<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rdf:RDF xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://purl.org/rss/1.0/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">
  <channel rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/32">
    <title>DSpace Collection:</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/32</link>
    <description />
    <items>
      <rdf:Seq>
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/560" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/559" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/558" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/552" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/541" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/531" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/530" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/529" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/528" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/527" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/447" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/445" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/443" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/437" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/436" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/422" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/421" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/420" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/419" />
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/409" />
      </rdf:Seq>
    </items>
    <dc:date>2013-05-22T17:54:46Z</dc:date>
  </channel>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/560">
    <title>Il controllo di gestione nelle aziende ospedaliere</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/560</link>
    <description>&lt;Title&gt;Il controllo di gestione nelle aziende ospedaliere&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Abate, Franca&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-15&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il riordino del Servizio Sanitario Nazionale, previsto dal D.lgs 502/92 e successive modificazioni, ha tra i capisaldi fondamentali:&#xD;
la trasformazione delle unità sanitarie locali in aziende, dotate di personalità&#xD;
giuridica propria e di autonomia amministrativa, organizzativa, patrimoniale e&#xD;
contabile;&#xD;
l’adozione generalizzata dell’utilizzo del budget, e quindi l’attivazione del processo di programmazione e controllo di gestione.&#xD;
L’attivazione, nell’ambito di una qualsiasi organizzazione, di un processo di programmazione e controllo di gestione, implica molteplici elementi di criticità&#xD;
riconducibili all’impatto significativo sulle principali componenti del contesto cui si applica (sul sottosistema organizzativo, in termini di ruoli, responsabilità, meccanismi operativi; sul sottosistema informativo-informatico; sul processo decisionale) ed alle necessarie profonde modificazioni di tali componenti.&#xD;
L’attivazione del processo di programmazione e controllo risulta ancor più problematica&#xD;
in un contesto qual è quello dei servizi sanitari, nel quale le difficoltà precedentemente accennate sono rese ancor più critiche da alcuni elementi che caratterizzano il contesto specifico: l’oggettiva complessità organizzativa, l’eterogeneità dei processi di produzione,&#xD;
l’elevata autonomia professionale dei dirigenti e degli operatori dei diversi centri di responsabilità, la carenza di una cultura e di una sensibilità diffusa di carattere economico-aziendale, la tendenza ad una esasperata settorializzazione, con difficoltà notevoli di comunicazione orizzontale (tra comparti diversi dell’azienda) e verticale (tra differenti livelli di responsabilità), la carenza dei diversi sottosistemi informativi di&#xD;
supporto al processo decisionale (gestione dei farmaci, dei materiali sanitari e non&#xD;
sanitari, delle attrezzature).&#xD;
La prima fase logica di un progetto teso al contenimento dei costi è la conoscenza del&#xD;
fenomeno: come si formano i costi all’interno di processi molto complessi come nel caso della prevenzione, della diagnosi e della cura delle malattie. La rilevazione dei costi riferiti ai "centri di responsabilità" è poi un momento decisivo per la determinazione dei costi dei servizi offerti; l’obiettivo deve essere quello di responsabilizzare gli organi dell’azienda, a tutti i livelli, in quanto tutti devono assumere decisioni o tenere comportamenti che servano ad eliminare gli sprechi e le inefficienze al fine di contenere il&#xD;
più possibile il volume di fattore produttivo impiegato, il cui valore economico è ovviamente misurato dai costi.&#xD;
Il presente lavoro prevede:&#xD;
- una prima parte nella quale viene trattata la legislazione italiana relativa al&#xD;
riordino del Sistema Sanitario Nazionale, in particolar modo il D.lgs 502/92 ed il&#xD;
D.lgs 229/99 che hanno creato le condizioni idonee all’introduzione anche nelle&#xD;
aziende ospedaliere dei processi di pianificazione e controllo di gestione. Materia che è poi stata regolamentata con il D.lgs 286/99. Viene trattata l’organizzazione&#xD;
delle aziende ospedaliere nella regione Lazio ed in particolare modo la normativa&#xD;
in materia contabile e patrimoniale prevista dalla legge regionale n.45/96.&#xD;
- Una seconda parte dedicata alle esigenze di controllo ed alle difficoltà che si&#xD;
incontrano nella progettazione di un sistema di controllo in una azienda ospedaliera.&#xD;
- Una terza parte, quella centrale, nella quale sono affrontati gli aspetti tecnicocontabili delle procedure di rilevazione dei costi dei diversi fattori produttivi.&#xD;
Partendo dal budget, che traduce gli obiettivi espressi nei piani e nei programmi&#xD;
aziendali in valori quantitativi, si passa all’esame della contabilità analitica, del&#xD;
piano dei centri di costo, dei costi dei fattori produttivi, dei ribaltamenti, della&#xD;
- Nel capitolo finale vengono sinteticamente riportate le linee guida riguardanti “il&#xD;
sistema di controllo” ed “il sistema di programmazione” redatte dalla regione&#xD;
Lazio, nonché alcuni indicatori pubblicati nel rapporto “Descrizione dell’attività&#xD;
di ricovero, ambulatoriale di emergenza e di assistenza farmaceutica delle strutture ospedaliere del Lazio – anno 2008”, dell’Agenzia di Sanità Pubblica del&#xD;
Lazio.&#xD;
La tutela della salute nella società moderna assume una duplice connotazione: costituisce&#xD;
un bisogno primario dell’individuo ed è una responsabilità diretta della comunità&#xD;
organizzata.&#xD;
Negli ultimi decenni la pubblica amministrazione ha assunto un ruolo fondamentale nella gestione dei servizi sanitari pubblici, in Italia questa tendenza si è rafforzata a seguito dell'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale creato nel 1978 con la legge n.833 1. Si è inteso così garantire la soddisfazione completa del diritto alla salute previsto dall'art.32&#xD;
della Costituzione. Tale articolo prevede che: ”La Repubblica tutela la salute come&#xD;
fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal&#xD;
rispetto della persona umana”.&#xD;
Prima di questo intervento legislativo l'attività di assistenza sanitaria era legata soprattutto agli enti locali.&#xD;
Nel 1992 con il D.lgs n. 502 2 , in attuazione della legge delega n.421/92, la disciplina dell’ordinamento di tutto il sistema sanitario viene riformata e rinnovata al fine di, Legge n. 833 del 23.12.1978 D.lgs 502 del 30.12.1992 pubblicato Gazzetta Ufficiale n. 305 supplemento ordinario del 30.12.1992,&#xD;
orientare con maggiore forza il sistema sanitario verso condizioni di efficacia, efficienza, economicità e competitività. Nelle strutture di gestione e di sviluppo del processo decisionale vengono implementate logiche di tipo manageriale, attraverso la trasformazione delle USL e dei presidi ospedalieri in possesso dei necessari requisiti in aziende; gli viene quindi riconosciuta la personalità giuridica di diritto pubblico.&#xD;
La nuova norma, introduce un nuovo modello di finanziamento: le ASL sono infatti&#xD;
finanziate in base alla “quota capitaria”, mentre le Aziende Ospedaliere ottengono il&#xD;
rimborso della propria attività mediante la valorizzazione a DRG (Diagnosis Related&#xD;
Groups) dei ricoveri effettuati, inoltre il legislatore lascia alle singole Regioni la facoltà di reperire risorse aggiuntive tramite appositi tributi regionali. Il finanziamento mediante i DRG consente di perseguire le seguenti finalità:&#xD;
equità nella distribuzione delle risorse assegnate, è ovvio che l'assegnazione delle&#xD;
risorse in base alle prestazioni erogate rispetta il principio dell'equità meglio del&#xD;
finanziamento in base alle giornate di degenza e al criterio della spesa storica;&#xD;
aumento del numero delle prestazioni erogate, poiché il prezzo corrisposto alle AO&#xD;
per le prestazioni è fisso, al fine di raggiungere un equilibrio fra costi e proventi, occorre realizzare un certo numero di prestazioni che permettano la copertura dei costi fissi;&#xD;
incentivo al miglioramento dell'efficienza delle prestazioni aziendali, il finanziamento a prestazione dovrebbe essere rivolto ad una maggiore attenzione&#xD;
all'impiego delle risorse ed al rendimento dei fattori produttivi.&#xD;
Il D. lgs 502/92 supera quindi definitivamente il modello burocratico e introduce la cultura del controllo manageriale quale “insieme delle analisi, delle valutazioni, delle decisioni e&#xD;
delle azioni idonee a migliorare continuamente la combinazione tecnica ed economica per aumentare le capacità di risposta del sistema pubblico ai bisogni sempre più crescenti”.&#xD;
Attraverso il controllo economico della gestione è possibile confrontare i risultati&#xD;
conseguiti con i valori programmati, individuando gli scostamenti e, ove possibile, le cause. Il legislatore ha recepito la necessità di dotare le aziende pubbliche, e in particolare quelle ospedaliere, di strumenti utili alla formulazione di obiettivi e alla valutazione di risultati necessari per svolgere un controllo interno, effettuato dall’ente stesso.&#xD;
Il controllo interno prevede fondamentalmente tre livelli: il controllo operativo, direzionale e strategico.&#xD;
L’introduzione dell’obbligo della tenuta della contabilità analitica nelle aziende sanitarie, avvenuto nel 1992 con il d.lgs. n.502, ha portato uno dei maggiori cambiamenti in termini di gestione di tali aziende. Scopi perseguibili attraverso il sistema di contabilità analitica sono: il supporto alla contabilità generale, la conoscenza dei costi di prodotto o dei servizi ottenuti dall'azienda, la valutazione delle performance e delle responsabilità espresse in termini economici, la valutazione economica di alcune decisioni riguardanti ad esempio&#xD;
l’analisi della redditività o meno di eventuali prezzi per le prestazioni offerte, l'espressione di giudizi di convenienza economica comparata, il controllo di gestione.&#xD;
Un modello unico di contabilità analitica non esiste, può essere comunque fornito uno&#xD;
schema logico di riferimento, che prevede le seguenti fasi:&#xD;
analisi della struttura organizzativa e definizione del piano dei centri di costo;&#xD;
piano dei fattori produttivi;&#xD;
imputazione dei costi delle risorse ai centri di costo che le hanno utilizzate;&#xD;
ribaltamento dei costi dei centri di servizio, di coordinamento e virtuali sui centri di costo finali;&#xD;
misurazione del volume di produzione svolta nei centri finali;&#xD;
calcolo dei costi unitari dell’output.&#xD;
Il controllo di gestione deve poi provvedere ad effettuare i dovuti raffronti tra costi&#xD;
consuntivi e costi standard, a misurare gli scostamenti, ad individuare le motivazioni che hanno determinato gli scostamenti, ed infine ad individuare le opportune azioni correttive.&#xD;
Il processo di riforma pur modificando le regole formali, non hanno determinato in&#xD;
automatico un cambiamento nei processi decisionali e nei comportamenti delle diverse&#xD;
persone e dei diversi organi che fanno parte del servizio. Per avere un miglioramento del&#xD;
Sistema Sanitario, occorre non solo la cosiddetta “aziendalizzazione”, ma anche la&#xD;
creazione e l’introduzione di condizioni culturali ed operative che diano alle persone la possibilità di gestire al meglio le aziende. In molte realtà il cambiamento non si è realizzato completamente, oggi quindi la vera sfida delle Aziende Ospedaliere è ancora quella di&#xD;
“attuare il cambiamento”, bisogna agire sulla cultura amministrativa ed organizzativa, favorire un modello di governo dell’azienda che lavori per obiettivi, che preveda incentivi, che investa nella formazione delle persone, e sulla qualità dei servizi offerti.&#xD;
E’ in questo contesto che si inserisce l’adozione generalizzata del processo di&#xD;
programmazione e controllo di gestione così come previsto dal D.lgs 502/92, processo&#xD;
chiaramente indispensabile per completare il cambiamento. Anche nelle aziende ospedaliere deve esserci un giusto equilibrio tra l’aspetto economico della gestione -inteso&#xD;
come raggiungimento di un equilibrio tra costi/ricavi e razionalizzazione dei costi- e&#xD;
l’aspetto socio sanitario, inteso come soddisfazione del bisogno di salute.&#xD;
Il controllo di gestione ha il fondamentale compito di conciliare il rispetto dei principi di economicità ed efficienza con quelli di efficacia e qualità; deve indirizzare la gestione e deve consentire ai diversi livelli direzionali di verificare quanto la stessa sia in linea con gli&#xD;
obiettivi previsti nella programmazione annuale.&#xD;
Per mezzo di tale sistema i vertici aziendali sono in grado di valutare il livello di raggiungimento degli obiettivi e le cause dello scostamento; possono individuare aree nelle quali è possibile attuare processi di razionalizzazione della spesa senza ridurre il livello qualitativo dei servizi e delle prestazioni offerte.&#xD;
Gli strumenti ci sono, tutto va verso una forte responsabilizzazione delle Regioni e di tutti gli operatori del settore che dovrebbero riuscire nel breve periodo a contenere la spesa sanitaria entro i limiti programmati. Adeguati sistemi di controllo dovrebbero permettere allo stesso tempo il controllo delle risorse utilizzate e livelli di assistenza sanitaria idonei ad un paese avanzato come il nostro dove la richiesta di assistenza sanitaria è non solo crescente ma sempre più caratterizzata da prestazioni ad elevato contenutoscientifico/tecnologico e quindi economico.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-14T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/559">
    <title>Il risarcimento diretto nel codice delle assicurazioni</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/559</link>
    <description>&lt;Title&gt;Il risarcimento diretto nel codice delle assicurazioni&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Pongelli, Giacomo&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-14&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il risarcimento diretto è la nuova procedura di gestione e liquidazione dei sinistri disciplinata agli artt. 149 e 150 del&#xD;
codice delle assicurazioni (d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209). Il lavoro svolto esamina, inizialmente, l’evoluzione normativa nel sistema assicurativo, prendendo le mosse dall’introduzione, con&#xD;
la legge n. 990 del 1969, dell’azione diretta, che costituisce il necessario presupposto e fondamento del risarcimento diretto.&#xD;
Dopo aver analizzato il funzionamento e le caratteristiche del risarcimento diretto, si è trattato il tema della sua discussa&#xD;
obbligatorietà e conformità ai principi costituzionali, giungendo alla conclusione che la nuova procedura deve considerarsi&#xD;
facoltativa, come risulta chiaramente anche dall’interpretazione espressa dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 180/2009.&#xD;
L’aspetto di maggior rilievo, approfondito nella tesi, riguarda il delicato tema della qualificazione giuridica del rapporto&#xD;
intercorrente tra la compagnia assicurativa del danneggiato e quella del responsabile civile nel risarcimento diretto. Dopo aver&#xD;
escluso gli istituti della sostituzione nel lato passivo dell’obbligazione (delegazione, espromissione, accollo) e le tesi della rappresentanza e del mandato ex lege (largamente sostenute in dottrina), si è scelto di qualificare il rapporto di gestione, che si instaura tra le assicurazioni, come una figura giuridica&#xD;
autonoma, propria del sistema assicurativo, che rientra nell’ampia categoria della sostituzione nell’attività giuridica.&#xD;
L’inquadramento sistematico dell’istituto, operato nella tesi, ha dimostrato che il risarcimento diretto è parte di un sistema&#xD;
fondato sulla responsabilità civile, consentendo, così, di risolvere anche il dubbio terminologico tra “indennizzo” e “risarcimento” diretto, a favore di quest’ultima denominazione.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-13T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/558">
    <title>Il diritto alla salute e il danno biologico : uno studio tra Brasile e Italia</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/558</link>
    <description>&lt;Title&gt;Il diritto alla salute e il danno biologico : uno studio tra Brasile e Italia&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Machado Sturza, Janaina&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-14&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;The present study focuses on the central right to health and the figure of&#xD;
jurisprudence at the biological damage in Italy from a rereading about the&#xD;
Brazilian and Italian juridical ordenament. Initially it is approached the&#xD;
fundamental social right to health in a socio juridical outlook, passing by&#xD;
important socio-historical and constitutional milestones at the search for right to health in Brazil and Italy. It is presented a number of relevant considerations to the Brazilian and Italian juridical ordenament concerning the civil responsibility and damage, making possible to go through the specific approach on the&#xD;
biological damage and its implications for setting and legitimation. Finally, it is&#xD;
analyzed specific jurisprudence cases from the Court and Supreme Court of the state of Rio Grande do Sul, Brazil, utilizing the expressions “right to health” and&#xD;
“damage to health” as search arguments on the respective websites of each court, between 20 may 2004 up to 20 may 2009, in other words, the last five years. Thus, it is possible to use the figure of the Italian biological damage as an argument towards to the protection of the right to health in its various meanings, because the essence of this Italian figure is based precisely on the&#xD;
protection of health. Otherwise, the fundamental social right to health is directly related to an essential guarantee for the full development and satisfaction of the life quality, having the center of every living civil rights the be respect for the&#xD;
man, his dignity and their inalienable rights. Thus, social rights imply different&#xD;
levels of obligations: obligations to respect, to protect and fulfill these rights&#xD;
through a legal legitimate and effective instrumental. It is not enough to&#xD;
recognize and declare the right to health, which must also be guaranteed. Only&#xD;
in this way the society will able to reduce excessive inequality, ensuring the welfare of all and emphasizing primarily the idea of social justice as the fundamental social right to health not just a standard program, but as a "right o all of us and duty of the State."&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-13T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/552">
    <title>The liability of the travel organizer in the european disciplines and the asian disciplines</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/552</link>
    <description>&lt;Title&gt;The liability of the travel organizer in the european disciplines and the asian disciplines&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Song, Chaoqun&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-14&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Europe has for a long time paid the great attention on the protection of the rights&#xD;
and interests of consumers which is shown in the field of tourism through the development of a series of decrees and laws to strict regulations on the liability of travel business operator in order to achieve the protection on the interests and the rights of the travel consumers.&#xD;
No matter The International Convention about the Travel Contract in Brussels or the European uniform directive on the tourism, all of them have focused on making the liability of travel business operator specific and strict, and its prominent feature is that the package travel organizers of the package travel contract need not only to be responsible for the whole package travel product but also need to be charge of various single tourism services composed of the package tourism products no matter whether it is provided by the package travel organizers. The package travel organizers can no longer free themselves from the liability like before with the reason that he is not the providers of the tourism service. So this can be seen as to conduct a comprehensive basis for the protection the rights and interests of tourism consumers and this spirit has been accepted by the EU member states in the following procession to adjust their national laws in accordance with EU directive.&#xD;
With this starting point it gradually forms a relatively complete system of the liability of the package travel organizers through the ways such as the enactment of&#xD;
tourism law and accordingly added to a large number of lega l norms to adjust the&#xD;
liability of the package travel organizers in the travel law and civil law. Although the&#xD;
individ ual EU member States develop their national travel laws in different patterns,&#xD;
but their starting point is the same - to provide a legal basis for the protection of the rights and interests of the travel consumer and constantly improve it.&#xD;
With regards to the level of protection has not been limited to the provided package tourism product itself; it also includes the ultimate goal of the package tour the spiritual enjoyment. Originally it was supported only in the judicial practice and later was incorpor ated into the formal legal provisions by some EU countries; today it has been accepted by more EU member states which expresses the advancement of&#xD;
the entire European region in the protection of the rights and interests of travel&#xD;
consumers and makes its l iability system of the package travel organizers in the&#xD;
forefront of the world. Therefore, tracing the source of the European region in the first part is for the purpose to find the reasons and methods for China to learn from it well. Many countries and regions in Asia have inser ted the Europe's successful&#xD;
experience and theoretical learning into their own construction of the liability regime of package travel organizers . They are engaged in the practice of the different&#xD;
legislative mode and content of the EU countries according to the characteristics&#xD;
themselves. Japan learning the model of French to develop their own independent&#xD;
travel Basic Law to adjust the liability of the package travel organizers , China's&#xD;
Taiwan region in accordance with the German model set up a chapter about the travel&#xD;
contract in the civil law to regulate the liability of the package travel organizers, and Hong Kong Special Administrative Region of China has also kept the case law model&#xD;
of British.&#xD;
Although they are different in the content and model, but they all find their own&#xD;
suitable patterns with the integration of its own characteristics forming their unique&#xD;
style in the course of learning and drawing on the European advanced theories. The&#xD;
detailed discussion about the construction of the liability system of the package travel&#xD;
organizers of these Asian countries in the second part is for the purpose of exploring&#xD;
the absorbing process of these Asian countries and then gives rise to the thought: How can China find the appropriate model of their own country to form its liability system of the package travel organizers in learning and drawing on the European experience.&#xD;
China's tourism industry developed rapidly after the reform and opening-up of 1978, but the problems associa ted with the development of tourism has gradually&#xD;
become apparent in tourism activity, in particular, the issue of the infringement of the legitimate rights and interests of tourists has bee paid attention by a vast number of legislators. Because the relevant laws and regulations in China are very imperfect, China has no travel Basic Law adjusting the liability of the package travel organizers, and in contract law, the travel contract is still taken as a nameless contract, and it can only be applicable to the genera l principles of Civil Law, Contract Law, and Consumer Protection law which leads to the court often make different decisions under the different legal basis for the same or similar cases about the travel contract and which makes the interests rights of tourists can not be protected reasonably and effectively and seriously impede the healthy development of the tourism industry.&#xD;
Therefore, the third part of the article is mainly from two aspects, theory and practice, to discuss China's current legislative status and shortcomings and the&#xD;
breakthrough of judicial practice for the laws about the liability system of the package travel organizers.&#xD;
The study on the liability system of the package travel organizers has for a long&#xD;
time been a rather weak area in the domestic legal research. It is not coordinate with&#xD;
the booming tourism market of China and is not incompatible with an orderly, sound&#xD;
and legal environment after China enters into the WTO under the international&#xD;
standards. Speeding up the construction of the liability system of the package travel&#xD;
organizers in China is not only related to the healthy development of the entire&#xD;
tourism industry, but also affects the protection of the rights and interests of the entire consumer groups. So it plays an important role in socio-economic development of China.&#xD;
In all, the advanced theories and models of the Europe, particularly Italy as well&#xD;
as the learning process in various Asian countries has given us a good example. China&#xD;
has developed into a big tourism country, because tourism becomes an integral part of&#xD;
Chinese living , the various relationships causes by tourism have been throughout the&#xD;
whole of society, the tourism legislation should be a social legislation and its&#xD;
adjustment scope is the entire community, rather than a particular industry, therefore,&#xD;
in order to regulate the liability of the package travel organizers , we must firstly&#xD;
establish a sound tourism legislative system in China and at the same time we must&#xD;
also see that China has its own historical and cultural traditions. In such background&#xD;
how to find a model suitable for China is still firstly considered in the tourism&#xD;
legislation.&#xD;
But anyway, the protection of the rights and interests of tourism consumers and&#xD;
the protection of the rights and interests of consumers as a whole is our persistent goal.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-13T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/541">
    <title>Autorita' indipendenti e contratto : il caso dell'Autorita' per l'energia elettrica e il gas</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/541</link>
    <description>&lt;Title&gt;Autorita' indipendenti e contratto : il caso dell'Autorita' per l'energia elettrica e il gas&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Solinas, Carla&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-14&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La ricerca su “Autorità indipendenti e contratto. Il caso dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas” affronta,&#xD;
dal punto di vista civilistico, i problemi che la regolazione dei mercati da parte delle Autorità indipendenti pone in&#xD;
relazione al contratto.&#xD;
Nel primo capitolo si introduce il tema della regolazione, dei rapporti tra diritto civile, diritto pubblico e diritto dell’economia con l’obiettivo di individuare quali sono i punti di contatto tra disciplina del mercato e disciplina del mercato e di offrire una panoramica dell’attuale dibattito sul tema. Presentato il dibattito della nozione di regolazione del mercato e denunciatane la portata non ancora sufficientemente definita del concetto (e, quindi, il fatto che il riferimento generico alla “regolazione dei mercati”, allo stato, non è utile per affrontare rigorose trattazioni scientifiche dei fenomeni in corso), la ricerca si concentra sull’attività delle Autorità indipendenti normalmente e positivamente ricondotta alla regolazione dei mercati in senso proprio e, in particolare, sull’attività normativa di queste istituzioni pubbliche di regolazione. L’obiettivo diviene, quindi, comprendere se la regolazione proveniente dalle Autorità indipendenti crea nuovi problemi giuridici in materia contrattuale, così come da molti&#xD;
denunciato, e se questo comporti un mutamento rispetto alle concezioni tradizionali del contratto e delle sue fonti&#xD;
di disciplina. L’indagine si inquadra, quindi, in maniera specifica, tra quelle che riguardano più in generale il tema dei&#xD;
rapporti tra contratto, attività di impresa e mercato, e l’interazione delle rispettive discipline.&#xD;
L’opzione metodologica prescelta è quella di studiare tali interazioni partendo da un modello reale di regolazione amministrativa dei mercati e di autonomia privata. Peraltro, se è vero che già da tempo il concetto di autonomia privata ha ricevuto qualificazioni più o meno condivise sulla sua portata (grazie, peraltro, a ricerche che&#xD;
hanno iniziato a ri-costruirlo partendo dal dato positivo), questo lavoro verifica come il concetto di “regolazione” del mercato sia ancora assai dibattuto nel settore giuridico, sicché l’aprioristica adesione all’una o all’altra definizione del fenomeno della “regolazione” rischierebbe di inficiare ogni ricostruzione e spiegazione successiva dello stesso.&#xD;
Per questo motivo, nel secondo capitolo, l’analisi si concentra sulla disciplina di uno specifico mercato regolato, quello dell’energia elettrica, del quale offre una panoramica analizzando le varie delibere adottate dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas in grado di incidere sull’autonomia privata, indicandone gli aspetti problematici e le forme con le quali esse operano. Il settore dell’elettricità si caratterizza di una pluralità di fasi&#xD;
imprenditoriali (la generazione, la trasmissione, la distribuzione e la fornitura dell’energia); l’attenzione si focalizza, in particolare, sulla fase finale della filiera elettrica, l’unica fase che, insieme a quella della generazione è stata&#xD;
completamente liberalizzata a partire dal luglio 2007 e per la quale, quindi, il fenomeno dell’interazione tra gli atti&#xD;
normativi di regolazione dell’Autorità e il principio di autonomia privata si pone nei suoi aspetti più interessanti.&#xD;
Nel terzo capitolo -maturata la consapevolezza che l’Autorità detta le regole della fase precontrattuale o&#xD;
successiva alla conclusione del contratto; impone un determinato contenuto scegliendo quali clausole determinare di imperio e in che modo strutturarle; disciplina la forma; estende tutele e garanzie contrattuali che il legislatore ordinario ha riconosciuto solo ad alcuni soggetti; sostituisce il codice di condotta autonomamente definito dagli operatori di mercato con un codice da essa predisposto e imposto-, si verificano condizioni e presupposti per la legittima incidenza dell’autorità sull’autonomia delle parti. Il più delle volte l’Autorità agisce senza che una precisa disposizione di legge ne abbia appositamente previsto e disciplinato il potere. L’analisi si incentra, perciò, sulle nuove fonti del diritto dei contratti. Il problema è nuovo per il diritto civile o, almeno in molti aspetti, si presenta in forme diverse dal passato per ampiezza e qualità dell’incidenza sulla disciplina contrattuale. Rifiutando le tesi che&#xD;
la attribuzione di poteri regolatori possa giustificare qualsiasi intervento che l’Autorità ritenga di ricondurre ad&#xD;
esigenze di regolazione, e escludendo artificiosi o opportunistici stravolgimenti dottrinari del sistema costituzionale&#xD;
delle fonti, si aderisce alla teoria della natura secondaria degli atti normativi delle Autorità. Si suggerisce a riguardo&#xD;
che, in materia contrattuale, ai tradizionali principi dell’azione delle Autorità elaborati dalla teoria pubblicistica deve aggiungersi anche il rispetto del principio di autonomia privata così come emergente dalla legislazione europea e ordinaria, il quale si impone, secondo la sua portata attuale, come principio fondamentale della materia, alla&#xD;
normazione secondaria. Quest’ultima, quindi, in assenza di precise indicazioni da parte delle fonti sovraordinate, non può considerarsi autorizzata ad alterare i caratteri che tale principio ha in virtù della legge ordinaria, della legislazione comunitaria e, naturalmente, della Costituzione. In aggiunta alle funzioni e agli scopi scientifici per i quali, tradizionalmente, sono state studiate e proposte nel tempo diverse ricostruzioni del principio di autonomia privata, quindi, lo studio della portata del principio di autonomia è oggi necessario e utile anche per definire un concetto che si impone precettivamente come elemento di valutazione nell’esercizio del potere normativo delle&#xD;
autorità amministrative pubbliche quali sono le Autorità indipendenti.&#xD;
Altro aspetto analizzato è quello della portata dell’incidenza autoritativa (amministrativa) sul contratto e, in&#xD;
particolare, sul suo contenuto. Il tema è quello relativo al valore, nell’economia contrattuale, delle determinazioni&#xD;
eteronome dell’Autorità. La tesi si conclude, quindi, con una riflessione sul ruolo del contratto nel diritto della&#xD;
regolazione. In virtù della sempre più marcata funzionalizzazione di esso ad obiettivi generali e pubblici il contratto&#xD;
diventa strumento per la costruzione dei mercati in senso concorrenziale e può quindi annoverarsi tra gli strumenti attraverso i quali passa la regolazione pubblica, accanto a quelli tradizionalmente individuati dalla dottrina pubblicistica.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-13T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/531">
    <title>La rappresentazione nel bilancio ordinario di esercizio delle fusioni societarie : un confronto tra la normativa contabile interna e gli standards IAS/IFRS</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/531</link>
    <description>&lt;Title&gt;La rappresentazione nel bilancio ordinario di esercizio delle fusioni societarie : un confronto tra la normativa contabile interna e gli standards IAS/IFRS&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Luciani, Valerio&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-15&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;L’adozione a livello comunitario degli accounting standard IAS/IFRS (IAS, International Accounting Standards, prima,e IFRS, International Financial Reporting Standards,successivamente) nonché dei relativi documenti interpretativi (SIC, Standards Interpretations Committee, in seguito denominati IFRIC, International Financial Reporting Interpretations&#xD;
Committee) ha determinato, in attesa del completo recepimento delle direttive UE in tema di modernizzazione contabile, la coesistenza nel nostro ordinamento di due modelli di bilancio aventi finalità marcatamente differenti: la maggior parte delle piccole-medie imprese continua, infatti, ad applicare la normativa locale mentre le società quotate e gli intermediati finanziari redigono i propri conti individuali e consolidati secondo le disposizioni emanate dallo IASC/IASB (IASC,&#xD;
International Accounting Standard Committee, successivamente IASB, International Accounting Standard Board).&#xD;
La disciplina civilistica è sostanzialmente finalizzata alla determinazione del reddito distribuibile oltre a costituire un primo riferimento in relazione ad alcune vicende societarie, quali, ad esempio,&#xD;
l’acquisto di azioni proprie, l’emissione di obbligazioni, il diritto di recesso di un socio. Ne deriva un impianto normativo caratterizzato da un elevato grado di prudenza che si concreta nel divieto di&#xD;
iscrizione di utili non realizzati.&#xD;
I principi contabili internazionali delineano, al contrario, un corpus di regole volto a soddisfare le aspettative informative degli investitori, ipotizzando un allineamento tra le esigenze di questa&#xD;
categoria di stakeholder e quelle della maggior parte degli altri destinatari del bilancio. In tale ottica, il sistema degli standard IAS/IFRS enfatizza il ruolo del fair value, abbandonando il principio della simmetria negativa delle stime, nella convinzione che lo stato patrimoniale avrebbe&#xD;
lo scopo di evidenziare il valore economico dell’impresa mentre il conto economico dovrebbe tendenzialmente rappresentare la variazione nell’equity value avvenuta durante l’esercizio di riferimento. Tendenzialmente, poiché i criteri di valutazione predisposti dallo standard setter&#xD;
comunitario non consentono di raggiungere tale fine. Si consideri, infatti, che l’iscrizione a valori correnti è obbligatoria solo per alcune poste dell’attivo, costituendo, nella maggior parte dei casi, un criterio alternativo all’approccio fondato sul costo storico. Peraltro, i principi IAS/IFRS, non&#xD;
consentono, al pari della normativa domestica, l’iscrizione in bilancio dell’avviamento generato internamente (self generated goodwill).&#xD;
La diversa finalità del bilancio si riflette anche nella modalità di rappresentazione in bilancio delle aggregazioni aziendali (business combinations), ovvero delle operazioni che comportano il trasferimento delle attività e passività afferenti un complesso aziendale in funzionamento dietro un corrispettivo che può assumere natura “azionaria” o “monetaria”.&#xD;
E’ ben noto che le concentrazioni aziendali possono essere realizzate attraverso i seguenti istituti giuridici:&#xD;
- cessione d’azienda/ramo d’azienda;&#xD;
- cessione di partecipazioni&#xD;
- conferimento d’azienda/ramo d’azienda;&#xD;
- fusione societaria;&#xD;
- scissione societaria.&#xD;
Le metodologie di rilevazione delle combinazioni fra imprese, sviluppate nel corso degli anni dalla dottrina e dalla prassi professionale nazionale ed internazionale, possono essere classificate in due categorie: pooling of interests e acquisition (purchase) method.&#xD;
Secondo il pooling of interests, gli elementi patrimoniali trasferiti sono recepiti dal soggetto concentratario agli stessi valori a cui erano in carico presso il soggetto che effettua l’apporto.&#xD;
L’acquisition method prevede, invece che, le attività, compreso l’avviamento, e le passività siano iscritte nei conti dell’acquirente ai rispettivi valori correnti mentre gli elementi patrimoniali&#xD;
appartenenti a quest’ultimo rimangono iscritti ai precedenti book value.&#xD;
Nel contesto nazionale, l’impiego di uno o dell’altro metodo è funzione dell’istituto giuridico prescelto per porre in essere l’aggregazione: la fusione e la scissione sono rilevate attraverso il pooling of interests; il conferimento e la cessione tramite l’acquisition method precisando che&#xD;
l’acquirente è sempre identificato nella società conferitaria e nel soggetto cessionario. &#xD;
Nel contesto IAS, in virtù della piena applicazione del principio della prevalenza della sostanza sulla forma che contraddistingue tale modello di bilancio, il metodo di rilevazione delle business&#xD;
combinations è espressione della finalità perseguita tramite l’aggregazione: nelle operazioni che realizzano il trasferimento del controllo per almeno una delle entità coinvolte, la situazione patrimoniale&#xD;
successiva all’integrazione deve dare evidenza ai valori correnti delle attività e passività che compongono il business per il quale è avvenuto il mutamento del soggetto economico mentre non sono ammesse rivalutazioni per le entità facenti capo all’acquirente. Viceversa, per le operazioni infragruppo, in cui non vi è sostanzialmente negoziazione di capitale d’impresa, il bilancio della reporting entity riflette i valori contabili dei complessi aziendali coinvolti nella combinazione economica.&#xD;
L’obiettivo del presente elaborato è quello di illustrare le metodologie di rappresentazione delle fusioni societarie previste dalla normativa contabile interna e dagli accounting standard IAS/IFRS.&#xD;
La prima parte del lavoro, del tutto introduttiva rispetto all’argomento centrale della trattazione, affronta i profili normativi, strategici e valutativi della fusione. In particolare, dopo aver fornito la&#xD;
definizione dell’operazione, si presenta un quadro sintetico della disciplina civilistica in materia.&#xD;
Successivamente si espongono le finalità economiche ed aziendali che si perseguono tramite la fusione. In ultimo, sono analizzate le principali problematiche inerenti la determinazione del&#xD;
rapporto di cambio quale meccanismo di regolazione del corrispettivo dell'azienda assorbita, costituito da azioni o quote della società incorporante o di nuova costituzione, rapporto che si basa sulla&#xD;
valutazione del capitale economico delle entità partecipanti all’integrazione .&#xD;
La seconda parte affronta il processo di formazione del bilancio iniziale di fusione.&#xD;
Nel primo capitolo si illustrano i criteri di redazione della situazione patrimoniale immediatamente successiva alla fusione introdotti con la riforma del diritto societario (art. 2504 – bis c.c., quarto&#xD;
comma) ed integrati dalle previsioni dell’OIC 4. Si procederà, anche attraverso l’ausilio di alcune esemplificazioni, ad un’analisi delle principali tipologie di fusione (fusione per incorporazione con e&#xD;
senza legami di partecipazione, fusione inversa, fusione per unione) soffermando l’attenzione sul significato economico, e il conseguente trattamento contabile, delle differenze di fusione da annullamento e da concambio.&#xD;
Nel secondo capitolo si prendono in esame le regole di rilevazione delle aggregazioni aziendali previste dai principi contabili internazionali ed in particolare dall’IFRS 3, la cui nuova versione (IFRS 3 revised 2009) è stata pubblicata dallo IASB il 10 gennaio 2008 ed adottata dalla&#xD;
Commissione UE con Regolamento N. 495 del 3 giugno 2009.&#xD;
Il terzo capitolo ha lo scopo di illustrare le modalità di rappresentazione in bilancio delle fusione societarie nell’ambito IAS/IFRS, con riferimento anche alle operazioni “riorganizzative”, fuori dal&#xD;
campo di applicazione dell’IFRS 3 revised. Coerentemente con la finalità dell’elaborato si affrontano esclusivamente le tematiche concernenti il processo di formazione del bilancio iniziale di fusione. Non verranno dunque analizzate le implicazioni contabili dell’aggregazione per quanto concerne il bilancio consolidato dell’entità che ottiene, o già deteneva, il controllo della società concentrataria.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-14T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/530">
    <title>Le fattorie sociali nel piu' ampio alveo delle imprese sociali</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/530</link>
    <description>&lt;Title&gt;Le fattorie sociali nel piu' ampio alveo delle imprese sociali&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Bergamo, Giulia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-15&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il settore economico primario o meglio, nello specifico, il comparto dell’Agricoltura, è stata oggetto di interesse di studiosi, politici, giuristi e sociologi da diversi decenni, orientandosi il punto di vista dell’osservatore ora su taluni ora su talaltri aspetti del&#xD;
“pianeta contadino”.&#xD;
Il versante economico ha sovente osservato il settore agricolo allo scopo di delineare&#xD;
le migliori politiche di incentivi da riservare a questo fondamentale e spesso&#xD;
“antieconomico” comparto del produrre mondiale.&#xD;
I ripetuti insuccessi ed i contrasti in seno ai policy makers internazionali in materia&#xD;
hanno nel tempo relegato l’agricoltura un po’ ai margini del percorso più ampio di&#xD;
sviluppo rurale che le comunità nazionali ed internazionali si prefiggevano; in altri&#xD;
termini, il comparto agricolo è stato via via sempre più marginalizzato a livello&#xD;
istituzionale, politico e locale perché ritenuto un “dato di fatto”, acquisito e&#xD;
immutabile, privo dei requisiti spesso sognati di “motore dello sviluppo delle&#xD;
campagne”.&#xD;
I (forse) peggiori danni commessi dalle politiche successive a questo sottile percorso sono però soltanto uno dei motivi per cui il presente lavoro si è orientato una volta ancora al mondo agricolo: il vero motivo risiede nell’evidenza che, sin dai primi studiosi dell’Economia Aziendale, il tema delle imprese agricole è stato sempre&#xD;
oggetto di ampio interesse da parte degli aziendalisti per la sua poliedrica ed insieme&#xD;
unitaria prospettiva della produzione (primaria, secondo un autorevole maestro).&#xD;
Il tema si è fatto vieppiù interessante nel momento in cui alcune realtà di imprese&#xD;
agricole hanno accolto nel loro operare soggetti (disabili, ex detenuti, persone a vario titolo svantaggiate) che un certo modo di intendere il welfare state non riusciva a&#xD;
gestire in maniera efficace ed efficiente, ponendosi quindi a fianco del public sector&#xD;
quali soggetti erogatori di servizi alla persona, argomento di eccezionale attualità in materia di politiche di spesa, ma anche e soprattutto di sussidiarietà e di aziendalità.&#xD;
Il lavoro dunque – dopo aver inquadrato il tema dell’agricoltura sociale all’interno&#xD;
dell’imprenditoria sociale e questa all’interno del più ampio tema della natura e&#xD;
vocazione sociale di tutte le aziende-imprese – cerca di far luce sulle prospettive del comparto agricolo-sociale collegate sia alla finalità di una migliore attrattività sociale ed economica che al traguardo di più ampie opportunità di lavoro e di reddito nelle aree rurali. Questo specifico percorso di sviluppo rurale si può considerare, insieme, una peculiare declinazione della multifunzionalità dell’azienda agricola e un perno decisivo della sperimentazione di nuovi e più efficaci modelli di welfare in grado di&#xD;
valorizzare il capitale sociale dei territori rurali. Il sostegno allo sviluppo&#xD;
dell’Agricoltura Sociale si configura, pertanto, come un’azione chiave per&#xD;
raggiungere almeno due obiettivi di fondo:&#xD;
a) accrescere la competitività delle aziende agricole, mediante una diversificazione dei servizi erogati; dalla mera produzione di beni ma anche offerta di opportunità per le persone svantaggiate siano esse ex detenuti, tossicodipendenti, svantaggiati fisici e psichici; b) migliorare l’immagine e i servizi offerti dalle aree rurali.&#xD;
Lo scopo che si prefigge il presente lavoro è:&#xD;
 Individuare normative giuridiche e ambiti di dibattito politico/culturale relativi&#xD;
all’agricoltura sociale;&#xD;
 Relazionare, circa le attività connesse al settore che ci occupa, con riferimento&#xD;
alle iniziative a livello Europeo sia operative che a livello di ricerca;&#xD;
 Affrontare “ l’universo Fattorie Sociali”, con particolari indicazioni, relative agli attori operanti nel settore ( soggetti svantaggiati ,portatori di handicap ecc.) ed alle differenti modalità di “problem solving”;&#xD;
 Ottenere, nello specifico settore delle scelte normative/socioeconomiche e&#xD;
progettuali, un quadro quanto più preciso possibile delle opzioni effettuate&#xD;
dallo Stato centrale e dalle Regioni con una particolare attenzione agli interventi previsti dal PSN e dai PSR, nonché dal Quadro Strategico Nazionale (QSN) e dai POR FERS e FSE e dalle altre politiche pubbliche nazionali e regionali (sociali, sanitarie, istruzione…).&#xD;
Il crescente interesse attorno all’agricoltura sociale è teso sia ad aumentare l’uso e conseguentemente l’efficacia di risorse (aziende agricole e relative strutture) territorialmente “esplose”, con lo scopo di un sostanziale riavvicinamento, che ad&#xD;
assicurare un efficiente rete di servizi, con risorse disponibili sul territorio ed in&#xD;
ultimo alla definizione di nuove pattuizioni tra mondo politico, privato sociale e&#xD;
privato d’impresa.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-14T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/529">
    <title>Il processo di globalizzazione contabile nelle economie in ipersviluppo : il caso Cindia</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/529</link>
    <description>&lt;Title&gt;Il processo di globalizzazione contabile nelle economie in ipersviluppo : il caso Cindia&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Manfredi, Simone&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-15&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il decennio passato ha visto una grande attenzione e molti sforzi focalizzati sulla&#xD;
convergenza degli standard contabili. Mentre il progresso è stato considerevole, è&#xD;
importante riflettere sulle sottigliezze delle differenze (impegno, tempismo, processi e portata) secondo i paesi e di comprendere che gli effetti della globalizzazione degli standard contabili va oltre la mera relazione dei risultati economici, sociali, politici, religiosi e culturali.&#xD;
Tutto ciò ha avuto delle particolari implicazioni in Cina e India.&#xD;
La Cina deve considerare le conseguenze economiche derivanti dalla convergenza&#xD;
degli standard contabili. Malgrado il suo approccio estremamente positivo agli IFRS, la&#xD;
Cina non si affretta ad adottare questi standard e cedere la sua sovranità per l’impostazione degli stessi.&#xD;
Differenti sono stati gli sviluppi della contabilità indiana nel contesto della&#xD;
globalizzazione in corso dell’economia di questo Paese. L’India è ancora alle prime fasi del suo coinvolgimento nel processo di globalizzazione degli standard contabili. Ciò ha determinato l’attenzione dell’attività e dello sviluppo economico dell’India da parte dei Pesi esteri.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-14T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/528">
    <title>Firm valuation of companies operating in emerging market economies : an analysis of the importance of environment, social and governance factors when valuing an investment in an emerging market economy</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/528</link>
    <description>&lt;Title&gt;Firm valuation of companies operating in emerging market economies : an analysis of the importance of environment, social and governance factors when valuing an investment in an emerging market economy&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Marocco, Alessandra&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-15&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;L’economia dei paesi emergenti ha registrato una forte crescita negli ultimi dieci anni, i&#xD;
mercati dei capitali di tali economie sono cresciuti notevolmente ed i titoli di molte società operanti in tali paesi sono ora quotati sia nelle borse locali che a New York e Londra.&#xD;
Alcune di queste società hanno una alta capitalizzazione di borsa ed hanno acquisito&#xD;
società operanti nelle economie mature, quali Stati Uniti ed Europa.&#xD;
In questo contesto l’interesse del mondo accademico e professionale per le economie dei paesi emergenti è cresciuto notevolmente e con questo l’importanza di comprendere il&#xD;
funzionamento di tali mercati dei capitali e le loro principali caratteristiche.&#xD;
Negli ultimi anni è stata prodotta molta letteratura sulle caratteristiche delle economie dei paesi emergenti e sulla valutazione delle società operanti in tali paesi. Particolare enfasi è stata data al maggior grado di rischio connesso con un investimento in un ambiente normativo non molto regolamentato e trasparente, e sulla scarsità e qualità di informazioni disponibili sui mercati e sulle società quotate.&#xD;
Allo stesso tempo la crescita delle economie emergenti è avvenuta, e sta continuando ad&#xD;
avvenire, attraverso uno sfruttamento non controllato delle risorse naturali, prestando&#xD;
scarsa attenzione alle problematiche ambientali e spesso sfruttando una forza lavoro mal pagata in ambienti lavorativi inadeguati.&#xD;
In questo quadro, l’attenzione alle&#xD;
problematiche ambientali, agli aspetti sociali ed alla governance delle società quotate operanti in paesi emergenti, è aumentata notevolmente negli ultimi anni, sollevando il problema dello sviluppo sostenibile e dell’importanza di perseguire investimenti sostenibili.&#xD;
Nel presente lavoro sono illustrate le sfide e le difficoltà che si incontrano nel valutare le società operanti nei paesi emergenti e sull’importanza di includere l’analisi della gestione dei fattori ESG (Environment, Social and Governance) nel processo di valutazione delle società operanti nei paesi in via di sviluppo, soprattutto alla luce della recente crisi&#xD;
finanziaria mondiale. In particolare, nel valutare le società operanti nei paesi emergenti è importante (i) comprendere il contesto in cui opera l’impresa all’attraverso un’analisi critica delle principali caratteristiche del mercato; (ii) analizzare i dati economico finanziari&#xD;
della società oggetto di valutazione, ed incorporare gli stessi nel modello di valutazione scelto, sia esso il metodo dei flussi di cassa scontati o il metodo dei multipli di borsa delle società comparabili e delle transazioni comparabili; (iii) analizzare quale è la politica della&#xD;
società oggetto di valutazione riguardo ai fattori ambientali, agli aspetti sociali ed alla corporate governance. Una buona gestione della corporate governance, della forza lavoro, degli stakeholders, il rispetto delle norme in materia ambientale, rappresenta in realtà una buona gestione dell’azienda nella sua interezza.&#xD;
La letteratura disponibile sull’argomento in analisi ha dimostrato una correlazione tra il&#xD;
valore dell’impresa e la gestione dei fattori ESG. Nonostante tale evidenza, sussiste ancora resistenza nell’includere delle variabili nuove e non quantitative nel processo di valutazione. Inoltre, deve aggiungersi la scarsità di informazioni disponibili su tali aspetti in quanto le società, anche quelle quotate, non sempre informano il mercato circa i rischi&#xD;
ambientali e sociali o sul proprio sistema di corporate governance, soprattutto se società operanti in mercati dei capitali poco regolamentati, come i mercati dei paesi emergenti.&#xD;
Il presente lavoro si propone di capire se il mercato dei capitali ed i prezzi di mercato dei titoli azionari delle società operanti in paesi emergenti riflettano sia la performance economico-finanziaria delle società quotate, sia la politica della società stessa riguardo i fattori ESG. Il lavoro è supportato da un’analisi empirica su un campione di società quotate operanti in alcuni paesi emergenti (Brasile, Russia, China e Korea).&#xD;
Il lavoro è strutturato in due parti. La prima include i primi tre capitoli e la seconda comprende gli ultimi due. Nella prima parte sono illustrate le principali caratteristiche dei mercati emergenti. Particolare attenzione è stata data a quelle caratteristiche che sono strettamente connesse con il valore del capitale economico di un impresa, quali il livello di&#xD;
liquidità dei mercati, il rischio paese, i fattori macroeconomici, i principi contabili e il grado di accuratezza nell’applicazione di principi contabili internazionali IFRS ed il sistema di governance dei mercati e delle società. Nel secondo capitolo è presentata&#xD;
un’analisi delle principali sfide e problemi di applicazione dei principali metodi di&#xD;
valutazione utilizzati, quali il metodo dei flussi di cassa scontati e il metodo dei multipli di borsa delle società comparabili e delle transazioni comparabili.&#xD;
Nella seconda parte del lavoro è illustrata l’importanza dei fattori ESG sul valore&#xD;
dell’impresa, in particolare come rappresentazione della qualità della gestione della stessa, ed è esaminata la letteratura corrente sull’argomento. E’ inoltre fornita un’analisi comparativa delle diverse politiche riguardo i fattori ESG in alcuni paesi emergenti, con particolare attenzione alla prassi valutativa di investitori e financial advisor in Cina, India e Brasile. Nel quinto capitolo è illustrata l’integrazione dei fattori ESG nel processo valutativo di società operanti nei paesi emergenti. Un’analisi empirica è inoltre fornita su un campione composto da tre clusters di società quotate operanti nel paesi emergenti. Le società del campione sono quelle incluse nella Goldman Sachs Sustain Global Focus List: una lista di società operanti sia in mercati evoluti che in mercati emergenti in cinque settori industriali redatta dalla banca d’affari Goldman Sachs e oggetto di uno studio,&#xD;
redatto dalla stessa banca, sull’importanza dell’inclusione dei fattori ESG nel processo&#xD;
valutativo.&#xD;
L’analisi empirica presentata nel presente studio è limata alle società operanti nel settore dell’energia e delle risorse naturali. Sono stati osservati i prezzi di mercato di tali società nel periodo che va dal 5 novembre 2007 al 20 gennaio 2010. I risultati dell’analisi dimostrano che, le società che presentano dei ritorni positivi in termini di flussi di cassa e che hanno delle politiche efficaci di gestione dei fattori ESG hanno resistito meglio alla&#xD;
recente crisi finanziaria, recuperando completamente il valore di mercato perso durante il periodo compreso tra novembre 2007 e marzo 2009, dove quest’ultimo rappresenta il picco più basso del valore dei mercati dei capitali mondiali. Il mercato dei capitali riconosce dunque l’importanza di perseguire uno sviluppo sostenibile, e nel lungo periodo soltanto&#xD;
le società che sono in grado di integrare la sostenibilità nelle proprie strategie di business saranno in grado di mantenere valore. I risultati della stessa analisi, svolta invece su società appartenenti agli stessi settori industriali ma in mercati maturi (Europa e Stati Uniti), evidenzia che la tesi del presente lavoro è valida soprattutto per le società operanti&#xD;
in paesi emergenti caratterizzati da una regolamentazione dei mercati dei capitali meno stringente, da un quadro normativo debole e da un rischio paese elevato.; Emerging market economies have grown dramatically during the last decade, their&#xD;
financial markets have grown with them with a enormous number of companies that went&#xD;
public. Today, a few of these companies are global player with their shares listed in New&#xD;
York or London, have a large market capitalization, branches and operations outside their domestic markets and have started lately to be active in the Merger &amp; Acquisition market by acquiring companies operating in the developed markets.&#xD;
In this contest the interest for emerging market economies of academicians and&#xD;
practitioners, such as investors and financial advisors, has increased dramatically and with it has increased the importance of fully understanding such capital markets and their characteristics.&#xD;
There has been a rapidly developing body of literature about emerging market economies&#xD;
and valuation of firms operating in emerging markets economies, underlining the extra&#xD;
level of risk associated with investments in poorly regulated, not transparent and not&#xD;
truly informative capital markets.&#xD;
At same time the rapid economic growth of emerging market economies has increased the&#xD;
speed of the depletion of natural resources, has increased the level of pollution connected with the poor attention to the environment, has generated social problems linked to the work conditions inflicted to workers. Given the above, the attention to Environment, Social and Governance factors has increased dramatically and with that the attention and focus on sustainable development and sustainable investments.&#xD;
In this study it is illustrated the challenged faced when valuing a firm operating in an emerging capital market and the importance of incorporating the analysis of the ESG factors in the valuation process. When estimating the firm value it is essential to: (i) understand the environment in which the company operate thru a complete analysis of the main characteristic of such emerging capital market; (ii) analyse the target company fundamentals, its financial returns and understand the challenges faced when valuing a firm using the Discounted Cash Flow method and the Relative Valuation methods, and (iii) analyse the target company attitude towards Environment, Social and Corporate Governance (ESG).&#xD;
A good management of corporate governance, employees, stakeholders, and the environment represents a good proxy of the quality of company management. Recent literature demonstrates a correlation between firm value and ESG factors. Despite such evidence, there is still reluctance in comprising a new set of variables&#xD;
in the valuation process, which is almost entirely based on quantitative variables.&#xD;
Moreover, companies do not always inform the market about environmental and social&#xD;
risks, and this is particularly true in emerging capital markets.&#xD;
The question that is addressed in this study is if the capital markets and the stock prices reflect both the financial returns and the quality of ESG factors of firms operating in emerging capital markets.&#xD;
An empirical analysis has been performed on a panel composed by 3 clusters of companies operating in emerging markets.&#xD;
This study proceeds in two parts. The first part is from Chapter 1 to Chapter 3, and the&#xD;
second part is from Chapter 4 to Chapter 5.&#xD;
In the first part are illustrated the main&#xD;
characteristics of emerging capital markets. Particular attention has been given to the&#xD;
characteristics strictly connected with the firm value such as market liquidity, country risk, macroeconomic factors, market and corporate governance and accounting standards. In chapter 2 is provided an analysis of the main issues and challenges faced when valuing firms in emerging capital markets with particular attention to the issues related to the application of the discounted cash flow method and the relative valuation methods.&#xD;
In the second part it is illustrated the importance of Environment, Social and Governance (ESG) factors on firm value, particularly as an evidence of the quality of company management. Such thesis is supported by a detailed analysis of current literature, surveys and researches on this matter. A comparative analysis of the attitude of investor and financial advisors towards ESG in China, India and Brazil is also provided in chapter 4. In chapter 5 is illustrated how we can include the ESG factors when valuing a firm operating&#xD;
in an emerging capital market. An empirical analysis has been performed on a panel&#xD;
composed by 3 clusters of companies operating in emerging markets. The companies&#xD;
included in the 3 clusters, have been chosen on the basis of a research done by the&#xD;
investment bank Goldman Sachs on the importance of ESG factors in company valuation.&#xD;
Said research introduce the Goldman Sachs Sustain Global Focus List: a list of companies operating in five industry sectors, classified in leaders, average and laggards, according to their financial performance, industry theme and ESG factor score. The empirical analysis presented in this study is limited to the companies operating in the natural resources&#xD;
industry (steel, aluminium, oil and gas) in emerging markets (Russia, China, Korea and&#xD;
Brazil) and mature markets.&#xD;
The analysis of these companies’performance, in term of stock price, has been observed&#xD;
in the period between November 2007 and January 2010. The empirical results suggest&#xD;
that companies with strong cash returns and strong ESG policies resisted better to the&#xD;
recent global financial crisis, and were able to recover completely the market value lost during the period between November 2007 and March 2009, the latter identified as the&#xD;
lower pick on capital markets value.&#xD;
Moreover, the results of same analysis performed on companies operating in mature&#xD;
markets underline the fact that the thesis of this work is particularly true for companies operating in emerging markets economies which are characterized by weak legal system, weak capital market governance, high level of country risk.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-14T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/527">
    <title>Agenzia di rating e informazioni al pubblico nella legge Draghi, dopo il recepimento della direttiva "Market Abuse" e l'emanazione della legge 262/05</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/527</link>
    <description>&lt;Title&gt;Agenzia di rating e informazioni al pubblico nella legge Draghi, dopo il recepimento della direttiva "Market Abuse" e l'emanazione della legge 262/05&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Sacco Ginevri, Andrea&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-14&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il presente studio si propone di (ri)costruire, in una prospettiva di sistema, i profili tipologici che caratterizzano il modello societario “agenzia di rating” (nel prosieguo, indifferentemente, anche “società di rating”) unitamente ai vincoli di sistema nel rispetto dei quali l’attività di rating propriamente detta deve necessariamente svolgersi e ai riflessi che la recente normativa cogente in materia di rating è suscettibile di produrre in ordine alla (eventuale) responsabilità delle agenzie di rating per informazioni inesatte.&#xD;
Scostandosi dal percorso sinora condotto nella letteratura italiana e non, il&#xD;
presente lavoro non è circoscritto all’esame di una o più prospettive di indagine della&#xD;
fattispecie, bensì si propone di collocare le società di rating in un’ottica di sistema, e pertanto, di analizzare in maniera connessa fra loro tutte e tre le principali prospettive di osservazione del fenomeno, e segnatamente:&#xD;
(i) l’organizzazione societaria e aziendale delle società di rating;&#xD;
(ii) la regolamentazione primaria e secondaria che disciplina, oramai in&#xD;
maniera cogente, lo svolgimento dell’attività valutativa caratteristica;&#xD;
(iii) l’eventuale responsabilità civile in cui le agenzie potrebbero incorrere in&#xD;
conseguenza della diffusione al mercato di un’informativa inesatta.&#xD;
Il filo conduttore dell’intero lavoro è costituito dalla messa a fuoco dell’intrinseca connessione che lega fra loro i tre profili di analisi sopra indicati e, in particolare, dell’incidenza che una corretta osservanza dei recenti precetti normativi applicabili alle società di rating è in grado di produrre sul regime di responsabilità in cui le stesse potrebbero incorrere nello svolgimento della propria attività valutativa. Il percorso d’analisi in cui si articola il lavoro è suddiviso in aree, che corrispondono ai capitoli di cui la tesi si compone.&#xD;
Il primo capitolo è volto a inquadrare la fattispecie all’interno del sistema&#xD;
normativo vigente, tentando una ricostruzione di massima del significato da attribuire ai principali elementi di cui essa si compone. Pertanto, premessi brevi cenni sulla natura economico-sostanziale del credit rating, si è inteso tracciare un perimetro degli elementi essenziali che compongono la fattispecie in disamina, e cioè determinare (a) la nozione oggettiva di “credit rating”, (b) quella soggettiva di “società di rating”, che tali giudizi&#xD;
tipicamente emette e, di riflesso, (c) l’individuazione dei contorni dell’attività di rating propriamente detta.&#xD;
Già nel primo capitolo sono accennati i principali profili di criticità che hanno&#xD;
caratterizzato il dibattito recente sull’operato delle società di rating e, nello specifico, il problema del conflitto di interessi strutturale in cui esse versano unitamente alla natura oligopolistica del segmento di mercato in cui operano.&#xD;
Nel secondo capitolo si entra nel vivo delle problematiche giuridiche che l’analisi&#xD;
del fenomeno pone. Dopo una sintetica ricostruzione dell’evoluzione della&#xD;
regolamentazione in materia, sono esaminati nella loro interezza i nuovi apparati&#xD;
normativi di recente emanati prima negli Stati Uniti (il Credit Rating Agency Reform&#xD;
Act of 2006 e le relative disposizioni di attuazione) e, solo pochi mesi fa, nell’Unione europea (il Regolamento CE n. 1060/2009 del 16 settembre 2009).&#xD;
L’analisi ermeneutica tiene conto, e non potrebbe essere altrimenti, del ruolo&#xD;
svolto dalle società di rating nella recente crisi della finanza strutturata e, in particolare, della capacità prognostica dei nuovi apparati normativi a far fronte alle inefficienze in tale sede riscontrate. In estrema sintesi, nella prima parte del secondo capitolo viene analizzata la normativa statunitense degli anni 2006 mentre nella seconda parte del 1&#xD;
In sostanza, si è preferito optare per un tentativo di ricostruzione unitaria del binomio “società di rating/responsabilità civile”, cercando di inquadrarne i caratteri indefettibili e l’intrinseca connessione&#xD;
che, nell’ordinamento societario e finanziario vigente, lega l’organizzazione societaria e aziendale della società di rating con la sua responsabilità da attribuzione di rating inesatti.&#xD;
Nel 2 capitolo viene tentata una ricostruzione a sistema delle nuovissime norme comunitarie, introdotte pochi mesi or sono dal citato Regolamento 1060/2009. In assenza di contributi sul punto nella dottrina italiana e non, lo sforzo di ricostruzione del sistema normativo oggi applicabile alle società di rating è stato, per forza di cose, notevole. Si è&#xD;
voluto analizzare il nuovo testo regolamentare sia a livello sistematico sia suggerendo alcune prime possibili soluzioni alle principali questioni ermeneutiche che emergono da una lettura attenta del nuovo Regolamento 1060/2009. L’analisi della normativa comunitaria ricalca tendenzialmente la struttura dell’articolato legislativo e, quindi, è tripartita nelle seguenti aree: (i) principi generali e impatto sul sistema, (ii) regolamentazione del soggetto e della sua attività, (iii) normativa di vigilanza.&#xD;
L’analisi delle questioni propriamente giuridiche che il Regolamento 1060/2009&#xD;
pone si concentra, essenzialmente, sulla delimitazione, oggettiva e soggettiva,&#xD;
dell’ambito di applicazione del nuovo articolato normativo comunitario (che si limita ad assoggettare ai propri precetti vincolanti i rating suscettibili di essere utilizzati a non meglio definiti “fini regolamentari”), sulla definizione delle misure societarie e organizzative atte a scongiurare rischi di inefficienza e conflitto di interessi che sino ad&#xD;
allora avevano caratterizzato l’operato delle agenzie, sulla compatibilità del nuovo&#xD;
apparato legislativo sia con le disposizioni vigenti negli Stati Uniti, sia con le esigenze pratiche che la recente crisi della finanza strutturata ha evidenziato con nettezza.&#xD;
Il filo conduttore che guida l’analisi del nuovo corpus normativo cogente è&#xD;
rappresentato oltre che da un tentativo di tradurre in termini concreti i precetti normativi di nuovo conio, anche nella disamina del loro riverbero sull’eventuale responsabilità civile delle agenzie di rating nei confronti degli investitori (per aver comunicato al mercato i rating poi rivelatisi inesatti, ovvero per non aver adeguato giudizi non più corrispondenti alla realtà delle cose).&#xD;
Nei paragrafi che compongono il secondo capitolo emerge con una certa coerenza&#xD;
di fondo come l’introduzione di un apparato normativo cogente che adesso disciplina in&#xD;
maniera tendenzialmente completa e tecnica l’operato delle società di rating produca&#xD;
significativi riflessi in ordine all’accertamento, in sede di contenzioso civile, di comportamenti rimproverabili da parte delle agenzie e dell’ingiustizia del danno che tali comportamenti abbiano eventualmente prodotto nel patrimonio dei fruitori, diretti o indiretti, del servizio valutativo reso.&#xD;
L’ultima parte del secondo capitolo è dedicata alla normativa di matrice&#xD;
nazionale, al momento ancora settoriale e sporadica, che regola in Italia l’attività di&#xD;
rating, così come più volte mutata a seguito dell’adeguamento dell’ordinamento&#xD;
finanziario italiano alle prescrizioni comunitarie in materia di market abuse e di requisiti minimi di patrimonializzazione da parte degli operatori bancari.&#xD;
Infine, dopo aver ricostruito nei primi due capitoli del presente lavoro la normativa applicabile alle società di rating, i profili tipologici e i vincoli di sistema che&#xD;
ne caratterizzano l’operato e i loro possibili impatti sul comportamento richiesto&#xD;
(rectius, imposto) a tali soggetti, nel terzo capitolo è condotta un’analisi interamente dedicata ai profili di responsabilità civile delle società di rating a fronte dell’eventuale inesattezza dei giudizi di rating resi.&#xD;
Anche in questa circostanza l’assoluta novità delle nuove norme che in via&#xD;
cogente adesso disciplinano l’operato delle agenzie ha richiesto all’interprete di&#xD;
affrontare il dibattuto tema della responsabilità da informazioni inesatte ascrivibile alle società di rating alla luce del nuovo apparato normativo in materia. La verifica circa l’esistenza di una responsabilità delle società di rating nei confronti del pubblico degli investitori che si ritengono danneggiati dall’informativa inesatta muove dalla ricostruzione della valenza che le valutazioni sul merito di credito hanno assunto nella formazione del procedimento decisionale dell’investitore. Appurata la centralità che il 3 rating svolge nella formazione della scelta di investimento da parte dell’investitore&#xD;
retail, è condotta una puntuale indagine circa la sussistenza dei singoli elementi che, ove riscontrabili, danno luogo all’illecito civile in capo alle agenzie.&#xD;
La ricostruzione di tali elementi ha suggerito una previa disamina di forme di&#xD;
responsabilità da inesatta informativa al mercato similari (come, ad esempio, quella&#xD;
della banca nei confronti dei terzi interessati a conoscere la solvibilità di un cliente) per verificare l’applicabilità al caso di specie (per quanto mutatis mutandis) delle conclusioni cui dottrina e giurisprudenza sono pervenute in materie affini.&#xD;
Nel terzo e ultimo capitolo sono poi ricostruite, disgiuntamente fra loro, sia la tesi della responsabilità aquiliana delle società di rating (ad oggi prevalente in dottrina) che quella della responsabilità da contatto sociale (che potrebbe trovare nuovi sostenitori a seguito della recente introduzione legislativa di uno statuto delle società di rating ben definito), e sono forniti alcuni spunti che - valorizzando i riflessi che l’introduzione di&#xD;
un corpus normativo in materia ha prodotto anche sul regime di responsabilità delle&#xD;
agenzie - fanno ritenere più plausibile, rispetto al passato, una riconduzione nell’alveo delle disciplina “contrattuale” della responsabilità in oggetto.&#xD;
Sebbene la forma di responsabilità principalmente indagata, in letteratura nonché nel presente lavoro, sia quella dell’agenzia nei confronti del terzo investitore remoto fruitore di un giudizio di rating già previamente pubblico, sono altresì esaminate per brevi cenni anche altre forme di responsabilità dell’agenzia, tra cui quella nei confronti dell’emittente (erroneamente) valutato e quella nei confronti dei creditori dell’emittente&#xD;
che abbiano concesso credito all’emittente medesimo per effetto del giudizio di rating&#xD;
poi dimostratosi fuorviante.&#xD;
Con formula sintetica, l’obiettivo sotteso al presente lavoro è stato quello di&#xD;
tentare una ricostruzione tipologica e sistematica del soggetto “società di rating” e, conseguentemente, della sua responsabilità, fornendo anche una prima interpretazione del recentissimo corpus normativo che adesso regola la materia.&#xD;
La prospettiva di indagine seguita, atteso il suo carattere globale, può quindi&#xD;
rivelarsi d’ausilio (i) sia nella prospettiva delle società di rating, che sono chiamate ad uniformare i propri requisiti organizzativi e operativi al nuovo dettato normativo, (ii) sia nell’ottica dell’investitore che fruisce dei rating, affinché se ne avvalga in maniera&#xD;
efficiente nella determinazione delle proprie scelte di investimento e sia in grado di valutare con esattezza la ricorrenza di eventuali pregiudizi risarcibili, (iii) sia infine per&#xD;
quanto concerne gli operatori qualificati che utilizzano i rating a “fini regolamentari”, i quali dovranno saper discernere di quali giudizi potranno avvalersi per rispettare le normative di volta in volta applicabili&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-04-13T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/447">
    <title>Il risarcimento del danno per violazione delle norme sulla concorrenza: legittimazione ed antitrust injury</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/447</link>
    <description>&lt;Title&gt;Il risarcimento del danno per violazione delle norme sulla concorrenza: legittimazione ed antitrust injury&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Padellaro, Matteo&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-27&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il lavoro si propone di approfondire le tematiche legate alle azioni di risarcimento del danno per violazione delle norme antitrust nel nostro ordinamento.&#xD;
Nonostante il fitto dibattito in corso,  specie a valle della pubblicazione da parte della Commissione di un Libro Bianco sull'argomento, molti profili rimangono ancora sullo sfondo, complice il&#xD;
limitato ricorso a tale forma di tutela dinanzi alle corti nazionali. Basti pensare che solo in tempi relativamente recenti, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la legittimazione della categoria dei&#xD;
consumatori a ricorrere allo strumento risarcitorio in ambito antitrust.&#xD;
L'esperienza americana,  presa a riferimento nell'analisi,  dimostra in realtà come l'illecito antitrust presenti spiccate peculiarità,  essenzialmente in ragione della sua portata plurioffensiva e della sua&#xD;
conseguente attitudine a propagare conseguenze dannose nei confronti di una molteplicità di soggetti collocati a diversi livelli del mercato e secondo "parabole" molto differenziate. In particolare,  non solo consumatori finali e imprese concorrenti,  ma anche altre categorie di soggetti come ad esempio fornitori,  distributori,  lavoratori,  soci o finanziatori possono risultare direttamente&#xD;
o indirettamente pregiudicati da illeciti concorrenziali,  assumendo a secondo delle circostanze il ruolo di vittima designata dell'illecito, di vittima incidentale della violazione o ancora di soggetto attraverso il cui danno il responsabile della violazione raggiunge il suo intento anticoncorrenziale.&#xD;
A fronte di tale scenario,  l'analisi svolta tenta di individuare nel nostro ordinamento criteri e principi che consentano di fornire una risposta - per quanto possibile coerente con le indicazioni provenienti l'ordinamento comunitario - a due quesiti che la giurisprudenza americana si è trovata ad affrontare più di trent'anni fa, in un contesto per certi versi simile a quello che&#xD;
caratterizza l'attuale conformazione del private enforcement nazionale e comunitario:&#xD;
(i) sotto il profilo soggettivo,  quali categorie di attori sono astrattamente legittimate a proporre un'azione risarcitoria per violazione della normativa antitrust?&#xD;
(ii) sotto il profilo oggettivo,  è possibile individuare un criterio di carattere generale che consenta di predeterminare le circostanze concrete in cui gli appartenenti alle suddette&#xD;
categorie dovrebbero poter ottenere il ristoro dei danni subiti?&#xD;
Tali profili appaiono di fondamentale importanza per definire i margini concreti di applicabilità della disciplina a tutela della concorrenza di fronte alle giurisdizioni civili e per dotarsi sin da ora&#xD;
degli strumenti interpretativi necessari per rapportarsi alla complessa fenomenologia del danno antitrust assicurandone uno sviluppo equilibrato,  in un momento in cui l'attenzione delle istituzioni competenti e della dottrina risulta piuttosto concentrata sulle modalità attraverso cui incentivare&#xD;
quanto più possibile il ricorso (anche collettivo) dei privati alla tutela risarcitoria.&#xD;
L'esperienza statunitense dimostra infatti con chiarezza che un accesso indifferenziato alla tutela risarcitoria da parte di tutti coloro che per le ragioni più diverse possono risultare pregiudicati da&#xD;
una condotta anticoncorrenziale è in grado di tradursi in un eccesso di contenzioso,  paradossalmente suscettibile disincentivare le imprese dall'adozione di comportamenti aggressivi ma leciti e per questa via di pregiudicare la coerenza stessa del sistema di repressione degli illeciti antitrust.&#xD;
In questo quadro,  il tentativo portato avanti nell'indagine è quello di individuare dei criteri coerenti con il nostro sistema dell'illecito che permettano di limitare la possibilità di ottenere il ristoro dei&#xD;
danni subiti a quelle fattispecie in cui l'interesse dell'attore risulti effettivamente allineato a quello&#xD;
che la normativa antitrust intende proteggere.&#xD;
La teoria del danno causalmente qualificato e la sua riferibilità all'interno dell'indagine sull'ingiustizia del danno costituiscono la risposta elaborata in questo lavoro agli specifici quesiti&#xD;
posti.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2009-04-26T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/445">
    <title>Il credito ai consumatori categorie civilistiche e nuove prospettive comunitarie</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/445</link>
    <description>&lt;Title&gt;Il credito ai consumatori categorie civilistiche e nuove prospettive comunitarie&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Costa, Andrea&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-27&lt;/Issue Date&gt;</description>
    <dc:date>2009-04-26T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/443">
    <title>La garanzia di conformità nella vendita di beni di consumo</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/443</link>
    <description>&lt;Title&gt;La garanzia di conformità nella vendita di beni di consumo&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Bortone, Pierpaolo&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-27&lt;/Issue Date&gt;</description>
    <dc:date>2009-04-26T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/437">
    <title>Diniego d'imbarco, ritardo e cancellazione del volo: tutela del passeggero</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/437</link>
    <description>&lt;Title&gt;Diniego d'imbarco, ritardo e cancellazione del volo: tutela del passeggero&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Vadalà, Chiara&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-27&lt;/Issue Date&gt;</description>
    <dc:date>2009-04-26T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/436">
    <title>Servizi telefonici non richiesti</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/436</link>
    <description>&lt;Title&gt;Servizi telefonici non richiesti&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Di Mauro, Leonella&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-27&lt;/Issue Date&gt;</description>
    <dc:date>2009-04-26T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/422">
    <title>I fondi immobiliari italiani retail: indagine conoscitiva sui modelli di valutazione utilizzati dagli esperti indipendenti</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/422</link>
    <description>&lt;Title&gt;I fondi immobiliari italiani retail: indagine conoscitiva sui modelli di valutazione utilizzati dagli esperti indipendenti&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Marcelli, Toni&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-27&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;I fondi immobiliari italiani hanno assunto,  negli anni,  una dimensione crescente in termini sia di numerosità sia di patrimonio gestito,  rappresentando un importante veicolo di investimento immobiliare per gli investitori retail e qualificati.&#xD;
E' aumentata,  parallelamente l'attenzione da parte degli operatori e degli studiosi del settore verso tale strumento del risparmio gestito.&#xD;
La gestione del fondo immobiliare è,  senza dubbio,  complessa e richiede competenze di varia natura: finanziaria,  immobiliare,  amministrativa,  commerciale e organizzativa.&#xD;
Nel rispetto dei vincoli posti dalla normativa di riferimento,  essa si può certamente avvalere di principi e di metodologie ampiamente utilizzati nel settore finanziario e industriale a condizione però di considerare le peculiarità tipiche degli investimenti e del mercato immobiliare.&#xD;
Il presente lavoro si sofferma su alcuni profili gestionali rilevanti per i fondi immobiliari ed,  in particolare,  sull'attività di valorizzazione degli asset posta in essere dalle SGR nelle diverse fasi dell'attività gestoria (investimento,  gestione,  disinvestimento).&#xD;
L'indagine che è stata condotta sulle informazioni rese agli investitori attraverso la documentazione,  contabile e non,  dei fondi ha l'obiettivo di esaminare le prassi consolidatesi nel periodo gennaio 2006 - giugno 2008 in tema di valutazione degli asset immobiliari.&#xD;
Gli argomenti vengono affrontati dal punto di vista sia teorico e metodologico che pratico e applicativo.&#xD;
Il capitolo I ricostruisce il quadro normativo di riferimento e la disciplina generale dei fondi immobiliari italiani. Particolare attenzione viene dedicata alla regolamentazione delle diverse tipologie di fondi immobiliari presenti sul mercato ed alla loro funzione economica.&#xD;
Il capitolo II descrive i diversi soggetti coinvolti nell'operatività dei fondi immobiliari nonché le funzioni svolte dai medesimi nelle diverse fasi dell'attività gestoria posta in essere dalle SGR.&#xD;
Il capitolo III descrive una delle figure chiave per il funzionamento di un fondo immobiliare: l'esperto indipendente. Particolare attenzione è dedicata alla ricostruzione del quadro normativo di riferimento ed,  in particolare,  ai criteri e alle modalità da adottare per la valutazione dei beni immobili. Nel medesimo capitolo vengono altresì descritti i metodi di valutazioni maggiormente utilizzati dalla prassi valutativa nonchè i principali parametri utilizzati negli stessi.&#xD;
Il capitolo IV descrive i principali dati dell'industria italiana dei fondi immobiliari in termini di andamento del numero delle SGR,  delle tipologie di fondo offerte nonché delle principali scelte gestorie poste in essere nel periodo di riferimento. Il capitolo si propone altresì di individuare le possibili cause alla base del consistente incremento,  registratosi nell'ultimo anno,  delle quotazioni a sconto dei fondi immobiliari retail rispetto ai valori correnti del patrimonio.&#xD;
Il capitolo V definisce il campione oggetto di indagine,  la documentazione oggetto di analisi nonché i principali obiettivi della stessa.&#xD;
Il capitolo VI descrive i risultati dell'indagine all'interno delle diverse fasi gestorie,  quali: fase di investimento; fase di gestione e fase di disinvestimento. Particolare attenzione viene posta alla descrizione delle scelte di asset allocation dei fondi,  del mercato degli esperti indipendenti,  anche in termini di concentrazione del medesimo,  nonché delle principali metodologie di valutazione utilizzate. Spunti di riflessioni vengono svolti anche con riferimento ad alcuni trend riscontrati nella prassi valutativa nel periodo considerato.&#xD;
Il capitolo VII sintetizza i principali profili di criticità emersi nel corso dell'indagine ed auspica una misura di intervento regolamentare,  anche a livello europeo,  volta ad armonizzare l'attività valutativa,  attraverso la predisposizione di un apposito albo degli esperti indipendenti.&#xD;
L'assenza di un albo e ancor più di un organo di controllo ha, infatti, lasciato all'autonomia privata la determinazione di linee guida e di standard di valutazione&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2009-04-26T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/421">
    <title>La crisi d'impresa e piani di ristrutturazione: profili economico-aziendali</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/421</link>
    <description>&lt;Title&gt;La crisi d'impresa e piani di ristrutturazione: profili economico-aziendali&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Sirleo, Giampiero&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-27&lt;/Issue Date&gt;</description>
    <dc:date>2009-04-26T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/420">
    <title>Le opzioni reali come metodo per la valutazione delle aziende</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/420</link>
    <description>&lt;Title&gt;Le opzioni reali come metodo per la valutazione delle aziende&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Santi, Antonio&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-27&lt;/Issue Date&gt;</description>
    <dc:date>2009-04-26T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/419">
    <title>La partecipazione dei comuni all'accertamento tributario: effetti sulla redazione del bilancio sociale</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/419</link>
    <description>&lt;Title&gt;La partecipazione dei comuni all'accertamento tributario: effetti sulla redazione del bilancio sociale&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Castaldi, Luigi&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-27&lt;/Issue Date&gt;</description>
    <dc:date>2009-04-26T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/409">
    <title>Dall'economia d'azienda all'economia dei gruppi aziendali</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/409</link>
    <description>&lt;Title&gt;Dall'economia d'azienda all'economia dei gruppi aziendali&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Celli, Massimiliano&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-27&lt;/Issue Date&gt;</description>
    <dc:date>2009-04-26T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
</rdf:RDF>

