<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rdf:RDF xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#" xmlns="http://purl.org/rss/1.0/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">
  <channel rdf:about="http://dspace-roma3.caspur.it:80">
    <title>ArcAdiA</title>
    <link>http://dspace-roma3.caspur.it:80</link>
    <description>The DSpace digital repository system captures, stores, indexes, preserves, and distributes digital research material.</description>
    <items>
      <rdf:Seq>
        <rdf:li rdf:resource="http://hdl.handle.net/2307/452" />
      </rdf:Seq>
    </items>
    <dc:date>2013-05-21T11:48:33Z</dc:date>
  </channel>
  <item rdf:about="http://hdl.handle.net/2307/452">
    <title>Décliner le récit chez Blanchot,  Beckett et Khatibi : vers une poétique du récit dans la littérature francophone de la fin du XXe siècle</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/452</link>
    <description>&lt;Title&gt;Décliner le récit chez Blanchot,  Beckett et Khatibi : vers une poétique du récit dans la littérature francophone de la fin du XXe siècle&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Panocchia, Sabina&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-07&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Nell'ambito letterario ed editoriale,  emerge oggi la tendenza - in parte riconducibile alla&#xD;
confusione generata dalle avanguardie di metà-secolo- a ricorrere al termine récit per definire, &#xD;
quasi indistintamente,  produzioni narrative molto diverse tra loro quali il romanzo,  la novella,  le&#xD;
témoignage de vie,  e via dicendo. Il problema trova sicuramente origine nella storia stessa della&#xD;
nozione,  che in principio indicava non un genere bensì un mezzo,  una forma di espressione in prosa, &#xD;
svincolata da codici estetici predefiniti. La libertà,  insita nel termine,  spiega la sua assunzione a&#xD;
supporto di un nuovo genere letterario difficilmente etichettabile,  che si afferma a partire dalla&#xD;
crisi del codice realistico.&#xD;
Ma la confusione è da imputare anche allo stato della critica attuale,  che sembra priva di punti di&#xD;
riferimento epistemologici ed estetici in grado di descrivere e valutare ciò che sta avvenendo sotto i&#xD;
nostri occhi. L'assenza in letteratura di quella che Viart chiama une pensée du contemporain fa sì&#xD;
che molte delle opere di fine `900,  che si qualificano récit,  vengano troppo spesso ricondotte al&#xD;
concetto di postmodernismo1&#xD;
o liquidate sbrigativamente come ritorno alla tradizione.&#xD;
La questione è però molto più complessa e articolata,  come ha messo in evidenza la critica degli&#xD;
anni `90. La definizione di récit resta dunque problematica e soggetta ad una grande&#xD;
frammentazione: si parla di récit poétique2&#xD;
,  autobiografico,  critico . . .&#xD;
Il nostro intento è quello di avvicinarci il più possibile alla definizione di un'ipotetica tipologia&#xD;
récit. Questo non per sostenere l'esistenza di una tipologia genericamente forte in un contesto in cui&#xD;
la critica riconosce più volentieri il carattere ibrido,  se non la dissoluzione delle forme,  quanto&#xD;
piuttosto per mostrare che i testi così definiti,  lungi dal rimandare a delle esperienze isolate e&#xD;
singolari,  possono essere raggruppati sulla base di similitudini e associazioni. È in questa&#xD;
prospettiva che abbiamo parlato di tipologia,  come di una categoria d'opere aventi almeno una&#xD;
caratteristica dominante in comune: forma,  tema,  genesi o destinazione che sia.&#xD;
Il nostro lavoro s'inserisce nella scia delle ricerche effettuate in questi ultimi anni da critici di&#xD;
grande prestigio come Dominique Viart,  Dominique Rabaté e Bruno Blanckeman3&#xD;
,  i quali hanno&#xD;
1&#xD;
Si veda a tal proposito il saggio di Dominique Viart,   Ecrire au présent: l'esthétique contemporaine ,  in Michèle&#xD;
Touret et Francine Dugast,  Le Temps des lettres,  quelles périodisations pour l'histoire de la littérature française au 20e&#xD;
siècle ?,  P.U. de Rennes,  2001.&#xD;
2&#xD;
Jean-Yves Tadié,  Le Récit Poétique,  P.U.F.,  Paris,  1978.&#xD;
consacrato i loro sforzi all'analisi delle diverse modalità di narrazione nel panorama francese del&#xD;
XX e dell' inizio del XXI secolo. I loro studi costituiscono il punto di partenza della nostra&#xD;
indagine,  che tenterà di colmare le lacune esistenti,  insistendo sulle prospettive da essi inaugurate&#xD;
relative alla teoria dei generi. Naturalmente,  la nostra ricerca e la scelta del corpus d'analisi ha preso&#xD;
avvio proprio dalle suggestioni di Rabaté circa l'identità letteraria del récit contemporaneo.&#xD;
Per raggiungere il nostro obiettivo,  di fronte all'insostenibile ampiezza del possibile campo&#xD;
d'analisi (il panorama narrativo francofono del XX secolo) abbiamo scelto di concentrarci su un&#xD;
corpus di testi limitato,  costituito dalle opere di tre diversi autori che hanno praticato e teorizzato- in&#xD;
modo più o meno esplicito- la forma récit. Essi rappresentano,  dal nostro punto di vista tre&#xD;
possibilità affini di declinare quella che abbiamo ipotizzato essere una nuova forma narrativa&#xD;
caratteristica degli enjeux del contemporaneo. Il corpus è dunque constituito dai famosi ed&#xD;
enigmatici récits di Maurice Blanchot; dall'ultima produzione narrativa di Samuel Beckett e dal&#xD;
récit Amour Bilingue4&#xD;
d'Abdelkébir Khatibi,  autore tra i più difficili e complessi del Marocco di&#xD;
oggi. Il percorso formale che l'accostamento di questi tre autori va delineando è per noi&#xD;
emblematico dell'evoluzione della forma récit nell'ambito della francofonia. Abbiamo perciò&#xD;
cercato di esaminare i percorsi del récit in modo nuovo e sistematico,  operando per associazioni e&#xD;
connessioni al fine di far emergere possibili analogie narrative fra testi e autori appartenenti a&#xD;
letterature e ad epoche diverse.&#xD;
La nostra indagine si è sviluppata su due grandi versanti,  coordinati fra loro ed in grado di fornire&#xD;
termini di paragone,  suscettibili di proporre ipotesi di lavoro e di analisi.&#xD;
In un primo versante teorico,  volto a stabilire una sorta di état de la question,  abbiamo tentato di&#xD;
rendere conto dei vari aspetti formali e teorici assunti dal récit nel corso del novecento e di situarlo&#xD;
all'interno di un perimetro ben più ampio,  come quello rappresentato dalla questione della crisi e&#xD;
della persistenza dei generi all'interno della letteratura contemporanea. Ciò per un duplice motivo:&#xD;
chiarire le posizioni fondamentali che ne hanno inaugurato la problematica e chiarire la nostra&#xD;
posizione rispetto ad esse. Questo tour d'horizon ci ha permesso di avvicinare questa nozione&#xD;
complessa e di definire un insieme di criteri precisi in grado d'identificare e d'orientare&#xD;
l'interpretazione della forma récit nel contesto letterario di questi anni.&#xD;
Nel secondo versante della nostra indagine,  Pour une pratique du récit,  ci siamo dedicati&#xD;
all'analisi testuale del récit attraverso lo studio comparativo delle opere appartenenti al nostro&#xD;
3&#xD;
Segnaliamo,  per ogni autore,  le opere più rappresentative in relazione alla nostra problematica Dominique Viart;&#xD;
Dominique Rabaté,  Poétiques de la voix,  Editions José Corti,  1999 ; Bruno Blanckeman,  Les Récits indécidables, &#xD;
Septentrion,  2000 ; Les Fictions singulières,  Prétexte éditeur,  2002.&#xD;
4&#xD;
La definizione paratestuale è dello stesso autore.&#xD;
corpus. Studio in cui abbiamo scelto di seguire quelle che sembrano rappresentare le tre grandi&#xD;
tendenze scritturali di queste opere: il ricorso ad un particolare immaginario della voce, &#xD;
corrispondente al problema dell'inscrizione del soggetto; la messa in scena dell'erranza,  come&#xD;
dinamica strutturale riscontrabile sia a livello linguistico che a livello spazio-temporale; e la&#xD;
predominanza di quello che abbiamo definito un pensiero del doppio,  pensiero che fa dello spazio&#xD;
di scrittura del récit lo spazio sospeso di un entre-deux.&#xD;
Infine,  l'analisi delle opere appartenenti al nostro corpus di ricerca ci ha permesso di dissociare il&#xD;
récit sia dal campo della fiction in senso stretto che dalle forme sperimentali con le quali pur&#xD;
condivide alcune caratteristiche. Come abbiamo messo in luce,  se récit è un termine che,  nel suo&#xD;
uso critico,  rappresenta una comoda categoria suscettibile di accogliere l'insieme dei testi che si&#xD;
oppongono alle forme convenzionali del romanzo o della novella,  esso non appare tale se lo si&#xD;
osserva nella sua globalità. Le sue ambizioni narrative non sembrano potersi definire soltanto come&#xD;
rifiuto o negazione dei generi vicini; esse indicano piuttosto,  nella maggior parte dei casi,  un&#xD;
percorso distinto. È altresì vero che questo percorso rimane marginale nell'ambito letterario ed&#xD;
editoriale. Ma la sua presenza all'interno del panorama contemporaneo invita comunque a&#xD;
riconoscerne l'esistenza e a proseguire l'analisi del suo percorso.&#xD;
Da parte nostra riteniamo che questa forma,  pur rivendicando una supremazia del dire sul&#xD;
raccontare,  testimoni dell'esigenza di ripensare l'atto della narrazione. Attraverso la messa in scena&#xD;
della voce,  il récit decide di narrare ancora qualcosa: quella vita strattonata tra la modernità neutra&#xD;
dell'identità e la selvatichezza insostenibile della differenza,  tra il desiderio di parola e lo spettro&#xD;
dell'incomunicabilità. Narra di questa esistenza che cerca il suo cammino negli intrecci,  nelle&#xD;
disillusioni e nei momenti esaltanti di un nomadismo interiore di cui l'opera diventa immagine.&#xD;
Quello che ci viene offerto da queste narrazioni non è altro che l'interrogazione incessante delle&#xD;
possibilità ancora insite nella parola,  nell'atto di testimoniare o di narrare.&lt;/Abstract&gt;</description>
    <dc:date>2009-04-06T22:00:00Z</dc:date>
  </item>
</rdf:RDF>

