<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rdf:RDF xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://purl.org/rss/1.0/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">
  <channel rdf:about="http://dspace-roma3.caspur.it:80">
    <title>ArcAdiA</title>
    <link>http://dspace-roma3.caspur.it:80</link>
    <description>The DSpace digital repository system captures, stores, indexes, preserves, and distributes digital research material.</description>
    <items>
      <rdf:Seq>
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/460" />
      </rdf:Seq>
    </items>
    <dc:date>2013-05-19T11:26:32Z</dc:date>
  </channel>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/460">
    <title>La categoria del vocativo nelle lingue classiche : aspetti teorici, diacronici e tipologici</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/460</link>
    <description>&lt;Title&gt;La categoria del vocativo nelle lingue classiche : aspetti teorici, diacronici e tipologici&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Donati, Margherita&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-21&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La ricerca sul caso vocativo,  prendendo le mosse dalle lingue classiche,  rende&#xD;
possibile una serie di riflessioni di carattere storiografico,  pragmatico e tipologico, &#xD;
nonché l'elaborazione di un inquadramento teorico del fenomeno,  che interessa non&#xD;
solo la situazione testimoniata dal greco e dal latino,  ma,  più in generale, &#xD;
l'interpretazione delle forme allocutive del nome nel linguaggio. La specificità del&#xD;
vocativo rispetto ai casi è un elemento di problematizzazione teorica che,  a partire dalla&#xD;
Stoà antica,  emerge regolarmente nel pensiero metalinguistico occidentale,  senza&#xD;
trovare una sintesi soddisfacente. L'analisi degli autori presi in considerazione mostra&#xD;
che,  effettivamente,  l'inserimento del vocativo nelle teorie dei casi considerate rivela&#xD;
alcune forzature teoriche,  riconducibili al fatto che esso,  pur essendo a tutti gli effetti&#xD;
formalmente integrato nel sistema flessionale,  è estraneo ai casi dal punto di vista&#xD;
semantico-funzionale,  poiché non marca relazioni di dipendenza da una testa,  bensì&#xD;
funziona come marca allocutiva. La soluzione del problema,  in effetti,  risiede nel dare&#xD;
al fenomeno del vocativo la corretta collocazione funzionale,  che non è,  come per gli&#xD;
altri casi,  l'ambito della relazionalità semantico-sintattica,  bensì quello pragmatico della&#xD;
deissi di persona,  cioè dell'istanziazione nell'atto discorsivo della referenza&#xD;
dell'interlocutore. Il vocativo,  infatti,  è un dispositivo di commutazione di&#xD;
referenzialità,  che permette di circostanziare un oggetto linguistico referenziale non&#xD;
deittico come il nome,  inserendovi una variabile deittica relativa al ruolo di&#xD;
interlocutore dell'atto linguistico (II persona). Pertanto,  esso è di certo estraneo ai casi&#xD;
sul piano funzionale,  ma tuttavia sistematizzato con essi: il vocativo dimostra, &#xD;
nell'ambito della morfologia nominale,  come la lingua abbia la possibilità di inserire&#xD;
nelle opposizioni paradigmatiche della grammatica elementi funzionalmente non&#xD;
omogenei. Nelle lingue classiche,  la categoria del vocativo mostra interessanti&#xD;
fenomeni di neutralizzazione formale e funzionale con il nominativo,  interpretabili&#xD;
avvalendosi della nozione di marcatezza funzionale. Inoltre,  per quanto riguarda il&#xD;
greco,  si delinea lo sviluppo diacronico della costruzione del vocativo con la particella&#xD;
allocutiva ,  ipotizzando che tale sviluppo rientri in una specifica fenomenologia della&#xD;
variazione diacronica,  cioè la grammaticalizzazione. Infine,  si forniscono alcuni cenni&#xD;
di tipologia della codifica dell'allocuzione nominale in lingue indoeuropee e non&#xD;
indoeuropee.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2009-04-20T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
</rdf:RDF>

