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    <title>ArcAdiA</title>
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    <dc:date>2013-05-23T06:20:49Z</dc:date>
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    <title>Emergenze educative e pratiche di cura. Le Scuole della Seconda Occasione.</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/453</link>
    <description>&lt;Title&gt;Emergenze educative e pratiche di cura. Le Scuole della Seconda Occasione.&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Consoni, Daniela&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-05-12&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il lavoro di ricerca riguarda le Scuole della Seconda Occasione,  nate in varie città italiane per il&#xD;
recupero dei drop-outs della scuola secondaria di primo grado,  che costituiscono una delle risposte&#xD;
pedagogicamente più rilevanti e innovative nei confronti dell'emergenza educativa e dell'esclusione&#xD;
precoce dalle opportunità formative.&#xD;
La prima sezione riguarda uno studio della letteratura sulla dispersione scolastica,  la seconda&#xD;
una ricerca sul tema della cura educativa,  la terza i risultati dell'indagine empirica riguardante le&#xD;
pratiche di cura educativa messe in atto nelle Scuole della Seconda Occasione di Roma e Napoli.&#xD;
Lo studio della letteratura sulla dispersione scolastica mette in evidenza la rilevanza che il&#xD;
fenomeno assume in Italia,  sia che lo si consideri nella sua accezione di abbandono che nella&#xD;
accezione più ampia di irregolarità nel percorso scolastico e di insuccesso formativo.&#xD;
Il fallimento dei drop-outs sembra costituire la punta dell'iceberg di un malessere sociale,  di&#xD;
una sofferenza e di un'insofferenza nei confronti della scuola molto più diffusa e pervasiva,  che non&#xD;
risparmia coloro che vantano un percorso scolastico regolare.&#xD;
Alcune caratteristiche epocali,  che coinvolgono la maggior parte degli adolescenti,  quali la&#xD;
crisi della dimensione del futuro,  la difficoltà di costruire la propria identità,  di progettare,  di&#xD;
procrastinare le gratificazioni,  di gestire le frustrazioni,  sembrano sommarsi nei drop-outs a disagi&#xD;
specifici propri di situazioni caratterizzate da svantaggio,  marginalità,  elevato rischio sociale, &#xD;
ambienti di vita che non rispondono alle esigenze affettive dell'adolescenza. L'intersecarsi di fattori&#xD;
di disagio epocale e fattori di disagio socio-culturale configurano situazioni specifiche di rischio di&#xD;
abbandono scolastico.&#xD;
Dalla lettura trasversale che del fenomeno della dispersione danno la psicologia&#xD;
dell'apprendimento,  gli approcci psicoanalitici,  le principali teorie sociologiche e dalle&#xD;
interpretazioni degli stessi ragazzi dispersi,  emerge come la scuola non sia riuscita a costruire con&#xD;
questi studenti uno spazio di significati condivisi&#xD;
Sembra essere mancata la capacità degli insegnanti,  di operare,  da una parte un decentramento&#xD;
cognitivo che consentisse di comprendere la mente dei propri allievi e di costruire un percorso di&#xD;
apprendimento significativo e condiviso e,  dall'altra,  un decentramento emotivo che permettesse di&#xD;
comprendere le emozioni degli studenti,  la loro paura di fallire,  la loro frustrazione nel non riuscire&#xD;
di fronte ai compiti di apprendimento.&#xD;
2&#xD;
Questa mancanza non ha permesso agli studenti né quell'affidamento cognitivo su cui si basa&#xD;
la possibilità di confessare le proprie incompetenze per poter essere sostenuti,  né quell'affidamento&#xD;
emotivo rispetto al proprio timore di essere inadeguati,  alla propria paura di fallire.&#xD;
La scuola sembra aver presupposto,  invece di porla come obiettivo,  una intersoggettività di&#xD;
prospettive tra insegnanti e studenti spesso inesistente,  così come sembra aver mancato di capacità&#xD;
di mediazione culturale,  di competenza affettivo-relazionale,  di cura educativa.&#xD;
Seguendo un modello di ricerca caratterizzato dalla circolarità tra i concetti di partenza e&#xD;
quelli reperiti sul campo,  la seconda sezione del lavoro affronta il tema della cura educativa, &#xD;
emerso dalle interviste ai testimoni privilegiati.&#xD;
La prospettiva del ricongiungimento degli aspetti affettivi e cognitivi dell'apprendere,  il&#xD;
riconoscimento dell'alterità,  la valorizzazione della differenza,  la centralità della prospettiva&#xD;
dell'educando,  la capacità di ascolto,  di decentramento culturale ed emotivo,  di responsività&#xD;
educativa sono i temi centrali della prospettiva pedagogica della cura educativa,  i cui aspetti&#xD;
problematici ed ambigui sono analizzati attraverso i contributi sul tema di Michel Foucault.&#xD;
Dallo studio emerge come,  solo di recente,  sia in corso,  da parte della pedagogia italiana,  una&#xD;
riflessione sulla categoria della cura,  a lungo trascurata nel discorso sull'educativo,  e come sia&#xD;
opportuno che si proceda alla individuazione delle sue prassi e dei suoi indicatori empirici,  affinché&#xD;
non rimanga una categoria astratta,  ma possa divenire pedagogicamente significativa e&#xD;
strategicamente efficace.&#xD;
La ricerca sul campo è stata condotta,  attraverso la prospettiva della cura,  con l'obiettivo sia&#xD;
di contribuire alla conoscenza delle pratiche educative messe in atto dalla Scuola di Seconda&#xD;
Occasione,  sia di individuare degli indicatori empirici della cura,  collaborando al processo di&#xD;
semantizzazione della categoria.&#xD;
L'analisi delle interviste somministrate ad insegnanti del progetto Chance-Maestri di Strada di&#xD;
Napoli e Scuola della Seconda Opportunità di Roma mette in evidenza come le prassi educative&#xD;
della Scuola della Seconda Occasione traducano in azioni quotidiane i principi individuati nelle&#xD;
teorie della cura e sperimentino modalità innovative e creative di cura.&#xD;
La Scuola della Seconda Occasione agisce attraverso una decostruzione del rapporto negativo&#xD;
con la scuola ed un recupero del danno motivazionale subito dai ragazzi dispersi,  attraverso&#xD;
l'organizzazione di un dispositivo pedagogico coerente ed integrato,  che tiene conto non solo degli&#xD;
aspetti cognitivi,  ma anche degli aspetti emozionali,  relazionali,  materiali,  contestuali del fare&#xD;
scuola.&#xD;
3&#xD;
La relazione educativa non è lasciata al caso,  all'improvvisazione,  all'immediatezza,  ma&#xD;
intenzionalmente indirizzata grazie alle riflessioni periodiche del gruppo educativo sulle proprie&#xD;
emozioni,  difficoltà,  reazioni.&#xD;
La Scuola della Seconda Occasione,  predispone infatti uno specifico dispositivo di "cura di&#xD;
chi ha cura" che protegge da un lato gli studenti da adulti che non sono in grado di comprendere e&#xD;
gestire le proprie reazioni emotive e,  dall'altro,  gli insegnanti dal burn out e dalla fatica che ogni&#xD;
vera relazione di cura comporta.&#xD;
Questo dispositivo di supervisione non agisce solo sul singolo insegnante,  ma consente la&#xD;
creazione di un gruppo educativo coeso,  in grado di scambiarsi pratiche,  sostenersi a vicenda, &#xD;
affiancare i novizi,  di configurarsi,  insomma,  come una vera e propria "comunità di cura educativa", &#xD;
in grado di attuare coerenza e continuità educativa,  congruenza didattica,  interdisciplinarietà&#xD;
La ricomposizione delle dimensioni affettive e cognitive dell'apprendimento è realizzata&#xD;
anche curando,  progettando quegli aspetti dell'educare quali il tempo,  lo spazio che,  pur essendo&#xD;
oggetti pedagogici fondamentali,  rimangono di solito in una dimensione latente ed implicita.&#xD;
Un elemento di grande interesse individuato nell'esperienza della Scuola di Seconda&#xD;
Occasione è il suo allontanarsi dall'autoreferenzialità caratteristica della scuola ordinamentale.&#xD;
La collaborazione tra insegnanti,  educatori,  psicologi,  orientatori e tutor che non attuano&#xD;
interventi giustapposti o semplicemente coordinati fra loro,  ma lavorano in maniera integrata, &#xD;
progettando insieme,  formandosi insieme,  lavorando fianco a fianco scardina i confini tradizionali&#xD;
del fare scuola come rapporto esclusivo di insegnante e allievi chiusi in un'aula e fa uscire la scuola&#xD;
dalla sua autoreferenzialità professionale e culturale.&#xD;
La cura non costituisce una prospettiva che tende a svalutare l'importanza degli aspetti della&#xD;
trasmissione culturale nella scuola,  ma una prospettiva consapevole dell'impossibilità di scindere&#xD;
emozione e cognizione,  apprendimento e relazione,  cura e cultura e che vede la possibilità di una&#xD;
maggiore produttività culturale dell'istituzione scolastica proprio nella condivisione di significati e&#xD;
di emozioni fra chi deve insegnare e chi deve apprendere.&#xD;
Verificare la trasferibilità delle pratiche della Scuola della Seconda Occasione alla scuola&#xD;
ordinamentale si configura come una ulteriore pista di ricerca.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2009-05-11T22:00:00Z</dc:date>
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