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    <title>DSpace Collection:</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/39</link>
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    <pubDate>Sun, 19 May 2013 22:15:30 GMT</pubDate>
    <dc:date>2013-05-19T22:15:30Z</dc:date>
    <item>
      <title>La pratica politica della European Women's Lobby</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/673</link>
      <description>&lt;Title&gt;La pratica politica della European Women's Lobby&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Forteschi, Alessandra Edonide&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-03-26&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La tesi colma un vuoto storiografico presente in Italia come in Europa sul lavoro e le pratiche&#xD;
politiche di una coalizione, quella della Lobby Europea delle Donne (European Women’s Lobby –&#xD;
EWL), a tutt’oggi posta sempre in secondo piano dalla gran parte degli studiosi e delle studiose di&#xD;
politica e di sociologia. Si tratta, dunque, di un lavoro di riscoperta di una organizzazione che dal&#xD;
1990 ad oggi ha saputo riunire e coordinare all’incirca 4000 organizzazioni femminili e femministe&#xD;
in tutta Europa. Uno studio che, partendo dai concetti di lobby e di lobbismo, analizza e descrive&#xD;
l’impegno politico di quella che ad oggi è una delle più grandi coalizioni europee.&#xD;
In questo senso manca anche, e soprattutto, un dibattito critico a riguardo; una lacuna che permette&#xD;
di avere solo una visione incompleta e frammentaria dell’argomento.&#xD;
In Italia, gli studi sociologici e storico-politici sembrano deliberatamente non tenere in&#xD;
considerazione questa istituzione: nei numerosi testi che affrontano il lobbismo e le lobbies&#xD;
raramente si fa menzione alla Lobby delle Donne, come ho potuto evincere dai numerosi autori e&#xD;
autrici cui ho fatto riferimento per il presente lavoro.&#xD;
La European Women Lobby si muove, naturalmente, secondo il significato anglosassone del&#xD;
termine: un’organizzazione pubblica (di solito nelle vesti di associazioni) che opera a tutela degli&#xD;
interessi di un gruppo, consentendone la rappresentanza politica. Il lobbismo è indiretto ed esercita&#xD;
pressioni in nome dell’interesse pubblico.&#xD;
La storia delle cooperative tra donne, dalle prime iniziative all’associazionismo contemporaneo più&#xD;
strutturato e organizzato, che avanzano proposte di una nuova qualità della vita, di una diversa&#xD;
organizzazione del lavoro e di una più attiva partecipazione alla vita politica, appare ricca di spunti&#xD;
e di riflessioni sociali.&#xD;
Due sono i dati inconfutabili di riflessione scientifica e politica insieme: la progressiva e incalzante&#xD;
presenza delle donne in tutti i settori e strutture produttive di un Paese; l’emersione di uno specifico&#xD;
dibattito storiografico sulla questione femminile.&#xD;
In che senso le donne sono, possono o debbono essere soggetti della politica? E quali problemi sono posti dalla soggettività politica delle donne? A queste domande, spiega la Gianformaggio, si&#xD;
deve rispondere diversamente a seconda che si faccia riferimento a due distinte dimensioni della&#xD;
politica.&#xD;
La dimensione che definisce orizzontale è quella della partecipazione (cittadinanza) e della&#xD;
rappresentanza.&#xD;
La dimensione verticale è invece legata all'idea di potere (e di stato).&#xD;
Nel primo senso la soggettività politica pertiene alle donne in quanto donne, nel secondo senso è&#xD;
invece una problematica di genere.&#xD;
Gianformaggio sostiene che essere cittadini significa avvertire l'esigenza di presentarsi sulla scena&#xD;
pubblica. Così, l'emergere di nuovi soggetti politici implica la richiesta di riconoscimento pubblico&#xD;
per una serie di bisogni, e la comparsa di nuove modalità di azione a tutela di tali bisogni e interessi.&#xD;
Le donne sono un soggetto nuovo in questo secondo senso, ovvero sono diverse e non&#xD;
semplicemente arrivate dopo.&#xD;
Gianformaggio conclude affermando che affinché le donne possano diventare soggetti è necessario&#xD;
che propongano il proprio sguardo sul mondo, e che possano poi dialogare con sguardi tra loro&#xD;
diversi e non semplicemente opporsi a quello omologante dell'uomo-massa.&#xD;
Maria Chiara Pietavolo rilancia sostenendo che per contrastare l'idea che i problemi degli uomini&#xD;
sono i problemi di tutti, mentre i problemi delle donne sono solo problemi da donne, non è&#xD;
sufficiente ripetere che i problemi delle donne sono i problemi delle donne, ma bisogna mostrare&#xD;
che i problemi delle donne sono i problemi di tutti. “Le donne non sono uguali. Non sono uguali fra&#xD;
di loro, non sono uguali agli uomini, e, anche dove hanno conquistato gli stessi diritti, non sono&#xD;
ugualmente presenti nella cultura, nella società e nella politica. E' facile pensare che l'uguaglianza&#xD;
di diritti - credere di avere dei diritti – sia un tradimento e un inganno. Ma dobbiamo anche&#xD;
domandarci se l'uguaglianza non sia qualcosa di più complesso e incisivo di quanto ci sia stato fatto&#xD;
credere. Che poter essere in modo uguale, essere uguali e credere, semplicemente, di essere uguali&#xD;
siano cose molto diverse fra loro. E, soprattutto, cose diversamente difficili”.&#xD;
Nonostante la crisi economica e le difficoltà che le donne incontrano quotidianamente, si può&#xD;
registrare un aumento continuo di donne che lavorano (nonostante la scarsità di servizi a sostegno&#xD;
della maternità soprattutto nei Paesi dell’area mediterranea), e più in generale una crescente&#xD;
necessità e urgenza delle donne di entrare in quei luoghi della società e della politica che fino a poco tempo fa erano destinati esclusivamente o quasi agli uomini, come dimostrano i dati recenti&#xD;
sull'istruzione e sull'accesso alle professioni e alle carriere politiche.&#xD;
In questo clima si colloca il lavoro della EWL, che si può definire come una organizzazione&#xD;
ombrello che raccoglie organizzazioni femminili di diversi Stati europei e svolge una funzione di&#xD;
promozione, controllo e diffusione delle azioni comunitarie destinate alle donne ai fini della&#xD;
promozione della parità tra donne e uomini.&#xD;
Una forma di associazionismo diversa dalle altre, perché basandosi sul principio e sulle tecniche del&#xD;
lobbying evidenzia come, per la prima volta, le organizzazioni femminili e le donne, nella loro&#xD;
partecipazione attiva alla vita pubblica, si considerino non più solo soggetti impegnati nella&#xD;
rivendicazione dei propri diritti, ma soggetti portatori di interessi da tutelare.&#xD;
Fulcro del lavoro è l’analisi della EWL (struttura e organizzazione) e delle aree politiche di&#xD;
interesse e di azione, e delle politiche paritarie sviluppate in Europa, in cui la EWL si inserisce e su&#xD;
cui trova fondamento per implementare le proprie iniziative.&#xD;
Per introdurre l’argomento ho dato una panoramica su cosa sia l’attività di lobbying nel suo senso&#xD;
anglosassone e di come essa venga praticata presso le strutture della Comunità Europea (cambiano&#xD;
infatti i luoghi e le modalità del lobbying).&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 25 Mar 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/673</guid>
      <dc:date>2010-03-25T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Per una sociologia della mobilità : forme di turismo nella societa' globalizzata : turismo e questioni di genere</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/666</link>
      <description>&lt;Title&gt;Per una sociologia della mobilità : forme di turismo nella societa' globalizzata : turismo e questioni di genere&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Giobbi, Laura&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-03-26&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La crisi delle identità nazionali, istituzionali e religiose, la mancanza di riferimenti stabili e&#xD;
duraturi, il prevalere dei fenomeni di globalizzazione, il disincanto nella certezza del progresso, la&#xD;
precarietà nel mondo del lavoro e il disfacimento dei ruoli familiari tradizionali, costituiscono i&#xD;
processi rilevanti che hanno determinato la comparsa della realtà postmoderna. In essa, un ruolo&#xD;
fondamentale è ricoperto dai flussi, dai network e dalle mobilità che caratterizzano l’esperire sociale&#xD;
ed individuale proprio della postmodernità.&#xD;
Gli attuali assetti si presentano destabilizzanti per l’individuo postmoderno, il quale si&#xD;
ritrova bloccato nella contingenza delle sue azioni, dal momento che viene a mancare quel progetto&#xD;
comune che in passato regolava le sue strutture sociali di riferimento. In questo scenario, egli&#xD;
esercita, per svago, lavoro o necessità, pratiche di mobilità continue.&#xD;
Sono queste le sfide che la società contemporanea rivolge alla disciplina sociologica:&#xD;
interpretare la realtà così delineatasi e formulare teorizzazioni che meglio aiutino a comprenderla e&#xD;
ad investigarla.&#xD;
Il presente lavoro nasce dalla convinzione che la sociologia riveste un ruolo primario&#xD;
nell’ambito della comprensione e della decodifica della realtà, quale quella delineatasi.&#xD;
Il mio contributo si sviluppa in cinque capitoli: nel primo analizzo i caratteri della società&#xD;
postmoderna, prendendo avvio dallo studio dell’età moderna, della quale approfondisco i caratteri&#xD;
sociali e societari. L’epoca moderna, costituitasi all’interno delle società nazionali, si presentava&#xD;
con i caratteri prevalenti di certezza, sicurezza e rigidità e con l’aspirazione di fondare un unico&#xD;
senso del mondo, partendo da principi metafisici, ideologici o religiosi che si inserivano in una&#xD;
concezione meramente olistica della storia e della politica.&#xD;
I caratteri della modernità ne costituivano i limiti, a partire dai quali i tratti distintivi della&#xD;
postmodernità hanno preso forma.&#xD;
La mia ricerca prosegue nell’analizzare la difficoltà dell’individuo postmoderno che,&#xD;
vivendo in una realtà multiforme che non riesce né a decifrare né a cogliere pienamente, si protegge&#xD;
dalla precarietà sociale, giungendo anche a forme di chiusura in se stesso. All’interno dello scenario&#xD;
globalizzato, se i riferimenti, ormai volubili, moltiplicano i piani di referenza individuali, nel&#xD;
contempo rendono gli attori protagonisti di esperienze frammentarie ed estremamente soggettive,&#xD;
cosicché il reciproco contatto con l’altro spesso è puramente occasionale.&#xD;
Tutto il sociale rischia di frantumarsi in cellule monadi, tanto che il concetto di comunità,&#xD;
arricchendosi di ambivalenze, ritorna in auge, nell’epoca attuale, quale forma di aggregazione&#xD;
sociale ‘perduta’ ed auspicabile per riunire sotto l’aura di una coscienza collettiva i membri di una&#xD;
società ormai disgregata.&#xD;
La temporalità dell’epoca postmoderna è caratterizzata dalla molteplicità delle esperienze e&#xD;
dalla diversità dei modi di accedere al reale: non vi sono più ritmi collettivi valevoli per tutti, che&#xD;
creavano ed erano creati dall’uniformità, con la funzione di elemento costitutivo e fondante della&#xD;
società. Le forme temporali attuali, al contrario, sono costituite da una forte duttilità, resa possibile&#xD;
grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi media.&#xD;
In questo scenario assumono un’importanza rilevante i new ed gli old media, poiché non si&#xD;
configurano solo come veicoli di immagini, sensazioni ed emozioni, ma diventano produttori, essi&#xD;
stessi, di significati importanti. Pertanto, la caratteristica della fissità, propria dell’epoca moderna,&#xD;
nell’età postmoderna ha spostato il suo asse verso il continuo divenire, in forme di organizzazione&#xD;
della vita quotidiana, oggi differenti.&#xD;
Nel secondo capitolo identifico queste forme di organizzazioni nelle mobilità&#xD;
contemporanee. Esse costituiscono i principali fattori e prodotti dell’assetto attuale, poiché le&#xD;
pratiche sociali postmoderne sono profondamente inserite nei flussi, che rappresentano la logica&#xD;
stessa del loro funzionamento.&#xD;
Il fenomeno sociale dominante delle mobilità possiede una valenza polisemica, giacché esso&#xD;
si riferisce a movimenti di oggetti, di persone e di informazioni profondamente diversi tra loro, su&#xD;
base individuale e collettiva: i viaggi fisici di persone per ragioni di lavoro, di tempo libero o legate&#xD;
alla vita familiare; il movimento di oggetti fisici; il viaggio fantasioso dell’altrove attraverso le&#xD;
immagini; gli spostamenti virtuali su Internet; i viaggi comunicativi attraverso il telefono, le e-mail,&#xD;
etc…. Nella rete ininterrotta di connessioni le automobili, i telefoni fissi e mobili e gli aeroporti&#xD;
costituiscono le nuove fissità all’interno delle incessanti mobilità.&#xD;
Per completare il panorama dello studio delle mobilità attuali ho proceduto analizzando i&#xD;
simboli delle mobilità contemporanee, le città metropolitane e gli aeroporti, ovvero i luoghi-sintesi&#xD;
del sistema delle mobilità.&#xD;
Alla luce dei cambiamenti apportati dalle nuove categorie sociali e societarie, le strutture&#xD;
sociali tradizionalmente oggetto di studio del discorso sociologico appaiano sensibilmente mutate.&#xD;
Nella sociologia la risposta alle domande di riconfigurazione della disciplina va ricercata nel new&#xD;
mobilities paradigm, il ‘nuovo paradigma delle mobilità’, formulato da John Urry con la&#xD;
collaborazione di Mimi Sheller.&#xD;
In questo nuovo scenario sociale, la figura del turista contemporaneo assume un ruolo&#xD;
rilevante, in quanto indicato da molti Autori quale metafora dell’attuale nomadismo.&#xD;
Per tale ragione nel terzo capitolo analizzo i principali studi realizzati dalla sociologia del&#xD;
turismo, in quanto lo studio delle modalità di fruizione della vacanza è fondamentale per la&#xD;
comprensione di importanti elementi della società d’origine del turista.&#xD;
Chiedendomi quali altri significati possa assumere oggi il turismo, ho osservato come esso&#xD;
sia considerato una forma di consumo individuale. Di conseguenza, nella società postmoderna esso&#xD;
si presenta segmentato, flessibile e su misura. Infatti, non è più l’individuo che si modella alle&#xD;
pratiche turistiche standardizzate, come avveniva in passato, ma è il turismo che viene modellato&#xD;
secondo i desideri dell’individuo.&#xD;
Nel quarto capitolo conduco uno studio sulla semiotica del marketing turistico, ritenendo di&#xD;
notevole interesse lo studio delle motivazioni sociali ed individuali che portano un individuo a&#xD;
scegliere una precisa tipologia di turismo, nella vasta gamma a sua disposizione. Gli operatori del&#xD;
settore, infatti, confezionano le proposte turistiche in base alle tendenze dominanti, alle distinzioni&#xD;
generazionali, a quelle di classe, di sesso e di gusto presenti nei potenziali visitatori.&#xD;
Infine, ho dedicato l’ultimo capitolo alle intersezioni tra il fenomeno turistico e la&#xD;
dimensione di genere. Analizzato l’aspetto innovativo introdotto dall’utilizzo di questa categoria&#xD;
analitica, passo ad esaminarne le relazioni con gli organismi statali e sovrastatali soffermandomi, in&#xD;
particolare, sulla concezione del turismo come strumento di empowerment femminile, sul ruolo&#xD;
della donna nel marketing turistico e sulle differenze di genere nel turismo sessuale.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 25 Mar 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/666</guid>
      <dc:date>2010-03-25T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Gruppi parlamentari e rappresentanza politica nell'ordinamento italiano</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/594</link>
      <description>&lt;Title&gt;Gruppi parlamentari e rappresentanza politica nell'ordinamento italiano&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Pergolani, Michele&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-29&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il progetto di ricerca “Gruppi parlamentari e rappresentanza politica&#xD;
nell’ordinamento italiano” affronta alcuni temi ampiamente dibattuti in ambito&#xD;
giuridico: le funzioni dei gruppi parlamentari in rapporto all’evoluzione del&#xD;
parlamentarismo, la particolare configurazione che i gruppi hanno assunto in&#xD;
relazione alla forma di governo, i rapporti che intercorrono tra gruppi, partiti e&#xD;
singoli parlamentari.&#xD;
È risultato indispensabile definire, seppure sinteticamente, il ruolo&#xD;
progressivamente assunto dai partiti politici rispetto agli originari gruppi&#xD;
parlamentari all’interno delle Assemblee elettive, evidenziando pertanto la&#xD;
posizione ambivalente dei gruppi: questi ultimi sono essenziali per&#xD;
l'organizzazione dei lavori parlamentari e, contemporaneamente, sono uno&#xD;
strumento ineliminabile rispetto agli obiettivi politici dei partiti.&#xD;
In questa prospettiva, il progetto di ricerca analizza il nesso esistente – anche&#xD;
se poco strutturato in Costituzione – tra partito politico presente nella società civile&#xD;
e gruppo parlamentare operante in Parlamento. Il profilo giuridico dell’indagine&#xD;
dimostra altresì che il diritto parlamentare si è collocato spesso all’avanguardia&#xD;
rispetto al diritto costituzionale (ad esempio con i nuovi regolamenti del 1971), in&#xD;
anticipo cioè rispetto alle evoluzioni in seguito registrate dalla forma di governo&#xD;
e/o dal sistema politico–istituzionale. In altre fasi, invece, i regolamenti&#xD;
parlamentari hanno finito per ostacolare alcune innovazioni presenti – anche&#xD;
soltanto in nuce – nelle dinamiche del sistema politico.&#xD;
Lo studio evidenzia, a partire dai primi anni del secolo scorso, le funzioni ed&#xD;
il ruolo assunti dai gruppi parlamentari all’interno delle Assemblee parlamentari in&#xD;
Italia, il loro concreto atteggiamento nei confronti del governo, e quindi la crescente&#xD;
importanza dei regolamenti parlamentari per il buon funzionamento del nostro&#xD;
sistema parlamentare. In questo senso, la questione della riforma dei regolamenti&#xD;
parlamentari – nelle parti in cui disciplinano prerogative, modalità di costituzione e&#xD;
funzionamento dei gruppi – è indicata, assieme alle riforme costituzionali ed alla&#xD;
riforma della legge elettorale, come lo strumento necessario per concorrere ad una&#xD;
semplificazione del quadro politico e ad un miglioramento dell’efficienza del&#xD;
parlamento e quindi anche del governo. Sul piano del metodo, è utile ricordare che&#xD;
le norme del diritto parlamentare non determinano (e non potrebbero determinare)&#xD;
di per sé gli assetti del sistema politico, ma forniscono agli attori politici una serie&#xD;
di incentivi o disincentivi, incidendo così solo indirettamente sulle dinamiche del&#xD;
sistema politico.&#xD;
Le regole vigenti che disciplinano i gruppi parlamentari sono state elaborate,&#xD;
nel loro impianto di fondo, nel 1971, in piena epoca proporzionalistica e hanno,&#xD;
dall’inizio degli anni ’80 alla fine degli anni ’90, subìto una serie di rilevanti&#xD;
modifiche, avvenute però in assenza di un coerente disegno di fondo: per questo&#xD;
esse presentano non poche contraddizioni, sia interne sia esterne, nel rapporto cioè&#xD;
con le norme costituzionali sopravvenute. Retrospettivamente si può affermare che,&#xD;
dal 1993 in poi, i regolamenti parlamentari – non isolatamente, ma insieme alla&#xD;
disciplina elettorale “di contorno” –, lungi dall’incoraggiare una trasformazione in&#xD;
senso bipolare del confronto politico, hanno incentivato la frammentazione del&#xD;
sistema partitico e, con poche eccezioni, garantito la continuità della logica&#xD;
proporzionalistica pre-esistente.Il primo capitolo affronta il tema dei gruppi parlamentari in una prospettiva&#xD;
primariamente storica: in questo senso, la storia costituzionale dei prima cinquanta&#xD;
anni del secolo scorso rappresenta il presupposto per lo studio del ruolo dei gruppi&#xD;
parlamentari nel nostro ordinamento giuridico.&#xD;
Il punto di partenza dell’indagine è certamente l’introduzione del sistema&#xD;
elettorale proporzionale. Le prime elezioni politiche del dopoguerra (novembre&#xD;
1919) – le prime tenute col metodo della rappresentanza proporzionale con&#xD;
scrutinio di lista – determinarono una consistente affermazione elettorale dei partiti&#xD;
di massa. Sul versante parlamentare le conseguenze furono importanti perché i&#xD;
gruppi parlamentati non erano più raggruppamenti di deputati con idee analoghe,&#xD;
ma rappresentavano esponenti di partito. Una delle conseguenze fu quella di&#xD;
modificare – in due tempi, nel 1920 e nel 1922 – il regolamento della Camera dei&#xD;
deputati, il quale non poteva non considerare la nuova realtà partitica. È evidente&#xD;
che la creazione dei gruppi costituisce un punto di svolta nella realtà parlamentare:&#xD;
con le riforme degli anni ’20 del secolo scorso, i gruppi non sono più elementi&#xD;
accessori delle camere, ma diventano strumenti essenziali per l’attività&#xD;
parlamentare.&#xD;
La vicenda storica del periodo transitorio ebbe notevole influenza sulla&#xD;
configurazione costituzionale del ruolo dei partiti. La maggiore preoccupazione dei&#xD;
Costituenti fu quella di affermare il principio del pluralismo partitico: la&#xD;
funzionalità democratica e la stessa democraticità di un sistema politico potevano&#xD;
essere garantite solamente dal pluralismo di partiti e dalla loro competizione.&#xD;
Pertanto, lo studio dei lavori preparatori della Carta fondamentale della&#xD;
Repubblica italiana dimostra che il dibattito sui gruppi parlamentari sia stato&#xD;
estremamente limitato in quanto la loro esistenza era considerata come inevitabile e&#xD;
necessaria per una razionale organizzazione dei lavori parlamentari.&#xD;
Il secondo capitolo delinea alcune problematiche legate alla rappresentanza.&#xD;
In particolare, nel nostro sistema costituzionale, il principio della sovranità&#xD;
popolare (art. 1 Cost.) si concretizza con il voto democratico (art. 48 Cost.),&#xD;
attraverso la forma organizzata dei partiti (art. 49 Cost.) e si trasforma in&#xD;
rappresentanza parlamentare. In questa prospettiva, il principio del mandato&#xD;
imperativo risulta dirimente per una corretta interpretazione dei rapporti che&#xD;
intercorrono tra gruppi e partiti politici. Lo studio dei lavori preparatori della Carta&#xD;
fondamentale rivela una carenza di fondo circa la individuazione del legame&#xD;
esistente tra agli articoli 1, 48, 49 e 67 della Costituzione in senso orizzontale.&#xD;
Particolarmente significative sono le riflessioni (v. C. Mortati) sul nesso&#xD;
strutturale tra la rappresentanza politica, sistema elettorale e struttura sociale.&#xD;
I numerosi tentativi della dottrina di pervenire ad una definizione condivisa&#xD;
in merito alla natura giuridica dimostrano la irriducibile complessità del gruppo&#xD;
parlamentare. Peraltro, la recente evoluzione del sistema politico italiano, segnata&#xD;
dal declino dei tradizionali partiti di massa e quindi della forma–partito affermatasi&#xD;
dal secondo dopoguerra del secolo scorso, ha portato la dottrina a riconsiderare la&#xD;
definizione della natura giuridica del gruppo attraverso schemi interpretativi&#xD;
differenti. La stessa disciplina di partito assume attualmente caratteri notevolmente&#xD;
meno rigidi in considerazione del mutato rapporto tra partito e gruppo: le&#xD;
conseguenze più importanti sono certamente l'instabilità e la fluidità dei partiti&#xD;
politici in Parlamento, anche con riferimento al fenomeno della c.d. mobilità&#xD;
parlamentare.&#xD;
Il terzo capitolo analizza il ruolo e le funzioni svolti dai gruppi nel corso dei&#xD;
primi anni di storia repubblicana, fino al 1971, l’anno dei primi regolamenti&#xD;
parlamentari autenticamente nuovi.&#xD;
Gli aspetti problematici sono di assoluto rilievo poiché i regolamenti delle&#xD;
camere del 1949 recepirono la figura dei gruppi parlamentari così come&#xD;
sostanzialmente delineata dalla riforma degli anni 1920-22. La dottrina&#xD;
costituzionale dell’epoca ha dovuto tener conto di una Costituzione completamente&#xD;
e radicalmente nuova, ma alla luce di regolamenti parlamentari antichi. Così, la&#xD;
Costituzione repubblicana, che delineava un governo democraticamente “forte” e&#xD;
con una sua autonomia costituzionale, ha dovuto confrontarsi con regolamenti&#xD;
parlamentari in grado di creare le condizioni per un governo debole “in”&#xD;
parlamento.&#xD;
La riforma parlamentare del 1971 ha prodotto i primi regolamenti&#xD;
autenticamente originali della storia repubblicana, prendendo atto del processo&#xD;
irreversibile che aveva per protagonisti i gruppi – e quindi i partiti in Parlamento –&#xD;
anziché i singoli deputati: i gruppi e i loro capigruppo vengono dotati di nuovi e&#xD;
rilevanti poteri, mentre alla Conferenza dei capigruppo è affidato il decisivo&#xD;
compito della programmazione dei lavori parlamentari. Nel 1981 il regolamento&#xD;
della Camera è stato emendato, anche per far fronte all’ostruzionismo dei piccoli&#xD;
gruppi, consentendo un’alternativa all’unanimità per la programmazione dei&#xD;
lavori. Nel 1988 sono state approvate alcune importanti modifiche ai regolamenti,&#xD;
al fine di rafforzare la stabilità governativa, assoggettando i partiti di maggioranza&#xD;
alle decisioni governative, attraverso, in particolare, l’utilizzazione dello scrutinio&#xD;
palese.&#xD;
L’analisi dei criteri per la costituzione dei gruppi parlamentari – quello&#xD;
numerico e quello politico – dimostra che la prassi parlamentare, e il conseguente&#xD;
riconoscimento dei gruppi “in deroga” alle regole parlamentari, ha rappresentato&#xD;
un elemento decisivo per l’evoluzione del ruolo dei gruppi all’interno delle&#xD;
dinamiche del sistema politico nel suo complesso (v. il multipartitismo e la&#xD;
frammentazione delle forze politiche).&#xD;
Il quarto capitolo affronta il tema dell’adeguamento dei regolamenti&#xD;
parlamentari al mutato contesto elettorale. Infatti, i due referendum del 1991 e del&#xD;
1993 rivoluzionano il sistema politico italiano, affrontando la problematica dei&#xD;
partiti dal punto di vista elettorale. Nel 1991 viene eliminato il meccanismo del&#xD;
voto di preferenza, mentre nel 1993 vengono introdotti nuovi sistemi di elezione&#xD;
“tendenzialmente” maggioritari e non più rigidamente proporzionali.&#xD;
I regolamenti parlamentari rimangono in una posizione di retroguardia: per&#xD;
questo, le prospettive di ricerca si ampliano in ragione della significativa novità&#xD;
rappresentata dalla “coalizione” pre-elettorale. È necessario evidenziare che le&#xD;
coalizioni non trovano un luogo di accoglienza nelle strutture parlamentari, poiché&#xD;
queste ultime rimangono organizzate per gruppi, in base alle antiche regole.&#xD;
Il progetto di ricerca intende indagare ed approfondire tale incongruenza: il&#xD;
mancato adeguamento dei regolamenti ad un nuovo assetto partitico&#xD;
“tendenzialmente” bipolare e maggioritario, non rappresenta solamente un&#xD;
anacronismo, ma anche un incentivo alla frammentazione politica ed alla mobilità&#xD;
parlamentare. I successivi interventi di modifica sui regolamenti solo in parte&#xD;
hanno perseguito l’obiettivo di adeguarli alle leggi elettorali prevalentemente&#xD;
maggioritarie. Infatti, nel 1997, la Camera ha modificato la propria organizzazione&#xD;
per gruppi, ma in un senso diametralmente opposto alla logica elettorale: è previsto&#xD;
che in seno al “gruppo misto” si costituiscano «componenti politiche», sottogruppi&#xD;
da tre a dieci deputati, corrispondenti ad aggregazioni politiche minori (art. 14,&#xD;
comma 5).&#xD;
Il quinto capitolo delinea le tendenze evolutive dei gruppi parlamentari in&#xD;
un contesto caratterizzato da innovazioni potenzialmente in contrasto tra loro: le&#xD;
modifiche della legislazione elettorale in senso maggioritario, il mancato&#xD;
adeguamento dei regolamenti parlamentari, la auspicata semplificazione del&#xD;
sistema politico, la mobilità e la frammentazione parlamentare, nonché la&#xD;
necessaria funzionalità del sistema parlamentare nel suo complesso.&#xD;
Le recenti proposte di modifica dei regolamenti, volte ad impedire o limitare&#xD;
la frammentazione parlamentare, rappresentano il tentativo di introdurre regole&#xD;
più restrittive per la formazione dei gruppi parlamentari. Le modifiche hanno&#xD;
affrontato la possibile innovazione costituita dai “gruppi di coalizione”, e quindi&#xD;
l’eventuale “parlamentarizzazione” delle coalizioni partitiche pre−elettorali.&#xD;
Ad esempio, i gruppi non solo dovrebbero presentare un numero minimo di&#xD;
componenti, ma dovrebbero rappresentare un partito o movimento politico, anche&#xD;
risultante dall’aggregazione di più partiti, che abbia presentato alle elezioni proprie&#xD;
liste di candidati con lo stesso contrassegno, conseguendovi l’elezione di deputati.&#xD;
L’intento è quello di evitare che, dopo le elezioni, da una lista si originino&#xD;
più gruppi parlamentari, come spesso è accaduto. In tal senso la norma si completa&#xD;
con la previsione di un unico gruppo parlamentare anche per le liste di candidati&#xD;
presentate con il medesimo contrassegno da più partiti. Tale norma, volta ad&#xD;
evitare la frammentazione, prevedendo una rigida corrispondenza tra liste e&#xD;
gruppi, impedisce tuttavia anche processi aggregativi di più liste in un unico&#xD;
gruppo, come, seppur assai più raramente, si è comunque verificato.&#xD;
La possibilità di costituzione di gruppi “autorizzati” in deroga al numero&#xD;
minimo è sottoposta a forti limitazioni e solamente qualora ricorrano determinate&#xD;
condizioni (ad esempio purché siano trascorsi almeno ventiquattro mesi dall’inizio&#xD;
della legislatura).&#xD;
La c.d. legislazione elettorale di contorno appare ancora più contraddittoria:&#xD;
essa continua a produrre e riprodurre un assetto partitico proporzionalistico. La&#xD;
normativa sul finanziamento pubblico dei partiti politici ha mostrato la sua&#xD;
inadeguatezza nel riconoscere la centralità delle coalizioni e della dinamica&#xD;
bipolare delle competizioni elettorali, incentivando, al contrario, la frammentazione&#xD;
dei gruppi parlamentari.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Wed, 28 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/594</guid>
      <dc:date>2010-04-28T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>La disciplina giuridica dell'immigrazione e i suoi rapporti con i principi costituzionali</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/592</link>
      <description>&lt;Title&gt;La disciplina giuridica dell'immigrazione e i suoi rapporti con i principi costituzionali&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Casatelli, Maria Flavia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-29&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La ricerca si è incentrata sulle non poche problematiche di natura&#xD;
costituzionale della condizione giuridica dello straniero.&#xD;
Il lavoro lo si è articolato in tre capitoli.&#xD;
Si è avviato il primo capitolo con la considerazione di come l’ordinamento&#xD;
giuridico italiano si caratterizzi per non avere una definizione di straniero. Sono state&#xD;
dottrina e giurisprudenza, sia di legittimità che di merito, che hanno tentato, con esiti&#xD;
peraltro soddisfacenti, di colmare tale lacuna, definendo lo straniero come colui che&#xD;
non ha la cittadinanza italiana. Anche la nostra Costituzione, nell’unica norma in cui&#xD;
si può trovare il termine straniero, l’articolo 10, secondo comma, lo utilizza in&#xD;
maniera generica, e non sembra fornire una chiave interpretativa univoca per stabilire&#xD;
quale sia il suo significato alla luce delle varie e diverse figure soggettive che a quel&#xD;
termine stesso si possono riferire (straniero comunitario e extracomunitario regolare, irregolare, clandestino - apolide, rifugiato, richiedente asilo). Da un punto&#xD;
di vista giuspubblicistico, dunque, è stato facile notare come l’elemento comune a&#xD;
tutte le figure giuridiche riconducibili al termine straniero, sia rappresentato&#xD;
dall’assenza, in capo a ciascuna di esse, della cittadinanza italiana. Se dalla Carta&#xD;
costituzionale ci si sposta al codice civile, e precisamente all’articolo 16 delle&#xD;
disposizioni sulla legge in generale, si è potuto appurare come, anche in un ottica&#xD;
privatistica, non sembra emergere una definizione di straniero. Tuttavia, la&#xD;
giurisprudenza ha interpretato tale concetto in maniera assai diversa, facendo&#xD;
riferimento non ad un aspetto negativo bensì positivo. Il Consiglio di Stato&#xD;
intervenuto a tal proposito, ha infatti evidenziato come il legislatore, per cercare una&#xD;
definizione di straniero, abbia seguito il criterio positivo, identificandolo come colui&#xD;
che possiede la cittadinanza di uno Stato estero.&#xD;
Alla luce del fatto che quando si parla di straniero o immigrato, ci si riferisce a&#xD;
colui che non è cittadino, si è analizzato il binomio straniero - non cittadino il quale&#xD;
riveste, oggi, un ruolo particolare rispetto al passato, in virtù di una diversa&#xD;
concezione del concetto di cittadinanza, spogliata del suo storico legame con la&#xD;
nazionalità, svincolata ed autonoma rispetto alla statualità. Una riflessione sul&#xD;
concetto giuridico della cittadinanza sembra ancora più necessaria in virtù di un&#xD;
ripensamento della sua dimensione statalistica, anche alla luce della novità&#xD;
costituzionale della cittadinanza europea. Si è potuto dunque constatare come vi sia&#xD;
una propensione a ritenere che l’universalismo dei diritti e il particolarismo&#xD;
dell’appartenenza non si conciliano più con la classica concezione della cittadinanza.&#xD;
Se la vecchia categoria giuridica della cittadinanza e della sovranità è di fatto&#xD;
in crisi, ciò dovrebbe avere delle ripercussioni, positive, in merito al riconoscimento&#xD;
dei diritti in capo al non cittadino, non come accesso ai diritti, ma, per riprendere le&#xD;
parole arendtiane, come riconoscimento del diritto ad avere diritti. Il problema dello&#xD;
straniero (sia esso rifugiato, apolide, sans papiers, clandestino), infatti, è anche e&#xD;
soprattutto un problema di riconoscimento dei diritti all’individuo quando questi non&#xD;
è cittadino. L’attenzione si è quindi rivolta ai diritti fondamentali della persona&#xD;
umana, nella misura in cui sono estensibili anche agli stranieri, in una dimensione&#xD;
non solo nazionale, ma anche europea ed internazionale. Si è avuto modo di appurare&#xD;
come dottrina e giurisprudenza si siano mosse negli anni verso il riconoscimento dei&#xD;
diritti fondamentali della persona con una portata ed una validità universale, il cui&#xD;
fondamento risiede nel più alto valore etico-giuridico: la dignità. In nome di quella&#xD;
dignità si dovrebbe esigere il riconoscimento dell’uomo come cittadino del mondo, a&#xD;
prescindere da ogni differenza culturale-religiosa, da ogni frontiera geopolitica, da&#xD;
ogni eventuale posizione regolare o meno in un Paese straniero. Dignità umana che,&#xD;
in quanto fondamento dei diritti fondamentali, potrebbe addirittura sostituirsi,&#xD;
secondo Peter Haberle, alla sovranità popolare: il popolo sovrano non avrebbe,&#xD;
sostanzialmente, il potere di scalfire il valore supremo della dignità.&#xD;
A seguire si è articolata la ricerca su una breve ma interessante ricostruzione&#xD;
dei diritti dello straniero nello Statuto Albertino e nel Codice civile del 1965. In&#xD;
particolare si è evidenziato come le norme contenute nel vecchio codice civile&#xD;
riconoscessero allo straniero residente gli stessi diritti del suddito. Questi era soggetto&#xD;
a forme di sorveglianza come gli italiani, ai sensi della legge sull’ordine pubblico del&#xD;
1889. L’articolo 3 del codice del 1865, per cui “ Lo straniero è ammesso a godere dei&#xD;
diritti civili attribuiti ai cittadini”, ebbe la caratteristica di essere autonomo, diverso e&#xD;
profondamente innovativo, con aspetti liberali e progressisti, rispetto al corrispettivo&#xD;
articolo 11 del Code Civil francese, ispirato alla condizione di reciprocità di&#xD;
trattamento, probabilmente in osservanza dell’ottica del ridimensionamento dei valori&#xD;
universalistici promossi e sostenuti dalla Rivoluzione francese. I redattori del codice&#xD;
italiano, respingendo il contenuto della codificazione napoleonica e accogliend o&#xD;
invece le idee del giurista ottocentesco Pasquale Stanislao Mancini, avevano evitato&#xD;
di includere la condizione di reciprocità, con la speranza che quella norma potesse&#xD;
essere da esempio per gli altri Stati. Una speranza delusa visto che la reciprocità&#xD;
viene introdotta nel codice civile del 1942: dispute dottrinarie sull’articolo 16 non&#xD;
hanno ancora sciolto il nodo se la Costituzione, con il suo articolo 10, II comma,&#xD;
abbia o meno abrogato la condizione di reciprocità.&#xD;
Attenzione assoluta è stata posta verso gli articoli 2, 3 10, secondo comma,&#xD;
della Costituzione, che rappresentano il fulcro per un’analisi della disciplina della&#xD;
condizione giuridica dello straniero nell’attuale ordinamento, dunque lo spirito&#xD;
attraverso cui leggere la realtà in tema di migrazioni e diritti, oltre a costituire la&#xD;
chiave di lettura interpretativa per sostenere, eventualmente, approcci di&#xD;
modernizzazione o di riforma inerenti i fenomeni migratori e le tutele dei soggetti ad&#xD;
essi sottesi. Ciò vale sia che si aderisca a quella parte della dottrina che muove dai&#xD;
diritti fondamentali dell’individuo che, ai sensi dell’articolo 2, vengono riconosciuti&#xD;
inevitabilmente anche allo straniero in quanto persona umana, sia che si aderisca ad&#xD;
altra parte della letteratura che si muove invece partendo dalla riserva di legge&#xD;
dell’articolo 10 secondo comma, che garantisce ugualmente il non cittadino&#xD;
attraverso le non poche tutele fissate dalle norme internazionali generali o patrizie&#xD;
che siano.&#xD;
Non si poteva non prestare attenzione agli effetti della riforma dell'articolo 117&#xD;
della Costituzione sulla condizione giuridica dello straniero. La riforma del titolo V&#xD;
della Costituzione, infatti, ha in qualche modo rivoluzionato l'articolo 117, attraverso&#xD;
l'introduzione, al suo primo comma, del riferimento agli obblighi internazionali cui&#xD;
deve sottostare la potestà legislativa statale oltre che regionale. Ne discende che il&#xD;
diritto internazionale, sia esso pattizio che consuetudinario, assume oggi un ruolo&#xD;
preminente, anche nella disciplina giuridica dell'immigrazione, rispetto al periodo&#xD;
anteriore alla riforma del 2001, quando l'unico “ aggancio costituzionale” alle norme&#xD;
internazionali era rappresentato dal secondo comma dell'articolo 10 Cost. Ma anche il&#xD;
suo secondo comma appare di fondamentale importanza, per il rapporto che&#xD;
intercorre tra le competenze dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali a fronte&#xD;
della disciplina del fenomeno migratorio, in quel quadro attuale in cui si tende ad&#xD;
operare una suddivisione tra politiche dell’immigrazione e politiche per&#xD;
l’immigrazione di competenza, rispettivamente, statale e regionale.&#xD;
L’analisi si è poi spostata sui diritti fondamentali dello straniero alla luce della&#xD;
giurisprudenza costituzionale e degli orientamenti dottrinari, avendo particolare&#xD;
riguardo anche ai diritti sociali fondamentali, sebbene limitatamente a quelli rispetto&#xD;
al cui riconoscimento lo straniero ha avuto maggiori difficoltà. Si è prestata&#xD;
attenzione quindi al diritto alle prestazioni di assistenza e previdenza sociale, al&#xD;
diritto alla salute come corollario del diritto alla vita, al lavoro nella sua doppia veste&#xD;
di diritto al lavoro e di diritti del lavoratore, al diritto all’abitazione, sia&#xD;
nell’accezione di requisito indispensabile per l’ingresso ed il soggiorno sul territorio&#xD;
nazionale, sia in quella relativa all’edilizia residenziale pubblica.&#xD;
Si è poi portato avanti il discorso quanto mai delicato sui diritti politici degli&#xD;
stranieri, il quale si inquadra nella più ampia riflessione in tema di cittadinanza. I&#xD;
diritti di cui agli articoli 48, 49, 50 e 51 contenuti nella Costituzione, sono infatti&#xD;
l’espressione del rapporto tra cittadinanza ed identità nazionale e del legame esistente&#xD;
tra individuo-cittadino e comunità statale. Del resto non stupisce che lo spirito dei&#xD;
nostri padri costituenti fosse profondamente legato alle categorie giuridiche di&#xD;
cittadinanza, sovranità e popolo, in un contesto storico che era lontanissimo da&#xD;
fenomeni quali, ad esempio, l’immigrazione, la libertà di circolazione delle persone,&#xD;
la cittadinanza europea. La crisi che oggi coinvolge lo Stato-Nazione, a fronte non&#xD;
solo dei processi di comunitarizzazione che hanno creato organismi sovranazionali,&#xD;
ma anche dei fenomeni come la globalizzazione, le migrazioni di massa e le relative&#xD;
forme di multiculturalismo e di meltingpot, porta inevitabilmente ad un ripensamento&#xD;
delle forme classiche di cittadinanza, verso tendenze più aperte che coinvolgono&#xD;
anche le forme di partecipazione alla vita pubblica, non solo locale, e non solo dei&#xD;
cittadini. Anche la dottrina si è divisa in tal senso, una parte di essa orientata verso&#xD;
una concezione dei diritti politici come diritti spettanti esclusivamente ai cittadini,&#xD;
escludendo de facto il non cittadino dal loro esercizio, mentre un’altra parte, molto&#xD;
più sensibile a possibili estensioni dei diritti politici ai non cittadini, soffermatasi&#xD;
sull’analisi e sulla lettura del testo costituzionale, non sembrerebbe escludere toutcourt gli stranieri dall’esercizio di quei diritti. Non sono mancate considerazioni in&#xD;
merito a qualche timido segnale di apertura nell’estensione dei diritti politici agli&#xD;
stranieri sia a livello di legislazione nazionale che regionale.&#xD;
Non poteva poi mancare un confronto tra il cittadino comunitario ed&#xD;
extracomunitario in ordine alla libertà di circolazione e soggiorno, in virtù del fatto&#xD;
che essa è una di quelle libertà che più di ogni altra assume degli aspetti di modernità,&#xD;
legati proprio ai processi comunitari, non solo come caratteristica ultima del libero&#xD;
mercato avviato con i primi trattati istitutivi dell’Europa, ma come strumento di&#xD;
affermazione delle politiche europee che con il Trattato di Maastricht hanno dato vita&#xD;
all’Unione europea.&#xD;
Nel secondo capitolo si è invece proceduto verso un’analisi attenta e dettagliata&#xD;
della legislazione italiana in materia di immigrazione, facendo emergere gli elementi&#xD;
di criticità di quella legislazione rispetto ai principi costituzionali, prendendo spunto&#xD;
dalla dottrina e dalla giurisprudenza costituzionale. Si è partiti dalla politica&#xD;
migratoria italiana tra Tulps e circolari, per poi trattare la prima legge organica sugli&#xD;
stranieri in Italia: la 943/1986, la prima legge di previsione dei flussi migratori, la&#xD;
legge “Martelli”, e la prima legge di previsione del sistema delle quote, la legge&#xD;
“Turco-Npolitano” con le sue successive modifiche ad opera della legge “Bossi-Fini”&#xD;
e del pacchetto sicurezza (nonché del tanto discusso reato di clandestinità).&#xD;
Nell’ambito della disciplina legislativa dell’immigrazione, particolare riguardo&#xD;
si è avuto per le due forme d i allontanamento, il respingimento alla frontiera e&#xD;
l’espulsione e per i centri di permanenza temporanea, in quanto maggiori sono state&#xD;
qui le violazioni del diritto alla libertà personale e del diritto di difesa. Ci si è infine&#xD;
chiesti se ancora esiste un diritto all’unità familiare a fronte delle restrizioni che&#xD;
anche la più recente normativa in materia ha operato nei riguardi del&#xD;
ricongiungimento familiare&#xD;
Infine non poteva non farsi una panoramica sui rapporti tra Europa e&#xD;
immigrazione, in particolare attraverso l’indicazione di alcune tra le tappe&#xD;
fondamentali che hanno contraddistinto la politica dell’Unione nella materia che qui&#xD;
interessa. Primo tra tutti, il passaggio dal metodo intergovernativo previsto dal&#xD;
Trattato di Maastricht a quello comunita rio, ad opera del Trattato di Amsterdam in&#xD;
vigore dal 1 maggio 1999, relativo alla tematica dell’immigrazione. La&#xD;
comunitarizzazione delle materie quali immigrazione, asilo, visti ed altre procedure&#xD;
connesse la libera circolazione delle persone, ed il loro inserimento nel settore dello&#xD;
spazio di libertà, sicurezza e giustizia, ha sicuramente contribuito alla realizzazione di&#xD;
quella politica europea in tema di immigrazione, sebbene caratterizzata, ancora oggi,&#xD;
da limiti ed incertezze. Così come l’incorporazione dell’aquis di Schengen nel&#xD;
processo di comunitarizzazione dell’Unione ha segnato un passo in avanti proprio di&#xD;
quel diritto europeo dell’immigrazione. Dunque l’Europa come soggetto competente&#xD;
non solo di quelle politiche in tema di immigrazione rivolte ai cittadini comunitari, la&#xD;
cui massima espressione è rappresentata dagli istituiti della libertà di circolazione e&#xD;
soggiorno e della cittadinanza europea, anche quelle relative ai cittadini dei paesi&#xD;
terzi che, a qualunque titolo, si trovano sul territorio europeo. Questo in un’ottica che&#xD;
considera meritevole di tutela e di protezione lo straniero non in quanto tale, ma in&#xD;
quanto individuo e persona umana, a prescindere da quale sia il suo rapporto con lo&#xD;
Stato membro.&#xD;
L’analisi del secondo capitolo ha fatto intendere come il testo attuale di&#xD;
riferimento della disciplina giuridica dell’immigrazione, il testo unico così come&#xD;
novellato dalla Bossi-Fini, è un testo che è stato elaborato in un contesto storico&#xD;
particolarmente grave e teso quale era quello successivo all’11 settembre 2001, per&#xD;
cui ben si potrebbe comprendere la sua articolazione in termini più di tutela del&#xD;
territorio nazionale che non in quelli di accoglienza e ospitalità relativamente al&#xD;
fenomeno migratorio. Tuttavia sembra esserci un’incongruenza che mal si concilia&#xD;
con l’inarrestabile affluenza da più parti di persone in cerca di una nuova territorialità&#xD;
che coinvolge tutte le Nazioni europee e che rappresenta un fenomeno sociale non&#xD;
trascurabile né risolvibile con leggi che ne arginino la portata. È inoltre assolutamente&#xD;
incongruente rispetto a quel fenomeno che da tempo si studia e che ha preso il nome&#xD;
di “globalizzazione”, e con cui si sta ad indicare una crescita progressiva delle&#xD;
relazioni e degli scambi a livello mondiale in diversi ambiti, il cui effetto primo è una&#xD;
decisa convergenza economica e culturale tra i Paesi del mondo.&#xD;
Ultimo capitolo è stato quello relativo al diritto di asilo, il cui studio non&#xD;
poteva mancare ai fini dell’attualità del presente progetto. Infatti, i recenti episodi di&#xD;
respingimenti di immigrati, in particolare verso lo stato libico, che hanno&#xD;
letteralmente invaso le “cronache” e le “politiche” italiane nella scorsa estate, hanno&#xD;
evidenziato che il diritto di asilo ed il relativo divieto di non refoulement non sempre&#xD;
sembra essere rispettato. A peggiorare la situazione del migrante asilante, si badi&#xD;
bene, e non del migrante economico, si aggiunga il fatto che l’Italia continua ad&#xD;
essere l’unico Stato dell’Unione Europea che è privo di una normativa specifica ed&#xD;
organica sul diritto di asilo. Una realtà che pesa soprattutto da quando il nostro Paese&#xD;
è divenuto, dagli anni ’80 in poi, una “terra di asilo” e non più solamente un luogo di&#xD;
transito per rifugiati. L’esigenza di sicurezza interna dei singoli Stati e de ll’Unione&#xD;
Europea rispetto ai continui flussi migratori, dopo gli avvenimenti terroristici degli&#xD;
ultimi tempi, di cui la stessa Europa è stata teatro, dovrebbe tener conto della&#xD;
differenziazione della differenza di cui sopra, quella cioè tra immigrato econ omico e&#xD;
immigrato richiedente asilo, tanto da non collocare il richiedente asilo nel fenomeno&#xD;
migratorio globale, perché ciò comporta come rischio la mancata protezione di questa&#xD;
persona. Il restringimento che molti Paesi europei stanno attuando alle front iere, se&#xD;
per un verso potrebbe essere condivisibile per porre un freno all’immigrazione&#xD;
clandestina, non può esserlo dall’altro verso quando si pregiudica chi alla frontiera&#xD;
giunge per salvare la propria vita. Viene alla mente una domanda spontanea: se il&#xD;
numero dei richiedenti asilo diminuisce statisticamente, però a monte non&#xD;
diminuiscono le persecuzioni nel mondo, che fine fa il perseguitato? Questa è la&#xD;
conseguenza di quando si nega la possibilità di accesso al territorio: il diritto di&#xD;
chiedere asilo è privo di significato. Alla luce di queste considerazioni emerge la&#xD;
necessità concreta di una politica non solo nazionale ma anche europea che sappia&#xD;
bilanciare le diverse esigenze, nel pieno e totale rispetto del valore e della dignità di&#xD;
quelle persone, rifugiati e richiedenti asilo, vittime di violazioni di diritti umani.&#xD;
Infine si sono espresse delle considerazioni conclusive in merito alla tematica&#xD;
trattata.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Wed, 28 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/592</guid>
      <dc:date>2010-04-28T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Un dibattito nelle teorie femministe contemporanee : gender e differenza sessuale</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/591</link>
      <description>&lt;Title&gt;Un dibattito nelle teorie femministe contemporanee : gender e differenza sessuale&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Mancino, Giuliana&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-03-26&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Come sostiene Conti Odorisio, nell’opera&#xD;
&#xD;
Ragione e Tradizione, nel femminismo&#xD;
contemporaneo il corpo ha assunto un’importanza centrale, come base materiale&#xD;
dell’identità, facendo sì che le problematiche riguardanti la sessualità e la maternità&#xD;
entrassero a far parte della discussione politica.&#xD;
Sul significato da assegnare alla diversità corporea uomo/donna si sono sviluppate due&#xD;
correnti all’interno del femminismo: quella egualitaria e quella differenzialista. Le fonti&#xD;
delle due diverse scuole si possono individuare da una parte ne Il secondo sesso di Simone&#xD;
de Beauvoir, dall’altra ne Le tre ghinee3 di Virginia Woolf, opere entrambe che vanno&#xD;
storicizzate. “Donna si diventa, non si nasce” sosteneva Simone de Beauvoir ne Il secondo&#xD;
sesso, intendendo dire che il ruolo delle donne nella società non era dovuto alla loro&#xD;
esistenza biologica ma determinato e imposto dal potere patriarcale dal quale derivavano la&#xD;
divisione dei ruoli. Per cambiare i rapporti di potere fra uomo e donna per De Beauvoir la&#xD;
donna avrebbe dovuto avere la possibilità di entrare nel mondo “maschile”, di parlare il&#xD;
linguaggio della razionalità, di gestire il potere.&#xD;
La corrente differenzialista deriva invece dall’opera di Virginia Woolf, la quale vive in un&#xD;
contesto molto diverso rispetto a Simone de Beauvoir. Se questa aveva conseguito una&#xD;
specializzazione in filosofia e frequentava intellettuali anche di sesso maschile, la Woolf pur&#xD;
essendo figlia di un intellettuale, aveva ricevuto un’ educazione differenziata riservata alle&#xD;
ragazze bene e non aveva accesso alle biblioteche. Ma di tale esclusione la scrittrice ne fa un&#xD;
punto di forza, proclamando la sua estraneità dalla cultura e quella di tutte le donne.&#xD;
Estraneità che si manifesta anche nei confronti di valori concepiti quali esclusivamente&#xD;
maschili, come patria e nazione.&#xD;
Lo scopo della tesi è in primo luogo quello di mostrare la diversità di approccio fra le due&#xD;
correnti del femminismo contemporaneo, quella egualitaria, orientata al genere (gender theory) e quella differenzialista, cui conseguono due diverse risposte politiche alla questione&#xD;
femminile.&#xD;
Secondo la corrente differenzialista le lotte politiche che sono state intraprese storicamente&#xD;
dalle donne per l’emancipazione, e le lotte attuali per la parità, devono essere criticate e&#xD;
accantonate poiché non sono altro che un tentativo di omologazione delle donne all’uomo;&#xD;
tale corrente utilizza la categoria di differenza sessuale, ontologica e irriducibile, al fine di&#xD;
costruire un mondo politico che tralasci categorie universali che si mostrerebbero come&#xD;
neutre (valide tanto per l’uomo quanto per la donna), ma che in realtà sarebbero soltanto&#xD;
maschili (Parlamento, Stato, leggi, individuo). Le teorie differenzialiste propugnano di&#xD;
marcare la realtà politica con il segno della differenza sessuale, (per esempio diritti sessuati&#xD;
diversi per l’uomo e per la donna) che significa costruire il politico su basi biologiche, e&#xD;
quindi rifiutare la distinzione fra sesso anatomico e genere.&#xD;
Secondo la gender theory la distinzione sex-gender è necessaria per storicizzare la&#xD;
differenza fra i sessi e a mostrare come la distinzione dei ruoli maschili e femminili in base&#xD;
alla quale si determinano le caratteristiche dell’individuo e l’assegnazione alla sfera&#xD;
pubblica o privata, sia ascrivibile non alla natura, ma alla società e alla politica, e che come&#xD;
tale possa e debba essere modificata al fine di riequilibrare l’allocazione del potere fra uomo&#xD;
e donna.&#xD;
La lettura di questa diversità di approccio ruota quindi intorno al sex-gender system, giacchè&#xD;
per la prima corrente, orientata al genere vi è una differenza fra sex e gender, -laddove in&#xD;
sintesi per sex si intende la diversità biologica fattuale, per gender la costruzione culturale,&#xD;
sociale e politica che ascrive ruoli, poteri, risorse differenti per uomo e donna basandole sul&#xD;
sex- per la seconda corrente quella differenzialista la distinzione fra sex e gender sarebbe&#xD;
epistemologicamente errata e politicamente fuorviante.&#xD;
L’esito politico della corrente differenzialista parte da una critica al concetto di uguaglianza&#xD;
fra uomo e donna, per arrivare a sostenere una libertà esclusivamente femminile. Per tale&#xD;
corrente la libertà è in antinomia rispetto all’eguaglianza. Al contrario per la gender theory,&#xD;
uguaglianza e libertà sono strettamente connesse. Così vediamo per esempio in Anne&#xD;
Phillips l’uguaglianza si ottiene attraverso una politica di quote sia nel mondo del lavoro sia&#xD;
nel mondo della politica che possano rimuovere gli svantaggi iniziali delle donne, e&#xD;
attraverso il vaglio dell’uguaglianza dei risultati. &#xD;
L’uguaglianza è uno strumento per aumentare le possibilità delle donne di affermarsi non più soltanto come madri, ma come lavoratrici e cittadine, e quindi di essere più libere come individui. Per Susan Moller Okin&#xD;
la mancata uguaglianza fra uomo e donna ha la sua origine nella storica assegnazione della&#xD;
donna al lavoro domestico e di cura, per cui diminuiscono le possibilità di affermazione&#xD;
nell’ambito lavorativo e politico.&#xD;
La corrente della gender theory non è l’unica critica nei confronti del femminismo&#xD;
differenzialista, ma vi sono anche la queer theory elaborata da vari autrici, fra cui De&#xD;
Laueretis e Butler e il cyborg-femminismo di Donna Haraway. Tuttavia tali correnti&#xD;
esulano dalla ricerca poichè ritengono desueta la distinzione sex - gender.&#xD;
La tesi si pone inoltre lo scopo di colmare un vuoto nella ricerca scientifica, in quanto vi è&#xD;
una carenza di opere di critica all’orientamento differenzialista che offrano una visione&#xD;
d’insieme, che mettano in relazione spunti critici esposti sinora soltanto in modo&#xD;
frammentario. Si pensi che non vi è un’opera che esponga in maniera sistematica le critiche&#xD;
alle teorie femministe della corrente differenzialista, quali la diversa moralità femminile&#xD;
proposta da Gilligan, o il pensiero materno di Ruddick o il femminismo sociale di Elsthain, ma solo articoli pubblicati in diverse riviste, fra cui Feminist studies, Signs,&#xD;
Poltical Theory, Ethics, Social Research, Reti.&#xD;
Oltrettutto in Italia di tutte le opere delle femministe della corrente della gender theory sono&#xD;
state tradotte soltanto quattro opere (una di Susan Moller Okin: Justice, gender and the&#xD;
family, Le donne e la giustizia; una di Martha Nussabaum: Women and human&#xD;
development. The capabilities approach, Diventare persone, donne e universalità dei&#xD;
diritti2, due di Badinter: L’un est l’autre, L’uno è l’altra; Fausse route, La strada degli&#xD;
errori). Non vi è alcuna traduzione delle opere e degli articoli di Anne Phillips, di&#xD;
Christine Delphy, dell’opera importantissima di Susan Moller Okin: Women in western&#xD;
political thought. Non così per le teoriche della differenza, infatti per esempio di Luce&#xD;
Irigaray e di Carol Gilligan sono disponibili tutti i testi nella traduzione italiana. Tale&#xD;
mancata traduzione delle opere della gender theory è così direzionata da far pensare ad&#xD;
un’implicita censura nel nostro paese, poiché corrente non gradita.&#xD;
Per quanto concerne la struttura dell’elaborato si è scelto un criterio sia cronologico sia&#xD;
geografico. Le prime teorie differenzialiste sono apparse negli anni Ottanta negli Stati Uniti&#xD;
e Gilligan è riconosciuta come la fondatrice del femminismo differenzialista. Si è scelto&#xD;
quindi di esporre, dopo un exursus sul significato del termine genere, il pensiero di tale&#xD;
autrice e le relative critiche, che sono sorte nei paesi di lingua anglosassone, quindi di dare&#xD;
rilievo al femminismo orientato al genere di autrici quali Anne Phillips, Susan Moller Okin&#xD;
e Martha Nussbaum. Per quanto concerne i capitoli successivi si è deciso di esporre prima &#xD;
il femminismo differenzialista francese e poi quello italiano e non poteva essere altrimenti&#xD;
dato che il pensiero della differenza italiano trae le sue idee portanti da quello francese. Le&#xD;
autrici orientate al genere del contesto francese seguono le differenzialiste dello stesso Paese&#xD;
di origine, dato che le critiche si concentrano sul differenzilismo francese. Infine si è&#xD;
dedicato un capitolo al femminismo italiano e alle critiche accademiche a tale pensiero. Si è&#xD;
pensato poi di riservare in Appendice un paragrafo sull’antropologia cattolica relativa alla&#xD;
differenza sessuale, visto che tanto nei Paesi anglosassoni quanto in Francia le autrici&#xD;
orientate alla gender theory, quali Susan Moller Okin e Elizabeth Badinter, trovano elementi&#xD;
di continuità fra il differenzilismo e la dottrina cattolica ortodossa.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 25 Mar 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/591</guid>
      <dc:date>2010-03-25T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Il telegrafo ottico nella Francia di Luigi Filippo : da simbolo di regime a simbolo letterario</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/590</link>
      <description>&lt;Title&gt;Il telegrafo ottico nella Francia di Luigi Filippo : da simbolo di regime a simbolo letterario&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Fortunato, Valentina&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-20&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Questa tesi di letteratura francese include anche elementi di Storia della Scienza,  Storia della&#xD;
finanza e di Storia della Monarchia di Luglio. Abbiamo pensato quindi di suddividerla in tre parti&#xD;
principali:&#xD;
-La prima parte percorre analiticamente la Storia della telegrafia Chappe dai primi esperimenti alla&#xD;
nazionalizzazione dell'apparecchio per volontà della Convenzione nazionale che ne ordina l'&#xD;
installazione tra le piazzeforti di Landau e Lille,  per un'accelerazione della comunicazione dal&#xD;
fronte: il 15 agosto 1794,  il telegrafo ottico comunica,  in meno di due ore,  la riconquista di Quesnoy&#xD;
da parte delle truppe della Repubblica. La Convenzione si riserverà la possibilità di comunicare&#xD;
direttamente con le truppe spostando,  nel giugno 1794,  l'apparecchio telegrafico di Belleville, &#xD;
artefice dei primi esperimenti di trasmissione,  sul tetto del Louvre che diventa observatoire&#xD;
télégraphique. Bonaparte dimostrerà un certo interesse per l'invenzione,  già dalla primavera del&#xD;
1799,  quando è a capo dell'armata che difende le coste francesi contro uno sbarco degli inglesi,  e&#xD;
più tardi la userà nelle vesti di Imperatore,  assieme al quale gli Chappe decidono dove impiantare le&#xD;
linee o quale vecchia rete prolungare. Con la Restaurazione si impegnano affinché le linee distrutte&#xD;
dai movimenti delle armate ritornino a funzionare ed alla fine dell' ottobre 1815 la rete telegrafica è&#xD;
di nuovo in piedi. Si trasformano in collaboratori attivi nella politica di controllo dei vertici, &#xD;
attraverso i direttori dei telegrafi che con la loro attività di spionaggio informano alle autorità&#xD;
amministrative di appartenenza del grado di consenso goduto dal re nei territori. Il potere decide le&#xD;
sorti dell'invenzione e di fronte ai prodromi della rivoluzione industriale reagisce respingendo il&#xD;
fisiologico aumento delle richieste per un utilizzo privato della telegrafia aerea,  come nel caso di&#xD;
Alexandre Ferrier ed il suo progetto di un telegrafo per le comunicazioni commerciali e di Borsa.&#xD;
La "Storia di un'invenzione" si ferma allo scoppio delle Tre Gloriose giornate del 27,  28 e 29 luglio&#xD;
1830 per aprirsi ad un'analisi della monarchia di Luglio,  momento in cui l'amministrazione dei&#xD;
telegrafi subisce un grande rinnovamento e la sua direzione passa dalla famiglia Chappe alla nuova&#xD;
classe politica che corre ad occupare i posti di comando subito dopo lo scoppio delle Trois&#xD;
glorieuses. È il momento dell'ascesa della classe borghese,  una corsa a raccogliere i frutti della rivoluzione. La riscossa di una grande borghesia che si è nutrita di economia,  rinnovamento&#xD;
agricolo,  capitalizzazione dei possedimenti e delle attività commerciali proprio mentre l'aristocrazia&#xD;
spogliata dei diritti signorili,  veniva ricompensata con cariche burocratiche,  ma senza lasciare alcun&#xD;
segno della sua presenza. L'analisi prosegue incentrandosi sulla nomina del duca d'Orléans alla&#xD;
luogotenenza generale del regno e poi alla proclamazione a roi des Francais,  punti cardine del&#xD;
vizio giuridico congenito ad una monarchia che sarà destinata a vivere d'illegalità: il duca d'Orléans&#xD;
non si presta ad alcuna conferma della legittimità del suo potere da parte del re ancora&#xD;
giuridicamente in carica e non tiene in alcun conto dei diritti del duca di Bordeaux,  nominato erede&#xD;
al trono,  oltre poi a giurare fedeltà alla costituzione per rendere legittimo il suo potere.&#xD;
Nel quadro della monarchia di Luigi Filippo d'Orléans c'è un patto di sangue che lega il mondo&#xD;
politico e l'aristocrazia finanziaria,  una relazione imprescindibile,  perchè quello che definiremmo il&#xD;
triangolo del 1830,  ovvero il legame politica-telegrafo-finanza,  tre poli attraenti l'un l'altro e legati&#xD;
a doppio filo lungo tutto il XIX secolo,  non potrebbe essere compreso se non si affrontasse la&#xD;
questione dell'incidenza del mondo dei grandi finanzieri sulla Storia. La dipendenza fra questi due&#xD;
universi prepara l'avvento della monarchia di Luglio e la caratterizza per tutti i suoi diciotto anni di&#xD;
vita.&#xD;
Il pugno di ferro del governo Perier fa certamente pensare ad un riavvicinamento alla&#xD;
Restaurazione,  ai suoi uomini,  anche per il modo di concepire il dominio del territorio,  attraverso&#xD;
l'uso poliziesco del telegrafo ottico per monitorare in poche ore il polso della protesta ed intervenire&#xD;
militarmente. Già dai primi mesi del nuovo regno,  le testate repubblicane manifestano il proprio&#xD;
dissenso soprattutto in merito alla politica estera di Luigi Filippo,  mentre la stampa legittimista&#xD;
pone l'accento sull'inclinazione borghese del monarca,  il quale d'altro canto si muove goffamente&#xD;
nel ruolo di roi-citoyen,  un re borghese che si affretta a creare delle distanze dal popolo&#xD;
ordinando che venga scavato un fossato tutto attorno al suo palazzo,  le Tuileries,  per poter&#xD;
passeggiare senza essere importunato continuamente. Una mossa che i giornali trasformano in un&#xD;
"tormentone" antiorléanista,  per poi essere rappresentato a teatro con una nuova pièce satirica dal&#xD;
titolo le Fossé des Tuileries. Se Lammenais parla di una vera e propria  marinade de fange a cui è&#xD;
sottoposto ogni giorno il monarca,  calcando talvolta sui difetti del reggente,  è pur vero che si&#xD;
cominciano ad affacciare,  con accenti più vicini alla cronaca che all'"invenzione" satirica,  quelle&#xD;
insinuazioni che torneranno negli anni 1833-1835,  ovvero l'utilizzo dei beni della lista civile per&#xD;
scopi personali,  lo spostamento di fondi in banche straniere,  ma soprattutto l'attività di speculatore&#xD;
alla Borsa sotto falso nome. Attacchi di questo genere diminuiranno dopo la promulgazione della&#xD;
legge del 15 febbraio 1834 contro i venditori ambulanti di quotidiani,  scritti,  disegni,  litografie, &#xD;
emblemi,  per poi scomparire con le leggi di settembre. Queste ultime promulgate il 9 settembre 1835, rispondono all'attentato intentato contro Luigi Filippo da Fieschi,  il 28 luglio 1835, ed in&#xD;
particolare allo scetticismo generale della stampa nei confronti di una serie di complotti che si dice&#xD;
minaccino il re da tempo. La Caricature non aspetta la promulgazione delle leggi. Il 27 agosto&#xD;
1835 decide di non comparire più e saluta i suoi lettori con la pubblicazione del testo normativo di&#xD;
quelle che saranno le leggi di settembre.&#xD;
-La seconda parte si apre con una panoramica del rapporto fra scoperta scientifica e società civile a&#xD;
partire dal 1750 e della difficoltà di adattamento di quest'ultima ai diversi prodotti della scienza. La&#xD;
società moderna incontra una certa difficoltà ad adattarsi alle prime invenzioni meccaniche (gli alti&#xD;
forni,  i telai,  il maglio,  etc),  sia per i materiali con cui vengono fabbricate che per i movimenti&#xD;
sincronici,  ma sinistri. Questo suscita timore e ammirazione nelle menti degli scrittori a partire dal&#xD;
1850,  quando gli effetti della rivoluzione industriale attraversano la società francese al punto da&#xD;
innalzare la macchina ad oggetto letterario,  in corrispondenza dell'affermarsi della ricerca sociale e&#xD;
della nuova metodologia d'investigazione imposta dal romanzo naturalista. Prima di questa&#xD;
possente spinta analitica verso il mondo della tecnica e della scienza,  prima ancora della comparsa&#xD;
della locomotiva,  dell'areostato,  dei prodigi della telegrafia elettrica,  nel corso del XVIII secolo,  gli&#xD;
scrittori si trovano in presenza di invenzioni meccaniche,  la bussola,  il telescopio,  il parafulmine,  e&#xD;
lodandone le proprietà,  entrano in contatto con invenzioni estranee al mondo conosciuto sino ad&#xD;
allora,  affascinati dal mistero che le avvolge. Il telegrafo inventato da Claude Chappe nel 1793,  si&#xD;
pone fra il jouet inoffensif (J.Noiray) rappresentato dai primi marchingegni e le macchine che&#xD;
emergeranno dalla seconda metà del XIX secolo,  o meglio,  è la sentinella dell'emisfero delle&#xD;
macchine-automa ma solo per forma e meccanica,  perché per quel che riguarda il suo ruolo politico&#xD;
e sociale,  si spingerà ben oltre gli esemplari tecnologicamente più avanzati dei decenni successivi.&#xD;
A partire dal 1794,  la creatura dell'inventore Claude Chappe,  si erge per chilometri dalle colline&#xD;
della provincia fino ai campanili delle maggiori città francesi ed arriva a misurare nel 1850 già 5000&#xD;
chilometri di linee. Se l'uomo comune si limita a gettarle un'occhiata dalle strade più frequentate di&#xD;
alcune della maggiori città francesi,  alle campagne più isolate,  nelle strade di montagna,  sui Pirenei, &#xD;
sul Moncenisio al confine con l'Italia,  quando addirittura non vi si scaglia contro scardinandolo e&#xD;
facendolo materialmente a pezzi,  romanzieri come Hugo,  Chateaubriand,  Stendhal,  Balzac,  Dumas, &#xD;
non possono non scriverne. Questi ed altri autori,  sembrano non riuscire a tacere dell'effetto&#xD;
prodotto in loro da questo mezzo di comunicazione a lunga distanza,  che li intimorisce,  li irrita, &#xD;
alimenta dei sospetti e che s'impone allo sguardo proprio per i luoghi e gli edifici che lo ospitano:&#xD;
gli spazi della socialità,  del raccoglimento religioso,  le colline più pronunciate di una campagna&#xD;
sino ad allora incontaminata,  il nord,  il cui valore simbolico di espansione e la cui distanza conosce&#xD;
da subito lo stravolgimento dei primi collegamenti telegrafici (basti pensare a quando nel 1794, l'esercito della Repubblica comunica alla Convenzione la riconquista di Quesnoy e Condé).&#xD;
Osservando un'invenzione attraverso quel velo di mistero che la caratterizza,  ed il cui linguaggio, &#xD;
funzionalità e destinazione dei messaggi resta oscuro alla massa quanto ai letterati,  le reazioni di&#xD;
questi scrittori oscillano fra il disprezzo ed il sospetto,  la curiosità e il disincanto,  tutti sentimenti&#xD;
votati al negativo ed espressi in alcuni interventi poetici,  ma soprattutto nel romanzo della prima&#xD;
metà del XIX secolo.&#xD;
Se la necessità di distinguere i diversi autori che ospitano il telegrafo ottico all'interno delle loro&#xD;
opere,  va fatta sulla base della corrente letteraria di appartenenza,  l'aspetto soggettivo è l'ulteriore&#xD;
criterio che ci siamo prefissati al fine di individuare delle linee comuni all'interno dell'analisi di&#xD;
tanti autori,  per provare l'esistenza di una visione unanime nei confronti della macchina in&#xD;
questione.&#xD;
Il telegrafo Chappe appare per la prima volta in letteratura nel 1819. In una poesia intitolata Le&#xD;
Télégraphe un giovane Victor Hugo si scaglia contro un messaggero di menzogne,  ce maudit&#xD;
télégraphe,  situato sul campanile della chiesa di Saint-Sulpice a Parigi e che scorge dalla pensione&#xD;
Cordier. Il sottotitolo di questi versi è Satire,  la satira politica domina i versi,  il telegrafo è&#xD;
maltrattato,  accusato di essere stato il sostegno della gloria del Corse,  d'Attila,  ovvero di&#xD;
Napoleone il despota,  di essere il mandante di tutti i crimini politici e tuttavia di riuscire a&#xD;
rimanerne estraneo. Nel corso degli anni e delle opere di questo autore,  il telegrafo se non stimola&#xD;
impressioni funeree,  come nel caso delle riflessioni sull'apparecchio della città di Dreux,  suscita&#xD;
senso di riscatto,  come in Notre-Dame de Paris (1831),  in cui nel descrivere la chiesa di Saint-&#xD;
Sulpice si compiace di quello che per tanti anni è stato un ospite scomodo e la cui presenza sembra&#xD;
ora vendicarlo di un edificio tanto odiato. Se è innegabile che l'odio hugoliano per il telegrafo&#xD;
ottico sia di matrice psicologica,  è altrettanto vero che questa reazione appartiene a quella che è&#xD;
stata definita la courant misotechnique (J.Noiray) della prima metà del XIX secolo, &#xD;
un'avversione verso il prodotto della mente umana,  verso ciò che si allontana dalla natura,  e che si&#xD;
spiega anche con le ragioni estetiche legate all'idealismo romantico. Qualche anno più tardi,  Le&#xD;
Rhin (1842),  opera che sembra segnare una certa indifferenza nei confronti delle torri del telegrafo&#xD;
ottico,  ma solo fino al 1851,  quando con Les Chatiments (1851-1853) si trasforma in nuova&#xD;
ammirazione. Una technolatrie nouvelle (J.Noiray),  prodotta dall'influenza sugli ambienti&#xD;
letterari delle idee saint-simoniane,  in particolare con la nascita nell'ottobre 1851 di La Revue de&#xD;
Paris di Maxime Du Camp e Louis de Cormenin,  che lo spinge all'idolatria del progresso ed in&#xD;
particolare del telegrafo Morse,  un filo che dal fondo dei mari unisce i più grandi continenti e che&#xD;
fa si che L'hymen des nations s'accomplit. Un autore che con le sue opere testimonia dell'importanza del telegrafo ottico come mezzo di&#xD;
comunicazione di Stato,  inserendolo nei suoi ricordi autobiografici di ambasciatore e ministro&#xD;
degli Esteri,  è Chateaubriand (1768-1848). Nominato a Berlino dal gennaio all'aprile 1821,  utilizza&#xD;
la linea di telegrafia ottica Parigi-Strasburgo da cui riceve notizie in anticipo,  come nel caso della&#xD;
comunicazione della sottomissione del Piemonte e della conseguente abdicazione del re di&#xD;
Sardegna. Nei Mémoires d'outre-Tombe (1846),  è interessante sottolineare la descrizione di un&#xD;
colloquio fra l'autore,  dal 1822 nominato a capo del ministero degli Affari Esteri,  e quello che lui&#xD;
definisce "anonimamente" un homme de Banque e che si trova a ricevere nel suo ufficio di&#xD;
Ministro: gli propone la comunicazione di alcuni dispacci telegrafici in cambio di sicure&#xD;
speculazioni finanziarie su fondi pubblici,  facendo di Chateaubriand,  il primo di una serie di&#xD;
autori-testimoni del legame reale esistente fra il telegrafo e le speculazioni borsistiche. Quello che&#xD;
abbiamo definito il triangolo del 1830,  ovvero il legame politica-telegrafo-finanza,  tre poli attraenti&#xD;
l'un l'altro e legati a doppio filo lungo tutto il XIX secolo,  mostra nei Mémoires d'outre-Tombe&#xD;
uno dei suoi angoli,  per poi emergere completamente dodici anni dopo,  attraverso le opere di&#xD;
Stendhal e Dumas. Questa funzione di testimonianza storica dell'utilizzo "d'ufficio" del telegrafo&#xD;
ottico,  non è però guidato da una precisa linea narrativa come nel caso di Lucien Leuwen (1834-&#xD;
1835) di Stendhal (1783-1842). A partire da Henri Beyle,  diventato Stendhal nel 1817,  il telegrafo&#xD;
ottico si stacca dalla visione romantica dell'affronto della macchina che sfida la superiorità della&#xD;
natura e di Dio,  ed è descritto seguendo passo dopo passo la cronaca dei giornali del tempo:&#xD;
l'autore gli attribuisce un ruolo narrativo ispirato alla realtà. Il telegrafo si trasforma nel simbolo&#xD;
della corruzione politico-finanziaria del regno di Luigi Filippo d'Orléans e macchina legata ad una&#xD;
classe politica corrotta,  centro delle speculazioni finanziarie messe in piedi dall'accordo fra i&#xD;
ministeri e gli uomini dell'alta finanza,  e strumento attraverso cui pilotare le elezioni ordinando&#xD;
destituzioni e cariche prefettizie. Questa testimonianza storico-giornalistica sotto forma di romanzo&#xD;
inedito è alimentata dalla curiosità verso le nuove realtà socio-politiche e dalla convinzione della&#xD;
fine of the present comedy,  ovvero di quella farsa rappresentata dal regno di Luigi Filippo,  poi&#xD;
smascherata con il gabinetto Perier. L'indecisione sul titolo è un sintomo delle intenzioni del&#xD;
romanziere,  tra le diverse opzioni figurano Lucien Leuwen ou l'Amarante et le Noir,  l'Orange de&#xD;
Malte e Le Rouge et le blanc ou le Bleu et le Blanc,  ma soprattutto Le Télégraphe ou l'Orange de&#xD;
Malte,  evocativo delle furfanterie veicolate dal telegrafo ottico per mano del ministro degli Interni&#xD;
De Vaize,  (personaggio che nel Leuwen ha vari modelli,  tra cui il ministro Thiers e il conte&#xD;
d'Argout ),  e metafora del denaro ispirata ad una pièce di Fabre d'Eglantine. Ciò nondimeno,  il&#xD;
riferimento al telegrafo ottico non si limita solo ad un possibile titolo,  è menzionato all'interno del&#xD;
romanzo in corrispondenza dell'entrata del protagonista nel gabinetto del ministro degli Interni,  da cui riceve l'incarico di una missione elettorale nel dipartimento dello Cher,  per impedire l'elezione&#xD;
alla Camera di un temibile repubblicano. Questo giovane referendario avrà a sua disposizione il&#xD;
telegrafo ottico,  con cui piloterà liberamente le elezioni,  chiedendo telegraficamente destituzioni o&#xD;
cariche in cambio di qualche voto in più contro l'integerrimo avversario,  attivando una battaglia&#xD;
contro i prefetti delle province. Dall'analisi del Lucien Leuwen,  emerge il valore storico di&#xD;
quest'opera a metà fra cronaca e romanzo,  atto d'accusa nei confronti di un regime alterato per&#xD;
mano di un re che con le sue passions brocanteuses,  come le definisce la testata Le Charivari, &#xD;
guida il paese verso "l'attività di fabbrica",  e sogna un ministero Rothschild che possa gestire&#xD;
questa grande industria. Nel riportare gli scandali politici denunciati dai quotidiani giorno dopo&#xD;
giorno,  Stendhal fa riferimento anche alla tempesta finanziaria delle speculazioni sui fondi di Stato&#xD;
spagnoli,  pilotate dal telegrafo ottico tra il 1833 ed il 1835. Si tratta delle rendite di Stato offerte da&#xD;
Isabella II,  al momento della sua successione al trono nell'ottobre del 1833 ed acquistate dalla&#xD;
Francia dopo l'approvazione delle Cortès. In Lucien Leuwen,  il ministro degli Interni De Vaize,  il&#xD;
cui modello reale è sia il conte D'Argout che Thiers,  è tutto preso nel suo andare e venire dal&#xD;
ministero alla Borsa e dalla Borsa al palazzo del più ricco banchiere di Parigi,  e padre del&#xD;
protagonista,  ovvero Francois Leuwen,  con il quale sembra essersi alleato in un progetto di&#xD;
speculazioni borsistiche via telegrafo: il ritratto della missione di Adolphe Thiers,  che in questo&#xD;
periodo non ha altra preoccupazione che ritardare i dispacci telegrafici relativi al riconoscimento&#xD;
dei titoli,  come testimoniano diversi quotidiani,  tra cui Le National,  Le Constitutionnel La&#xD;
Mode.&#xD;
La stretta relazione fra le speculazioni sui titoli spagnoli ed il telegrafo ottico,  avrà un tale impatto&#xD;
nella società francese da rimanere impressa non solo sui giornali del tempo,  ma anche nei romanzi&#xD;
di altri autori,  come nel caso di Le Comte de Monte-Cristo (1846) di Alexandre Dumas. Al di là&#xD;
del celebre capitolo LX,  Le Télégraphe,  e LX,  Le Moyen de délivrer un jardinier des loirs qui&#xD;
mangent ses peches,  diversi altri capitoli menzionano l'invenzione di Chappe e sarà proprio questa&#xD;
macchina a vendicare Edmond Dantès: la utilizzerà contro il banchiere Danglars,  speculatore sui&#xD;
fondi di Stato spagnoli,  su cui gioca a colpo sicuro grazie alle notizie ottenute da sua moglie ed&#xD;
arrivate via telegrafo. Proprio l'invio di un falso dispaccio telegrafico da una torre della linea&#xD;
diretta al confine spagnolo,  incrinerà la sua mirabolante ascesa di banchiere dell'aristocrazia&#xD;
finanziaria ed andrà,  non solo a soddisfare la sete di vendetta del conte,  ma anche i progetti di&#xD;
Mme Danglars. Se però in Stendhal alla visione dell'apparecchio telegrafico non è mai associata la&#xD;
digressione fantastica,  lontana dalla funzione di cronaca "dell'ultimo minuto" della seconda parte&#xD;
di Lucien Leuwen,  Dumas vi si libera per qualche riga quasi a voler dipingere quell'ammirazione&#xD;
timorosa verso l'universo delle macchine,  propria della visione romantica,  legata alla "magia" dei prodotti dell'ingegno umano e che è funzionale all'impatto con il reale utilizzo che ne farà "il&#xD;
conte". Alla visione dell'apparecchio telegrafico corrisponde l'immagine d'un insecte au ventre&#xD;
blanc,  aux pattes noires et maigres,  termini che appartengono al maniérisme nécessaire de&#xD;
l'expression littéraire de la machine (J.Noiray),  alla necessità che parole chiave ed immagini&#xD;
comuni rendano più vicina una realtà,  che altrimenti non potrebbe essere rappresentata. Questa&#xD;
tendenza propria della successiva corrente realista,  sembra essere anticipata da Dumas che la&#xD;
utilizza per rendere familiare qualcosa che è profondamente lontano dalla realtà conosciuta&#xD;
identificandola con un mondo,  il microcosmo animale,  che ne esorcizza l'artificialità&#xD;
potenziandone il mistero ed inserendo la macchina telegrafica nel mondo del fantascientifico alla&#xD;
Verne. Nel capitolo LX,  Le Télégraphe è l'imménse coléoptère,  chrysalide vivante,  sotto le&#xD;
cui ali il conte dice di avere sempre immaginato le petit génie humain,  bien gourmé,  bien pédant, &#xD;
bien bourré de science,  di averlo guardato sempre come il prodotto del genio scientifico,  mentre&#xD;
all'interno delle torri c'è solo un impiegato mal pagato,  sottoposto al rigido regolamento delle&#xD;
trasmissioni aeree. Questi due capitoli rappresentano una denuncia sociale. Lo stationnaire è&#xD;
un'appendice del telegrafo,  è schiavizzato da una macchina che serve a sua volta il potere e gli&#xD;
speculatori alla Borsa,  e questo doppio attacco è sferrato da Dumas con la raffinatezza dei doppi&#xD;
sensi e delle metafore: non è un caso che la vicenda telegrafica si svolga su di una linea diretta al&#xD;
confine spagnolo e che si parli ancora una volta dei lucrosi titoli spagnoli di cui è titolare un&#xD;
banchiere,  ossia Danglars. Attraverso la metafora posta a titolo del capitolo,  Le Moyen de délivrer&#xD;
un jardinier des loirs qui mangent ses peches,  di quei ghiri che rosicchiano i frutti fatti crescere&#xD;
dalla passione e dalle fatiche dello stationnaire,  l'autore fa riferimento,  anche a tutti quei piccoli&#xD;
investitori i cui risparmi vengono derubati dagli speculatori che per mesi,  attraverso le manovre&#xD;
telegrafiche,  gettano intere famiglie nella disperazione,  determinando attraverso delle false notizie&#xD;
provenienti dalla Spagna,  ribassi improvvisi ed altrettanti repentini rialzi dei titoli spagnoli,  come&#xD;
testimoniano i giornali dal 1833 al 1835.&#xD;
Seguendo il corso del tempo,  il numero delle opere in cui il telegrafo Chappe fa le sue apparizioni&#xD;
sembra non diminuire affatto,  ma anzi susseguirsi di anno in anno come nel caso della Comédie&#xD;
humaine di Honoré de Balzac (1799-1850) L'invenzione di Chappe appare nelle Scènes de la vie&#xD;
privée con La Maison du Chat-qui-pelote (1830); negli Etudes philosophiques,  con Les Marana&#xD;
(1832); nelle Scènes de la vie parisienne,  con l'Histoire des Treize (1834) e ancora nelle Scène de&#xD;
la vie de province in La Rabouilleuse (1842); nelle Scènes de la vie politique in Une ténébreuse&#xD;
affaire (1843). Balzac accenna alla macchina attraverso piccoli aneddoti,  significativi di come il&#xD;
telegrafo ottico sia stato assimilato socialmente,  nel linguaggio e nella gestualità,  facendo sentire la sua presenza all'interno della narrazione nelle vesti di mezzo di comunicazione e di controllo del&#xD;
governo. Negli altri autori che chiudono le apparizioni nel XIX,  quello che emerge è il continuo&#xD;
riferimento al telegrafo come strumento per guadagni sicuri alla Borsa,  soprattutto per i deputati e&#xD;
ministri,  come nel caso di Louis Reybaud in,  Jérome Paturot à la recherche d'une position sociale&#xD;
(1845) ; il suo ruolo sociale e politico,  anche nella formazione di una classe di addetti alle&#xD;
trasmissioni,  i quali resteranno sempre all'oscuro dei messaggi di cui sono portatori,  come in&#xD;
Flaubert,  in Voyages en Bretagne par les champs et par les grèves (1847). Per poi constatare in&#xD;
Jules Verne,  Maxime Du Camp,  Jules Vallès e nei versi dello chansonnier Gustave Nadaud,  la&#xD;
nostalgia per una macchina che nel bene e nel male ha rappresentato un'epoca.&#xD;
Attraverso lo sguardo di questi autori,  influenzati dall'epoca e dai diversi movimenti letterari che li&#xD;
hanno nutriti o da cui si sono ispirati,  la macchina non è mai collegata a quell'entusiasmo verso i&#xD;
prodotti del progresso tecnico-scientifico che caratterizza dal 1853 l'opera di Victor Hugo,  o gli&#xD;
articoli della Revue de Paris. Il telegrafo ottico è la sentinella delle macchine-automa,  è solo il&#xD;
preludio all'invasione sociale delle macchine,  ma proprio perché marchingegno,  e non macchina, &#xD;
perché imperfetto ed allo stesso tempo esposto brutalmente,  rappresenta l'indice dell'impatto&#xD;
sociale che i futuri mezzi di industrializzazione e comunicazione avranno sulla collettività,  ma con&#xD;
qualcosa in più: quell'estetica caratterizzata,  una struttura mobile sinistra che rassomiglia&#xD;
spaventosamente alla sagoma avvizzita di un corpo umano. L'assenza di suoni emessi da quelle&#xD;
braccia in continuo movimento,  il silenzio all'apertura,  alla chiusura,  alla ruotazione delle braccia&#xD;
legnose,  inchiodate da solidi cardini in ferro,  eppure tutte miranti a trasmettere qualcosa di&#xD;
indecifrabile,  balza agli occhi dell'osservatore come un'imperfezione socialmente inutile,  se non&#xD;
addirittura dannosa e stranamente rassomigliante al genere umano. Diverse litografie testimoniano&#xD;
di questa similitudine,  opere di grande valore storico-artistico che andranno a costituire&#xD;
un'appendice iconografica alla fine del testo e che per la maggior parte provengono da giornali&#xD;
come La Caricature.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 19 Apr 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/590</guid>
      <dc:date>2009-04-19T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Conflitto colombiano: conflitto postmoderno?</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/508</link>
      <description>&lt;Title&gt;Conflitto colombiano: conflitto postmoderno?&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Rosato, Valeria&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-05-14&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Compiere oggi un'analisi sui conflitti contemporanei comporta inevitabilmente una&#xD;
riflessione sui nuovi assetti societari derivanti dall'ormai inarrestabile processo di&#xD;
globalizzazione. Per globalizzazione si intende,  infatti,  un processo che investe&#xD;
molteplici aspetti della realtà,  culturale,  politico,  sociale,  militare,  ecologico e si&#xD;
caratterizza per una stretta connessione tra particolare e universale,  tra locale e globale, &#xD;
omogeneità e differenziazione1&#xD;
. L'effetto principale di tale processo è quello di&#xD;
interconnettere Stati e società e di accrescerne notevolmente la loro interdipendenza, &#xD;
modificando la vita sociale di tutti i paesi coinvolti e creando,  da una parte,  forti&#xD;
disuguaglianze,  ma dall'altra,  anche nuove opportunità di emancipazione sia a livello&#xD;
individuale che sociale2&#xD;
.&#xD;
Uno degli aspetti fondamentali legato al processo di globalizzazione è la costante&#xD;
riarticolazione della sovranità statale che però,  secondo alcuni studiosi,  seguirebbe due&#xD;
percorsi differenti: mentre nei paesi sviluppati porterebbe alla nascita di reti di&#xD;
cooperazione economica e sistemi regionali transnazionali,  nei paesi più poveri&#xD;
innesterebbe processi di frammentazione e conflitto3&#xD;
.&#xD;
Negli ultimi anni si è sviluppato un dibattito su quelle che alcuni analisti hanno&#xD;
definito "nuove guerre"4&#xD;
per indicare gli attuali conflitti sulla scena mondiale. In questo&#xD;
lavoro viene preso in considerazione il modello sviluppato di recente da Mark Duffield&#xD;
come possibile chiave interpretativa del conflitto colombiano5&#xD;
. Il filone delle "nuove&#xD;
guerre",  in cui in parte rientrerebbe lo stesso Duffield,  tende ad evidenziare gli aspetti di&#xD;
novità degli attuali conflitti rispetto a quelli precedenti la fine della Guerra Fredda. La&#xD;
caduta del sistema bipolare e il consolidamento e l'espansione del processo di&#xD;
globalizzazione,  vengono considerati dei veri e propri spartiacque. Ma se da una parte&#xD;
tale filone di studi ha il riconosciuto merito di aver evidenziato reali e profonde&#xD;
trasformazioni dei conflitti contemporanei,  dall'altra ha ceduto il fianco a numerose&#xD;
critiche. Alcuni studiosi non concordano con tale interpretazione delle guerre basata&#xD;
sostanzialmente su una radicale frattura tra pre e post Guerra Fredda,  al contrario&#xD;
insistono nel far emergere i numerosi elementi di continuità. Una delle principali&#xD;
critiche mossa alla letteratura delle "nuove guerre" è quella di raffigurare i conflitti&#xD;
attuali come apolitici,  ossia come espressione di nuove forme di violenza privata, &#xD;
criminale e priva di qualsiasi motivazione ideologica o politica6&#xD;
.&#xD;
L'attuale conflitto colombiano potrebbe allora essere definito "postmoderno"&#xD;
secondo l'accezione data da Duffield che,  rifiutando la lettura evoluzionista e&#xD;
etnocentrica degli odierni conflitti,  tipica del paradigma della modernizzazione,  parla&#xD;
dello sviluppo all'interno delle società colpite dalla guerra di "sistemi politici&#xD;
emergenti" capaci di adattarsi razionalmente ai nuovi e cambianti assetti globali.&#xD;
Il conflitto colombiano,  infatti,  può essere considerato un conflitto sui generis,  una&#xD;
delle guerre civili più lunghe dell'età contemporanea che non può superficialmente&#xD;
essere liquidato attraverso interpretazioni semplicistiche che misconoscono il peso&#xD;
politico degli aspetti e delle motivazioni che lo alimentano ancora oggi.&#xD;
Il crescente fenomeno del narcotraffico e la persistente esistenza di una attiva e&#xD;
estesa formazione insurgente ha portato alcuni analisti,  soprattutto sulla scia del nuovo&#xD;
clima internazionale post 11 settembre 2001,  a bollare il conflitto colombiano come&#xD;
guerra contro il terrorismo e il narcotraffico.&#xD;
Al contrario,  attraverso un'analisi più attenta,  è possibile cogliere la complessità di un&#xD;
conflitto che dura da più di sessanta anni all'interno del quale i suoi attori principali&#xD;
hanno mostrato una grande capacità di trasformazione e adattamento ai profondi&#xD;
mutamenti economici,  politici e sociali accorsi sia a livello nazionale che&#xD;
internazionale7&#xD;
.&#xD;
Se da una parte è incontestabile l'enorme peso che,  a partire dagli anni '80,  ha avuto il&#xD;
crescente traffico di droga nell'alimentare sia l'azione delle guerriglie sia l'azione delle&#xD;
formazioni paramilitari sorte negli anni '90,  dall'altra però sarebbe approssimativa&#xD;
un'analisi che individuasse il narcotraffico,  e dunque esclusivamente l'impresa&#xD;
criminale,  come l'unica causa del persistere del conflitto odierno in Colombia.&#xD;
I due attori illegali principali del conflitto colombiano,  guerriglia e paramilitari,  si&#xD;
configurerebbero quindi come dei veri e propri "complessi politici". Dominano ampi&#xD;
territori al cui interno svolgono tutte le funzioni proprie dello Stato stabilendo rapporti&#xD;
complessi e ambigui con le popolazioni sotto il loro controllo.&#xD;
All'interno di un simile contesto definibile di "ordine nel disordine" in cui,  di fronte&#xD;
alla storica assenza dello Stato,  altri attori hanno imposto rispettivamente il loro&#xD;
"ordine" perlopiù di tipo violento,  alla popolazione civile si prospettano poche&#xD;
alternative: o subire lo sfollamento forzato soprattutto nelle zone contese dagli attori&#xD;
armati; o accettare in modo più o meno volontario l'autorità dell'attore armato che&#xD;
controlla il territorio; oppure sviluppare forme di resistenza pacifica e di neutralità&#xD;
rispetto agli attori armati al fine di proteggere la popolazione. Mentre le prime due sono&#xD;
le situazioni più comuni e diffuse nel contesto colombiano,  la terza è la via più difficile&#xD;
e coraggiosa dal momento che "sfida" l'imposizione violenta di qualsiasi autorità.&#xD;
L'esperienza della Comunità di Pace di San Josè de Apartadò è la prima esperienza di&#xD;
questo tipo sorta in Colombia e viene analizzata attraverso il modello elaborato da&#xD;
Mitchell e Hancock delle cosiddette Local Zones of Peace8&#xD;
. Questi nuovi "santuari" del&#xD;
XX secolo si configurano come particolari processi di protezione della popolazione&#xD;
civile che,  data la natura delle nuove guerre,  si è inevitabilmente trasformata in uno dei&#xD;
protagonisti principali dei conflitti interni. L'esperienza della Comunità di San Josè&#xD;
rientrerebbe all'interno dei processi di protezione cosiddetti "bottom up",  ossia di quei&#xD;
processi che vengono attivati e portati avanti dalla stessa popolazione coinvolta&#xD;
piuttosto che diretti dall'alto,  ossia innescati e guidati da istituzioni e organismi&#xD;
preposti. L'efficacia di questo tipo di processo "dal basso" viene valutata attraverso&#xD;
l'analisi di alcuni fattori fondamentali: le funzioni che il santuario ricopre e il ruolo del&#xD;
cosiddetto patronage,  ossia del supporto di entità esterne. Attraverso l'analisi del caso&#xD;
della Comunità di pace colombiana si intende verificare quanto funzioni come quella di&#xD;
sancire nuovi patti di convivenza e regolazione sociale e di portare avanti progetti di&#xD;
sviluppo alternativi incidano sulla durata e efficacia di questa esperienza di protezione.&#xD;
Inoltre viene verificato il fondamentale ruolo del patronage svolto da organizzazioni e&#xD;
istituzioni nazionali e internazionali che supportano il processo attraverso una&#xD;
fondamentale opera di monitoraggio e denuncia delle violazioni subite dalla&#xD;
popolazione civile.&#xD;
Sia il patronage che l'intero processo di riscatto sociale di queste popolazioni&#xD;
coinvolte negli odierni conflitti interni possono essere letti solo all'interno del processo&#xD;
di globalizzazione che,  come abbiamo visto,  dato il suo carattere complesso e&#xD;
contraddittorio tipico dell'attuale epoca "postmoderna"9&#xD;
o "tardomoderna"10&#xD;
,  offre&#xD;
anche nuove opportunità di emancipazione sia a livello individuale che sociale11&#xD;
.&#xD;
All'interno di contesti caratterizzati da alti e prolungati livelli di violenza questa&#xD;
particolare esperienza colombiana,  che va avanti da più di un decennio,  potrebbe allora&#xD;
configurarsi come un possibile efficace esempio di santuario "postmoderno".&#xD;
Conclusioni&#xD;
L'obiettivo che ci siamo prefissati all'inizio del presente lavoro consisteva&#xD;
nell'analizzare uno dei tanti conflitti attualmente attivi nello scenario mondiale: il&#xD;
conflitto colombiano. L'attenzione è ricaduta su un conflitto raramente al centro dei&#xD;
riflettori della scena internazionale ma che rappresenta uno degli attuali conflitti interni&#xD;
più longevi della nostra epoca.&#xD;
La guerra colombiana nasce agli inizi degli anni Sessanta con il sorgere delle prime&#xD;
formazioni guerrigliere sulla scia delle rivoluzioni postcastriste,  inserendosi così&#xD;
perfettamente nel contesto internazionale caratterizzato dalla contrapposizione bipolare&#xD;
Est-Ovest. Proprio la fine della Guerra Fredda segna un passaggio cruciale verso un&#xD;
nuovo assetto globale e all'interno del dibattito sulla natura delle guerre viene&#xD;
considerato da molti analisti come un vero e proprio spartiacque tra "vecchie" e&#xD;
"nuove". Per la maggior parte di questi studiosi la natura delle guerre attuali si è&#xD;
trasformata in modo talmente profondo da mettere radicalmente in discussione il&#xD;
classico modello clausewitziano. La natura prevalentemente interna e la conseguente&#xD;
proliferazione e centralità di attori non statali in qualità di protagonisti principali dei&#xD;
nuovi conflitti hanno portato molti analisti a definirli come dei fenomeni prettamente&#xD;
irrazionali,  criminali e apolitici. Altri approcci,  in risposta a tali interpretazioni&#xD;
evidenziano,  al contrario,  i tanti elementi di continuità esistenti,  primo fra tutti il&#xD;
carattere razionale e politico di ogni guerra. Motivazioni politiche e estremamente&#xD;
razionali sembrerebbero essere alla base anche dei conflitti attuali,  ancor più in un&#xD;
contesto globalizzato che apre continuamente nuovi spazi e opportunità di azione.&#xD;
Attraverso l'analisi del lungo conflitto colombiano abbiamo verificato l'applicabilità&#xD;
di quest'ultimo modello interpretativo evidenziando la complessità del contesto e delle&#xD;
relazioni che si sviluppano a livello locale,  nazionale e internazionale. Gli attori armati&#xD;
illegali,  guerriglia e paramilitari,  hanno mostrato negli anni grandi capacità di&#xD;
trasformazione e adattamento ai mutamenti accorsi sia in ambito nazionale che&#xD;
mondiale. In questo senso,  piuttosto che individuare una netta frattura temporale dovuta&#xD;
al crollo del sistema bipolare,  potremmo definire il conflitto colombiano,  riprendendo&#xD;
l'acuta definizione clausewtziana,  come una vera e propria guerra "camaleontica",  data&#xD;
la sua spiccata abilità nel mutare e adattarsi ad ogni nuova situazione. Se da una parte, &#xD;
infatti,  gli attori armati hanno mantenuto per decenni un forte,  seppur ambiguo, &#xD;
radicamento nel tessuto sociale di vaste zone del paese,  dall'altra hanno magistralmente&#xD;
colto le opportunità offerte dal nuovo assetto mondiale globalizzato sfruttando i nuovi&#xD;
canali di comunicazione e soprattutto l'elasticità e il potenziale delle economie non-&#xD;
formali.&#xD;
Il conflitto colombiano mostra così una dimensione che potremmo definire&#xD;
"glocale"12&#xD;
,  in cui è evidente la forte interpenetrazione delle due dimensioni,  locale e&#xD;
globale,  tipica della società "post-moderna" o "tardo-moderna".&#xD;
Tale aspetto non è riscontrabile solo all'interno dell'analisi inerente la configurazione&#xD;
degli attori armati illegali ma è evidente anche all'interno di quei particolare processi di&#xD;
protezione della popolazione civile sorti di recente nei contesti di conflitto violento. In&#xD;
tal senso il caso della Comunità di Pace colombiana che abbiamo analizzato è&#xD;
emblematico: da una parte,  attraverso il ruolo del patronage,  mostra chiaramente la&#xD;
crescente penetrazione del "globale" in ogni interstizio del globo; dall'altra evidenzia&#xD;
come le influenze provenienti da fonti globali attivino dei processi di assimilazione e&#xD;
adattamento a seconda dei particolari contesti locali.&#xD;
In conclusione,  i due esempi riportati,  sia quello che concerne gli attori armati che&#xD;
quello inerente il particolare caso di santuario "postmoderno",  ci inducono a definire il&#xD;
conflitto colombiano un conflitto "glocale" a conferma della sua natura "camaleontica"&#xD;
frutto,  appunto,  di una peculiare sintesi tra globale e locale.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Wed, 13 May 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/508</guid>
      <dc:date>2009-05-13T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Maria Antonietta Macciocchi: profilo di un'intellettuale nomade nel secolo delle ideologie</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/504</link>
      <description>&lt;Title&gt;Maria Antonietta Macciocchi: profilo di un'intellettuale nomade nel secolo delle ideologie&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Selvi, Eleonora&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-03-24&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;ABSTRACT&#xD;
Maria Antonietta Macciocchi è stata staffetta partigiana,  giornalista,  inviata,  direttrice di testate, &#xD;
scrittrice,  militante politica,  deputata italiana ed europea,  docente universitaria. Ha vissuto tra Italia&#xD;
e Francia coltivando amicizie eccellenti,  tra filosofi,  scrittori,  artisti,  da Curzio Malaparte a&#xD;
Pierpaolo Pasolini,  da Louis Althusser a Lacan,  da Sebastian Matta a Milan Kundera,  a Bernard&#xD;
Henri Lévy. Il suo bisogno di slancio ideale e di impegno intellettuale militante l'ha portata ad&#xD;
abbracciare diverse fedi nel corso della sua vita,  dal marxismo sin dai tempi della Resistenza,  al&#xD;
maoismo negli anni Settanta,  fino alla conversione al cattolicesimo,  che abbracciò in età matura, &#xD;
trovando in Papa Wojtyla un profeta della dignità delle donne. Ma le sue diverse appartenenze le&#xD;
visse alla luce di un pensiero da lei in seguito definito,  con omaggio al lessico dell'amico Pasolini, &#xD;
"eretico". Il suo era un antidogmatismo fiero,  ironico,  che tuttavia si avrebbe difficoltà a definire&#xD;
pienamente laico,  percorso com'era da una persistente tentazione fideistica. La tensione tra&#xD;
ortodossia e dissenso ha attraversato gran parte della sua vita e del suo lavoro.&#xD;
Allontanandosi dal Partito,  Macciocchi fu tra le poche figure che non finirono col confluire in una&#xD;
chiesa eretica,  come fu il caso del gruppo del Manifesto,  costituito da Rossanda,  Pintor,  Natoli ed&#xD;
altri. La sua fu piuttosto una navigazione solitaria,  solo a tratti affiancata dalla presenza di&#xD;
occasionali compagni di viaggio.&#xD;
Il risultato delle sue prese di posizione - determinante fu il sostegno ai "ribelli" del '77 in Italia - fu&#xD;
la cacciata dal Partito comunista e l'inizio di un cammino ancor più solitario,  snodatosi tra&#xD;
l'impegno politico sotto nuove insegne - prima radicali e poi socialiste - il lavoro giornalistico e la&#xD;
scrittura di numerosi libri. Dopo gli anni trascorsi a Parigi,  tra il '72 e il '79,  insegnando Gramsci e&#xD;
spiegando il fascismo agli studenti dell'Università di Vincennes,  fu eletta con i radicali al&#xD;
Parlamento Europeo,  nelle elezioni del 1979,  le prime per il nuovo organismo europeo. Come&#xD;
componente della Commissione Giustizia si è battuta per l'abolizione della pena di morte in Francia.&#xD;
Successivamente,  abbandonando la linea radicale,  ha aderito al Gruppo Socialista. Nel corso del suo&#xD;
mandato ha fatto anche parte della Commissione per la verifica dei poteri e della Commissione di&#xD;
inchiesta sulla situazione della donna in Europa.&#xD;
Negli anni Novanta,  lontana ormai da ogni partito,  da ogni circolo intellettuale,  cattolica senza&#xD;
alcuna soggezione all'autorità ecclesiastica,  spesso anzi fortemente critica verso essa - più volte&#xD;
rivolse inviti pubblici al Papa chiedendo un mea culpa per il ruolo avuto dalla Chiesa nella&#xD;
repressione della Rivoluzione napoletana - trascorse in solitudine la sua vita intellettuale. Si&#xD;
immerse nello studio della storia d'Italia,  scrivendo pagine appassionate sulle protagoniste&#xD;
femminili di una grande stagione rivoluzionaria,  quella del triennio giacobino italiano,  in cui&#xD;
intravedeva il primo seme dell'unità nazionale e la forza di una parola femminile da riportare alla&#xD;
luce come esempio per tutte le donne. La scelta della Repubblica partenopea come oggetto di&#xD;
studio,  nelle fasi ultime del suo impegno di studiosa,  tradiva la fiducia,  mai sopita,  nella funzione&#xD;
palingenetica delle idee politiche. Volgendo lo sguardo indietro,  al termine di un secolo devastato&#xD;
dalle ideologie,  Macciocchi ancora cercava l'idea redentrice,  e la trovava nell'epoca dei Lumi,  nella&#xD;
fiducia verso la ragione,  la cultura e l'educazione alla cittadinanza quali basi possibili per una&#xD;
convivenza armoniosa nella polis. Né mancava alle pagine vergate da Macciocchi sulle vite di&#xD;
Eleonora Fonseca Pimentel1&#xD;
e di Luisa Sanfelice2&#xD;
l'alta passione civile che sempre l'aveva animata:&#xD;
l'esaltazione del sacrificio delle due eroine era per l'autrice specchio del proprio stesso sacrificio, &#xD;
quello di una vita di donna immolata sull'altare della militanza.&#xD;
La presente ricerca di propone di ricostruire la biografia intellettuale di Macciocchi,  in quanto&#xD;
figura di spicco della vita culturale del Novecento,  esaminandone le opere,  le idee,  le attività,  alla&#xD;
luce dei filoni di pensiero cui di volta in volta fu legata.&#xD;
1 Maria Antonietta Macciocchi,  Cara Eleonora. Passione e morte della Fonseca Pimentel nella Rivoluzione napoletana,  Milano, &#xD;
Rizzoli,  1997.&#xD;
2 Macciocchi,  L'amante della Rivoluzione. La vera storia di Luisa Sanfelice e della Repubblica napoletana del 1799,  Milano, &#xD;
Mondadori,  1998&#xD;
La trattazione si articola in due parti. Nella prima,  dopo la ricostruzione delle origini familiari,  della&#xD;
formazione e del periodo della Resistenza,  si è analizzato il lavoro giornalistico di Macciocchi, &#xD;
come direttrice di due importanti testate del PCI,  dalla fine degli anni Quaranta all'inizio degli anni&#xD;
Sessanta. In questa parte il lavoro si è svolto attraverso lo spoglio di Noi Donne e Vie&#xD;
Nuove,  lo studio dei dossier dell'epoca,  dei materiali di propaganda del PCI,  delle fonti&#xD;
direttamente usate dalla direttrice per la produzione dell'informazione,  dei taccuini e degli appunti&#xD;
personali che hanno consentito di ricostruire,  valorizzandolo,  anche il ruolo di Macciocchi dal punto&#xD;
di vista della definizione di strategie editoriali e di diffusione per i prodotti del Partito. Lo studio si&#xD;
sofferma in questa fase anche sul lavoro politico femminile,  condotto dalle militanti e donne-quadro&#xD;
del PCI per la conquista delle masse femminili,  che vide Macciocchi impegnata in tal senso tra&#xD;
Salerno e Napoli nell'immediato dopoguerra.&#xD;
Lo studio prosegue,  nella parte successiva,  con la ricostruzione dell'evoluzione delle idee politiche&#xD;
di Maria Antonietta Macciocchi,  attraverso l'incontro con la filosofia di Althusser,  e in seguito lo&#xD;
studio e l'interpretazione di Gramsci e l'approdo al maoismo.&#xD;
Nella seconda metà degli anni Sessanta maturava il dissenso con il Partito,  mettendo fine al&#xD;
tentativo della scrittrice di conciliare l'inconciliabile: l'appartenenza al PCI,  con il suo dogmatismo&#xD;
soffocante,  e la libera interpretazione del marxismo,  nel suo caso un'interpretazione di sinistra e&#xD;
rivoluzionaria.&#xD;
Si è tentato di ricostruire la genesi di questo percorso anche attraverso la pubblicazione di&#xD;
documenti inediti,  come il "Lamento di una corrispondente dell'Unità",  riprodotto integralmente in&#xD;
appendice,  come testimonianza della difficile posizione di una donna all'interno del Partito&#xD;
comunista italiano negli anni Sessanta. Si era alla vigilia del '68 e Macciocchi,  pur mantenendosi&#xD;
ancora formalmente fedele ai dettami della Chiesa di Botteghe Oscure,  intimamente scalpitava,  e&#xD;
non esitava a dare battaglia all'interno del PCI,  scontrandosi con quel muro di conformismo e&#xD;
chiusura che altri testimoni dell'epoca hanno ricostruito nelle loro autobiografie.&#xD;
Nel presente lavoro si è voluto evidenziare il filo rivoluzionario,  anarchico-libertario,  ribelle,  che ha&#xD;
attraversato le diverse fasi della vita di Macciocchi,  ricostruendo il ruolo dei "maestri" di volta in&#xD;
volta scelti e venerati e la loro puntuale caduta,  di fronte alla costante insofferenza della discepola&#xD;
ribelle verso ogni posizione da accettare passivamente.&#xD;
Nell'ultimo capitolo si è ricostruito il periodo più difficile della vita dell'autrice,  oramai&#xD;
completamente isolata e immersa nello studio della Rivoluzione napoletana.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Mon, 23 Mar 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/504</guid>
      <dc:date>2009-03-23T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Gioventù fascista : l'Opera nazionale balilla</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/180</link>
      <description>&lt;Title&gt;Gioventù fascista : l'Opera nazionale balilla&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Stellavato, Ornella&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-06-27&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 26 Jun 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/180</guid>
      <dc:date>2008-06-26T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Reagan's World War 4: A case study about Lebanon and libya</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/170</link>
      <description>&lt;Title&gt;Reagan's World War 4: A case study about Lebanon and libya&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Toaldo, Mattia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-05-07&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 06 May 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/170</guid>
      <dc:date>2008-05-06T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>L'opposizione al salt II: Controllo degli armamenti e politica interna negli stati uniti, 1974-1980</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/169</link>
      <description>&lt;Title&gt;L'opposizione al salt II: Controllo degli armamenti e politica interna negli stati uniti, 1974-1980&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Pulcini, Giordana&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-05-19&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 18 May 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/169</guid>
      <dc:date>2008-05-18T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Applicazione di un nuovo metodo ("le storie") all'analisi dei valori della classe politica: il caso dei parlamentari di Forza Italia</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/164</link>
      <description>&lt;Title&gt;Applicazione di un nuovo metodo ("le storie") all'analisi dei valori della classe politica: il caso dei parlamentari di Forza Italia&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Mariotti, Claudia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-06-06&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 05 Jun 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/164</guid>
      <dc:date>2008-06-05T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Il Volto Del Suffragio Femmile Inglese:Millicent Garret Fawcett</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/163</link>
      <description>&lt;Title&gt;Il Volto Del Suffragio Femmile Inglese:Millicent Garret Fawcett&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Maretti, Claudia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-04-21&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 20 Apr 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/163</guid>
      <dc:date>2008-04-20T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>La politica di sicurezza italiana nel mediterraneo: 1970 - 1982</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/160</link>
      <description>&lt;Title&gt;La politica di sicurezza italiana nel mediterraneo: 1970 - 1982&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Sorrenti, Deborah&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-05-23&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 22 May 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/160</guid>
      <dc:date>2008-05-22T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Tutela e circolazione dei beni culturali : modelli internazionali, comunitari e nazionali</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/123</link>
      <description>&lt;Title&gt;Tutela e circolazione dei beni culturali : modelli internazionali, comunitari e nazionali&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Stabile, Simonetta&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-05-28&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 27 May 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/123</guid>
      <dc:date>2008-05-27T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
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