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    <title>DSpace Collection:</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/42</link>
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    <pubDate>Sat, 18 May 2013 15:15:30 GMT</pubDate>
    <dc:date>2013-05-18T15:15:30Z</dc:date>
    <item>
      <title>Filico di Corcira : testimonianze e frammenti : introduzione, testo critico, traduzione e commento</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/577</link>
      <description>&lt;Title&gt;Filico di Corcira : testimonianze e frammenti : introduzione, testo critico, traduzione e commento&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Provenzale, Federica&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-26&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Filico di Corcira è autore di età ellenistica attivo ad Alessandria nell’epoca di&#xD;
Tolemeo Filadelfo. Dalla raccolta e dall’analisi delle testimonianze antiche si rileva la sua&#xD;
fama come autore tragico appartenente alla famosa Pleiade tragica. Il poeta riveste anche&#xD;
un importante ruolo come sacerdote di Dioniso e come guida dell’associazione egiziana&#xD;
dei technitai di Dioniso, vale a dire gli artisti di teatro professionisti. Filico partecipa&#xD;
infatti, secondo quanto affermato dallo storico Callissino di Rodi (FGrHist 627 F 2 p.&#xD;
165, 27-30 e 169, 8-9), alla famosa processione organizzata dal Filadelfo ad Alessandria&#xD;
nella sua veste di sacerdote di Dioniso seguito dai technitai. Un epigramma anonimo che&#xD;
sembrerebbe composto per la morte del poeta (PHamb. 312 recto, col. II = 980 SH),&#xD;
secondo le più recenti interpretazioni, rifletterebbe un legame di Filico con l’ambito delle&#xD;
iniziazioni misteriche.&#xD;
Dell’attività di tragediografo non rimane nulla e rimane aperta una questione alquanto&#xD;
controversa relativa all’attribuzione a Filico di due drammi citati dalla Suda fra le opere&#xD;
di Filisco comico, il Temistocle e l’Adone, che alcuni studiosi ritengono essere di Filico di&#xD;
Corcira (l’oscillazione della forma del nome tra Filico e Filisco è una costante delle&#xD;
testimonianze antiche e genera una confusione con gli altri due autori contemporanei e&#xD;
attivi in ambito teatrale, Filisco comico e Filisco di Egina).&#xD;
Un fortunato ritrovamento papiraceo ha reso noto un inno anonimo alla dea Demetra&#xD;
in esametri coriambici e in lingua attica, seppure in uno stato alquanto frammentario (PSI&#xD;
1282), che è stato possibile attribuire a Filico sulla base della testimonianza del&#xD;
metricologo greco Efestione (Encheir. 9, 4 p. 30, 21 Consbruch) che cita due versi del&#xD;
poeta in esametro coriambico, in uno dei quali l’autore si rivolge alla triade divina&#xD;
Demetra-Persefone-Climeno/Ade (676 SH), che con molta probabilità è il verso di&#xD;
apertura dell’inno conservato su papiro. Filico tratta, con assoluta preminenza del&#xD;
racconto mitico, il famoso mito di Demetra privata della figlia Persefone rapita da Ade,&#xD;
seguendo fondamentalmente la versione omerica, ma lo fa anche con dei tratti innovativi&#xD;
come nell’episodio di Iambe dal colorito vivace e serio-comico e nell’accenno, solo&#xD;
ipotizzabile, ad una variante mitica poco attestata della katabasis di Demetra nell’Ade.&#xD;
Inoltre il poeta dimostra un notevole interesse per l’Attica e per i rituali dei Misteri&#xD;
Eleusini descritti in modo dettagliato, conformemente alla scelta di una facies linguistica&#xD;
attica. L’inno occupa dal punto di vista metrico e linguistico una posizione importante nel&#xD;
quadro delle sperimentazioni letterarie dell’epoca alessandrina. Un aspetto importante&#xD;
riguarda proprio la definizione del genere letterario, poiché l’inno di Filico è un unicum&#xD;
nella tradizione letteraria: esso è lontano dall’esametro e dalla lingua ionico-epica degli&#xD;
inni omerici, così come dai metri lirici e dal dorico degli inni lirico-corali. In tale senso il&#xD;
confronto con i contemporanei Inni callimachei è un presupposto fondamentale. Al&#xD;
riguardo non si può prescindere dal cambiamento culturale e letterario dell’epoca e,&#xD;
soprattutto, dal venire meno del legame tra testo innodico e occasione religiosa di&#xD;
performance. Il verso di Filico rivolto ai grammatici ( 677 SH) esemplifica il pubblico&#xD;
colto di riferimento, ma la cosciente elaborazione letteraria può accompagnarsi ad un vivo&#xD;
interesse religioso del poeta, che lo ha ispirato a cantare un mito famoso nella Grecia&#xD;
arcaico-classica e in quella ellenistica, legato ad un complesso cultuale, quello di&#xD;
Demetra, altrettanto importante e diffuso nell’Alessandria tolemaica, che trova nell’Eleusi&#xD;
attica un punto di riferimento essenziale. Soprattutto non si può trascurare un presupposto&#xD;
biografico importante che vede Filico legato al contesto culturale e religioso dell’epoca.&#xD;
Anche l’inno di Filico sembra testimoniare, dunque, come la produzione letteraria&#xD;
alessandrina, sicuramente dotta e ricercata, non sia totalmente svincolata dall’attualità&#xD;
storica e culturale.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 25 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/577</guid>
      <dc:date>2010-04-25T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Euripidis Erechthei quae exstant : introduzione, testo critico, commento, traduzione.</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/576</link>
      <description>&lt;Title&gt;Euripidis Erechthei quae exstant : introduzione, testo critico, commento, traduzione.&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Sonnino, Maurizio&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-26&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Nell'Eretteo di Euripide viene trattata la saga del principe tracio Eumolpo, figlio di Poseidone,&#xD;
giunto in Grecia per strappare il controllo dell'Attica al re di Atene Eretteo, che, per contrastarlo,&#xD;
non esita a immolare la propria figlia, vittima richiesta dagli déi per accordare la loro protezione&#xD;
alla polis ateniese. Il motivo leggendario del sacrificio umano è, a sua volta, confuso nel&#xD;
dramma con l’episodio del suicidio delle due sorelle dell’Eretteide immolata, che, con tale gesto,&#xD;
intendono vendicarsi dei propri genitori, colpevoli di non aver esitato a sacrificare la sorella pur&#xD;
di soccorrere la patria. Di tale tragedia euripidea, nota per frammenti, si propone una nuova&#xD;
edizione critica, frutto, principalmente, di un riesame del PapSorb 2328, un frammento di una&#xD;
copia della tragedia vergata nel III sec. a.C., contenente un centinaio di versi recitativi e lirici&#xD;
provenienti dalla conclusione del dramma. Tale testo, per la precisione, viene qui riproposto in&#xD;
una forma decisamente più integra di quanto sia stato possibile fare nelle edizioni a tutt’oggi&#xD;
pubblicate, vuoi per il reinserimento, in corrispondenza delle rr. 8-9, di un frammento di&#xD;
tradizione indiretta le cui tracce abrase sono state identificate sul papiro grazie all’uso delle foto&#xD;
digitalizzate al computer; vuoi perché, per ragioni evidenziate nel commento, è stato possibile&#xD;
ricostituire il testo delle rr. 35-44 in una forma decisamente più integra di quanto si è fatto finora.&#xD;
Ovviamente, l’edizione critica comprende anche gli altri frammenti noti per tradizione indiretta,&#xD;
per i quali si è compiuto, oltre al riesame delle più recenti e aggiornate edizione critiche dei&#xD;
testimoni, anche un’ispezione completa di tutte le edizioni pubblicate dal ‘500 in poi, onde&#xD;
rimediare spesso alle erronee attribuzioni di congetture tuttora presenti negli apparati critici&#xD;
delle precedenti edizioni dei frammenti euripidei. Frequenti i casi, sempre argomentati e&#xD;
giustificati nel commento, in cui è stato possibile “ripulire” i frammenti di tradizione indiretta da&#xD;
congetture, che ne snaturavano completamente il significato.&#xD;
Il lavoro risulta, nel suo complesso, così strutturato:&#xD;
A) Introduzione, a sua volta suddivisa nei seguenti venti paragrafi:&#xD;
1) Prospettive metodologiche: orientamenti della ricerca euripidea dalla fine del '600 a&#xD;
oggi nello studio delle opere frammentarie.&#xD;
2) Datazione dell'Eretteo: sui problemi posti dall’identificazione della data di&#xD;
rappresentazione dell’Eretteo, con nuove proposte.&#xD;
3) Contenuto dell'Eretteo: sul contenuto dell’Eretteo.&#xD;
4) L'Eretteo e la tradizione del Logos Epitaphios: sul problema del rapporto che lega il&#xD;
tema nazionalistico affrontato nell'Eretteo a quello presentato nel Logos Epitaphios, in&#xD;
cui pure era costume rievocare le vicende di Eretteo ed Eumolpo.&#xD;
5) Mito e innovazione nell'Eretteo: sul grado di libertà con cui un poeta tragico poteva&#xD;
procedere al riadattamento di un mito.&#xD;
6) Ione innanzi tutto: su una diversa versione della saga, in cui era lo straniero Ione&#xD;
(nipote di Eretteo), e non Eretteo stesso, a battersi contro Eumolpo e a ottenere, in&#xD;
cambio della sua vittoria, la corona ateniese che era stata un tempo del nonno Eretteo.&#xD;
Contrariamente alla communis opinio, per cui tale versione mitica, per il solo fatto di&#xD;
trovarsi in testimoni posteriori all'Eretteo (Strabone; Conone), sarebbe più recente della&#xD;
versione fornita da Euripide; si argomenta nel presente lavoro per quali ragioni si possa&#xD;
presumere che essa dovesse essere già nota a Ecateo di Mileto e, dunque, essere&#xD;
anteriore a Euripide. In particolare, si osserva che una versione del mito in cui il νόθος&#xD;
Ione (figlio dell'ateniese Creusa e dello straniero Xuto) salva Atene, divenendone il re,&#xD;
deve riflettere il filoionismo dell'Atene del VI sec. a.C. e l'atteggiamento dei Pisistratidi,&#xD;
favorevoli all'accesso alla cittadinanza ateniese di figli nati da matrimonio misto tra&#xD;
nobili ateniesi e stranieri.&#xD;
7) L'arrivo di Eretteo: alla luce si quanto osservato nel precedente paragrafo, si sostiene&#xD;
che la versione del mito seguita da Euripide, in cui l'autoctono Eretteo (e non il&#xD;
semistraniero Ione) lotta contro Eumolpo, deve essere un aggiustamento in chiave&#xD;
democratica di un precedente mito incentrato su un eroe (Ione) di origine&#xD;
semistraniera, soccorritore di Atene.&#xD;
8) Eumolpo: ricostruzione di diversi filoni della leggenda di Eumolpo, con la distinzione di&#xD;
due diverse caratterizzazioni: Eumolpo eleusino, pio sacerdote, e Eumolpo tracio, figlio&#xD;
di Poseidone e Chione, combattente ostile ad Atene. Digressioni sul personaggio di&#xD;
Immarado, che compare in alcune versioni della saga.&#xD;
9) Eretteo come prefigurazione della guerra persiana: sui legami tra la versione&#xD;
dell’Eretteo fornita da Euripide e i motivi della propaganda nazionalista ateniese.&#xD;
10) Iacintidi-spartane e Iacintidi Eretteidi: si rileva come, in un mito anteriore al V sec.&#xD;
a.C., le Iacintidi-Eretteidi fossero identificate con le figlie dello spartano Iacinto,&#xD;
sacrificate dal padre per garantire la salvezza di Atene. Se ne desume che, se&#xD;
nell'Eretteo esse figurano come figlie dell'autoctono Eretteo, ciò è dovuto al fenomeno,&#xD;
già rilevato nel caso della variante 'Ione/Eretteo', per cui miti ateniesi del VI sec. a.C.,&#xD;
aventi come eroi personaggi di origine (semi)straniera, vengono corretti in modo tale&#xD;
che il protagonista divenga un autoctono ateniese.&#xD;
11) Testimonianze pure e impure: sulla cernita delle diverse testimonianze nella&#xD;
ricostituzione dell'Eretteo di Euripide. Vengono distinte le testimonianze “pure”,&#xD;
derivate esclusivamente dall’Eretteo di Euripide, dalle testimonianze “impure”, in cui&#xD;
materiale euripideo appare confuso con altro di diversa origine.&#xD;
12) Fanodemo e il sepolcro delle Iacintidi: si sipiegano le ragioni che impediscono di far&#xD;
derivare dall’Eretteo di Euripide la testimonianza di Fanodemo sul mito di Eretteo e&#xD;
delle Iacintidi.&#xD;
13) L'Eretteo: un dramma di unilaterale nazionalismo? Si contestano le interpretazioni&#xD;
ottocentesche dell’Eretteo come dramma di unilaterale nazionalismo, e si mostra come&#xD;
esse siano il risultato di un’indebita interpretazione della testimonianza di Licurgo&#xD;
sull’Eretteo.&#xD;
14) Giocare con il logos epitaphios: si mostra in che modo Euripide, adattando alla forma&#xD;
drammatica un mito normalmente trattato nel logos epitaphios, avesse&#xD;
intenzionalmente problematicizzato e ribaltato il punto di vista ufficiale dell’Atene&#xD;
democratica, deformando intenzionalmente topoi propri del discorso funebre.&#xD;
15) Sacrifici volontari e involontari: Euripide innovatore: si spiega per quale ragione la&#xD;
versione dell'Eretteo del sacrificio di una sola figlia seguito dal suicidio delle altre&#xD;
sorelle debba essere un'invenzione di Euripide, innovativa rispetto a una precedente&#xD;
versione ufficiale in cui tutte le Eretteidi venivano sacrificate dal padre.&#xD;
16) Il successore di Eretteo: sull'identità del misterioso figlio di Eretteo di cui si parla in un&#xD;
frammento della tragedia e di cui si propone qui una nuova identificazione (Pandione).&#xD;
17) L'acropoli/città dell'Eretteo: sulla gestione dello spazio scenico nell'Eretteo.&#xD;
18) Una possibile rappresentazione vascolare dell'Eretteo: sulla possibilità di interpretare&#xD;
come rappresentazione dell'Eretteo una scena raffigurata su un vaso ritrovato a&#xD;
Policoro.&#xD;
19) Tentativo di ricostruzione: sull'economia dell'Eretteo e sulla ricollocazione dei singoli&#xD;
frammenti superstiti.&#xD;
20) Appendice: Eretteo e Fenicie: disamina critica dei tentativi di ricostruire situazioni&#xD;
dell'Eretteo partendo da un controverso riferimento a quel mito nelle Fenicie euripidee.&#xD;
B) TEP = Testimonia ad Eumolpum pertinentia&#xD;
È questa la prima raccolta completa di tutte le testimonianze relative al mito di Eumolpo, che&#xD;
consente di rendere conto della complessità di un mito che si sviluppa, sostanzialmente, in&#xD;
due varianti: a) Eumolpo pio sacerdote eleusino; b) Eumolpo tracio combattente, figlio di&#xD;
Poseidone e Chione. Le testimonianze, cui si fa riferimento nell'introduzione e nel commento&#xD;
con la sigla TEP, sono state organizzate tematicamente. All'interno di ogni sezione, le&#xD;
testimonianze compaiono in ordine cronologico.&#xD;
C) Euripidis Erechthei Quae Exstant&#xD;
Edizione critica dei frammenti dell’Eretteo di Euripide, condotta secondo i criteri suesposti. La&#xD;
numerazione dei framenti è nuova rispetto alle precedenti edizioni, tenendo conto della&#xD;
collocazione originaria qui ipotizzata.&#xD;
D) Commento&#xD;
Il commento ai singoli frammenti è incentrato, secondo la prassi invalsa nelle edizioni&#xD;
scientifiche, su questioni di carattere sia propriamente filologico-grammaticale, sia storicointerpretativo. Spesso, ove la complessità dell'argomento lo richieda, il commento ai&#xD;
frammenti è stato fatto precedere da un'ampia trattazione suddivisa in paragrafi, in cui si&#xD;
esaminano in maniera analitica questioni poste nell'Introduzione e qui meglio argomentate e&#xD;
sviluppate.&#xD;
E) Traduzione&#xD;
L’originale traduzione poetica dei frammenti dell’Eretteo qui fornita (endecasillabi sciolti, per&#xD;
la resa delle parti dialogate in trimetri giambici; endecasillabi e settenari liberamente rimati,&#xD;
per le sezioni liriche) è adeguata, chiaramente, al testo stabilito per questa nuova edizione.&#xD;
F) Tavole&#xD;
Raccolta di fotografie e tavole di vario tipo, discusse nell’Introduzione e nel Commento.&#xD;
G) BIBLIOGRAFIA&#xD;
La bibliografia risulta suddivisa in tre sezioni: 1) Lessici, Grammatiche, Opere di&#xD;
Consultazione; 2) Edizioni in ordine cronologico dei frammenti di Euripide e dell’Eretteo in&#xD;
particolare; 3) Bibliografia generale.&#xD;
H) Recentiorum Editionum Comparatio Numerorum&#xD;
Confronto tra la numerazione dei frammenti adottata in questa e nelle precedenti edizioni.&#xD;
I) Index Verborum&#xD;
Indice completo delle parole adoperate nei frammenti dell’Eretteo. Sono segnalati i casi di&#xD;
integrazione e correzione adottati per la prima volta nella presente edizione.&#xD;
L) Indice dei nomi e delle cose notevoli&#xD;
M) Indice delle particolarità grammaticali, metriche e stilistiche&#xD;
N) Indice dei passi estensivamente discussi.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 25 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/576</guid>
      <dc:date>2010-04-25T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Corpus dei papiri bilingui dell'Eneide di Virgilio : parte prima.</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/575</link>
      <description>&lt;Title&gt;Corpus dei papiri bilingui dell'Eneide di Virgilio : parte prima.&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Fressura, Marco&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-26&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Edizione e commento dei papiri virgiliani bilingui PBerol inv. 21138, PFuad 5, PSI&#xD;
756, PRyl 478 + PMed 1 + PCair 85644, POxy 1099, POxy 3553, PVindob L 24,&#xD;
PVindob L 62. Contiene un indice dei lemmi latini.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 25 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/575</guid>
      <dc:date>2010-04-25T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Bibliologia e codicologia del libro latino antico</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/574</link>
      <description>&lt;Title&gt;Bibliologia e codicologia del libro latino antico&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Ammirati, Serena&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-26&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Attraverso un riesame delle testimonianze latine di contenuto letterario dal I sec.&#xD;
a.C. al VI-VII d.C., sono definite le principali caratteristiche grafiche e bibliologiche&#xD;
del libro latino, sia in forma di volumen che di codex. Sono illustrate le trasformazioni&#xD;
che occorrono al libro latino sul piano dei formati e delle scritture. Il lavoro ha una&#xD;
scansione cronologica: in questo modo si individuano periodizzazioni significative&#xD;
per la storia del libro e della sua scrittura, proprio in ragione di tali cambiamenti.&#xD;
Sono inoltre distinte aree geografiche significative per origine e/o provenienza delle&#xD;
testimonianze esaminate. Oltre il limite cronologico individuato, un’ulteriore&#xD;
sezione è dedicata ai codici latini su papiro di origine occidentale (secoli V-VIII), in&#xD;
quanto ultimi testimoni dell’uso di tale materiale scrittorio in area occidentale&#xD;
nell’ambito della produzione libraria.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 25 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/574</guid>
      <dc:date>2010-04-25T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Le competenze metriche e prosodiche nel commento di Servio a Virgilio</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/464</link>
      <description>&lt;Title&gt;Le competenze metriche e prosodiche nel commento di Servio a Virgilio&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Diliberto, Paolo&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-15&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il lavoro di ricerca ha cercato di accertare le competenze metriche e prosodiche&#xD;
presenti nel commentario serviano attraverso l'individuazione di tutti i passi connessi&#xD;
con problematiche di carattere prosodico o metrico; ciò ha portato,  innanzitutto,  alla&#xD;
realizzazione di due indici, un Indice dei termini metrici e prosodici, contenente termini o parole di uso comune usate nel commento con una sfumatura tecnica; e un Indice delle parole,  contenente nomi comuni, nomi propri, verbi, pronomi, e anche preverbi (con,  ob),  singole sillabe o singole lettere a proposito dei quali, nel commento,  Servio faccia osservazioni di carattere metrico o prosodico.&#xD;
Il corpo del lavoro,  invece,  prende in esame una selezione di passi più significativi volta a esemplificare da un lato quale sia il grado di funzionalizzazione delle competenze&#xD;
metriche e prosodiche all'interno del commento a Virgilio; dall'altro le aree di interesse grammaticale alle quali Servio presta più attenzione.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 14 Apr 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/464</guid>
      <dc:date>2009-04-14T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Sidonio Apollinare e l'epitalamio di Ruricio e Iberia : introduzione,  testo,  traduzione e commento dei carmi 10 e 11</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/440</link>
      <description>&lt;Title&gt;Sidonio Apollinare e l'epitalamio di Ruricio e Iberia : introduzione,  testo,  traduzione e commento dei carmi 10 e 11&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Filosini, Stefania&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-15&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Nell'ambito dell'interesse riservato negli ultimi anni da una parte alla&#xD;
produzione poetica di Sidonio Apollinare,  dall'altra all'epitalamio tardoantico,  non&#xD;
hanno finora ricevuto particolare attenzione i carmi 10 (praef. in distici elegiaci alla&#xD;
maniera di Claudiano) e 11 (l'epitalamio vero e proprio),  composti da Sidonio in&#xD;
occasione delle nozze di Ruricio ed Iberia. Per quanto riferimenti ad essi figurino sia&#xD;
nelle indagini sul genere epitalamico [ma soprattutto in C. Morelli,  L'epitalamio&#xD;
nella tarda poesia latina,  Studi italiani di Filologia classica 18,  1910,  pp. 319-432, &#xD;
perché la recente trattazione di S. Horstmann,  Das Epithalamium in der lateinischen&#xD;
Literatur der Spatantike,  Munchen-Leipzig 2004 sostanzialmente li trascura],  sia&#xD;
negli studi d'insieme sulle caratteristiche della produzione letteraria tardolatina, &#xD;
manca a tutt'oggi un'analisi che a questioni più generali unisca un puntuale esame&#xD;
critico-letterario dei testi. È appunto questa la direzione in cui ho inteso muovermi, &#xD;
offrendo introduzione,  testo,  traduzione e commento dei due carmi.&#xD;
Il saggio introduttivo,  che non rinuncia ad una ricostruzione sintetica della&#xD;
biografia del poeta sullo sfondo della realtà storico-culturale nella quale egli opera, &#xD;
mira non solo ad analizzare la tecnica compositiva sidoniana,  indagando le modalità&#xD;
di imitazione e recupero dei modelli `classici' e la complessità dell'elaborazione&#xD;
stilistica,  ma,  analizzate le questioni relative al testo (datazione,  natura del legame&#xD;
che unisce l'autore ai dedicatari),  anche a sottolineare la funzione polemica,  di&#xD;
reazione antibarbarica,  della letteratura.&#xD;
La ricognizione preliminare sulla situazione della tradizione manoscritta,  che&#xD;
non presenta problemi significativi,  ha suggerito - conformemente all'attuale&#xD;
tendenza degli studi sidoniani - di concentrarsi sull'esegesi dei componimenti,  di cui&#xD;
si offre anche la traduzione,  che costituisce un utile supporto e un ulteriore&#xD;
chiarimento delle proposte interpretative avanzate in sede di commento. Il testo dei&#xD;
carmi è comunque corredato di un apparato critico basato su quello dell'edizione di&#xD;
Loyen (1960),  aggiornato alla luce di interventi e proposte successivi allo scopo di&#xD;
offrire i dati necessari ad una valutazione dei problemi testuali quanto più chiara e&#xD;
completa possibile,  e di mettere in immediato rapporto le scelte operate in questa&#xD;
2&#xD;
sede con quelle di editori-traduttori precedenti,  rinviando al commento la trattazione&#xD;
dettagliata delle questioni testuali di maggior rilievo.&#xD;
L'esame delle modalità di articolazione dell'epitalamio mostra come la struttura&#xD;
scelta da Sidonio sia un esempio estremo della tendenza a risolvere in immagini&#xD;
visive i temi tradizionalmente più comuni di questo genere letterario e concorre a&#xD;
definire un componimento che si frange in svariate unità descrittive,  giustapposte&#xD;
piuttosto che amalgamate in un continuum. La struttura del testo e la complessità&#xD;
della tecnica compositiva ed imitativa rendono ragione della scelta di far precedere il&#xD;
commento puntuale ai versi delle singole sezioni in cui si articola il testo da brevi&#xD;
introduzioni che,  prendendo le mosse dal confronto obbligato con i modelli più&#xD;
prossimi del Nostro [l'epitalamio di Stazio per Stella e Violentilla (Silv. I,  2) e i due&#xD;
epitalami claudianei per Onorio (carm. 10) e per Palladio e Celerina (carm. min. 25)]&#xD;
e lumeggiando il modo in cui egli intreccia e contamina fra loro la fitta trama di&#xD;
riecheggiamenti poetici,  mirano non semplicemente ad offrire una visione organica&#xD;
della tecnica letteraria dell'autore - risultato meno agevolmente perseguibile con il&#xD;
semplice commento puntuale - ma a illuminare il valore sia poetico sia culturale&#xD;
delle sue scelte. Il commento ad verbum,  essenzialmente di carattere linguistico e&#xD;
stilistico,  non rinuncia comunque alla ricerca delle suggestioni letterarie,  integrando&#xD;
con analisi di dettaglio le osservazioni a carattere più generale svolte nelle&#xD;
introduzioni.&#xD;
Oltre ad affrontare problemi interpretativi talvolta ardui,  dei quali ho sempre&#xD;
prospettato i termini cercando di individuare la soluzione a mio avviso più&#xD;
convincente,  ho dedicato ampio spazio all'individuazione e all'analisi delle `fonti'. Il&#xD;
risultato forse più significativo di questa indagine riguarda Ovidio,  cui finora si&#xD;
riconosceva un'influenza limitata quasi esclusivamente a fatti di langue poetica.&#xD;
Spero di essere riuscita a mostrare come egli possa a buon diritto iscriversi tra i poeti&#xD;
che hanno fatto da modello narrativo di questo epitalamio,  suggerendo a Sidonio lo&#xD;
schema intorno a cui egli ha organizzato i singoli quadri descrittivi,  che a loro volta&#xD;
riprendono temi e motivi dai precedenti epitalamici di Stazio e Claudiano,  intrecciati&#xD;
fra loro e impreziositi dalla memoria di altri testi.&#xD;
Lo studio delle singole descrizioni ha poi condotto a modificare il quadro delle fonti&#xD;
di Sidonio poeta e ad includere fra i suoi modelli anche Prudenzio e le Scritture. Nel&#xD;
caso di Prudenzio,  vediamo estendersi alla poesia una caratteristica già individuata&#xD;
per la prosa da Isabella Gualandri nel suo fondamentale Furtiva lectio; costituisce&#xD;
invece una nuova acquisizione l'individuazione dell'influenza letteraria della Bibbia, &#xD;
3&#xD;
la cui presenza mostra che in questa fase storica la contrapposizione non è tanto (o&#xD;
non è più) tra classicismo e cristianesimo,  quanto tra cultura romana,  oramai&#xD;
imbevuta di cristianesimo,  e mondo germanico. La costante ricerca di continuità con&#xD;
il passato che caratterizza la poesia di Sidonio appare perciò intimamente connessa&#xD;
ad una realtà storica in cui al progressivo e sempre più stabile insediamento in Gallia&#xD;
di popolazioni germaniche il futuro vescovo di Clermont-Ferrand si sforza di opporre&#xD;
la forza della tradizione culturale latina.&#xD;
Stefania Filosini&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 14 Apr 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/440</guid>
      <dc:date>2009-04-14T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Come si costruisce un romanzo utopico : struttura e logica del racconto di Atlantide in Platone</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/439</link>
      <description>&lt;Title&gt;Come si costruisce un romanzo utopico : struttura e logica del racconto di Atlantide in Platone&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Mosconi, Gianfranco&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-15&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Scopo della presente Dissertazione di Dottorato è procedere ad una analisi del logos&#xD;
atlantideo nel Timeo e nel Crizia che ne evidenzi la struttura interna,  la ratio con la&#xD;
quale Platone ha costruito le due rappresentazioni contrapposte dell'Atene primitiva e&#xD;
dell'isola Atlantide e le ha arricchite di una mole di particolari che solo&#xD;
apparentemente hanno come mero scopo quello di dare `colore' al racconto,  mentre&#xD;
invece possono essere ricondotti ad una spiegazione unitaria della loro ragion&#xD;
d'essere.&#xD;
Il ricco commento al Crizia di Platone uscito per le cure di Heinz-Gunther Nesselrath1&#xD;
ha&#xD;
indotto chi scrive ad optare per la forma del testo monografico organizzato in capitoli dedicati&#xD;
a singoli temi (tuttavia legati da un unico filo conduttore: vd. infra),  cadendo ogni necessità di&#xD;
procedere per parte mia ad un commento; è stato per òredatto un capitolo - con status di&#xD;
Appendice,  intitolato Approfondimenti esegetici su singoli passi: pp. 299 ss.): in diversi&#xD;
casi,  infatti,  la precisa esegesi di vari passi dal Timeo/Crizia risulta soggetta a dubbi e&#xD;
discussioni da parte degli studiosi (in qualche caso,  anche per effetto di possibili guasti&#xD;
testuali),  e si è perciò reso necessario,  da parte di chi scrive,  illustrare e giustificare le scelte&#xD;
esegetiche presupposte nel corso della trattazione; d'altra parte,  si può dire che in genere le&#xD;
alternative esegetiche di cui si è detto non sono mai tali da incidere più di tanto&#xD;
sull'interpretazione complessiva portata nella dissertazione.&#xD;
1&#xD;
Platon. Kritias,  Ubersetzung und Kommentar von Heinz-Gunther Nesselrath (Platon Werke VIII,  4, &#xD;
Vandenhoeck &amp; Ruprecht,  Gottingen 2006. Su tale testo è in corso di stampa un articolo di discussione&#xD;
da parte del sottoscritto in `Rivista di cultura classica e medievale',  2008,  2,  dal titolo: Come interpretare&#xD;
il Crizia di Platone. A proposito di un recente commento al Crizia.&#xD;
Università degli Studi `Roma III' -&#xD;
Dipartimento di Studi sul Mondo Antico - Dottorato di Ricerca in `Civiltà e Tradizione Greca e&#xD;
Romana' - XXI Ciclo&#xD;
Il Capitolo I (Come interpretare il racconto di Atlantide in Platone?) introduce la questione&#xD;
passando in rassegna i tre principali approcci al `mito'.&#xD;
Il primo approccio - che,  seguendo Vidal-Naquet,  potremmo definire `realista' - è stato&#xD;
quello di ragionare sulla base del presupposto che il `racconto' platonico sia un vero e proprio&#xD;
`mito',  ovvero un racconto di carattere tradizionale,  giunto per vie più o meno ipotizzabili alla&#xD;
conoscenza di Platone: sulla base dell'idea - peraltro anch'essa indimostrabile - che ogni mito&#xD;
tradizionale conservi un nucleo di verità storica - il compito dello studioso sarebbe allora&#xD;
quello di rintracciare l'evento storico o il luogo realmente esistito di cui il mito di Atlantide&#xD;
conserverebbe deformata memoria. Al di là delle identificazioni più o meno&#xD;
pseudoscientifiche ben note al grande pubblico,  in tale filone rientra l'identificazione di&#xD;
Atlantide con la Creta minoica,  sconvolta dalla catastrofica esplosione della caldera vulcanica&#xD;
di Thera; è l'ipotesi di J.V. Luce,  che ha riscosso un certo (pur minoritario) apprezzamento&#xD;
fra gli antichisti; altri hanno voluto rintracciare tracce del `mito' di Atlantide in fonti egiziane, &#xD;
che sarebbero state effettivamente fonti della saga trasmessa a Platone e da quest'ultimo a noi&#xD;
(Griffiths). Come viene da noi illustrato nel testo (ma si tratta di argomenti già spesso&#xD;
richiamati: vd. ad es. vari saggi in Ramage,  ed.,  Atlantis: Fact of Fiction),  il presupposto di tale&#xD;
filone interpretativo è semplicemente inaccettabile: il `mito' di Atlantide non è un mito;&#xD;
nessuno ne parla prima di Platone,  e nessuno dopo di lui se non facendo riferimento a&#xD;
Platone stesso; per di più,  ogni volta che si propone una qualche identificazione,  ciò è&#xD;
possibile solo a costo di modificare in gran parte tutti i dati spaziotemporali forniti da&#xD;
Platone,  senza contare che restano privi di spiegazioni i tantissimi particolari minuti con cui&#xD;
Platone intesse la sua esposizione.&#xD;
Il secondo approccio seguito dagli studiosi è stato quello di riconoscere che,  certo,  il mito di&#xD;
Atlantide è esclusivamente creazione di Platone,  ma che esso alluda,  in qualche modo,  ad una&#xD;
qualche realtà statuale contemporanea,  di cui il filosofo vorrebbe evidenziare l'intimo&#xD;
carattere imperialistico e il conseguente,  inevitabile,  destino di autodistruzione; ovvero,  la&#xD;
guerra fra Atlantide e Atene sarebbe mimesi,  in un mitico passato,  di un evento storico&#xD;
definito (ad es. le guerre persiane). La più nota - e la più seguita - versione di tale approccio&#xD;
interpretativo è costituita dall'esegesi di Vidal-Naquet,  secondo cui l'Atlantide platonica altro&#xD;
non sarebbe che l'Atene dell'età di Platone,  talassocrazia imperialistica volta ad estendere il&#xD;
proprio dominio senza limiti; altri studiosi hanno proposto - come bersaglio polemico di&#xD;
Platone - l'impero persiano,  o Cartagine,  o la tirannide di Dionisio I di Siracusa. Il limite di&#xD;
tutte queste interpretazioni risiede in un fatto molto semplice: ognuna di esse spiega solo&#xD;
alcuni elementi della descrizione platonica (e a volte non spiega,  ma si limita cogliere analogie&#xD;
che possono essere spiegate in molti altri modi),  ma inevitabilmente finisce per essere del&#xD;
tutto inadatto a spiegare il complesso dei particolari,  a volte anche minuti,  con cui Platone ha&#xD;
arricchito la propria descrizione (così,  ad es.,  lo stesso Vidal-Naquet,  dopo aver proposto&#xD;
l'equzione Atlantide=Atene democratica,  si trova poi a dover dire che in Atlantide vi sono&#xD;
molti elementi `persiani',  senza che si riesca a capire perché tale `con-fusione' o perché siano&#xD;
scelti proprio alcuni elementi da un ambito e proprio altri da un altro).&#xD;
Il terzo approccio,  poi,  particolarmente seguito da studiosi con un retroterra filosofico&#xD;
(Brisson,  Mattéi,  in parte Vidal-Naquet),  è stato quello di voler vedere,  nel racconto&#xD;
platonico,  l'esemplicazione icastica di principi ontologici (ad es. l'opposizione fra Limitato e&#xD;
Illimitato,  fra Dispari e Pari,  ecc.): il che dimentica totalmente la ragion d'essere&#xD;
dell'esposizione del mito,  che si propone come `messa in scena' sul piano della realtà (sia pure&#xD;
una realtà solo fittizia,  e solo fittiziamente reale) della politeía illustrata da Platone come&#xD;
ipotesi nell'omonimo dialogo.&#xD;
Università degli Studi `Roma III' -&#xD;
Dipartimento di Studi sul Mondo Antico - Dottorato di Ricerca in `Civiltà e Tradizione Greca e&#xD;
Romana' - XXI Ciclo&#xD;
Il nostro punto di partenza - curiosamente trascurato negli studi e nelle pur numerose&#xD;
interpretazioni - è costituito proprio dalla `richiesta' di Socrate,  nelle battute iniziali&#xD;
del Timeo,  da cui prende avvio il racconto di Crizia: vedere in azione la polis ideale,  e&#xD;
quindi vederla mentre affronta,  nel modo suo proprio,  quelle competizioni che ogni&#xD;
Città solitamente affronta con altre Città,  cioè le guerre. La II parte del Capitolo I, &#xD;
intitolata appunto Perché il racconto di Atlantide,  prende in considerazione la&#xD;
`richiesta di Socrate' e illustra la valutazione polemologica delle politeiai propria del&#xD;
pensiero antico,  e platonico in particolare. Soprattutto,  viene proposta&#xD;
l'interpretazione del `racconto della guerra fra Atene e Atlantide' come `romanzo&#xD;
utopico',  genere di cui l'Atlantide di Platone costituisce il primo vero esempio e di cui&#xD;
`segue',  inevitabilmente,  le leggi non scritte,  dettate dalla logica stessa di tale tipo di&#xD;
narrazione,  che Platone stesso contribuisce a fondare: il confronto euristico con altri&#xD;
esempi del genere utopico,  sia antico sia d'età moderna (More,  Campanella,  Bacone, &#xD;
in primis,  con sporadici riferimenti ad altri esempi) costituisce un leitmotiv della&#xD;
trattazione,  e serve a confermare in più punti l'interpretazione da noi proposta (fatto&#xD;
salvo il principio che Platone viene sempre spiegato attraverso Platone stesso,  o i&#xD;
riferimenti ideologici e culturali a lui disponibili,  essendo invece il confronto con testi&#xD;
successivi esclusivamente una conferma a posteriori,  volta a confermare l'esistenza di&#xD;
una logica interna immanente al genere utopico e che viene a condizionarne le&#xD;
manifestazione - compresa appunto l'Atlantide).&#xD;
Chiariti questi aspetti di carattere complessivo,  si può dunque procedere all'analisi del&#xD;
testo,  tenendo sempre presente l'originaria richiesta di Socrate: vedere in azione (in&#xD;
guerra),  la polis ideale.&#xD;
Capitolo II. Viene in primo luogo presa in considerazione la cornice della narrazione.&#xD;
Infatti,  nell'inventare un racconto che si pretende `storico',  cioè che proclama di&#xD;
essere esposizione di fatti realmente avvenuti (come dice Crizia,  egli si accinge a&#xD;
narrare un racconto atopos,  ma assolutamente vero) Platone aveva in primo luogo&#xD;
la necessità di conferire credibilità alla propria narrazione (è il problema di ogni&#xD;
narratore utopico,  risolto in modi vari ma strutturalmente analoghi). Si tratta di tre&#xD;
distinti problemi,  che sono però fra loro intrecciati: 1) rendere non falsificabile il suo&#xD;
racconto e quindi porsi al riparo da ogni possibile smentita (a ciò mirano la&#xD;
dislocazione spaziale e quella temporale che caratterizzano congiuntamente il&#xD;
racconto,  e che costituiscono notoriamente tipici tratti del genere utopico); 2)&#xD;
giustificare il fatto che il racconto si sia potuto preservare e sia giunto a lui; 3)&#xD;
giustificare il fatto che egli solo,  e nessun altro Ateniese del suo tempo,  ne sia venuto a&#xD;
conoscenza. Per questo grande attenzione è data nel testo del Timeo-Crizia alle&#xD;
modalità di conservazione e trasmissione del logos: il Capitolo II (Come non farsi&#xD;
smentire e come farsi credere) è dedicato appunto a mostrare i meccanismi con i quali&#xD;
Platone ottiene i tre obiettivi sopra indicati,  nonché la scelta di Crizia come narratore&#xD;
del logos stesso.&#xD;
Definite le condizioni di credibilità del logos,  il compito di Platone era quello di&#xD;
descrivere dunque le due entità che egli contrappone,  l'Atene primigenia e l'Atlantide&#xD;
(opportunamente collocata fuori del mondo,  in Atlantico appunto). Il punto di&#xD;
partenza è dato da quello che è appunto l'oggetto del racconto: il racconto di una&#xD;
guerra fra due entità statali caratterizzate da due opposte politeiai: l'una,  quella ideale, &#xD;
Università degli Studi `Roma III' -&#xD;
Dipartimento di Studi sul Mondo Antico - Dottorato di Ricerca in `Civiltà e Tradizione Greca e&#xD;
Romana' - XXI Ciclo&#xD;
incarnata dall'Atene primigenia; l'altra,  quella sorta di tirannide a base clanica che&#xD;
regge Atlantide.&#xD;
E' chiaro - è questo il presupposto di tutta l'interpretazione della minuziosa geografia&#xD;
atlantidea - che più l'avversario della polis ideale è potente,  maggiore sarà il valore&#xD;
della politeía ideale capace di sconfiggere ogni avversario. Ciò permette di spiegare&#xD;
agevolmente gran parte delle caratteristiche della geografia atlantidea,  fin nei più&#xD;
minuti particolari: a ciò è dedicato il Capitolo III (Atlantide,  la potentissima),  ove si&#xD;
mette in evidenza come le caratteristiche assegnate da Platone ad Atlantide mirano a&#xD;
presentarla come una terra dotata di ogni risorsa,  in particolare di quelle utili alla&#xD;
potenza militare,  e per di più strutturata in modo tale da permettere un intenso&#xD;
sfruttamento delle risorse locali,  nonché da poter affrontate facilmente ogni nemico&#xD;
(tanto più allora risulterà glorificata la vittoria dell'Atene primigenia,  che non solo&#xD;
respinge gli invasori,  ma addirittura sbarca sul loro stesso territorio).&#xD;
Nello stesso tempo,  la topografia dell'isola-continente di Atlantide è soggetta - sul&#xD;
piano delle forme geometriche che la caratterizzano - all'intento di tradurre in forma&#xD;
topografica il regime politico che la caratterizza: è quanto viene illustrato nel Capitolo&#xD;
IV (Topografia e regime politico nell'Atlantide: struttura e significato; già in parte&#xD;
pubblicato in D. Musti,  Lo scudo di Achille,  Laterza 2008). In entrambi i capitoli, &#xD;
numerosi i confronti con altri testi utopici a mostrare la logica interna della&#xD;
costruzione platonica. La sezione finale di questo capitolo è dedicata ad analizzare la&#xD;
topografia dell'Atene primigenia disegnata da Platone,  le cui motivazioni risultano&#xD;
evidenti proprio a confronto con la costruzione della topografia atlantidea: questo&#xD;
argomento riceve una trattazione più breve,  in quanto molto minore è lo spazio dato&#xD;
da Platone all'Atene primigenia rispetto a quello dedicato ad Atlantide. Per Atene&#xD;
Platone non poteva,  ovviamente,  stravolgere i dati topografici di un luogo reale,  e per&#xD;
di più perfettamente noto,  in ogni particolare,  ai suoi lettori: lo scrittore,  tuttavia, &#xD;
introduce alcuni scarti rispetto alla realtà a lui ovviamente ben nota; anche in tal caso&#xD;
non è mancato chi ha portato avanti un approccio interpretativo di tipo `realista': non&#xD;
sono mancati,  cioè,  tentativi di vedere,  in certi particolari della descrizione,  la&#xD;
memoria di antichissimi dati reali,  perfino di lontana origine micenea. In realtà le&#xD;
deformazioni del territorio attico che Platone introduce nella sua descrizione si&#xD;
possono - si devono - spiegare in primo luogo attraverso le esigenze proprie del&#xD;
racconto stesso: Platone descrive una Atene politicamente corrispondente alla politeia&#xD;
della Repubblica,  e il territorio attico è `riformato' da Platone proprio allo scopo di&#xD;
adeguare il più possibile la conformazione e le risorse del territorio alla politeía ideale&#xD;
che egli vi vuole collocare; nello stesso tempo,  secondo la medesima logica di&#xD;
correlazione fra forme politiche forme topografiche ampiamente illustrata nel cap. IV&#xD;
per Atlantide,  anche nell'Atene primigenia disegnata da Platone le forme topografiche&#xD;
risultano espressione tangibile della struttura sociale e politica.&#xD;
Dopo l'aspetto delle qualità,  si passa poi all'aspetto delle quantità,  con il Capitolo V&#xD;
(Platone dà i numeri). In questo capitolo viene affrontato,  a parte,  il tema specifico dei&#xD;
`numeri' (cifre,  misure lineari,  somme) fornite senza sosta da Platone nella sua&#xD;
Università degli Studi `Roma III' -&#xD;
Dipartimento di Studi sul Mondo Antico - Dottorato di Ricerca in `Civiltà e Tradizione Greca e&#xD;
Romana' - XXI Ciclo&#xD;
descrizione di Atlantide (per l'Atene primigenia v'è un unico dato numerico,  quello&#xD;
dei ventimila guerrieri). Può parere curioso aver affrontato a parte i numeri che&#xD;
Platone di volta in volta collega ad aspetti diverso (distanza geografiche,  dimensioni di&#xD;
edifici o strutture idrauliche,  composizione dell'esercito atlantideo,  ecc.): una&#xD;
trattazione unitaria è però giustificata da una parte dal fatto che molti studiosi hanno&#xD;
tentato - a parere di chi scrive,  a torto - una intepretazione `simbolica' complessiva di&#xD;
tali numeri; dall'altro dal fatto che comunque esiste un criterio tendenzialmente&#xD;
unitario con cui Platone sceglie le sue `misure' e le sue `quantità': ma è un criterio non&#xD;
astrattamente simbolico,  bensì legato da un lato alle esigenze della narrazione&#xD;
(coerenza strutturale,  effetti di realtà),  dall'altro a magnificare vieppiù la potenza&#xD;
atlantidea; quanto poi a molte delle cifre scelte da Platone,  esse si sinseriscono&#xD;
perfettamente nelle preferenze numeriche proprie della tradizione greca a lui&#xD;
precedente.&#xD;
In relazione alla eccezionale prosperità di Atlantide,  v'è però un aspetto da tener&#xD;
presente: che l'abbondanza di risorse e prodotti naturali,  e l'eccezionale vantaggiosità&#xD;
della conformazione naturale sul piano dell'accumulo di ricchezze,  sono in realtà, &#xD;
nella visione platonica,  caratteri distopici,  perché - secondo un tipico schema di&#xD;
pensiero della cultura greca arcaica e poi classico-ellenistica - l'eccesso (di beni,  di&#xD;
lussi) corrompe. E,  difatti,  la sconfitta finale di Atlantide nasce dalla corruzione&#xD;
morale dei suoi potentissimi re: Platone,  dunque,  prepara il crollo finale della&#xD;
potentissima isola-continente proprio attraverso l'esposizione minuziosa delle sue&#xD;
(sovra-)abbondanti ricchezze.&#xD;
La questione viene richiamata già nel capitolo III,  ma viene affrontata più da vicino&#xD;
nel Capitolo VI (I peccaminosi frutti di Atlantide)2&#xD;
attraverso l'esegesi in particolare di&#xD;
Criti. 115b-c,  passo dedicato ai frutti di cui abbonda l'isola e la cui esegesi - in ragione&#xD;
del dettato volutamente allusivo di Platone - è stata tormentatissima. Chi scrive&#xD;
propone una soluzione al rebus platonico che da un lato muove dall'analisi di tutti gli&#xD;
indizi forniti dal breve testo,  e dall'altro si collega,  nel contempo,  all'interpretazione&#xD;
complessiva del racconto utopico su Atlantide e Atene: la potentissima Atlantide ha&#xD;
tutto,  sì,  ma quel tutto è anche troppo,  perché stimola all'avidità e quindi alla guerra;&#xD;
così,  attraverso l'esposizione delle risorse geografiche,  Platone spiega anche&#xD;
l'involuzione imperialistica della politica atlantidea.&#xD;
L'ultimo capitolo (Capitolo VII: I re di Atlantide: ovvero,  che discendere da un dio non&#xD;
basta a ben governare),  infine,  viene ad affrontare da vicino la figura e le attribuzioni&#xD;
dei re di Atlantide,  cercando di capire il senso della loro origine semidivina,  la&#xD;
funzione narrativa della loro quintuplice gemellarità,  le caratteristiche e il significato&#xD;
delle prerogative loro attribuite da Platone,  il ruolo della elaborata descrizione del&#xD;
sacrificio-giuramento che occupa buona parte della sezione del Crizia dedicata ai re&#xD;
(119c-121a; sul giuramento 119d-120c; sul declino morale 120d ss.): come emerge dal&#xD;
corso della trattazione,  si coglie come scopo di Platone è quello di evidenziare che,  il&#xD;
vero,  grande,  immenso limite della potentissima e ricchissima Atlantide - ciò che&#xD;
segna in ultima analisi la sua sconfitta di fronte alla minuscola e modestamente&#xD;
2&#xD;
Questo capitolo è in c.s. come articolo per il prossimo fascicolo,  2009,  1,  della Rivista di cultura&#xD;
classica e medievale.&#xD;
Università degli Studi `Roma III' -&#xD;
Dipartimento di Studi sul Mondo Antico - Dottorato di Ricerca in `Civiltà e Tradizione Greca e&#xD;
Romana' - XXI Ciclo&#xD;
prospera Atene - è la struttura politica primitiva che caratterizza Atlantide,  e in&#xD;
particolare la mancanza,  in essa,  di ogni attenzione alla paideia. In primis da parte di&#xD;
Poseidone,  che dà tutto ai suoi protetti,  perfino il suo sangue divino,  perfino leggi&#xD;
incise su una stele d'oro e giuramenti,  ma non un'adeguata educazione per rispettare&#xD;
quelle poche leggi e quei pur severi giuramenti,  rinnovati in cerimonie tanto solenni e&#xD;
impressionanti quanto inefficaci,  sulla lunga distanza,  allo scopo. E' infatti la paideía&#xD;
dei suoi governanti l'elemento che,  in ultima analisi,  caratterizza ogni politeía e ne&#xD;
assicura il fututo successo. Il che è una conclusione perfettamente in linea con il&#xD;
pensiero platonico,  e in particolare con l'antefatto dialogico del Timeo-Crizia&#xD;
costituito dalla Repubblica,  visto che la politeía della Repubblica si sostanzia in ampia&#xD;
parte con l'esposizione della paideía destinata ai custodi e ai reggitori.&#xD;
Chiude la dissertazione,  come anticipato,  una Appendice di Approfondimenti&#xD;
esegetici3&#xD;
e la Bibliografia.&#xD;
Dott. Gianfranco Mosconi&#xD;
3&#xD;
Nel frattempo è stato pubblicato firma di chi scrive,  L'Atlantide novissima. Il mito platonico di&#xD;
Atlantide nell'immaginario contemporaneo come saggio di psicologia collettiva,  nel volume,  a cura di&#xD;
Benedetto Coccia,  Il mondo classico nell'immaginario contemporaneo,  Ape Edizioni Roma 2008,  pp.&#xD;
449-526. In questo studio viene analizzato il modo con cui la cultura contemporanea recepisce il&#xD;
racconto platonico su Atlantide,  con l'attenzione volta ad evidenziare,  al di là dei (pochi) aspetti ripresi&#xD;
in modo fedele,  le differenze,  le innovazioni (spesso inconsapevole),  il diverso peso dato a certi aspetti&#xD;
piuttosto che ad altri. Ciò nella consapevolezza che proprio gli scarti rispetto al racconto platonico&#xD;
(presentato invece come indiscusso modello) riflettano atteggiamenti,  timori,  speranze,  aspettative della&#xD;
contemporaneità come scriveva una ventina d'anni fa Vidal-Naquet avviandosi a concludere un suo&#xD;
contributo dedicato ad illustrare le molteplici Atlantidi nazionali via via succedutesi nel corso degli&#xD;
ultimi cinque secoli Dinanzi a tanto delirare,  che fare dell'Atlantide? Farne la storia,  anzitutto,  come&#xD;
storia dell'immaginario umano. Nello stesso tempo,  le discrepanze fra Platone e i suoi lettori&#xD;
contemporanei permettono in certi casi,  per contrasto,  di cogliere con maggiore chiarezza alcuni aspetti&#xD;
interessanti dello stesso racconto platonico,  che si inseriscono nella `mentalità' propria di un Greco (e&#xD;
che invece sfuggono o risultano estranei alla mentalità dell'uomo postclassico,  sia per effetto&#xD;
dell'eredità giudaico-cristiana sia per elementi legati ad età a noi più vicine).&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 14 Apr 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/439</guid>
      <dc:date>2009-04-14T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Il De orthographia di L. Caecilius Minutianus Apuleius : introduzione, edizione, traduzione e commento</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/431</link>
      <description>&lt;Title&gt;Il De orthographia di L. Caecilius Minutianus Apuleius : introduzione, edizione, traduzione e commento&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Cipriani, Marco&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-15&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La tesi è dedicata al trattato ortografico del misconosciuto Lucio Cecilio Minuziano Apuleio, &#xD;
considerato dalla maggior parte degli studiosi il nome fittizio di cui si servì un anonimo falsario di&#xD;
età umanistica per produrre la contraffazione di un'opera antica.&#xD;
Il lavoro si compone di un'ampia introduzione nella quale viene riassunta ed esaminata criticamente&#xD;
la storia del trattato,  dalla prima menzione da parte dello `scopritore' dell'opera,  l'umanista&#xD;
Ludovico Ricchieri (Antiquae Lectiones,  1516),  sino alle interpretazioni più recenti; sono inoltre&#xD;
analizzati i diversi aspetti della questione pseudoapuleiana: la datazione dell'opera e l'identità del&#xD;
falsario,  il metodo di stesura del trattato,  le fonti adoperate da Minuziano,  la circolazione del De&#xD;
orthographia e il numero di copie prodotte; viene infine descritto l'unico testimone manoscritto del&#xD;
trattato,  il codice vallicelliano R 26.&#xD;
Segue l'edizione critica dell'opuscolo ortografico,  condotta sull'autopsia del manoscritto,  non più&#xD;
effettuata dalla pubblicazione dell'editio princeps curata da Angelo Mai (1823),  e che ha consentito&#xD;
notevoli progressi nella costituzione del testo,  eliminando i numerosi errori commessi da Mai e&#xD;
condivisi dalla successiva edizione di Fr. Osann (1826).&#xD;
Nell'approfondito commento che conclude la tesi,  nel quale viene proposta la prima traduzione in&#xD;
lingua moderna del trattato,  sono esaminate le questioni linguistiche e contenutistiche offerte dai&#xD;
vari lemmi,  evidenziano in particolare,  mediante precisi riscontri testuali,  le fonti di cui si servì il&#xD;
falsario per la compilazione dell'opera.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 14 Apr 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/431</guid>
      <dc:date>2009-04-14T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>La retorica dimenticata : nuove ricerche sul vocabolario greco</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/430</link>
      <description>&lt;Title&gt;La retorica dimenticata : nuove ricerche sul vocabolario greco&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Mazzotti, Eleonora&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-15&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La ricerca,  nata da un progetto di revisione e integrazione del lessico retorico di J.Ch.G. Ernesti, &#xD;
Lexicon Technologiae Graecorum Rhetoricae,  Leipzig 1797 (rist. Hildesheim 1962) segnala ed&#xD;
esamina complessivamente trentatre voci che,  pur caratterizzate da una marcata valenza tecnico-&#xD;
retorica,  risultano assenti dai principali repertori lessicografici moderni. La selezione di questi&#xD;
vocaboli è stata effettuata attraverso un lavoro articolato in tre distinte operazioni: 1) esame degli&#xD;
indici in appendice alle edizioni dei manuali retorici antichi e dei corpora scoliografic; 2) lettura&#xD;
diretta dei manuali stessi; 3) verifica dell'effettiva rilevanza retorica dei vocaboli così individuati.&#xD;
Al fine di garantire la massima coerenza alla selezione dei materiali,  è stata seguita la norma di&#xD;
considerare rilevanti soltanto quelle voci per le quali si disponesse di almeno due attestazioni&#xD;
retoricamente significative,  e preferibilmente in autori diversi. Per praticità di esposizione e di&#xD;
consultazione,  inoltre,  si è reputato opportuno suddividere i termini selezionati in due distinte&#xD;
sezioni: nella prima sono stati presi in considerazione i termini attestati come denominazioni di&#xD;
figure o procedimenti stilistici; nella seconda sono stati invece inclusi termini originari del lessico&#xD;
grammaticale successivamente specializzatisi in accezioni tecnico-retoriche.&#xD;
È stato così possibile individuare nuove figure retoriche,  come la "figura dell'indivisione",  quella&#xD;
del "ritorno al soggetto" dopo una digressione,  o ancora quelle dell'"intreccio" e del "movimento a&#xD;
ritroso",  solo per menzionare alcuni esempi particolarmente significativi.&#xD;
A ciascuna voce è stato dedicato un capitolo specifico,  composto dei seguenti elementi: 1) quadro&#xD;
sintetico dell'evoluzione semantica; 2) analisi delle attestazioni retoriche e/o retorico-grammaticali;&#xD;
3) definizione dell'esatto significato retorico.&#xD;
Pur rinunciando a qualunque pretesa di esaustività,  il presente studio si prefigge dunque il duplice&#xD;
obiettivo di denunciare i limiti dei repertori lessicografici moderni e di ampliare i confini della&#xD;
dottrina retorica antica,  recuperando materiale dimenticato e aprendo,  se possibile,  nuove piste di&#xD;
ricerca.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 14 Apr 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/430</guid>
      <dc:date>2009-04-14T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Il nuovo Orfeo di Virgilio : un mito riscritto (georg. 4, 453-527)</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/206</link>
      <description>&lt;Title&gt;Il nuovo Orfeo di Virgilio : un mito riscritto (georg. 4, 453-527)&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Mazza, Teresa&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-04-11&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 10 Apr 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/206</guid>
      <dc:date>2008-04-10T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>L’Oratio IV di Temistio : studio sulla tradizione manoscritta, testo critico, traduzione, commento</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/181</link>
      <description>&lt;Title&gt;L’Oratio IV di Temistio : studio sulla tradizione manoscritta, testo critico, traduzione, commento&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Pascale, Giuseppe&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-04-11&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 10 Apr 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/181</guid>
      <dc:date>2008-04-10T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Introduzione, testo critico, traduzione e note del De orthografhia di Velio Longo</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/113</link>
      <description>&lt;Title&gt;Introduzione, testo critico, traduzione e note del De orthografhia di Velio Longo&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Di Napoli, Marta&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-04-11&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 10 Apr 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/113</guid>
      <dc:date>2008-04-10T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
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