strumento dell’orchestra, le sequenze di varie opere&#xD;
filmiche in cui il suo uso è stato di particolare rilievo, sia dal punto di vista musicale che&#xD;
cinematografico, anche con alcuni esempi grafici. Tali esempi derivano direttamente dalle partiture&#xD;
originali del film, catalogate con cura in anni di ricerche personali.&#xD;
Il progetto di ricerca viene completato da una ricca appendice in cui vengono presentati esempi di&#xD;
organici orchestrali originali di alcuni film hollywoodiani particolarmente importanti per la loro&#xD;
concezione sinfonica.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-27T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/442">
    <title>Figure dell'estasi : dalla riflessione di Ejzenštejn alla teoria della performance</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/442</link>
    <description>&lt;Title&gt;Figure dell'estasi : dalla riflessione di Ejzenštejn alla teoria della performance&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Panfili, Riccardo&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-05-04&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;1) In primis il nucleo da cui prende avvio la presente ricerca è dato dalla&#xD;
riflessione dell'ultimo Ejzenstejn,  in particolare dai concetti irrelati di Estasi e&#xD;
Pathos - espressi soprattutto in modo organico nel volume La natura non&#xD;
indifferente. Abbiamo tentato di mettere a fuoco le contraddizioni inerenti alla&#xD;
formulazione ejzenstejniana del concetto di pathos: in quest'ottica ci siamo&#xD;
soffermati nel tratteggiare una sorta di genealogia della teoria della ricezione&#xD;
spettatoriale,  convulsamente elaborata da Ejzenstejn durante tutta la sua vita&#xD;
(Intermezzo I). Ci è servito per mettere in luce le radici da cui germina - come una&#xD;
pianta contraddittoria e frastagliata - il concetto stesso di pathos,  elaborato&#xD;
nell'ultima parte della vita del regista.&#xD;
In secondo luogo si è trattato di dimostrare alcuni pregnanti punti di&#xD;
contatto esistenti tra il concetto di messa in scena del procedimento elaborato da&#xD;
Victor Sklovskij e alcuni aspetti della riflessione estetica ejzenstejniana,  a partire&#xD;
dal processo di estasi dei codici linguistici per finire con le riflessioni sul colore.&#xD;
Nell'ottica di un'arte che palesa i suoi stessi processi compositivi - e li rende&#xD;
tangibilmente percepibili allo spettatore - abbiamo preso ad analisi le riflessioni&#xD;
sviluppate da Ejzenstejn intorno alla musica di Alexander Skrjabin,  considerata, &#xD;
dallo stesso Ejzenstejn,  come modello aureo di messa in scena del procedimento e&#xD;
di arte organica che si basa sulla legalità interna dei fenomeni naturali&#xD;
(Intermezzo II).&#xD;
2) Abbiamo cercato di dimostrare - tramite l'analisi del processo percettivo&#xD;
della pars-pro-toto e la conseguente dialettica tra Rappresentazione (izobrazenie) e&#xD;
Immagine (obraz) - come l'Estasi in realtà sia un "procedimento",  una "figura"&#xD;
centrale anche nel pensiero di Ejzenstejn precedente alla Natura non indifferente&#xD;
(e presente soprattutto,  implicitamente,  nelle riflessioni di Teoria generale del&#xD;
montaggio: in realtà Ejzenstejn ne accenna già nelle Integrazioni all'Articolo di&#xD;
Stoccarda del 1929).&#xD;
3) In particolar modo nella produzione teorica ejzenstejniana della metà degli&#xD;
anni '30 - i due volumi La natura non indifferente e Teoria generale del&#xD;
montaggio,  i saggi Montaggio 38,  Organicità e Immaginità e Il montaggio verticale -&#xD;
il corpo umano assurge a modello assoluto nella concezione di un'opera d'arte&#xD;
organica che si configura come corpo e organismo. Come cercheremo di&#xD;
dimostrare,  non si tratta di un corpo neutro e generico (per usare categorie tratte&#xD;
dalla Antropologia della performance),  bensì di un corpo estatico,  in definitiva di&#xD;
un corpo performativo: sia esso il corpo dell'attore (con particolare riferimento&#xD;
all'attore stanislavskijano) o il corpo del mistico (con particolare riferimento agli&#xD;
"esercizi spirituali" di Ignacio di Loyola).&#xD;
Quindi,  il modello dell'Estasi e dell'opera d'arte organica,  sembra nascere da&#xD;
una profonda osservazione,  da un accanito studio del corpo performativo,  sia&#xD;
esso il corpo estatico del mistico,  o,  in misura maggiore,  il corpo attoriale&#xD;
immerso nella fucina del "lavoro su di sé". Detto in altri termini si tratta della&#xD;
puntuale comparazione tra il corpo dell'opera d'arte e il corpo estatico del&#xD;
performer.&#xD;
In questa direzione Ejzenstejn (soprattutto in Teoria generale del montaggio)&#xD;
ci offre uno studio puntuale della teoria e della pratica dell'attore in Stanislavskij:&#xD;
è noto l'interesse costante dimostrato da Ejzenstejn nei confronti del teatro e in&#xD;
particolar modo dell'arte dell'attore.&#xD;
4) L'ultimo passaggio teorico consiste,  quindi,  nell'approfondimento -&#xD;
sottolineiamo: già totalmente presente nella riflessione di Ejzenstejn - del&#xD;
confronto fra l'estasi performativa,  l'ex-stasis conquistata dal performer per mezzo&#xD;
del lavoro su di sé,  e l'estasi dell'opera d'arte organica,  quindi la comparazione fra&#xD;
il corpo performativo e il corpo dell'opera d'arte organica auspicata da Ejzenstejn.&#xD;
Si tratterà,  dunque,  di "rileggere" l'Estasi di Ejzenstejn attraverso gli&#xD;
strumenti della "Teoria della performance".&#xD;
All'interno della variegata e vasta produzione gravitante attorno alla "Teoria&#xD;
della performance" abbiamo scelto dei precisi modelli teorici: da una parte&#xD;
l'Antropologia della performance elaborata da Victor Turner,  dall'altra le&#xD;
riflessioni di Jerzy Grotowski,  di Carmelo Bene e di Eugenio Barba,  e infine le&#xD;
analisi condotte dall'antropologo Piergiorgio Giacché,  analisi che partendo dallo&#xD;
studio dell'attorialità di Carmelo Bene giungono a tratteggiare un'originale&#xD;
fenomenologia delle tecniche,  delle "posture" messe in atto dal performer.&#xD;
Segue un'appendice che incarna una sorta di tentativo di applicazione&#xD;
analitica della teoria,  attraverso l'analisi di alcune caratteristiche dell'opus filmico&#xD;
di Serghej Paradzanov,  e alcune riflessioni rapsodiche sull'uso "estatico" dello&#xD;
spazio nei film di Friedrich Wilhelm Murnau.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2009-05-03T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/438">
    <title>La commedia italiana degli anni cinquanta : stili di regia, modelli culturali e identità di genere</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/438</link>
    <description>&lt;Title&gt;La commedia italiana degli anni cinquanta : stili di regia, modelli culturali e identità di genere&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Festinese, Valeria&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-05-04&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;L'oggetto di questa ricerca è la commedia italiana degli anni Cinquanta analizzata secondo&#xD;
un'ottica di gender e in convergenza con lo studio dei modelli culturali del periodo veicolati anche&#xD;
da altre forme di cultura popolare. Seguendo le metodologie dei Cultural Studies,  con l'influenza&#xD;
della Feminist Film Theory,  la ricerca si basa su un doppio terreno di analisi: quello del testo&#xD;
cinematografico e quello del contesto storico.&#xD;
Analizzando un ampio numero di commedie del dopoguerra (circa 200),  si può notare come&#xD;
esse dipingano una cultura popolare in transizione. Negli anni Cinquanta infatti cambiano non solo&#xD;
gli stili di vita,  ma anche le forme culturali e i modelli di consumo in cui tali stili di vita si&#xD;
esprimono. Tenendo dunque conto delle mutazioni in atto nel contesto sociale e storico viene&#xD;
analizzata la figura femminile che si rende in questi anni,  per la prima volta in maniera&#xD;
predominante,  protagonista all'interno del genere della commedia e vengono individuati dei modelli&#xD;
di comportamento,  più o meno emancipati,  che coesistono all'interno del decennio. Nello specifico&#xD;
si nota nella seconda metà del decennio la presenza di un maggior numero di figure femminili che&#xD;
vanno nella direzione di una più decisa autodeterminazione. Un'attenzione particolare è dedicata&#xD;
inoltre al corpo femminile,  che in questi anni assume una centralità nuova nel contesto sociale e&#xD;
culturale,  e al divismo femminile come incarnazione dell'identità nazionale.&#xD;
Quello che viene dimostrato,  dunque,  è come nei film e nel contesto socio-culturale italiano&#xD;
fosse in atto in quegli anni una "lotta" tra consenso e resistenza,  fra tradizione e innovazione.&#xD;
Considerando l'importanza del cinema all'interno del sistema dei media si può comprendere&#xD;
l'importanza decisiva dei film di questo decennio nella formazione dell'immaginario delle donne e&#xD;
degli uomini dell'epoca: il cinema,  insieme ad altre forme culturali,  dietro un'apparenza di&#xD;
conservazione dei valori tradizionali,  ha anticipato e incentivato la diffusione di una varietà di&#xD;
modelli femminili,  accompagnando la generazione degli anni Cinquanta nel rielaborare un modello&#xD;
di sé e di relazione intersoggettiva.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2009-05-03T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/195">
    <title>Schindler’s List/Shoah : la post-memoria e il dibattito sui limiti della rappresentazione : un’analisi culturalista</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/195</link>
    <description>&lt;Title&gt;Schindler’s List/Shoah : la post-memoria e il dibattito sui limiti della rappresentazione : un’analisi culturalista&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Minuz, Andrea&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-04-21&lt;/Issue Date&gt;</description>
    <dc:date>2008-04-20T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/173">
    <title>Ricezioni espanse : il film e le sue cornici</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/173</link>
    <description>&lt;Title&gt;Ricezioni espanse : il film e le sue cornici&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;De Sanctis, Pierpaolo&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-04-21&lt;/Issue Date&gt;</description>
    <dc:date>2008-04-20T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/124">
    <title>Impronte digitali : statuto e articolazioni dell'immagine nel cinema numerico</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/124</link>
    <description>&lt;Title&gt;Impronte digitali : statuto e articolazioni dell'immagine nel cinema numerico&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Uva, Christian&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-04-21&lt;/Issue Date&gt;</description>
    <dc:date>2008-04-20T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/93">
    <title>Disporre audiovisioni: la cinematografia in transito dalla sala al museo e oltre</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/93</link>
    <description>&lt;Title&gt;Disporre audiovisioni: la cinematografia in transito dalla sala al museo e oltre&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Polizzi, Chiara&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-04-21&lt;/Issue Date&gt;</description>
    <dc:date>2008-04-20T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
</rdf:RDF>

