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    <title>Il principio di leale cooperazione nel diritto comunitario : le fasi dell'integrazione europea</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/490</link>
    <description>&lt;Title&gt;Il principio di leale cooperazione nel diritto comunitario : le fasi dell'integrazione europea&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Favale, Antonietta&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-05-05&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;1&#xD;
SCUOLA DOTTORALE IN DIRITTO EUROPEO,  STORIA E SISTEMI GIURIDICI DELL'EUROPA&#xD;
SEZ. DIRITTO EUROPEO SU BASE STORICO COMPARATISTICA&#xD;
TESI DI DOTTORATO: "Il principio di leale cooperazione nel diritto comunitario. Le fasi&#xD;
dell'integrazione europea"&#xD;
ABSTRACT&#xD;
La tesi è volta a ricostruire le origini e la portata del principio di leale cooperazione nel diritto&#xD;
comunitario - generalmente fatto coincidere con le disposizioni contenute nell'art. 10 TCE -&#xD;
attraverso l'analisi della giurisprudenza della Corte di giustizia,  nonché attraverso l'analisi dei&#xD;
principi dalla stessa affermati sulla base della leale cooperazione.&#xD;
L'art. 10 del Trattato CE è una delle disposizioni più interessanti dell'ordinamento&#xD;
comunitario. Tuttavia,  la disposizione ha attraversato fasi alterne; è passata attraverso una&#xD;
originaria ricostruzione,  soprattutto ad opera della dottrina,  alquanto restrittiva per poi, &#xD;
invece,  avere gran risalto nella giurisprudenza della Corte di giustizia.&#xD;
Invero,  i primi commentatori del Trattato erano soliti ricondurre la funzione dell'allora art. 5&#xD;
TCE ad una mera ripetizione,  in ambito comunitario,  della tradizionale obbligazione che&#xD;
incombe sulle parti contraenti e che caratterizza il diritto internazionale pattizio,  quella,  cioè, &#xD;
di rispettare gli impegni assunti e di fare in modo che le istituzioni create con un trattato&#xD;
istitutivo di un'organizzazione internazionale,  possano adempiere alla missione loro affidata -&#xD;
il principio pacta sunt servanda. Alle prime teorie elaborate dai critici sulla portata del&#xD;
principio di leale cooperazione di cui all'art. 10 TCE si è,  tuttavia,  sovrapposta la&#xD;
giurisprudenza della Corte di giustizia,  che dall'art. 10 TCE ha tratto un autonomo obbligo sul&#xD;
quale ha fondato le proprie motivazioni,  arrivando ad affermare principi di importanza&#xD;
straordinaria.&#xD;
La tesi,  nell'intento di ricostruire le origini della disposizione,  analizza l'esperienza degli stati&#xD;
federali,  ove generalmente si suole collocare la nascita del principio. Segue un'analisi volta&#xD;
alla scoperta delle origini del principio in ambito internazionale,  delle analogie e delle&#xD;
differenze dell'impiego del principio in ambito comunitario. Attenzione è stata posta sulle&#xD;
origini prettamente comunitarie,  sull'operare del principio nei rapporti interni ed esterni della&#xD;
Comunità,  sulla diversità del suo operare nei rapporti tra Stati membri ed istituzioni&#xD;
comunitarie ovvero tra istituzioni comunitarie e organismi esterni.&#xD;
La tesi prosegue nell'analisi delle fasi che hanno scandito l'integrazione europea,  dei casi&#xD;
giurisprudenziali più noti,  attraverso i quali l'opera creatrice della Corte di giustizia è&#xD;
divenuta evidente. Nello studio e nell'analisi del principio di leale cooperazione,  infatti,  non si&#xD;
è potuto trascurare e prescindere dall'aspetto "ermeneutico" ed "interpretativo" che lo stesso&#xD;
assume nei confronti di altre disposizioni del Trattato.&#xD;
Ed infine,  l'elaborato riporta un'analisi dell'attuale fase di integrazione europea; invero&#xD;
superate le problematiche relative alla necessità di affermare l'effettività del diritto&#xD;
comunitario,  sono state avvertite ulteriori e diverse esigenze. Innanzitutto,  l'esigenza di aprire&#xD;
nuovi spazi alle competenze comunitarie in settori ove vige ancora un metodo&#xD;
intergovernativo - si pensi alla materia penale disciplinata secondo il sistema di cui al Terzo&#xD;
pilastro - di fortificare ed espandere quelle già esistenti - la politica di concorrenza,  ad&#xD;
esempio - ovvero affrontare le problematiche relative agli effetti collaterali provocati dallo&#xD;
sviluppo e dall'intensificarsi dell'utilizzo dei principi comunitari che in alcuni casi minano la&#xD;
stabilità di importanti valori universali del diritto,  quale ad esempio la certezza dello stesso.&#xD;
2&#xD;
È stato riscontrato un comune denominatore nel filone giurisprudenziale della Corte di&#xD;
giustizia che ha impiegato l'art. 10 TCE quale fonte di un autonomo obbligo e che è&#xD;
rappresentato dal richiamo della Corte di giustizia alla cooperazione leale da parte dei giudici&#xD;
nazionali nel momento in cui gli stessi sono chiamati ad applicare il diritto comunitario per&#xD;
risolvere questioni pendenti dinanzi a loro.&#xD;
Si è visto,  durante l'intera trattazione del tema,  che nella giurisprudenza comunitaria il ruolo&#xD;
del giudice nazionale è stato notevolmente valorizzato perché ad esso,  in definitiva,  è affidato&#xD;
l'applicazione effettiva e corretta del diritto comunitario negli ordinamenti degli Stati&#xD;
membri; nella prospettiva della Corte di giustizia,  tale ruolo assume rilevanza sia per&#xD;
l'esigenza che sia garantita la tutela delle persone rispetto alle situazioni soggettive ad esse&#xD;
conferite dal diritto comunitario,  sia,  più in generale,  al fine di assicurare la conformità degli&#xD;
ordinamenti interni agli obblighi enunciati dal Trattato.&#xD;
Infatti,  l'insieme dei principi affermati dalla giurisprudenza della Corte di giustizia sulla base&#xD;
dell'art. 10 TCE,  richiamati nella tesi,  hanno fatto emergere chiaro che i giudici nazionali&#xD;
sono chiamati a garantire l'effettività delle norme comunitarie,  secondo l'interpretazione&#xD;
autentica fornita dalla Corte di giustizia,  disapplicando le norme interne,  ovvero&#xD;
interpretandole in senso conforme a quelle comunitarie,  rafforzando in ogni modo gli&#xD;
strumenti di tutela dei principi fondamentali dell'ordinamento comunitario.&#xD;
Il principio di leale cooperazione è divenuto in tal modo,  da una parte strumento di richiamo&#xD;
per i giudici nazionali alla giusta applicazione del diritto comunitario,  soprattutto rispetto&#xD;
all'interpretazione che di esso fornisce la Corte di giustizia,  dall'altra è divenuta clausola&#xD;
generale di controllo dell'operato dello Stato. Invero,  lo Stato,  in tutte le sue articolazioni&#xD;
interne ed in tutte le sue manifestazioni,  siano esse normative o di altro genere è&#xD;
potenzialmente sanzionabile per lesione dell'obbligo di leale cooperazione ex art. 10 TCE.&#xD;
Alla luce dell'analisi condotta sulla giurisprudenza comunitaria è emerso chiaro che nel&#xD;
sistema comunitario vigente il principio di leale cooperazione è frutto dell'elaborazione&#xD;
giurisprudenziale; tuttavia si deve registrare che la centralità che il principio ha assunto&#xD;
nell'affermazione dell'effettività del diritto comunitario è stata colta e recentemente recepita&#xD;
dal legislatore comunitario che nel Trattato di Lisbona,  all'art. 4,  comma 3,  ha espressamente&#xD;
previsto che: In virtù del principio di leale cooperazione,  l'Unione e gli Stati membri si&#xD;
rispettano e si assistono reciprocamente nell'adempimento dei compiti derivanti dai&#xD;
Trattati.&#xD;
Ebbene,  l'obbligo di reciproca assistenza e rispetto al quale sono chiamati gli Stati membri e&#xD;
l'Unione europea in virtù del principio di leale cooperazione,  costituisce la giusta sintesi&#xD;
dell'intera giurisprudenza della Corte di giustizia formatasi in argomento ed in parte&#xD;
analizzata nella tesi,  la cui influenza nell'elaborazione futura dei principi da esso derivanti è&#xD;
rimessa nuovamente alla Corte di giustizia,  la quale avrà a disposizione un principio non più&#xD;
frutto dell'interpretazione,  ma diretta espressione di una norma di rango primario e le cui&#xD;
conseguenze sui futuri rapporti tra Stati e Comunità si prevedono dirompenti.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2009-05-04T22:00:00Z</dc:date>
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