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    <title>La programmazione strategica nelle amministrazioni pubbliche</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/567</link>
    <description>&lt;Title&gt;La programmazione strategica nelle amministrazioni pubbliche&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Bonomolo, Andrea&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-05-06&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Lo studio qui condotto ha come scopo quello di analizzare il ruolo&#xD;
svolto dall’attività programmatoria strategica nelle amministrazioni&#xD;
pubbliche ed il suo impatto, per un verso, sul principio di distinzione tra&#xD;
politica e amministrazione e, per altro verso, sul buon andamento&#xD;
dell’azione amministrativa, anche in relazione alle aspettative dei cittadiniutenti.&#xD;
Nel settore pubblico, le tecniche di programmazione e controllo hanno&#xD;
conosciuto soltanto di recente un organico assetto normativo ed un&#xD;
apprezzabile sviluppo pratico da parte dei competenti organi di governo. Ciò&#xD;
nonostante, si deve prendere atto che, nell’attuale contesto di congiuntura&#xD;
economica e di competitività internazionale del mercato, l’esigenza di&#xD;
razionalizzare le attività da porre in essere e la necessità di ottimizzare le&#xD;
limitate risorse a disposizione costituiscono un presupposto indispensabile&#xD;
per conservare e migliorare i livelli delle prestazioni degli apparati pubblici.&#xD;
Inoltre, il fallimento delle politiche che si sono affidate alle misure&#xD;
emergenziali, quale strumento sistematicamente utilizzato per affrontare le&#xD;
situazioni di difficoltà, ha suggerito lo sviluppo di metodologie basate sulla&#xD;
pianificazione delle attività e sulla programmazione degli obiettivi da&#xD;
raggiungere nel lungo periodo.&#xD;
Il passaggio da un modello di amministrazione incentrato sul rispetto&#xD;
formale delle norme ad un modello di amministrazione orientato alla logica&#xD;
del risultato ha così condotto l’azione dei pubblici poteri a valorizzare una&#xD;
tipologia di organizzazione del lavoro basata sulla programmazione in&#xD;
funzione strategica delle attività, abbandonando l’approccio semplicemente&#xD;
reattivo e contingente alle esigenze espresse dai soggetti portatori di&#xD;
interesse e dai cittadini-utenti; il destinatario dei servizi pubblici si spoglia&#xD;
delle vesti di soggetto amministrato per divenire un customer, di cui occorre&#xD;
garantire la soddisfazione ed a cui rendere conto delle attività svolte&#xD;
dall’amministrazione.&#xD;
La metodologia seguita nella ricerca si connota come di tipo&#xD;
deduttivo-induttivo:&#xD;
all’analisi della normativa in materia di&#xD;
programmazione strategica fa seguito l’esame dei sistemi e dei documenti di&#xD;
programmazione presenti nelle amministrazioni pubbliche prescelte, come&#xD;
best practice di riferimento, per l’indagine condotta. Lo studio delle&#xD;
esperienze maturate presso le amministrazioni individuate per il test ha&#xD;
consentito di poter formulare alcune considerazioni di sintesi sulle varie&#xD;
tecniche programmatorie e sui punti di forza e di debolezza dell’intero&#xD;
sistema.&#xD;
Il lavoro si struttura in cinque parti fondamentali.&#xD;
Nella prima parte, a carattere generale, vengono declinati i concetti di&#xD;
pianificazione, di programmazione e di strategia, riguardati nel prisma della&#xD;
mission e della vision che caratterizzano un’organizzazione pubblica.&#xD;
Programmare significa assegnare un ordine alle cose, prevedendo i possibili&#xD;
scenari futuri e preordinando le condotte al raggiungimento di obiettivi&#xD;
prefissati, aventi un orizzonte temporale esteso, in guisa da rendere coerente&#xD;
l’azione stessa rispetto ai risultati attesi. L’attività programmatoria&#xD;
rappresenta un modulo di organizzazione della funzione di indirizzo&#xD;
politico-amministrativo, nella quale l’organo di governo, dopo aver&#xD;
individuato gli obiettivi strategici, le risorse ed i tempi occorrenti per il loro&#xD;
raggiungimento, lascia agli organi burocratici il potere di decidere in ordine&#xD;
alle modalità concrete di implementazione del programma. Alla&#xD;
programmazione è affiancato il concetto di strategia, intesa quale scelta&#xD;
della direzione verso la quale l’amministrazione vuole andare, in funzione&#xD;
delle proprie missioni istituzionali.&#xD;
L’attività amministrativa programmatoria diviene strategica, dunque, allorquando si effettuano analisi&#xD;
riguardanti il ruolo che l’organizzazione intende svolgere nel futuro e le&#xD;
“scelte di fondo” che devono guidare l’agire dell’amministrazione. La&#xD;
capacità di definire le proprie strategie, analizzare i processi di lavoro,&#xD;
valutare i risultati conseguiti e correggere le imperfezioni diventa fonte di&#xD;
vantaggio competitivo. Lo studio condotto in questa parte è finalizzato, per&#xD;
un verso, a verificare se la programmazione strategica assecondi il principio&#xD;
di distinzione tra le funzioni di indirizzo politico-amministrativo, riservate&#xD;
all’autorità di governo dell’ente, e la gestione concreta dell’attività&#xD;
amministrativa, affidata alla cura dei dirigenti e, per altro verso, ad&#xD;
esaminare la relazione funzionale tra l’azione amministrativa di lungo&#xD;
periodo ed il principio costituzionale di buon andamento, riguardato sotto i&#xD;
profili dell’efficienza e del coordinamento delle attività poste in essere dagli&#xD;
attori coinvolti nel processo di programmazione strategica.&#xD;
Nella seconda parte, vengono esaminate le fonti normative sull’attività&#xD;
di programmazione strategica nelle amministrazioni centrali, nelle&#xD;
amministrazioni parastatali, nelle amministrazioni locali e nell’ambito del&#xD;
sistema universitario. In questa sede, ci si sofferma, altresì, sulla natura, sui&#xD;
caratteri e sulle finalità dei principali documenti di natura programmatoria&#xD;
delle varie tipologie di organizzazioni pubbliche selezionate per lo studio.&#xD;
La scelta di individuare, ai fini dell’indagine, le tipologie di amministrazioni&#xD;
sopra menzionate si fonda sull’utilità connaturata al raffronto tra&#xD;
organizzazioni caratterizzate da differenti missioni istituzionali, anche allo&#xD;
scopo di individuare possibili percorsi di good practice di riferimento per le&#xD;
altre organizzazioni pubbliche. Non è un caso che, nella selezione delle&#xD;
amministrazioni, si sia deciso di soffermare l’indagine tanto su enti che&#xD;
alimentano con maggiore evidenza l’offerta di pubblici servizi o prestazioni&#xD;
destinate agli utenti (è il caso dell’università o del comune), quanto su&#xD;
amministrazioni la cui attività ha un impatto tendenzialmente minore o&#xD;
indiretto (ci si riferisce al ministero o all’ente pubblico non economico) sul&#xD;
cittadino-cliente. In questa parte del lavoro, particolare attenzione viene&#xD;
dedicata al rapporto tra la pianificazione strategica e la programmazione&#xD;
finanziaria ed alla logica sottesa al superamento del metodo puramente&#xD;
storico-incrementale nelle decisioni di allocazioni di bilancio, per&#xD;
privilegiare il riesame dell’insieme delle politiche di spesa in atto e delle&#xD;
attività e delle risorse impiegate dalla pubblica amministrazione per&#xD;
conseguire determinati obiettivi (spending review). Il nuovo sistema di&#xD;
classificazione del bilancio pubblico, distinto nei due livelli di aggregazione&#xD;
denominati “missioni” e “programmi”, dovrebbe consentire, in coerenza con&#xD;
il profilo finalistico della spesa, per un verso, di evidenziare la connessione&#xD;
tra risorse stanziate e finalità perseguite nel loro utilizzo e, per altro verso, di&#xD;
migliorare la capacità dell’amministrazione di raggiungere obiettivi definiti,&#xD;
favorendo il passaggio da una cultura di previsione per capitoli di spesa ad&#xD;
una programmazione per politiche pubbliche, in linea con la tendenza&#xD;
generale in corso in altri paesi occidentali ad economia avanzata, quali gli&#xD;
Stati Uniti d’America e la Francia, ove le tecniche di programmazione&#xD;
strategica vengono utilizzate come leva per la modernizzazione ed il&#xD;
rinnovamento del sistema amministrativo.&#xD;
Nella terza parte viene analizzata la riforma del ciclo di gestione della&#xD;
performance delle organizzazioni pubbliche, attuata con il d.lgs. 27 ottobre&#xD;
2009, n. 150, che introduce nuovi meccanismi di programmazione degli&#xD;
obiettivi e di valutazione del rendimento e della produttività degli apparati&#xD;
pubblici. Atteso che i pubblici poteri, producendo beni e servizi non&#xD;
verificati dal mercato, si trovano ad agire in una condizione protetta dalla&#xD;
concorrenza, l’obiettivo di fondo della riforma può essere sintetizzato&#xD;
nell’esigenza di coinvolgere le amministrazioni pubbliche in una&#xD;
dimensione competitiva, in modo da incentivare l’efficienza, la produttività&#xD;
e, in definitiva, assicurare elevati livelli di soddisfacimento del cittadinoutente, che diviene così un imprescindibile termine di riferimento per la&#xD;
funzione di programmazione strategica e per la rendicontazione delle attività&#xD;
svolte dai pubblici apparati. Lo strumento individuato dal decreto delegato&#xD;
per consentire il continuo miglioramento dei servizi offerti alla collettività è&#xD;
il piano della performance, che conferisce veste di pianificazione&#xD;
all’amministrazione per risultati, traducendo le priorità politiche e gli&#xD;
orientamenti strategici in progetti da attuare ed azioni da porre in essere per&#xD;
il raggiungimento dei risultati attesi. Il nuovo quadro delle attività di&#xD;
programmazione, gestione, controllo e rendicontazione delle&#xD;
amministrazioni consente di disporre di un utile termine di riferimento per&#xD;
verificare se, ed in quale misura, le attuali metodologie di programmazione&#xD;
strategica delle amministrazioni pubbliche prescelte per il test siano coerenti&#xD;
con gli strumenti previsti dal predetto decreto delegato.&#xD;
La quarta parte è dedicata alla verifica dell’effettivo funzionamento&#xD;
dell’attività di programmazione strategica nelle amministrazioni prese in&#xD;
considerazione quali ipotesi di “buone pratiche” di riferimento, in relazione&#xD;
all’ambito statale (Ministero dell’economia e delle finanze), parastatale&#xD;
(Istituto nazionale della previdenza sociale), locale (Comune di Reggio&#xD;
Emilia) ed universitario (Università degli studi di Bologna).&#xD;
&#xD;
L’individuazione delle amministrazioni prescelte per l’indagine risponde ad&#xD;
un duplice ordine di motivazioni: per un verso, si è inteso indirizzare la&#xD;
preferenza verso amministrazioni notevolmente differenziate tra loro in&#xD;
ordine al grado di “contatto sociale” con i cittadini-utenti o con i soggetti&#xD;
portatori di interesse; per altro verso, si è voluto esaminare amministrazioni&#xD;
che presentano, in sede di programmazione strategica, un fattore di impatto&#xD;
significativamente diversificato in funzione delle rispettive missioni&#xD;
istituzionali. L’analisi delle esperienze maturate nelle amministrazione&#xD;
“campione” prende in considerazione l’intero ciclo di pianificazione&#xD;
strategica e programmazione finanziaria, soffermandosi, in particolare, sui&#xD;
documenti utilizzati nel processo di programmazione.&#xD;
La quinta ed ultima parte è dedicata ad una disamina relativa ai&#xD;
caratteri dei sistemi e dei documenti di programmazione strategica presenti&#xD;
nelle amministrazioni sottoposte ad esame ed alle differenze funzionali tra i&#xD;
modelli individuati, dalle disposizioni legislative, in relazione alle diverse&#xD;
organizzazioni pubbliche. In questa parte del lavoro vengono messe a&#xD;
confronto le esperienze e le metodologie di programmazione adottate dalle&#xD;
amministrazioni sottoposte a test e ci si sofferma sui principali fattori di&#xD;
disallineamento tra la normativa e la prassi amministrativa, anche al fine di&#xD;
individuare le “buone pratiche” presenti nel panorama amministrativo. La&#xD;
verifica svolta, ancorché abbia messo in evidenza alcuni aspetti di criticità&#xD;
del sistema ed una forte disomogeneità tra le varie amministrazioni, sia dal&#xD;
punto di vista metodologico che funzionale, tuttavia ha dimostrato che la&#xD;
programmazione strategica favorisce la distinzione tra politica e&#xD;
amministrazione e riempie di contenuto il principio di buon andamento&#xD;
dell’attività amministrativa. Sotto il primo aspetto, essa transla la&#xD;
pianificazione politica nelle attività e negli obiettivi operativi che dovranno&#xD;
essere attuati dal management; consente il passaggio concreto delle politiche&#xD;
pubbliche dalla dimensione di governo a quella amministrativa; in breve,&#xD;
traduce la strategia in azione. In relazione al buon andamento, l’attività&#xD;
programmatoria dà sostanza ad un disegno ordinato e sistematizzato dei&#xD;
diversi interventi che i vari organi di gestione sono chiamati a svolgere per il&#xD;
raggiungimento degli obiettivi (coordinamento delle attività) entro un&#xD;
periodo temporale predeterminato e mediante l’utilizzo di risorse limitate&#xD;
(efficienza dell’azione amministrativa). Prendendo spunto dall’analisi&#xD;
empirica condotta, vengono formulate alcune riflessioni conclusive, di&#xD;
natura generale e sistemica, in materia di programmazione strategica, anche&#xD;
in relazione ai risultati attesi dalla riforma del ciclo di gestione della&#xD;
performance delle amministrazioni pubbliche.&lt;/Abstract&gt;</description>
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