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    <title>ArcAdiA</title>
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    <title>Contesti attivi : premesse per l'azione</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/538</link>
    <description>&lt;Title&gt;Contesti attivi : premesse per l'azione&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Fini, Viviana&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-05-21&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La tesi si propone fin da subito di chiarire eventuali equivoci: come mail una psicologa clinica si trova a&#xD;
sviluppare un lavoro di ricerca in un Dipartimento di Studi Urbani?&#xD;
Il rischio di equivoci è dato dal possibile fraintendimento nei confronti di una disciplina che normalmente&#xD;
viene significata come pratica orientata alla cura o indirizzata all’adattamento dei soggetti in determinati&#xD;
contesti. La psicologia, infatti, viene concepita come una prassi che conforma e cerca di riportare gli&#xD;
individui alla normalità. Questo non sorprende, in quanto essa, una scienza giovane e debole, per acquisire&#xD;
legittimazione nel campo sociale si è appoggiata per decenni al modello medico senza avere però precise&#xD;
teorie eziopatogenetiche delle forme da curare né delle tecniche in tal senso.&#xD;
Per trattare questa problematicità la psicologia ha cominciato a ragionare sui costrutti specifici della&#xD;
disciplina e a metterli in relazione con domande che venivano dai contesti sociali: esse avevano a che fare&#xD;
con le criticità esperite da individui, gruppi e organizzazioni in relazione ai contesti di esperienza.&#xD;
Guardando alla psicologia come disciplina che si sviluppa con l’incontro di ‘domande’ risulta più facile&#xD;
comprendere l’approdo al Dipartimento di Studi Urbani che rappresenta solo il punto di partenza della&#xD;
ricerca.&#xD;
La tesi vuole affrontare la crisi che la disciplina della pianificazione sta vivendo in coerenza con le&#xD;
trasformazioni politico, sociali e culturali proprie della contemporaneità. Questo cambiamento ha imposto&#xD;
alla disciplina di allargare il capo di studio, allentare le frontiere e attingere ad altri campi disciplinari.&#xD;
Tra gli obbiettivi che essa si pone vi è quello di mettere a fuoco i quadri concettuali e gli strumenti operativi&#xD;
nel campo della pianificazione territoriale e dello sviluppo&#xD;
Il cambiamento più consistente che la disciplina ha affrontato negli ultimi decenni è quello di aver messo in&#xD;
discussione il paradigma razionale, a favore di altri tipi di razionalità (limitata, incrementale, comunicativa).&#xD;
A questo si aggiunge l’aver cominciato a prestare attenzione alle componenti emozionali attive dentro i&#xD;
processi decisionali.&#xD;
&#xD;
Ciononostante i risultati delle innovazioni non sembrano essere soddisfacenti. Si fanno strada nella&#xD;
letteratura e nella critica posizioni dissacranti nei confronti della disciplina e delle sue possibilità di&#xD;
perseguimento di obiettivi.&#xD;
La tesi assume questo sfondo come una domanda di ricerca: perché l’azione pianificatoria in questo&#xD;
momento è in crisi rispetto alla propria capacità di scopo? e quali possono essere le alternative per uscire&#xD;
da questo impasse?&#xD;
L’ipotesi è che l’aver messo in discussione il paradigma razionale, insieme alla riammissione di una nozione&#xD;
ampia di ragione, non aiuti a produrre un cambiamento nel modo di concepire l’azione pianificatoria,&#xD;
perché la rinuncia al modello di un operatore razionale, come qualificazione dell’attore sociale, non elimina&#xD;
il fatto che questo modello venga comunque e implicitamente assunto come un criterio normativo.&#xD;
La tesi che si sostiene è che i processi psicosociali non siano da intendersi solamente come processi di tipo&#xD;
razionale e intenzionale, né l’introduzione di razionalità limitata, incrementale e comunicativa è sufficiente&#xD;
a rendere conto di loro. Essi sono piuttosto organizzati da dimensioni emozionali che attengono ad un’altra&#xD;
logica del funzionamento mentale, lontano dall’essere razionale bensì rispondente al modo di funzionare&#xD;
inconscio della mente. Non avere teorie e strumenti per considerare la loro presenza non fa in modo che&#xD;
questa componente non influisca sugli esiti dell’azione ma lascia solo che essa agisca senza essere pensata.&#xD;
Questo avviene in ogni aspetto della realtà: nelle teorie, nei comportanti, nelle pratiche.&#xD;
Questa tesi si popone quindi di reintegrare la componente emozionale in una più ampia riflessione inerente&#xD;
le criticità che la pianificazione sta affrontando.&#xD;
L’analisi svolta è fondata sul metodo del paradigma indiziario e il testo si sviluppa in coerenza con gli&#xD;
obiettivi della metodologia applicata. Si può pensare al testo come all’esplicitarsi, per passi successivi,&#xD;
dell’analisi su di un caso, dove per caso si intende la sommatoria di pretesti e di domande inerenti le&#xD;
criticità che la disciplina sta affrontando, da cui la tesi prende le mosse.&#xD;
La tesi è strutturata in 6 capitoli. In ogni capitolo si colgono degli indizi e si costruisce di volta in volta,&#xD;
intorno ad essi, una riflessione.&#xD;
Nel primo capitolo si delinea dal punto di vista epistemologico e metodologico il posizionamento assunto&#xD;
nell’istituzione del processo di conoscenza e nella scelta dell’oggetto di tale conoscenza. Vengono&#xD;
analizzate in termini psicologici tre diverse situazioni, considerate indizi della domanda della pianificazione.&#xD;
Da una prima analisi condotta a partire da questi indizi si evidenzia come il problema della pianificazione&#xD;
stia nel modo in cui l’azione costruisce le premesse per orientarsi al suo scopo.&#xD;
Nel secondo capitolo si procede a una categorizzazione di tali problematicità considerando l’azione un&#xD;
particolare costrutto psicosociale. In termini psicosociali l’azione è orientata ad uno scopo e, al contempo,&#xD;
da uno scopo. L’azione intenzionale orientata allo scopo implica un sistema decisionale: quanto emerso nel&#xD;
primo capitolo fa presupporre che la pianificazione in questo momento sia in difficoltà nell’orientarsi al suo&#xD;
scopo e, in merito a questa difficoltà, le scelte che fa sembrerebbero finalizzate implicitamente all’obiettivo&#xD;
di conservare l’idea che ha di sé, anche se esplicita una critica al proprio paradigma di conoscenza ed&#xD;
azione. Per capire questa contraddizione servono modelli di conoscenza in grado di trasformare&#xD;
un’irrazionalità in informazione.&#xD;
&#xD;
Nel terzo capitolo si dimostra come i diversi modelli che hanno messo in crisi il paradigma della razionalità&#xD;
in realtà non lo abbiano fatto sulle premesse di fondo assumendo la qualificazione dell’attore razionale&#xD;
implicitamente come modello normativo e conferendo all’emozione una dimensione marginale.&#xD;
In relazione a questo il quarto capitolo propone una teoria della relazione azione-contesto che integra le&#xD;
componenti emozionali nei processi decisionali. Le emozioni vengono concepite come quelle premesse di&#xD;
senso che organizzano comportamenti, teorie, decisioni, scelte e preferenze.&#xD;
Nel quinto capitolo si utilizzano le ipotesi e i costrutti esplicitati nei precedenti per capire come nella&#xD;
letteratura di campo si organizza il discorso intorno alla criticità della pianificazione. Si attinge ad una&#xD;
letteratura disciplinare ma con un modello di lettura psicologico che permette di evidenziare quanto la&#xD;
pianificazione si ancori a finalità traducendole in azione nel momento in cui è difficile per essa tradurle in&#xD;
obiettivi verificabili. Sostanzialmente si fa portatrice di obiettivi che non sono tecnici traducendoli però in&#xD;
normatività. Questo avviene perché vi è una sovrapposizione tra fenomenologie e processi implicati entro&#xD;
tali fenomenologie e una assenza di specifici modelli per leggere e conseguentemente intervenire sugli&#xD;
stessi.&#xD;
Il sesto capitolo è il tentativo di confronto con un contesto e l’occasione per mettere alla prova la teoria&#xD;
sulla relazione azione-contesto. Si tratta di una analisi della domanda condotta ad Arezzo nell’ambito degli&#xD;
studi preparatori per la redazione del Piano Integrato di Sviluppo Sostenibile della città. Il piano è stato&#xD;
redatto in risposta al bando Regionale per assegnazione dei fondi strutturali comunitari nell’ambito della&#xD;
programmazione 2007-2013. Tra le finalità esplicitate dall’amministrazione quello di perseguire lo sviluppo&#xD;
territoriale e di innescare un cambiamento nel modo di intendere le potenzialità di sviluppo della città. In&#xD;
coerenza con quanto affrontato nei capitoli precedenti per attivare sviluppo è necessario intercettare i&#xD;
processi che lo sottendono. Il piano quindi rappresenta il risultato di una prestazione professionale ma non&#xD;
il prodotto dell’azione di sviluppo. Il prodotto è la capacità della committenza di utilizzare il piano per&#xD;
produrre sviluppo. Piano e sviluppo non coincidono e anche la consecutio logica tra piano e cambiamento&#xD;
non è scontata. L’analisi della domanda e delle culture locali condotta in abito aretino consente di mettere&#xD;
in luce il processo attivo sottostante alla fenomenologia di una domanda di sviluppo.&#xD;
In conclusione il lavoro svolto consente di guardare ad alcune fragilità della disciplina come a potenzialità in&#xD;
stato critico. Le emozioni che caratterizzano l’appartenenza alla disciplina sono caratterizzate da impotenza&#xD;
e da normatività. La crisi in cui verte la pianificazione è strettamente legata al cambiamento della domanda&#xD;
sociale. Mentre nella modernità la dimensione normativa offriva un ancoraggio utile per significare la&#xD;
domanda sociale oggi questo senso entra in crisi. La domanda si complessifica e si iper-differenzia. Di&#xD;
conseguenza se la pianificazione si vuole occupare di fenomenologie sociali (l’abitare, lo sviluppo, il buon&#xD;
governo, la sostenibilità…) è opportuno cominciare a ragionare su come le conoscenze e le competenze che&#xD;
ha intercettano con esito positivo i processi che sottendono ai fenomeni sociali.&#xD;
La pianificazione sembra affrontare un cambiamento epistemologico, dunque, oltre che teorico e pratico&#xD;
rispetto al quale il contributo del modo di funzionare inconscio della mente offre possibili aperture.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2010-05-20T22:00:00Z</dc:date>
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