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    <title>DSpace Collection:</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/41</link>
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    <pubDate>Wed, 19 Jun 2013 18:53:33 GMT</pubDate>
    <dc:date>2013-06-19T18:53:33Z</dc:date>
    <item>
      <title>Archeologia e città in Roma Capitale : la zona monumentale</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/556</link>
      <description>&lt;Title&gt;Archeologia e città in Roma Capitale : la zona monumentale&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Capobianco, Valeria&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-05-10&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 09 May 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2010-05-09T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>La decorazione delle basiliche paleocristiane : un tentativo per ricostruire i cicli affrescati di S. Pietro in Vaticano e S. Paolo fuori le mura</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/544</link>
      <description>&lt;Title&gt;La decorazione delle basiliche paleocristiane : un tentativo per ricostruire i cicli affrescati di S. Pietro in Vaticano e S. Paolo fuori le mura&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Proverbio, Cecilia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-05-10&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La ricerca è stata impostata secondo alcune tappe fondamentali, attraverso le quali il lavoro si è&#xD;
sviluppato seguendo un criterio analitico che ha progressivamente approfondito gli aspetti&#xD;
iconografici relativi ai due monumenti indagati. Tale svolgimento si è dimostrato congeniale per&#xD;
affrontare ed esaminare in modo sempre più specifico le problematiche relative alle vicende&#xD;
decorative delle basiliche di S. Pietro in Vaticano e S. Paolo fuori le mura, risultando, in un secondo&#xD;
momento, funzionale anche alla strutturazione del testo e alla sua stesura.&#xD;
Lo studio della decorazione interna ha reso necessaria una preliminare analisi delle&#xD;
testimonianze sulle quali basarsi per l’osservazione dei cicli affrescati attestati in un momento&#xD;
precedente alla distruzione dei monumenti paleocristiani. A tale proposito, si è dovuto tenere conto&#xD;
di sistemi di fonti estremamente differenziati, distribuite fra fonti scritte e figurate, risalenti a&#xD;
momenti storici differenti, che potessero fornire utili indicazioni in merito all’articolazione del&#xD;
decoro. Lo specifico campo di indagine è stato, quindi, focalizzato sul materiale definito narrativo,&#xD;
ovvero sulla materia ciclica rappresentata nel settore superiore delle pareti della navata centrale in&#xD;
entrambi gli edifici, suddividendo la tematica veterotestamentaria, che trovava posto sulla parete&#xD;
destra, da quella neotestamentaria, collocata sulla parete sinistra.&#xD;
Le vicende dell’Antico Testamento permettono di comprendere come nei due poli martiriali di&#xD;
Roma si sviluppassero cicli gemelli illustrati in 46 pannelli a S. Pietro e 42 a S. Paolo, con moduli&#xD;
iconografici sostanzialmente identici. Questo si evince in primo luogo dal confronto con quanto è&#xD;
attestato dagli acquerelli del codice Barberino Latino 4406 per la basilica ostiense e il codice A64&#xD;
ter, folio 13, in merito alla basilica Vaticana. Inoltre, per le scene non riportate in quest’ultimo si è&#xD;
ricorso, oltre che alle notazioni fornite dal Grimaldi nella Descrizione della basilica antica di S.&#xD;
Pietro in Vaticano (Codice Barberino Latino 2733), ad una serie di cicli bassomedievali&#xD;
(concentrati tra XII e XIV secolo) per i quali la critica ha riconosciuto come fonte d’ispirazione il&#xD;
riferimento al monumento petrino. Constatata la perfetta aderenza degli schemi iconografici, si è&#xD;
proceduto ad una schedatura delle singole scene, analizzate in modo congiunto nei due edifici: si è&#xD;
potuto, così, procedere ad un immediato raffronto, che ha permesso di mettere in luce gli schemi&#xD;
iconografici di base, l’eventuale presenza di varianti e, specialmente in relazione a S. Paolo dove la&#xD;
documentazione appare più particolareggiata, la serie di ridipinture e aggiornamenti succedutisi nel&#xD;
corso dei secoli. Il momento più innovativo è stato il confronto con i temi di analogo soggetto&#xD;
pertinenti al repertorio figurativo paleocristiano (compreso fra il IV e il VI secolo), attravers o una&#xD;
gamma di materiali quanto più possibile ampia con riferimento ad ambiti differenziati, che spaziano&#xD;
dalla pittura cimiteriale a quella monumentale, dalla scultura funeraria a quella di apparato, fino a&#xD;
toccare il vasto campionario delle “arti minori” e gli sporadici esempi superstiti di codici miniati.&#xD;
Questo impegnativo lavoro di comparazione ha permesso di rintracciare la sostanziale matrice&#xD;
tardoantica dei cicli veterotestamentari e, contestualmente, di riconoscere le aggiunte intercorse&#xD;
nella basilica ostiense in periodi successivi all’impianto primitivo. Dall’analisi è emerso che la&#xD;
maggior parte degli episodi copiati nel codice Barb. Lat. 4406 registrano revisioni pienamente&#xD;
medievali, fra le quali l’ultima sembra essere un intervento di XV secolo, che agì sui caratteri&#xD;
esteriori delle figure e sulla disposizione dei pannelli, ma non sulla loro composizione interna.&#xD;
Inoltre, è stato possibile rintracciare gli episodi non attestati dalle fonti dirette, attraverso l’opera di&#xD;
triangolazione con i cicli medievali, ipotizzando l’originaria consistenza anche di quelle scene&#xD;
successivamente interessate da revisioni.&#xD;
Differente è stato il tipo di studio che ha interessato i cicli neotestamentari, che si distinguono,&#xD;
all’interno dei due monumenti, per la tematica cristologica presente a S. Pietro di contro ad un&#xD;
riferimento paolino a S. Paolo. Mentre per S. Pietro la scarsità degli episodi attestati lascia poco&#xD;
spazio all’analisi, al di là dell’ipotesi su alcune delle scene mancanti, il discorso appare più&#xD;
stimolante in relazione alla basilica ostiense. Qui, infatti, l’osservazione della struttura delle singole&#xD;
immagini non ha presentato alcuna analogia con il repertorio figurativo tardoantico relativo a Paolo,&#xD;
ponendo forti dubbi in merito all’originalità del ciclo che occupava la parete nord della navata&#xD;
centrale nella basilica ostiense. In realtà, si sono rintracciate alcune composizioni, la cui&#xD;
impostazione appare effettivamente riferibile ad epoca paleocristiana, tuttavia, come messo in luce&#xD;
nelle precedenti relazioni, esse risultano pertinenti a soggetti cristologici e non paolini. Si è pertanto&#xD;
supposto che queste possano essere le uniche tracce residue di un’originaria sequenza cristologica,&#xD;
solo successivamente trasformata per ospitare una materia narrativa ispirata alle vicende&#xD;
dell’apostolo. Inoltre, la ripetitività che si riscontra in alcune composizioni sembrerebbe indicare la&#xD;
duplicazione di uno stesso schema impiegato per più di un episodio, in virtù di un’analogia tematica&#xD;
che nulla ha a che fare con l’evoluzione del racconto narrativo (come accadeva, invece, all’interno&#xD;
del racconto veterotestamentario). In questi casi vengono ricomposti o modificati alcuni elementi&#xD;
per ottenere una sorta di variante, ma appare comunque apertamente evidente la derivazione da una&#xD;
matrice univoca. Risulta, in questo modo, possibile moltiplicare il numero di scene semplicemente&#xD;
attraverso la variazione dei singoli particolari, sfruttando, in realtà, una sola struttura di base, per&#xD;
colmare, forse, una carenza di prototipi. A ciò va aggiunta l’osservazione di un’incoerenza di fondo,&#xD;
che permette di attribuire la sequenza narrativa ad una formulazione non ancora compiuta e quasi&#xD;
“sperimentale”. Tale ipotesi di un intervento di sostituzione permetterebbe di spiegare, per giunta, la&#xD;
presenza dei quattro pannelli pertinenti alla passione di Cristo presenti sulla controfacciata&#xD;
dell’edificio e di istituire un parallelismo con il monumento gemello di S. Pietro anche per la&#xD;
decorazione della parete sinistra della navata centrale.&#xD;
Nel tentativo di rintracciare l’ambito cronologico in cui tale radicale mutamento di tematica&#xD;
venne attuato, si è cercato di individuare un momento in cui risultasse possibile, ideologicamente e&#xD;
materialmente, intervenire in modo così profondo. L’attenzione si è focalizzata su un periodo di&#xD;
cambiamento fondamentale per la situazione socio-politica di Roma, all’interno del quale si&#xD;
rintraccia una fitta serie di interventi relativi al monumento ostiense, sia attraverso le fonti testuali,&#xD;
che attraverso il dato materiale. Nello specifico ci si riferisce alla prima epoca carolingia, in cui&#xD;
viene dato particolare risalto alla valorizzazione dei poli martiriali, concretamente e&#xD;
ideologicamente, anche per opposizione alla politica imperiale iconoclasta bizantina e sulla scorta&#xD;
di alcune linee direzionali in seno alla Chiesa Cattolica che culminano nel secondo concilio di&#xD;
Nicea. Nel periodo in questione si rintraccia, soprattutto all’interno delle testimonianze scritte, una&#xD;
peculiare incidenza della ripresa delle posizioni teologiche e dei passi paolini, in una sorta di&#xD;
processo di riappropriazione dell’apostolo dell’Oriente, specie nel dialogo/scontro con Bisanzio.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 09 May 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/544</guid>
      <dc:date>2010-05-09T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>La pittura a L'Aquila : 1560-1630</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/536</link>
      <description>&lt;Title&gt;La pittura a L'Aquila : 1560-1630&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Petraccia, Arianna&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-05-10&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La posizione strategica di confine e le sue peculiarità storiche sono le due condizioni che nel&#xD;
corso dei secoli hanno reso L’Aquila, oltre che capoluogo, vero snodo culturale per l’intera regione.&#xD;
Questa ricerca intende rendere onore ad una splendida città colpita dalla catastrofe&#xD;
dell’aprile 2009, cercando, nel proprio piccolo di testimoniare la ricchezza di un patrimonio&#xD;
culturale che si accinge a vivere una delicatissima fase di recupero e conservazione.&#xD;
La motivazione che mi aveva spinta all’inizio di questo percorso dottorale ad abbracciare un&#xD;
simile progetto di ricerca era stata proprio la curiosità per un bacino così ampio e ricco eppur così&#xD;
poco indagato: nel corso di questi anni la consapevolezza di questa lacuna si è diffusa, spingendo&#xD;
Sovrintendenze ed Università del territorio a tentare di porre rimedio con una serie di iniziative tese&#xD;
a scoprire e rivalutare aspetti dell’arte abruzzese e di suoi rapporti con aree egemoni, fuori dai&#xD;
precostituiti schemi del dominio spagnolo viceregnale (si pensi ai Convegni delle Università di&#xD;
Chieti e dell’Aquila, quest’ultimo previsto per il 22 maggio ed ora in data da destinarsi). La fase di&#xD;
fermento che sembra aver investito l’intera Regione in quest’ultimo prolungato periodo è stata si&#xD;
violentemente interrotta dalla tragedia del sisma, ma proprio il sisma è stato vissuto come uno&#xD;
stimolo ad aumentare se possibile gli sforzi di scoperta e sistematizzazione per restituire una città ed&#xD;
un comprensorio alla propria popolazione: la dimensione d’uomo dell’Aquila ha fatto si che nel&#xD;
corso dei secoli il rapporto di identificazione tra gli abitanti e l’emergenza monumentale e l’opera&#xD;
d’arte in esso contenuta sia divenuto strettissimo, come solo nei luoghi di antica tradizione storica&#xD;
può essere. Ecco che diviene ancor più urgente lavorare per aiutare a ricostruire un’identità.&#xD;
La redazione di singole schede per la costruzione del catalogo che costituisce il corpus a&#xD;
base della tesi, è stato un passo fondamentale per il riordino della poca letteratura esistente su&#xD;
episodi artistici aquilani e per di più estremamente frammentaria. Una delle maggiori difficoltà&#xD;
incontrate nel corso del lavoro, nella sua primissima fase di impostazione, è stata proprio la&#xD;
situazione di incompletezza e relativa fase di riordino che attraversavano gli archivi ed i cataloghi&#xD;
dei soggetti istituzionali preposti alla tutela (si pensi all’informatizzazione dei dati e loro&#xD;
versamento nel ICCDU in corso ancora al momento del sisma) e solo grazie al fortunoso&#xD;
compimento dell’informatizzazione è stato possibile includere nel catalogo opere censite su un’area&#xD;
vastissima e di cui non si hanno attualmente notizie.&#xD;
Lo svolgimento diacronico seguito ha dato ragione all’intuizione iniziale per cui, alla figura&#xD;
dominante di Pompeo Cesura nei decenni centrali del secolo, seguì in modo assolutamente naturale&#xD;
una predilezione per la pittura fiorentina e romana dai primissimi anni del Seicento permettendo di&#xD;
recidere definitivamente i legami culturali della città con Napoli ed il Viceregno, mostrando&#xD;
dinamiche assolutamente autonome che non potevano ormai più farsi rientrare in schemi&#xD;
precostituiti.&#xD;
Dott.sa Arianna Petraccia&#xD;
Scuola Dottorale in Culture della trasformazione della città e del territorio&#xD;
Sez. Storia e conservazione dell’oggetto d’arte e d’architettura(XXI ciclo)&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 09 May 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/536</guid>
      <dc:date>2010-05-09T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Collezionismo e mercato di disegni a Roma nella prima metà del Settecento : protagonisti, comprimari, comparse</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/535</link>
      <description>&lt;Title&gt;Collezionismo e mercato di disegni a Roma nella prima metà del Settecento : protagonisti, comprimari, comparse&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Guerrieri, Marzia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-05-10&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Nel I capitolo (Lo stato degli studi) ho compiuto una&#xD;
ricognizione bibliografica sulla storia del collezionismo di&#xD;
disegni e stampe cercando di analizzare i problemi ancora&#xD;
aperti sull’argomento. Il capitolo successivo (Il contesto :&#xD;
mecenati, artisti, dilettanti delle arti) è dedicato alla&#xD;
ricostruzione della rete di relazioni che caratterizzò l’ambiente antiquario romano di primo Settecento. Partendo&#xD;
dalla figura di Nicola Pio ho potuto chiarire meglio i suoi&#xD;
legami con l’antiquario Pietro Santi Bartoli e il canonico&#xD;
Vincenzo Vittoria, oltre a ricostruire il suo entourage attraverso l’individuazione di personaggi quasi sconosciuti&#xD;
come il protonotario Odoardo de Silva, i collezionisti Lazzaro e&#xD;
Ludovico Leonetti, il padre cistercense Giovanni Guerrero. Ho&#xD;
inoltre ricostruito la figura del priore Francesco Antonio Renzi,&#xD;
una delle più interessanti all’interno di questa ricerca e&#xD;
analizzato la figura del cardinal Gualtieri attraverso lo studio&#xD;
della sua corrispondenza e del suo Diario conservati a Londra.&#xD;
Sulla scorta di un manoscritto conservato a Bologna ho&#xD;
trovato ulteriori notizie sull’ambiente antiquario romano e su&#xD;
Vittoria, attraverso il carteggio tra il pittore Ludovico Antonio&#xD;
David e il biografo Pellegrino Orlandi, in rapporto anche con il&#xD;
priore Renzi. Nel III capitolo (Le principali raccolte romane:&#xD;
formazione, consistenza, allestimento, modelli e percorsi&#xD;
comuni), dopo una breve introduzione storica sulle tipologie&#xD;
delle raccolte di grafica, le sue teorizzazioni e i suoi&#xD;
archetipi nel Cinquecento, ho cercato di isolare le categorie&#xD;
più ricorrenti nelle collezioni di disegni e stampe che&#xD;
coincidono con le “classi” identificate da Quiccheberg nel&#xD;
1565 (artificiosa, naturalia, instrumenta, figure concettuali)&#xD;
e di verificarne la presenza nelle raccolte dei dilettanti&#xD;
romani, allo scopo di individuare una matrice culturale&#xD;
comune ad essi.&#xD;
&#xD;
Mi sono soffermata sulla funzione del&#xD;
disegno come strumento di conoscenza, e quindi sulla&#xD;
concezione, comune ai vari collezionisti, di raccolta intesa&#xD;
come strumento per tracciare un disegno storico dell’arte&#xD;
italiana. Infine ho indagato la metodologia che accomuna la&#xD;
formazione delle principali raccolte romane, individuando&#xD;
in padre Resta un modello di riferimento per i dilettanti&#xD;
romani, in particolare Nicola Pio, Francesco Antonio Renzi&#xD;
e Vincenzo Vittoria.&#xD;
Il IV e ultimo capitolo (La dispersione delle collezioni: il&#xD;
silenzio delle fonti) si apre con una panoramica sulla&#xD;
dispersione delle principali raccolte romane intorno alla&#xD;
metà del Settecento malgrado i provvedimenti pontifici di&#xD;
tutela del patrimonio artistico. Ho analizzato la difficoltà di&#xD;
ricostruire e documentare le vendite delle maggiori raccolte&#xD;
alienate all'estero per una sostanziale mancanza di documenti, e ho esposto le direzioni di ricerca esplorate,&#xD;
purtroppo senza risultati considerevoli: schede Garampi&#xD;
presso l’ASV. Archivio di Michel-Ange de La Chausse a&#xD;
Nantes e archivio Gualtieri a Londra e ho illustrato i&#xD;
problemi relativi alle ricerche intorno alle raccolte di&#xD;
Vittoria, Pio, Renzi, Pier Leone Ghezzi, ecc. I documenti&#xD;
emersi nel corso della ricerca sono integralmente trascritti&#xD;
nell'Appendice Documentaria.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 09 May 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/535</guid>
      <dc:date>2010-05-09T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Giovanni Battista Della Porta scultore (Porlezza 1542-Roma1597)</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/532</link>
      <description>&lt;Title&gt;Giovanni Battista Della Porta scultore (Porlezza 1542-Roma1597)&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Ioele, Giovanna&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-05-10&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Nel trascurato e ricco filone di ricerca offerto dalla scultura a Roma della seconda metà del&#xD;
Cinquecento, s’inserisce il presente studio monografico, ad oggi il primo, sullo scultore&#xD;
Giovanni Battista Della Porta (Porlezza 1542 - Roma 1596). A partire da uno spoglio&#xD;
bibliografico, la ricerca è stata poi rivolta al recupero dei documenti archivistici riferiti allo&#xD;
scultore. I dati acquisiti consentono ora un completo riesame del suo percorso biografico e&#xD;
agevolano una lettura più approfondita del suo operato nello sfondo di specifici contesti&#xD;
(dalla cultura lombardo-veneta all’ambiente romano e marchigiano). La polivalenza&#xD;
dell’artista ha permesso una rivalutazione dello stesso in quanto scultore, architetto,&#xD;
‘marmista appaltatore’, commerciante di antichità, stimatore di collezioni e ritrattista. In&#xD;
termini di ‘ineloquenza’ e di naturalismo astratto si definisce lo stile dello scultore che nel&#xD;
genere del ritratto dimostra una raffinata severità formale in parte derivante dalla ricezione,&#xD;
in terreno romano, del gusto spagnolo, in parte dal continuo riferimento al modello antico.&#xD;
Numerosi busti-ritratto rintracciati a Roma, cronologicamente successivi al Della Porta,&#xD;
tutti di comune ascendenza stilistica, segnalano una precisa tradizione formale, sinora&#xD;
trascurata, che dovette resistere, se pur silenziosamente, alle nuove soluzioni proposte dagli&#xD;
scultori di primo Seicento. Il recupero di nuovi dati archivistici consente una lettura più&#xD;
ampia del busto di Onorato IV Caetani (Roma, Palazzo Caetani) opera matura dello&#xD;
scultore, nodo figurativo di un tessuto sociale intriso di cultura antiquaria e legami filospagnoli. Grazie al rinvenimento di documenti inediti è stato possibile allargare il quadro&#xD;
delle committenze legate al nobile casato dei Caetani. Nella tesi infine sono inserite due&#xD;
nuove proposte attributive di ritratti; ulteriori novità archivistiche sono presentate nella&#xD;
trattazione relativa al commercio di antichità della sua affermata bottega.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 09 May 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/532</guid>
      <dc:date>2010-05-09T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>La fortuna della copia in gesso : teoria e prassi tra Sette e Ottocento</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/451</link>
      <description>&lt;Title&gt;La fortuna della copia in gesso : teoria e prassi tra Sette e Ottocento&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Rotili, Valeria&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-28&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Mon, 27 Apr 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/451</guid>
      <dc:date>2009-04-27T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Ville e residenze di campagna nell'Umbria del Cinquecento</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/441</link>
      <description>&lt;Title&gt;Ville e residenze di campagna nell'Umbria del Cinquecento&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Donadoni, Giovanna&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-28&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il problema storiografico e storico-atistico della nascita,  dello sviluppo e dei caratteri&#xD;
tipologici,  funzionali e decorativi delle ville e delle residenze di campagna nell'area&#xD;
umbra del Cinquecento non ha finora prodotto nessuna trattazione sistematica&#xD;
paragonabile a quelle che hanno visto coinvolte,  da decenni a questa parte,  le stesse&#xD;
tematiche in altre aree regionali della penisola,  prime fra tutte quelle toscana,  veneta e&#xD;
laziale,  o,  in anni più recenti,  quella ligure. La ricerca affronta quindi per la prima volta&#xD;
sistematicamente il tema delle ville e delle residenze di campagna nel relativamente&#xD;
circoscritto contesto dell'Umbria del Cinquecento. L'ampiezza della prospettiva e la&#xD;
conseguente enorme quantità di questioni da definire sotto i diversi profili storico, &#xD;
economico,  culturale,  geografico,  nonché la ricchezza di problematiche legate alla villa&#xD;
come oggetto architettonico,  arricchito o meno di apparati decorativi,  inserito in un&#xD;
paesaggio e organismo vitale soggetto nel tempo a trasformazioni funzionali interne ed&#xD;
esterne,  ha determinato la necessità di individuare le domande fondamentali che&#xD;
potessero permettere di delinearne i caratteri generali indispensabili all'impostazione&#xD;
del problema e,  contemporaneamente,  illustrarne gli aspetti caratteristici particolari, &#xD;
privilegiando il punto di vista più propriamente storico-artistico e culturale. Per questo&#xD;
le tematiche principali sulle quali si articola la ricerca sono la definizione del territorio&#xD;
di interesse e del concetto di Umbria nel Cinquecento,  attraverso la cartografia,  che&#xD;
proprio in questo secolo conosce un momento di particolare sviluppo,  e le opere di&#xD;
geografi,  amministratori (come Cipriano Piccolpasso e Innocenzo Malvasia) e storici, &#xD;
che forniscono diverse informazioni; l'ndividuazione degli edifici esistenti e la&#xD;
ricostruzione del sistema residenziale cinquecentesco comprendente anche gli edifici&#xD;
non più in piedi o non più riconoscibili; l'nalisi delle funzioni,  in relazione al&#xD;
patrimonio fondiario ed alle esigenze della committenza ed ai caratteri economici, &#xD;
produttivi e culturali dell'area particolare alla quale i singoli edifici sono connessi;&#xD;
l'analisi delle tipologie,  in relazione alle funzioni,  alle eventuali preesistenze,  all'attività&#xD;
degli architetti quando proposti dalla critica,  alla coeva e precedente letteratura e&#xD;
trattatistica,  sia architettonica che agronomica,  alla tradizione architettonica urbana ed&#xD;
extraurbana dell'area cui si connettono gli edifici e le committenze,  oltre che al&#xD;
confronto con le tipologie delle altre regioni; lo studio delle committenze,  anche&#xD;
attraverso la documentazione archivistica relativa alle singole famiglie e personalità,  in&#xD;
relazione alle intenzionalità economiche e culturali connesse all'edificazione delle&#xD;
dimore di campagna e dei palazzi cittadini ed al contesto sia regionale che locale in cui&#xD;
vivono,  con una paticolare attenzione verso i casi di sistemi residenziali complessi legati&#xD;
ad alcune particolari famiglie; infine,  l'nalisi delle decorazioni superstiti,  con&#xD;
riferimento agli apparati decorativi dei palazzi urbani,  in particolare quelli legati alle&#xD;
medesime committenze,  ed ai modelli iconografici elaborati nel corso del secolo nei&#xD;
palazzi cittadini e nelle ville extraurbane delle altre regioni della penisola.&#xD;
La necessità di coordinare l'impianto generale dell'argomento con le specificità&#xD;
territoriali di cui si compone la regione,  ha infine fatto privilegiare come filo conduttore&#xD;
in grado di mantenere la coerenza interpretativa interna della ricerca,  il rapporto di&#xD;
scambio e interrelazione che si viene a creare tra la fiorente edilizia urbana&#xD;
cinquecentesca e la coeva edilizia di campagna,  la cui analogia con le situazioni&#xD;
riscontrabili anche in altre regioni non ne rende meno interessante la ricerca puntuale&#xD;
dei modelli di riferimento,  dei canali di comunicazione e della portata simbolica e&#xD;
culturale,  ma anzi permette di delineare in modo più preciso i caratteri individuali del&#xD;
fenomeno in area umbra.&#xD;
L'individuazione dell'area geografica di riferimento attraverso la documentazione&#xD;
cartografica,  amministrativa e storiografica,  connessa con la molteplicità dei caratteri&#xD;
locali storici,  economici e culturali,  ha portato alla organizzazione della ricerca intorno&#xD;
ai poli cittadini di Perugia,  Castiglione del Lago,  Città di Castello,  Foligno,  Trevi, &#xD;
Spoleto,  Terni e Todi,  dove è stato possibile documentare la presenza e lo sviluppo del&#xD;
fenomeno. Le aree non corrspondono sempre alle attuali divisioni amministrative,  ma&#xD;
rappresentano le aree di influenza politica,  economica e culturale all'interno delle quali&#xD;
le residenze sono ascrivibili,  in particolare in relazione alla committenza. In totale sul&#xD;
territorio regionale sono stati riconosciuti complessivamente,  tra gli edifici di nuova&#xD;
fondazione e i riadattamenti di costruzioni preesistenti,  una settantina di siti,  che&#xD;
comprendono sia le strutture ancora esistenti e riconoscibili,  sia quelle perdute o&#xD;
completamente ricostruite. Molto verosimilmente il numero relativamente modesto dei&#xD;
siti individuati - specie se confrontato con il numero delle ville presenti in altre regioni&#xD;
nel corso dello stesso periodo cronologico - non esaurisce la reale portata del&#xD;
fenomeno: ulteriori ricerche archivistiche sulla documentazione catastale,  notarile o&#xD;
familiare,  rivelerebbero con ogni probabilità nuove notizie su residenze oggi scomparse&#xD;
o completamente obliterate; tuttavia documenta un'ampiezza del fenomeno ed una&#xD;
distribuzione sul territorio regionale storico decisamente maggiore rispetto a quanto non&#xD;
fosse stato sinora considerato. Sul complesso delle residenze si è potuto constatare che&#xD;
il numero di quelle edificate ex novo è sostanzialmente equivalente a quelle frutto di&#xD;
riadattamenti di costruzioni preesistenti,  che siano esse fortificazioni,  torri&#xD;
d'avvistamento,  edifici religiosi o abitazioni a carattere rurale; emerge piuttosto con una&#xD;
certa evidenza la diversa distribuzione territoriale delle due tipologie: la maggior parte&#xD;
delle nuove costruzioni interessa infatti le aree del perugino,  del tifernate,  del lago&#xD;
Trasimeno e del folignate,  mentre in aree come quella tuderte e quella spoletina sono&#xD;
più frequenti i riutilizzi e le trasformazioni1&#xD;
. Questo si spiega con i caratteri specifici sia&#xD;
geografici,  sia economici e politici delle singole aree: in particolare,  se le zone nelle&#xD;
vicinanze della città di Perugia costituiscono uno spazio particolarmente adatto e ambito&#xD;
per le nuove residenze di villeggiatura delle principali famiglie cittadine,  l'area tifernate&#xD;
vede incrementare l'occupazione e lo sfruttamento agricolo delle aree marginali della&#xD;
vallata,  piuttosto che il riadattamento delle numerose strutture difensive di quelle più&#xD;
elevate e poco accessibili,  che inoltre offrono un magro reddito agrario. L'area del&#xD;
folignate è impegnata,  dopo la metà del secolo,  in un importante lavoro di bonifica delle&#xD;
zone paludose,  che accelera considerevolmente il processo di riappropriazione di terre&#xD;
coltivabili perseguito nei secoli precedenti; anche l'attività manifatturiera cartaria nella&#xD;
valle del Menotre determina la fondazione di residenze padronali connesse con l'attività&#xD;
industriale. Allo stesso modo,  anche l'area del lago Trasimeno è interessata da opere di&#xD;
bonifica,  ma nuove costruzioni sono evidentemente anche connesse con la formazione&#xD;
dello Stato dei Della Corgna. Se le zone spoletina e tuderte manifestano una più forte&#xD;
tendenza al riutilizzo e al ridattamento di strutture preesistenti - anche se,  in particolare&#xD;
per quanto riguarda Spoleto,  numerose sono le bonifiche,  i disboscamenti e i&#xD;
dissodamenti nelle aree collinari - questo forse si può spiegare in parte con il vivace&#xD;
processo di rinnovamento urbano che interessa i due centri nel corso del secolo,  con una&#xD;
profusione di risorse economiche nell'edilizia cittadina. Similmente,  per quanto&#xD;
riguarda la cronologia delle edificazioni,  si possono notare sostanziali differenze tra le&#xD;
diverse aree: nel perugino,  nel tifernate e nella zona del lago Trasimeno la costruzione&#xD;
di ville e residenze di campagna procede in modo più o meno omogeneo fin dal&#xD;
1&#xD;
Anche se occorre sottolineare che in tutte le aree prese in considerazione sono comunque presenti sia&#xD;
costruzioni ex novo che riedificazioni e riadattamenti di preesistenze.&#xD;
Quattrocento per tutto il secolo successivo; un più forte incremento dopo la metà del&#xD;
Cinquecento vede invece coinvolte aree come quelle folignate e spoletina. La&#xD;
committenza tifernate della famiglia Vitelli caratterizza l'area fin dalla seconda metà del&#xD;
Quattrocento,  così come diverse sono le citazioni di residenze extraurbane nelle&#xD;
vicinanze della città di Perugia nel corso dello stesso secolo o nella prima metà del&#xD;
successivo2&#xD;
. L'area di Castiglione,  in seguito alla cessione del territorio ai Della Corgna&#xD;
da parte di Giulio III nel 1550,  vede il sorgere delle grandi committenze di questa&#xD;
famiglia,  ma era già stata interessata dall'attività dei Baglioni,  dei Montemelini e,  anche&#xD;
per il fatto di trovarsi a ridosso del confine toscano,  dei cortonesi Vagnucci e Passerini, &#xD;
legati all'Umbria in virtù delle loro cariche ecclesiastiche. L'incremento edilizio&#xD;
nell'area folignate è invece strettamente connesso alle già ricordate grandi operazioni di&#xD;
bonifica della piana del fiume Topino,  energicamente incentivate da Francesco Jacobilli&#xD;
tra il 1560 e il 1573,  in seguito alle quali l'occupazione e lo sfruttamento del territorio si&#xD;
spostano dalle aree collinari a quelle di pianura e si determinano nuove forme di&#xD;
economia,  nuove ricchezze ed emergono nuovi ceti imprenditoriali con nuovi&#xD;
investimenti. Questo ridimensiona l'ipotesi secondo la quale lo sviluppo del fenomeno&#xD;
nell'area umbra cinquecentesca sia fondamentalmente da attribuire alla pacificazione&#xD;
territoriale successiva alla formazione dello Stato Pontificio sul territorio dopo il 1540, &#xD;
mettendo invece in luce i precedenti e la varietà delle condizioni economiche e sociali&#xD;
che ne sono alla base.&#xD;
Dal punto di vista tipologico,  prevalgono su tutta la regione le strutture dei "palazzi&#xD;
di campagna",  che ripropongono fondamentalmente i caratteri del palazzo urbano,  a&#xD;
blocco compatto,  lineare,  a due o tre piani,  con piante solitamente quadrangolari; non&#xD;
mancano tuttavia piante complesse,  a U o a L,  anche in casi di edificazioni ex novo,  non&#xD;
condizionate quindi dalle preesistenze. Archi bugnati e stemmi familiari sulle porte, &#xD;
sottili cornici marcapiano e incorniciature delle finestre costituiscono spesso i soli&#xD;
elementi decorativi,  mentre portici e loggette testimoniano l'intrinseca intenzionalità di&#xD;
relazione con il paesaggio circostante. Gli interni sono organizzati intorno al salone&#xD;
centrale,  che disimpegna gli altri ambienti delle sale da pranzo,  camere e di servizio al&#xD;
piano nobile,  mentre il pian terreno è occupato da cantine e magazzini; anche la&#xD;
cappella,  quando presente,  si trova frequentemente al pian terreno,  a volte con una&#xD;
doppia entrata che permette l'ingresso sia dall'interno degli appartamenti padronali,  sia&#xD;
dall'esterno per la comunità dei lavoranti della tenuta3&#xD;
. Frequente è la presenza di case&#xD;
coloniche e rustici annessi,  con funzioni di rimesse,  magazzini e fienili. Per i casi di più&#xD;
spiccata monumentalità la storiografia locale ha sempre sostenuto l'attribuzione,  anche&#xD;
solo progettuale,  alle personalità di Antonio da Sangallo,  Antonio Cantagallina e&#xD;
Galeazzo Alessi,  ma l'assenza a volte di basi documentarie e la vaghezza dei riscontri&#xD;
stilistici ha indotto spesso la critica a metterle in discussione. Si tratta in ogni caso di&#xD;
edifici che,  pur accentuando i caratteri ornamentali esterni ed interni e movimentando&#xD;
l'articolazione degli spazi e l'interazione con il paesaggio,  non propongono&#xD;
l'elaborazione di nuovi e particolari modelli tipologici; sono prodotti per una&#xD;
committenza,  sia essa di nuova o antica nobiltà,  che culturalmente,  ideologicamente ed&#xD;
economicamente continua ad investire soprattutto nei palazzi urbani e ad affidare a&#xD;
2&#xD;
Spesso si tratta solo di citazioni o riferimenti documentari,  poiché l'area ha naturalmente subito gli&#xD;
effetti dell'ampliamento urbano,  che ha frequentemente cancellato le tracce di queste costruzioni.&#xD;
3&#xD;
Bisogna però ricordare che pochi sono i casi nei quali si siano mantenute prevalentemente le strutture&#xD;
cinquecentesche,  sia nelle facciate esterne che nella distribuzione interna degli spazi,  dal momento che la&#xD;
maggior parte degli edifici hanno visto la sovrapposizione,  nel corso dei secoli successivi,  di numerosi&#xD;
interventi di riadattamento,  sia per l'uso continuativo spesso connesso a funzioni anche pratiche&#xD;
dell'attività agraria - o,  in tempi più recenti,  la trasformazione in strutture ricettive turistiche -,  sia per i&#xD;
mutati gusti decorativi e stili di vita in villa che,  a partire dal Sei e Settecento ne hanno in alcuni casi&#xD;
determinato il quasi completo o addirittura totale rinnovamento.&#xD;
questi ultimi il vero ruolo di rappresentanza. Emerge però chiaramente la piena adesione&#xD;
al concetto di villa e residenza di campagna come luogo in cui si incontrano la&#xD;
concezione letteraria del locus amoenus e del rifugio dalla vita cittadina e lo scopo&#xD;
pratico dell'edificio,  nelle diverse declinazioni della villa-fortezza,  della villa&#xD;
suburbana,  della villa rustica padronale e della villa di caccia e svago. Per quanto&#xD;
riguarda le funzioni delle ville,  queste non si esprimono tanto nelle tipologie generali&#xD;
quanto piuttosto negli elementi particolari,  come l'entità dei beni annessi e delle&#xD;
strutture coloniche collegate o la preponderanza degli elementi decorativi,  anche se in&#xD;
molti casi si nota che uno stesso edificio può rispondere contemporaneamente a&#xD;
funzioni differenti,  più di quanto questo non avvenga in altre regioni. Circa le&#xD;
committenze,  oltre alle singole personalità che legano in modo esclusivo il proprio&#xD;
nome all'edificazione delle loro ville,  sono da considerare le successioni ereditarie o le&#xD;
vendite,  che spesso comportano trasformazioni più o meno significative anche nel giro&#xD;
di pochi anni; la residenza privata è infatti un organismo vitale,  soggetto a continui&#xD;
adattamenti legati a mutamenti di gusto,  di funzione o di stato sociale dei proprietari.&#xD;
Particolarmente interessanti sono poi i sistemi residenziali di gruppi familiari come i&#xD;
Vitelli,  i Baglioni,  i Della Corgna,  gli Atti,  i Valenti,  che connettono diverse residenze&#xD;
su un territorio più o meno ampio e i palazzi urbani sedi delle stesse famiglie; questo&#xD;
approccio aiuta da un lato a chiarire le strategie insediative delle classi dirigenti, &#xD;
dall'altro ad evidenziare il ruolo particolare dei singoli edifici. Un caso a parte è quello&#xD;
di Fulvio Della Corgna,  che lega il suo nome a committenze sia private,  in quanto&#xD;
signore,  insieme al fratello Ascanio,  del territorio del Chiugi,  sia "istituzionali",  in&#xD;
quanto Vescovo di Perugia: i riadattamenti di Pieve del Vescovo e dell'Abbazia dei&#xD;
Sette Fratelli di Pietrafitta da lui intrapresi riguardano infatti edifici che sono residenza&#xD;
di tutti i vescovi perugini.&#xD;
I risultati della ricerca rispondono alle tematiche sulle quali era stata articolata e&#xD;
forniscono un importante contributo alla più generale intenzione di tentare di restituire&#xD;
lo strato cinquecentesco del fenomeno,  che i secoli successivi hanno compromesso, &#xD;
quando non addirittura completamente cancellato; uno strato che svolge invece un&#xD;
importante ruolo sia sociale che economico,  sia soprattutto culturale,  che deve ancora&#xD;
essere ricostruito in tutta la sua complessità e ricchezza.&#xD;
La ricerca si è svolta presso gli archivi storici e diocesani dei centri comunali presi in&#xD;
esame,  gli archivi fotografici e di restauro della Soprintendenza ai Beni artistici e storici&#xD;
dell'Umbria,  gli archivi familiari e l'Archivio di Stato di Roma,  oltre,  naturalmente, &#xD;
attraverso i sopralluoghi nei siti delle residenze.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Mon, 27 Apr 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/441</guid>
      <dc:date>2009-04-27T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Il tessuto delle ville a Roma nel Settecento: caratteristiche e dinamiche di trasformazione. Una prima ricognizione: il rione Monti</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/165</link>
      <description>&lt;Title&gt;Il tessuto delle ville a Roma nel Settecento: caratteristiche e dinamiche di trasformazione. Una prima ricognizione: il rione Monti&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;La Mastra, Giuseppe&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-06-27&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 26 Jun 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/165</guid>
      <dc:date>2008-06-26T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Il libro di bottega segnato A di Bernardo di Stefano Rosselli (15 giugno 1475 - 3 marzo 1500). Pittura a Firenze nel secondo Quattrocento</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/158</link>
      <description>&lt;Title&gt;Il libro di bottega segnato A di Bernardo di Stefano Rosselli (15 giugno 1475 - 3 marzo 1500). Pittura a Firenze nel secondo Quattrocento&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Ciampaglia, Margherita&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-04-16&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 15 Apr 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/158</guid>
      <dc:date>2008-04-15T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Copie francesi dai primitivi italiani (1820-1850). Disegni, acquerelli, lucidi</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/157</link>
      <description>&lt;Title&gt;Copie francesi dai primitivi italiani (1820-1850). Disegni, acquerelli, lucidi&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Chiocci, Francesca Romana&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-04-16&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 15 Apr 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/157</guid>
      <dc:date>2008-04-15T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Storie di manutenzione del patrimonio culturale. Uso, affezione, valore</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/155</link>
      <description>&lt;Title&gt;Storie di manutenzione del patrimonio culturale. Uso, affezione, valore&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Cecchini, Silvia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-04-14&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 13 Apr 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/155</guid>
      <dc:date>2008-04-13T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>La formazione della figura professionale dell'architetto. Roma 1890-1925</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/154</link>
      <description>&lt;Title&gt;La formazione della figura professionale dell'architetto. Roma 1890-1925&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Berta, Barbara&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-04-14&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 13 Apr 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/154</guid>
      <dc:date>2008-04-13T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>La monetazione romana in Siria tra il I e il III secolo d.C. nella regione dell'Hauran</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/136</link>
      <description>&lt;Title&gt;La monetazione romana in Siria tra il I e il III secolo d.C. nella regione dell'Hauran&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Ibrahim, Ramia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-04-24&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Wed, 23 Apr 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/136</guid>
      <dc:date>2008-04-23T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>La rimozione della pittura murale. Parabola degli stacchi negli anni cinquanta e sessanta del XX secolo</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/86</link>
      <description>&lt;Title&gt;La rimozione della pittura murale. Parabola degli stacchi negli anni cinquanta e sessanta del XX secolo&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Metelli, Cecilia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-04-14&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 13 Apr 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/86</guid>
      <dc:date>2008-04-13T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
  </channel>
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