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    <title>DSpace Collection:</title>
    <link>http://hdl.handle.net/2307/55</link>
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    <pubDate>Tue, 21 May 2013 19:43:21 GMT</pubDate>
    <dc:date>2013-05-21T19:43:21Z</dc:date>
    <item>
      <title>Italia e Spagna : esperienze costituzionali a confronto agli inizi dell’Ottocento</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/732</link>
      <description>&lt;Title&gt;Italia e Spagna : esperienze costituzionali a confronto agli inizi dell’Ottocento&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;De Angelis, Fernando&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-16&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il cadere del 150° anno dalla proclamazione dell’Unità d’Italia e il secondo bicentenario dalla promulgazione della costituzione spagnola del 1812, ormai prossimi, riportano all’attenzione il primo sussulto del nostro Risorgimento ovvero il periodo dei moti del 1820-21.&#xD;
Moti che, a Napoli e a Torino, appaiono come i primi tentativi di instaurare un ordine costituzionale che rompa con il ritorno del più cupo e sordo assolutismo di antico regime.&#xD;
Moti, che, pur se diversi per contesti e fortune, porteranno all’adozione della Carta di Cadice, primo vessillo costituzionale del nostro Risorgimento. Scopo del presente studio è allora ripercorrere, pur sommariamente, le vicende che portarono all’adozione della costituzione spagnola nella capitale sabauda e nel Regno delle Due Sicilie, cercando di evidenziarne le ragioni storiche e ponendo in rilievo le differenze delle due esperienze politiche. Queste ultime, va subito detto, ebbero vita ben diversa, anche per l’arco temporale che coprirono e per il dibattito circa la costituzione del 1812 e l’effettività della vigenza della stessa. Tuttavia, pur rimarcando le differenze storiche e politiche tra i moti napoletani e quelli piemontesi, si vuole pensare ad un’Italia, quella del 1820-21, così culturalmente lontana tra nord e sud, ma politicamente unita nel nome della costituzione di Cadice.&#xD;
Le cui Cortes, ancor prima, negli anni 1810-1814,  segnano la fine dell’Antico Regime in Spagna; in una parola proprio l’anno 1812 rappresenta il “1789” spagnolo e tale cesura è assai peculiare e degna di essere approfondita. Tale “1789” spagnolo risente indubbiamente dell’influenza della Francia napoleonica che ha tradito gli ideali rivoluzionari. Di conseguenza la strada costituzionale sarà volta anche alla conservazione della tradizione storica spagnola nel confronto tra le due strade del costituzionalismo, quello inglese, cautamente riformatore, e quello francese, impetuosamente costituente.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 15 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/732</guid>
      <dc:date>2010-04-15T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>La soglia del cambiamento : Immaginari in metamorfosi nel cinema europeo fra la fine degli anni Ottanta e l'inizio del nuovo Millennio</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/721</link>
      <description>&lt;Title&gt;La soglia del cambiamento : Immaginari in metamorfosi nel cinema europeo fra la fine degli anni Ottanta e l'inizio del nuovo Millennio&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;De Pascalis, Ilaria Antonella&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-05-04&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La tesi si propone di individuare le traiettorie e le dinamiche comuni nel cinema europeo contemporaneo considerato in una prospettiva transnazionale, sia attraverso l’analisi del film che prendendo in considerazione le riflessioni apportate dagli studi postcoloniali e dai gender studies (fra gli altri, sono stati affrontati gli scritti di Judith Butler, Rey Chow, Homi K. Bhabha, Stuart Hall, Arjun Appadurai, Gayatri Ch. Spivak, Gloria Anzaldúa, Édouard Glissant). La ricerca si è concentrata soprattutto sul rapporto fra linguaggio cinematografico e la rappresentazione delle teorie dell’identità nell’ambito del cinema europeo, con particolare enfasi sui corpi diasporici e le posizioni di gender; ma anche sulla rappresentazione della famiglia e sulle forme di creazione delle comunità. Infine, si è proceduto con l’analisi delle forme e delle strutture della narrazione e della costruzione spazio-temporale, con particolare attenzione alle database narratives e alle narrazioni modulari. Nella mia ricerca ho affrontato la rappresentazione degli immaginari nel cinema europeo in rapporto ad alcune questioni fondamentali per il pensiero contemporaneo, come il boder thinking, la creolizzazione, la differenza culturale, la sfera pubblica diasporica, i subaltern studies, ma anche la prospettiva transnazionale, la Feminist Film Theory e i gender studies. Di conseguenza, ho cercato di sottolineare la convergenza avvenuta negli anni Novanta fra i cambiamenti nella riflessione teorica, nella cultura, negli immaginari, nelle rappresentazioni e nel linguaggio cinematografico. &#xD;
Ho analizzato in particolare film come “My Beautiful Laundrette” (Stephen Frears, UK, 1985) e “Young Soul Rebels” (Isaac Julien, UK, 1991), ma anche “Lola corre - Lola Rennt” (Tom Tykwer, Germania, 1998), “About Adam” (Gerard Stembridge, Irlanda, 2000), “Cold Fever - Á köldum klaka” (Friðrik Þór Friðriksson, Islanda, 1995), “Tic Tac” (Daniel Alfredson, Svezia, 1997), “Lamerica” (Gianni Amelio, Italia, 1994), e “Pane e tulipani” (Silvio Soldini, Italia, 2000), nonché film di Gurinder Chadha, Fatih Akin, Aki Kaurismäki e Mathieu Kassovitz. L’analisi ha mostrato la metamorfosi avvenuta nelle forme di rappresentazione dell’identità, anche in rapporto all’idea di “identità rizomatica” proposta da Édouard Glissant e con la “multiple occupancy” recentemente teorizzata da Thomas Elsaesser. Inoltre, si è sottolineato come le forme di collettività non si declinino più attraverso il linguaggio dell’”appartenenza” ma in rapporto alla ripresa delle teorie sulla tolleranza, la simpatia e il rispetto proposte da Emmanuel Lévinas e Paul Ricoeur. Grazie a queste dinamiche comuni nella rappresentazione, il cinema europeo contemporaneo può essere considerato in una prospettiva transnazionale, che oltrepassa i confini identitari nazionali e può essere messo in relazione con i flussi globali. Anche in relazione ad alcune riflessioni sul cinema &#xD;
postmoderno, si può notare infine come il cinema in Europa (e non solo) abbia sviluppato una sorta di “retorica della molteplicità”, in grado di mettere in scena gli immaginari ibridi della contemporaneità.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 03 May 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/721</guid>
      <dc:date>2009-05-03T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Effetti e limiti del debito pubblico in impostazioni teoriche alternative</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/683</link>
      <description>&lt;Title&gt;Effetti e limiti del debito pubblico in impostazioni teoriche alternative&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Forestieri, Paolo&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il debito pubblico è uno degli argomenti che desta maggiore interesse nell’ambito della teoria economia. La letteratura sull’argomento è estremamente ricca e variegata. In particolare esistono diverse posizioni circa gli effetti all’accumulazione del debito pubblico sul livello del reddito e dell’occupazione. È necessario, però, sottolineare che allo stato attuale la posizione dominante tende ad individuare nel debito pubblico un fattore che produce effetti negativi per l’economia nel suo complesso.&#xD;
Questo lavoro si muove, invece, da una prospettiva diversa, secondo la quale la spesa pubblica può avere effetti espansivi in termini di reddito e occupazione. Tale posizione, che induce una rilettura critica si fonda sul presupposto che i livelli del prodotto complessivo siano determinati anche nel&#xD;
lungo periodo dalla dimensione della domanda aggregata, le cui determinanti&#xD;
sono a loro volta concepite come indipendenti dal livello di produzione&#xD;
potenziale. In sostanza si afferma che sia la domanda ad imporre un limite&#xD;
superiore ai livelli di attività dell’economia, e che in generale essa deve&#xD;
considerarsi non sufficiente a garantire la piena occupazione. Questa premessa&#xD;
si lega all’adesione ad un’impostazione teorica alternativa a quella neoclassica,&#xD;
anche sul terreno della distribuzione del reddito, la cui spiegazione viene&#xD;
ricondotta a circostanze diverse dall’equilibrio di domanda e offerta dei “fattori&#xD;
produttivi”.&#xD;
Questo secondo aspetto è di supporto al primo; l’idea, che i livelli di reddito&#xD;
siano determinati dal lato della domanda è ereditata dalla teoria keynesiana, e&#xD;
una spiegazione della distribuzione, che non presupponga la tendenza al pieno&#xD;
impiego delle risorse produttive, ne diventa un elemento fondamentale&#xD;
importante sostegno all’ipotesi che la domanda sia la determinante dei livelli di&#xD;
reddito anche nel trend e non solo nel ciclo economico.1&#xD;
Il presente lavoro si articola in cinque capitoli e una breve appendice di&#xD;
carattere empirico.&#xD;
Nel primo capitolo si ripercorrono rapidamente le concezioni prevalenti della&#xD;
teoria economica fino alla rivoluzione keynesiana circa gli effetti della spesa&#xD;
pubblica in deficit. Per gli economisti classici e per i primi autori neoclassici il&#xD;
debito pubblico costituiva sostanzialmente un fattore negativo, in quanto si&#xD;
riteneva che avrebbe sottratto risorse all’accumulazione di capitale. Per gli&#xD;
autori di impostazione keynesiana, quali quelli che alimentarono il filone della&#xD;
così detta Finanza Funzionale, la spesa pubblica in deficit costituiva invece uno&#xD;
strumento di politica economica, utilizzabile per obiettivi di reddito e&#xD;
occupazione.&#xD;
Nel secondo capitolo si analizzano gli argomenti portati dalla teoria&#xD;
neoclassica in risposta al contributo keynesiano. Si esaminano il fenomeno del&#xD;
crowding out e la neutralità del debito di Barro. Si mette in evidenza come&#xD;
l’effetto negativo, che alla spesa pubblica in deficit viene attribuito in questo&#xD;
contesto, sia necessariamente legato alla tendenza al pieno impiego delle&#xD;
risorse, affermata dalla teoria tradizionale.&#xD;
Nel terzo capitolo si delinea la struttura teorica dell’approccio della New&#xD;
Political Economy, la quale, pur conservando una struttura neoclassica,&#xD;
incorpora alcuni elementi di carattere socio-istituzionale. Successivamente si&#xD;
1 Si vedano i lavori di P. Garegnani e L. Pasinetti, che hanno ispirato successivi contributi.&#xD;
prende in esame uno specifico modello, proveniente da questo filone teorico,&#xD;
nel quale si analizza in particolare il debito pubblico. La New Political&#xD;
Economy conserva un giudizio negativo circa gli effetti del debito pubblico,&#xD;
differenziandosi, però, dall’approccio neoclassico tradizionale nel fare del&#xD;
ricorso al debito pubblico un risultato del comportamento razionale degli&#xD;
agenti.&#xD;
Nel quarto capitolo, invece, si applicano al debito pubblico le premesse&#xD;
teoriche indicate sopra, e si evidenzia attraverso un semplice modello come la&#xD;
spesa pubblica in deficit possa avere effetti positivi sul reddito, e con la&#xD;
corrispondente formazione di risparmio, e quindi di ricchezza privata,&#xD;
addizionali. Si afferma che il livello dei risparmi, non essendo dato al livello di&#xD;
pieno impiego delle risorse, si adegua ai nuovi livelli di debito pubblico.&#xD;
Nel quinto, ed ultimo capitolo, si analizza la questione della “sostenibilità” del&#xD;
debito pubblico, e cioè l’eventuale esistenza di un qualche limite all’espansione&#xD;
del debito, oltre il quale possa essere a rischio il finanziamento o il&#xD;
rifinanziamento dello stesso.&#xD;
La letteratura propone essenzialmente due nozioni di sostenibilità.&#xD;
La prima definisce la sostenibilità in termini di costanza del rapporto tra&#xD;
debito e prodotto. La seconda considera sostenibili situazioni in cui il valore&#xD;
attuale del flusso di tutti gli esborsi futuri del governo non ecceda il flusso&#xD;
degli incassi.&#xD;
Entrambe le nozioni di sostenibilità non sono però esenti da critiche, anche&#xD;
interne alle premesse sulle quali le nozioni stesse si fondano. Quindi non&#xD;
sembra essere possibile individuare un limite superiore alla dimensione del&#xD;
debito pubblico, altre il quale emerga un qualche problema di sostenibilità.&#xD;
Questa conclusione appare rafforzare la possibilità di utilizzare la spesa&#xD;
pubblica in deficit ai fini dell’espansione dei livelli di produzione, nell’ipotesi&#xD;
che quest’ultimi siano limitati dalla domanda aggregata.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Mon, 31 Dec 2007 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/683</guid>
      <dc:date>2007-12-31T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Il demanio marittimo : titolarità e gestione tra Stato e autonomie territoriali</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/682</link>
      <description>&lt;Title&gt;Il demanio marittimo : titolarità e gestione tra Stato e autonomie territoriali&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Conio, Alba&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-05-05&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il progressivo affermarsi di indirizzi legislativi,  caratterizzati&#xD;
dalla dissociazione tra regime proprietario e destinazione&#xD;
pubblica dei beni (indirizzi che ammettono la titolarità privata&#xD;
di beni demaniali,  senza che a ciò si accompagni la perdita&#xD;
della pubblicità sostanziale e della destinazione pubblica&#xD;
degli stessi),  è alla base dell'esigenza - da cui muove il&#xD;
presente lavoro - di verificare la perdurante rilevanza della&#xD;
titolarità pubblica,  del legame di necessaria appartenenza&#xD;
all'Amministrazione (precisamente,  statale),  rispetto ad una&#xD;
particolare categoria di beni pubblici,  i beni demaniali&#xD;
marittimi.&#xD;
Detta verifica procede dalla disamina delle varie tipologie&#xD;
morfologiche di beni rientranti nella categoria del demanio&#xD;
marittimo,  che evidenzia la rilevanza e la stretta connessione&#xD;
di entrambi gli elementi,  quello naturalistico e quello&#xD;
funzionale,  ai fini dell'individuazione dei beni demaniali&#xD;
marittimi.&#xD;
Il regime giuridico di detti beni mette in luce,  poi, &#xD;
l'essenzialità del collegamento con i pubblici usi del mare, &#xD;
intesi quale categoria aperta e dinamica,  che non si risolvono&#xD;
esclusivamente nell'uso diretto dei beni demaniali marittimi&#xD;
da parte della collettività e la cui soddisfazione implica la&#xD;
necessaria appartenenza pubblica dei beni medesimi.&#xD;
La valenza unitaria e generale di buona parte degli interessi&#xD;
sottesi agli usi pubblici del mare conduce ad affermare che il&#xD;
conferimento di funzioni amministrative sul demanio&#xD;
marittimo alle regioni e agli enti locali,  a seguito della riforma&#xD;
del titolo V della Costituzione,  pur introducendo un elemento&#xD;
di rottura con la tradizione,  in virtù della scissione operata tra&#xD;
l'appartenenza del bene e l'esercizio delle funzioni&#xD;
amministrative ad esso relative,  non è tale da comportare la&#xD;
titolarità dominicale dei beni in capo alle autonomie&#xD;
territoriali,  sebbene queste ultime risultino esserne oggi i&#xD;
principali gestori. Infatti,  la molteplicità,  la mutabilità e la&#xD;
frequente rilevanza sovra locale degli interessi che i beni&#xD;
demaniali marittimi sono idonei a soddisfare,  per loro&#xD;
struttura e per connaturata attitudine a realizzare specifici fini&#xD;
di pubblico interesse,  impedisce di trarre conseguenze&#xD;
automatiche dal trasferimento di parte delle funzioni&#xD;
amministrative sugli stessi beni alle regioni e agli enti locali.&#xD;
La titolarità pubblica statale del demanio marittimo appare, &#xD;
infatti,  quale unica forma di appartenenza in grado di&#xD;
assicurare la costante strumentalità funzionale dei beni&#xD;
demaniali marittimi alla soddisfazione dei pubblici usi del&#xD;
mare (attuali e potenziali),  implicanti interessi di valenza per&#xD;
lo più sovra locale (anche globale).&#xD;
I beni demaniali marittimi rientrano,  così,  a pieno titolo in quel&#xD;
nucleo essenziale di beni pubblici,  tali anche in senso&#xD;
soggettivo,  la cui esistenza è imposta dalla stessa&#xD;
Costituzione (art. 42,  co. 1,  Cost.),  mentre l'appartenenza&#xD;
pubblica necessaria ne garantirebbe al meglio la funzione&#xD;
sociale (art. 42,  co. 2,  Cost.).&#xD;
La necessaria titolarità dominicale statale dei beni demaniali&#xD;
marittimi si pone,  quindi,  quale limite ai recenti processi di&#xD;
privatizzazione dei beni pubblici,  il cui operare a volte&#xD;
disinvolto ha determinato l'avvio dell'indagine.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Mon, 04 May 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/682</guid>
      <dc:date>2009-05-04T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Le presunzioni nel diritto penale</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/681</link>
      <description>&lt;Title&gt;Le presunzioni nel diritto penale&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Pecoraro, Carlo&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-03-13&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La tesi affronta il tema delle presunzioni,  istituto regolato esplicitamente soltanto nel&#xD;
codice civile agli artt. 2727,  2728 e 2729,  ma che trova spazio anche nell'ambito penale,  pur&#xD;
con forme e limiti propri di tale settore del diritto.&#xD;
Il lavoro propone dapprima una definizione unitaria del fenomeno,  sulla scorta della&#xD;
nozione offerta dall'art. 2727 c.c.,  il quale qualifica le presunzioni come "le conseguenze&#xD;
che la legge o il giudice trae da un fatto noto per risalire a un fatto ignorato"; tale definizione&#xD;
è contestata per la sua eccessiva genericità,  in quanto suscettibile di ricomprendere in toto&#xD;
anche la più generale nozione di prova. Da tale spunto critico si avvia una riflessione sulla&#xD;
distinzione tra prova rappresentativa (o storica) e prova critica,  categoria cui anche le&#xD;
presunzioni vengono tradizionalmente ricondotte; l'esito è quello di un riavvicinamento&#xD;
delle due classi,  che si differenziano solo quanto alla natura del fatto noto da cui scaturisce il&#xD;
risultato probatorio: artificiale il primo (in quanto funzionalmente preordinato a fungere da&#xD;
prova),  "naturale" il secondo (in quanto accidentalmente idoneo ad essere utilizzato a scopo&#xD;
di prova); ma,  nonostante le ontologiche diversità,  si è sottolineato come - nella concretezza&#xD;
del procedimento probatorio - non basti la prova storica,  se essa non è valutata con gli&#xD;
strumenti della prova critica; e come questa non sia autosufficiente,  ma necessiti che il fatto&#xD;
noto posto alla sua base sia esso stesso accertato mediante prova rappresentativa.&#xD;
Vengono poi studiate singolarmente le figure delle presunzioni legali assolute,  di&#xD;
quelle legali relative ed infine di quelle semplici.&#xD;
Quanto alle prime,  le conseguenze che la legge trae dal fatto noto sono inconfutabili, &#xD;
poiché non è consentito rovesciarle con la dimostrazione circa l'inesistenza del fatto&#xD;
presunto. Da tale forma "propria",  si è distinta quella "impropria",  in cui la legge non pone&#xD;
un fatto noto da cui dedurre l'ignoto,  ma semplicemente prescinde dalla prova dell'elemento&#xD;
presunto. Si è dato conto della tesi attualmente prevalente,  secondo cui - superata la&#xD;
tradizione storica - le presunzioni assolute andrebbero considerate quali vere e proprie&#xD;
figure di diritto sostanziale: con le proprie,  verrebbe introdotto nella fattispecie astratta un&#xD;
nuovo elemento strutturale che,  se provato,  renderebbe irrilevante la sussistenza o meno di&#xD;
un altro elemento; in altre parole,  il fatto noto verrebbe posto quale equivalente sostanziale&#xD;
di quello ignoto; con le improprie,  un elemento costitutivo verrebbe espunto dalla&#xD;
fattispecie. Tale tesi trae fondamento da una nozione di prova ricalcata sul modello delle&#xD;
scienze sperimentali,  nozione che rende impossibile ritenere probante un fatto che sia tale&#xD;
solo per volontà legale e potenzialmente contro ogni evidenza storica. Tuttavia,  nella&#xD;
trattazione tale ricostruzione del concetto di prova è stata ritenuta riduttiva,  in quanto&#xD;
contrastante con la realtà giuridica che presenta numerose ed inequivocabili tracce del&#xD;
disegno normativo di ricostruire il fatto in sentenza prescindendo dall'obiettivo di&#xD;
raggiungere la "verità" effettiva; così,  si è concluso che l'ordinamento piega il processo, &#xD;
anche penale,  a esigenze diverse e talora in reciproco contrasto,  e che le regole legali in tema&#xD;
di formazione e valutazione della prova contemperano i vari interessi in gioco,  tra cui anche&#xD;
quello tradizionale - ma non prioritario - della ricerca della verità. In quest'ottica,  nulla ha&#xD;
impedito di ritenere le presunzioni assolute vere e proprie prove,  sia pure legali,  o comunque&#xD;
regole per la fissazione formale del fatto nel processo; così,  valorizzandosi l'appartenenza a&#xD;
tale genus,  si è esclusa l'applicabilità delle direttive sistematiche relative ai requisiti per&#xD;
l'imputazione degli elementi sostanziali della fattispecie.&#xD;
Si sono poi studiate le presunzioni legali relative,  proprie ed improprie,  che si&#xD;
differenziano dalla assolute in quanto l'assunzione normativa è valida solo sino a prova&#xD;
contraria. Anche per esse si è ritenuto di poter tener ferma la natura probatoria,  nella misura&#xD;
in cui esser rispondono alla funzione di contribuire alla fissazione formale del fatto da porre&#xD;
in sentenza; tuttavia,  si è evidenziata anche la loro utilità ai fini della ripartizione dell'onere&#xD;
della prova. A tal riguardo,  si è dapprima chiarito in che accezione si possa parlare di "onere&#xD;
della prova" nel processo penale,  e come la nozione debba essere adattata per essere&#xD;
utilizzabile anche in questo ambito: a questo fine si sono rifiutate impostazioni ideologiche o&#xD;
pregiudiziali,  e si è fatto esclusivo riferimento alla disciplina fornita dagli artt. 529 ss. c.p.p.;&#xD;
così,  si è evidenziato come,  non dissimilmente dal campo civile,  l'onere della prova degli&#xD;
elementi costitutivi positivi sia posto a carico dell'impostazione accusatoria (e non tanto del&#xD;
pubblico ministero),  mentre quella degli elementi di segno negativo sia attribuito&#xD;
all'impostazione difensiva (e non all'imputato); ma,  a differenza che nel processo civile,  la&#xD;
regola è temperata,  a tutto favore dell'imputato,  sul piano dello standard probatorio&#xD;
necessario per la rilevanza della prova fornita: il principio dell'in dubio pro reo,  infatti,  fa&#xD;
pendere in senso assolutorio ogni accertamento incompleto,  tanto che vertesse su un&#xD;
elemento positivo,  tanto che vertesse su uno negativo. Si è così individuata la funzione&#xD;
derogatoria della presunzione legale relativa,  poiché essa,  nel ripartire gli oneri probatori, &#xD;
attribuisce rilevanza solo alla prova contraria,  senza lasciare alcuna valenza al mero dubbio.&#xD;
E' stato inoltre affrontato l'istituto delle presunzioni semplici,  in cui il passaggio dal&#xD;
fatto noto all'ignoto avviene non per comando legislativo,  ma sulla base di una massima di&#xD;
esperienza fondata sull'id quod plerumque accidit. Al riguardo si sono illustrati i rapporti tra&#xD;
esse e gli indizi,  espressamente disciplinati dal codice di procedura penale all'art. 192&#xD;
comma 2,  peraltro in modo del tutto analogo rispetto a quanto previsto dall'art. 2729 c.c. per&#xD;
le presunzioni semplici: segnatamente,  quelli costituiscono il fatto noto da cui queste&#xD;
prendono avvio. Poi si è chiarito il funzionamento di tale meccanismo probatorio,  con&#xD;
considerazioni circa la necessità di certezza in merito alla sussistenza del fatto noto,  circa le&#xD;
caratteristiche della massima di esperienza,  circa la natura sillogistica di tale ragionamento, &#xD;
e circa i requisiti per la validità della presunzione: ossia la gravità,  la precisione e la&#xD;
concordanza.&#xD;
Si è poi passati a verificare la ricostruzione operata in tema di presunzioni con il&#xD;
quadro dei principi costituzionali; in particolare,  si è evidenziato come ogni presunzione&#xD;
legale sfavorevole al reo risulterebbe incostituzionale,  se si ritenesse che l'art. 27 comma&#xD;
secondo della Costituzione - nel vietare di considerare l'imputato colpevole sino a che non&#xD;
sia stato condannato - ponga non solo una palese regola di trattamento,  ma anche una regola&#xD;
di giudizio,  tale per cui l'onere della prova della colpevolezza sia addossato in toto&#xD;
all'accusa: se così fosse,  in tutta evidenza ogni deroga contenuta nella legge ordinaria&#xD;
risulterebbe illegittima. Tuttavia,  nonostante un quasi unanime intendimento della dottrina, &#xD;
si è ritenuto che tale principio costituzionale non valga anche quale regola di giudizio,  stante&#xD;
l'impossibilità di ravvisare una presunzione legale relativa di innocenza laddove il&#xD;
costituente ha posto come limite alla "considerazione di non colpevolezza" non una prova&#xD;
contraria,  ma una sentenza di condanna; e dunque,  un limite temporale,  e non euristico.&#xD;
Nella Costituzione sono comunque stati rinvenuti dei paletti all'operatività delle presunzioni&#xD;
legali nell'ordinamento penale: si è verificata invero l'incidenza dei principi sostanziali di&#xD;
tipicità,  di offensività,  di colpevolezza e di retroattività rispetto alla disciplina della prova, &#xD;
concludendo per la necessaria prevalenza delle garanzie costituzionali su possibili ed&#xD;
invincibili distorsioni alla ricostruzione del fatto,  operate tramite meccanismi probatori di&#xD;
natura eminentemente legali,  ma che parimenti sviliscano anche gli imprescindibili requisiti&#xD;
dell'illecito penale.&#xD;
Infine,  si è effettuata una ricognizione casistica su istituti specifici che dottrina e&#xD;
giurisprudenza ritengono di ricondurre nell'alveo delle presunzioni; in particolare,  si sono&#xD;
analizzati quei profili presuntivi ravvisabili ad esempio nei reati di sospetto e di&#xD;
contrabbando,  nell'exceptio veritatis,  nel dolo e nella colpa presunta,  nei reati a pericolo&#xD;
presunto,  nelle presunzioni di imputabilità,  di conoscenza della legge penale o dell'età&#xD;
dell'offeso nei delitti sessuali. Tale panoramica ha consentito di affiancare,  alla&#xD;
ricostruzione generale della regola di giudizio applicabile nel processo penale,  l'adattamento&#xD;
particolare che talvolta si ricava da singole fattispecie speciali; ma anche di distinguere più&#xD;
chiaramente gli elementi strutturali dalle regole per la ricostruzione del fatto in sentenza, &#xD;
evitando indebite sovrapposizioni di piani.&#xD;
Nelle considerazioni conclusive si è fornita una ricapitolazione sistematica della&#xD;
tematica affrontata,  ribadendo da una parte la distinzione tra il piano sostanziale e quello&#xD;
probatorio-processuale,  dall'altra le reciproche interazioni tra i due livelli; ne è scaturito il&#xD;
tentativo di rilanciare una teoria della fissazione formale del fatto: ossia delle modalità con&#xD;
cui,  partendo dal segno di manifestazione degli elementi essenziali all'interno della&#xD;
fattispecie astratta e dalle conseguenze in tema di onere della prova,  passando attraverso&#xD;
regole empiriche e legali per la formazione,  l'esclusione,  la valutazione e la soglia di&#xD;
rilevanza della prova,  si giunge alla decisione del giudice.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 12 Mar 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/681</guid>
      <dc:date>2009-03-12T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Atto pubblico e scrittura privata nel sistema delle falsita' documentali</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/680</link>
      <description>&lt;Title&gt;Atto pubblico e scrittura privata nel sistema delle falsita' documentali&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Zannier, Andrea&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-03-18&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Da più parti si lamentano le intime incongruenze del sistema delle falsità documentali, le&#xD;
cui applicazioni giurisprudenziali giungono al paradosso di accordare a qualsiasi scritto&#xD;
pubblico innominato, e perciò anche quelli dotati di scarsa o nulla rilevanza nell’ottica&#xD;
della fede pubblica, una tutela più vigorosa di quella riservata ad atti tipici, che godono di&#xD;
maggior credito negli usi sociali e che alla stregua della disciplina extrapenale debbono&#xD;
considerarsi dotati di maggior capacità probatoria.&#xD;
Questo è il risultato di una progressiva dilatazione del concetto di atto pubblico, assurto&#xD;
a categoria generale, circoscritta soltanto in negativo, per sottrazione delle figure&#xD;
normativamente previste, e idonea ad esaurire, insieme alla nozione complementare di&#xD;
scrittura privata, l’intero novero dei documenti penalmente rilevanti.&#xD;
Il lavoro, respinta l’idea che le incriminazioni contenute negli artt. 476 e 479 c.p.&#xD;
provvedano ad individuare autonomamente il proprio oggetto materiale, valutate le&#xD;
possibilità di superare tramite l’esegesi le denunciate antinomie, muove dalla ricerca delle&#xD;
loro ragioni storiche. Nelle intenzioni del legislatore del 1930, come ricostruite sulla&#xD;
scorta dei lavori preparatori, i documenti protetti contro il falso dovevano costituire un&#xD;
insieme frammentario, ordinato gerarchicamente secondo una scala in cui alla maggior&#xD;
lesione del bene giuridico corrispondesse una maggior severità della risposta&#xD;
sanzionatoria.&#xD;
La locuzione ‘atto pubblico’ venne intesa come comprensiva anche, quanto meno, del&#xD;
provvedimento giudiziario, dell’atto normativo e di quello amministrativo, e venne scelta&#xD;
con la certezza che la corrispondente nozione civilistica, palesemente troppo angusta e&#xD;
comunque insufficiente per le esigenze della repressione penale, potesse essere integrata&#xD;
attingendo ad altri rami dell’ordinamento, e principalmente al diritto pubblico. Qui, però,&#xD;
il concetto, lungi dall’aver raggiunto quel grado di precisione che il principio di legalità&#xD;
postulerebbe, è inutilizzato, privo di qualsiasi rilievo pratico, e perciò completamente&#xD;
sconosciuto.&#xD;
L’attenzione della giuspubblicistica si è focalizzata piuttosto sull’atto amministrativo:&#xD;
figura che, anche a causa del mutato modo di intendere i rapporti tra interessi privati e&#xD;
cosa pubblica e di una crescente attenzione per l’attività interna dell’apparato statuale, è&#xD;
stata oggetto di ripetuti ripensamenti e che perciò assume oggi una fisionomia&#xD;
profondamente diversa da quella che poteva avere agli occhi dei compilatori del codice&#xD;
Rocco.&#xD;
Ripercorrere le tappe di questa evoluzione è il punto di partenza per un’analisi che, se&#xD;
non giunge a formulare criteri selettivi idonei a circoscrivere l’area delle scritture&#xD;
pubbliche meritevoli di tutela penale e superare lo stallo di un rinvio normativo ad un&#xD;
concetto totalmente indeterminato, quanto meno offre gli strumenti concettuali per&#xD;
ordinare la composita massa dei documenti che si riportano alla nozione di atto&#xD;
pubblico, cogliendo le differenze che determinano la maggiore o minore importanza di&#xD;
ciascuno di essi nell’ottica della pubblica fede e che potrebbero p erciò giustificare&#xD;
modulazioni della risposta sanzionatoria.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Wed, 17 Mar 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/680</guid>
      <dc:date>2010-03-17T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Separazione patrimoniale e autonomia privata</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/679</link>
      <description>&lt;Title&gt;Separazione patrimoniale e autonomia privata&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Petrassi, Marco Cristiano&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-05-18&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 17 May 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/679</guid>
      <dc:date>2009-05-17T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Il sostanzialismo della giurisprudenza amministrativa</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/678</link>
      <description>&lt;Title&gt;Il sostanzialismo della giurisprudenza amministrativa&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Screpanti, Susanna&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-05-06&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Nella tesi dal titolo “Il sostanzialismo della giurisprudenza amministrativa” s’&#xD;
intendono analizzare le problematiche connesse all’orientamento sostanzialista della&#xD;
giurisprudenza amministrativa, in una continua dialettica con la concezione formalista&#xD;
delle categorie giuridiche del diritto amministrativo.&#xD;
Le cause di tale tendenza derivano principalmente dall’appartenenza all’Unione&#xD;
europea e dall’influenza della concezione sostanzialista dei rapporti giuridici elaborata&#xD;
dalla Corte di Giustizia, nonché dalla necessità di trovare soluzioni concrete&#xD;
nell’ordinamento nazionale, a fronte di un labile confine tra sfera pubblica e sfera&#xD;
privata.&#xD;
L’indagine si propone di analizzare, nello specifico, il contributo della&#xD;
giurisprudenza amministrativa nei cambiamenti avvenuti ed ancora in atto nei settori&#xD;
tradizionali del diritto amministrativo quali i principi, l’organizzazione, il procedimento,&#xD;
il provvedimento, i contratti e le situazioni giuridiche soggettive.&#xD;
Il principio di legalità, le società pubbliche, l’obbligo di motivazione, il nuovo&#xD;
art. 21 octies della legge n. 241/90, le procedure di evidenza pubblica e l’interesse&#xD;
legittimo rappresentano i principali istituti interessati dall’approccio giurisprudenziale&#xD;
sostanziale, di cui si verificano le principali implicazioni sul piano pratico e teorico, in&#xD;
connessione con le linee evolutive del legislatore e della dottrina.&#xD;
Dopo l’analisi delle cause, l’esame empirico sector by sector, l’elaborato si&#xD;
conclude con uno sforzo sistematico per cogliere i profili critici di tale orientamento, le&#xD;
prospettive future e le implicazioni sul diritto amministrativo sostanziale e sul principio&#xD;
di separazione dei poteri.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Wed, 05 May 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/678</guid>
      <dc:date>2010-05-05T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Rivelatori di singolo fotone a nanofili superconduttori</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/677</link>
      <description>&lt;Title&gt;Rivelatori di singolo fotone a nanofili superconduttori&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Gaggero, Alessandro&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-01-20&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Abstract&#xD;
&#xD;
Il lavoro di ricerca descritto in questa tesi di dottorato riguarda la realizzazione e lo sviluppo di&#xD;
una nuova generazione di rivelatori di singolo fotone ad elevata efficienza quantica, che&#xD;
sfruttano le proprietà superconduttive del nitruro di niobio (NbN). Questi dispositivi, chiamati&#xD;
SSPD acronimo di Superconducting Single Photon Detectors, operano nella regione delle&#xD;
lunghezze d’onda delle telecomunicazioni ad una temperatura di lavoro di 4.2 K. Nella tesi&#xD;
vengono prima descritte le tecniche e le procedure utilizzate per la realizzazione dei suddetti&#xD;
rivelatori e quindi i risultati relativi allo studio di nuovi detector a singolo fotone. Gli SSPD&#xD;
sono costituti da sottili nanofili (spessore ~4÷5nm) larghi 100nm e lunghi un centinaio di&#xD;
micron. Per rendere efficiente l’accoppiamento ottico tra il rivelatore e la radiazione incidente&#xD;
questi nanofili vengono disposti a meandro con un’area attiva di 25µm2 con un fattore di&#xD;
riempimento pari al 40%. Questi dispositivi sono destinati ad applicazioni avanzate nel campo&#xD;
delle comunicazioni quantistiche in fibra, della metrologia quantistica e della computazione&#xD;
quantistica realizzata con tecniche ottiche. Oltre allo sviluppo degli SSPD in questo lavoro&#xD;
viene descritta la possibilità di realizzare rivelatori che operino in regime lineare rispetto al&#xD;
numero dei fotoni incidenti (Photon Number resolving Detectors, PND). In altre parole&#xD;
rivelatori di stati n di fotoni con n &gt; 1, le cui applicazioni alla computazione e metrologia&#xD;
quantistica sono oggi di grande interesse. I risultati del lavoro svolto durante il dottorato&#xD;
suggeriscono la possibilità di integrare questi dispositivi con altre componenti ottiche, guide&#xD;
d’onda e sorgenti a singolo fotone, aprendo la strada, in un futuro non lontano, per la&#xD;
realizzazione e miniaturizzazione di nuovi dispositivi che costituiscano i mattoni elementari di&#xD;
network fotonici di crescente complessità.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Tue, 19 Jan 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/677</guid>
      <dc:date>2010-01-19T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Apprendere ad apprendere e capacità di comprensione della lettura : il caso degli studenti adulti della Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Roma Tre</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/676</link>
      <description>&lt;Title&gt;Apprendere ad apprendere e capacità di comprensione della lettura : il caso degli studenti adulti della Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università Roma Tre&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Angelini, Cinzia&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-09&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La ricerca presentata in questo lavoro ha per oggetto lo studio della relazione tra &#xD;
le capacità di secondo livello e la comprensione della lettura in un gruppo di studenti &#xD;
adulti iscritti a diversi corsi di laurea della facoltà di Scienze della Formazione &#xD;
dell’Università Roma Tre. &#xD;
Gli adulti, infatti, sono sempre più spesso protagonisti di scelte formative e &#xD;
professionali dovute al venir meno dei percorsi di linearità che un tempo &#xD;
caratterizzavano l’esistenza: il ciclo vitale contrassegnato da “tappe obbligate e &#xD;
definitive”, quali gli studi formali e l’ingresso nel mondo del lavoro, è sovente sostituito &#xD;
da fuoriuscite e rientri nei percorsi educativi e nel mercato del lavoro. &#xD;
Con l’introduzione nei documenti europei e nella letteratura internazionale del &#xD;
concetto di lifelong learning, si introduce anche la distinzione tra apprendimento formale, non formale ed informale insieme all’invito, da parte dell’Unione europea, a progettare &#xD;
percorsi di istruzione finalizzati non solo all’acquisizione di conoscenze, ma anche di &#xD;
saperi pratici e comportamentali declinati e descritti in termini di obiettivi &#xD;
dell’apprendimento e valutati in crediti.  &#xD;
Oggi si assiste perciò al rientro nei percorsi universitari di studenti appartenenti a &#xD;
fasce d’età diverse da quella canonica, fenomeno improvviso dal quale è nata l’esigenza &#xD;
di dover gestire questa nuova categoria di utenza che presenta caratteristiche differenti &#xD;
rispetto a quelle degli studenti universitari in età canonica.  &#xD;
Gli adulti, infatti, (ri)entrano all’università con un bagaglio di vita e di esperienze &#xD;
che influenza in modo determinante il rapporto con l’apprendimento nonché le modalità &#xD;
con le quali si affronta lo studio. &#xD;
Gli studenti universitari adulti (i cosiddetti lavoratori‐studenti) e la loro capacità &#xD;
di comprensione della lettura in rapporto al possesso di capacità di secondo livello e in &#xD;
funzione dello sviluppo di tali capacità sono quindi il fulcro del presente lavoro e hanno &#xD;
costituito il punto di riferimento per la costruzione delle domande e conseguenti ipotesi &#xD;
di ricerca, le quali presuppongono una forte dipendenza tra i processi gestiti attraverso il &#xD;
ricorso ad abilità di secondo livello e la comprensione della lettura e una maggiore &#xD;
consapevolezza di tali processi nei lettori migliori. &#xD;
La metodologia di ricerca sviluppata per trovare una conferma alle ipotesi &#xD;
formulate è una metodologia qualitativa che si colloca all’interno del paradigma teorico &#xD;
della ricerca azione in quanto utilizzabile in tutti quei contesti in cui un “a problem &#xD;
involving people, tasks and procedures cries out for solution. […] Action research can be &#xD;
used in a variety of areas, for example: teaching methods […], learning strategies […], &#xD;
evaluative procedures […], management and control […]” (Cohen et al., 2004, p. 226). &#xD;
Si è quindi proceduto ad impostare le attività di ricerca in tre fasi:   &#xD;
nella prima fase, i partecipanti hanno svolto delle prove per la comprensione &#xD;
della lettura; &#xD;
nella seconda fase, attraverso delle interviste semistrutturate, è stato chiesto ai &#xD;
partecipanti di ripercorrere le prove di comprensione della lettura svolte nella &#xD;
fase precedente e di ricostruire, ispirandosi alla tecnica del thinking aloud, i &#xD;
processi cognitivi applicati per leggere i brani e fornire le risposte; &#xD;
nella terza fase, i partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi di livello (un &#xD;
gruppo composto dai lettori migliori, uno dai lettori normali, uno dai lettori &#xD;
deboli) e invitati a svolgere nuove prove di comprensione della lettura (simili &#xD;
per tipologia e natura del compito a quelle della prima fase) e a fornire &#xD;
risposte condivise.      &#xD;
Il lavoro di ricerca è presentato in sei capitoli, quattro dedicati alla ricostruzione &#xD;
del quadro teorico e due alla presentazione della ricerca.   &#xD;
Nel primo capitolo si ripercorre lo sviluppo degli orientamenti europei &#xD;
sull’apprendimento permanente attraverso l’analisi dei documenti più significativi. &#xD;
Emergono i concetti di istruzione e formazione permanente prima e apprendimento &#xD;
permanente/lifelong learning poi, dell’apprendere ad apprendere e della necessità di &#xD;
favorire lo sviluppo della capacità di comprensione della lettura a tutte le età.  &#xD;
Si fa altresì riferimento all’introduzione del neologismo lifewide learning per &#xD;
sottolineare la dimensione spaziale dell’apprendimento: non solo per tutto l’arco della &#xD;
vita (lifelong), ma anche in tutti i contesti di vita (lifewide); non solo apprendimento &#xD;
formale, ma anche non formale ed informale.  &#xD;
Dal quadro europeo si passa ad esaminare quello nazionale, in cui si prendono in &#xD;
considerazione le diverse disposizioni con le quali, dal 1996 ad oggi, l’Italia ha recepito le &#xD;
raccomandazioni e indicazioni europee relative all’apprendimento permanente e &#xD;
all’educazione degli adulti.  &#xD;
Nel secondo capitolo si propone una ricostruzione degli approcci teorici al concetto &#xD;
di adulto e delle relative definizioni, seguita da una ricognizione delle principali teorie &#xD;
dell’apprendimento in età adulta, che si riconduce a tre tipologie, secondo la distinzione &#xD;
operata da Merriam e Caffarella (1991): le teorie basate sulle caratteristiche degli adulti &#xD;
in quanto studenti; le teorie basate sulle situazioni di vita degli individui in età adulta; le &#xD;
teorie basate sull’apprendimento come acquisizione di consapevolezza di sé. Prendendo &#xD;
come riferimento tale tripartizione, sono stati esaminati alcuni degli studiosi più &#xD;
rappresentativi all’interno di ciascun gruppo. &#xD;
Il terzo capitolo si presenta come un percorso “in salita”, nel senso che si procede &#xD;
dal primo livello, quello delle competenze, al secondo livello, quello delle &#xD;
metacompetenze. Si parte, perciò, con una rapida presentazione degli approcci &#xD;
disciplinari alla competenza per poi introdurre il ragionamento sulle abilità di secondo &#xD;
livello (metacompetenza, autodirezione nell’apprendimento, autoregolazione e  teoria &#xD;
dell’autoefficacia, metacognizione e processi metacognitivi,  competenza strategica) per &#xD;
ritornare all’apprendere ad apprendere definito termine‐ombrello al cui interno trovano &#xD;
posto tutte le abilità che si collocano a livello meta. &#xD;
Nel quarto capitolo si descrive l’attività di lettura come una vera e propria attività &#xD;
di problem solving in cui il lettore indaga il testo utilizzando gli indizi in esso contenuti, &#xD;
ricorre alle proprie conoscenze pregresse e attiva delle strategie cognitive che lo &#xD;
conducono a formulare ipotesi sul significato del testo che sta leggendo e a verificarle &#xD;
alla luce del testo stesso. Si presentano quindi alcune ricerche svolte su allievi di età &#xD;
diverse finalizzati ad evidenziare il rapporto tra la comprensione della lettura e le abilità &#xD;
di secondo livello, raggruppate  mutuando la terminologia adottata nell’ambito della &#xD;
psicologia cognitiva  sotto la denominazione di metacognizione, e distinte in conoscenze &#xD;
metacognitive e processi metacognitivi di controllo. Il capitolo si conclude con una &#xD;
rapida descrizione delle principali caratteristiche delle indagini internazionali sulla &#xD;
comprensione della lettura promosse dall’Ocse e dall’Iea. Termina a questo punto la ricostruzione del quadro teorico e si procede con la &#xD;
presentazione del disegno della ricerca e con l’analisi e interpretazione dei risultati. &#xD;
Nel quinto capitolo, dopo l’analisi del contesto, si impostano le ipotesi di ricerca e &#xD;
si presenta la metodologia qualitativa adottata.  &#xD;
Nel sesto e ultimo capitolo sono illustrati e commentati i risultati delle prove di &#xD;
comprensione della lettura, delle interviste e dei lavori di gruppo, mettendo in risalto &#xD;
per ciascuna fase dell’indagine i nodi emersi come cruciali rispetto alle finalità della &#xD;
ricerca. Si evidenziano in particolare le caratteristiche dei lettori eccellenti e dei lettori &#xD;
deboli alla luce delle differenze rilevate soprattutto nel corso delle interviste in relazione &#xD;
all’uso di diverse capacità. Le conclusioni sono dedicate ad una lettura dei risultati in termini di prospettive &#xD;
educative per gli adulti che (ri)entrano all’università in funzione dello sviluppo di &#xD;
capacità di comprensione della lettura nell’ottica dell’apprendere ad apprendere e del &#xD;
lifelong learning.   &lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 08 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/676</guid>
      <dc:date>2010-04-08T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Protezione dei template biometrici per sistemi di autenticazione basati su firma</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/675</link>
      <description>&lt;Title&gt;Protezione dei template biometrici per sistemi di autenticazione basati su firma&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Maiorana, Emanuele&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-03&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;One of the most emerging technologies for automatic people recognition is biometrics.&#xD;
In contrast with traditional approaches, based on what a person knows (password) or what a person has (ID card,  tokens), biometric based authentication relies on who a person is or what a person does. Biometric based recognition systems are then typically able to provide improved comfort and security for their users,  when compared to traditional authentication methods.&#xD;
Unfortunately,  the use of biometric data in an automatic recognition system also involves various risks not affecting other methods: if biometric data are somehow stolen or copied,  they can be hardly replaced. Moreover,  biometric data can contain relevant information regarding personality and health,  which can be used in an unauthorized manner for malicious or undesired intents. It is also worth pointing out that,  when a cross-matching among different biometric databases is performed,  an unauthorized user tracking of the enrolled subjects can be done by means of users' biometric traits. This would unavoidably lead to users' privacy loss. Therefore,  when designing a biometric based recognition system,  the issues deriving from security and privacy concerns have to be carefully considered. Moreover,  the adopted countermeasures should enhance biometric data resilience against&#xD;
attacks,  while guaranteeing acceptable recognition performance.&#xD;
This Thesis is focused on the protection of the biometric templates employed in a sig-&#xD;
nature based authentication system. Signature biometrics is usually characterized by a high intra-user variability and a small forgeries inter-user variability,  thus representing a challenging field of application for template protection techniques.&#xD;
The literature regarding biometric template protection and on-line signature based&#xD;
recognition is first reviewed. Then,  we take into account both parametric and functional features based on-line signature verification approaches,  and describe,  for each of them,  how to provide protection to the employed biometric templates.&#xD;
Specifically,  we propose the use of cryptographic techniques and error correcting codes to secure global parametric features extracted from an on-line signature. Together with protection,  also template cancelability and renewability are guaranteed. Moreover,  the proposed authentication scheme is tailored to the signature variability of each user,  thus&#xD;
obtaining a user adaptive system with enhanced performances with respect of a non-adaptive one.&#xD;
We then propose how to provide security to the templates employed in a functional&#xD;
feature based signature authentication system,  by means of a feature transformation protection approach. Specifically,  we introduce a set of non-invertible transforms,  which can be&#xD;
applied to any sequence based biometric template to generate multiple transformed version of it. Retrieving the original data from the transformed one is computationally as hard as random guessing. The effectiveness of the proposed approach is tested by considering both a regional signature functions analysis (employing Hidden Markov Models) and a local signature functions analysis (employing Dynamic Time Warping). Moreover,  the performances&#xD;
achievable with the fusion of these two approaches are also discussed.&#xD;
Eventually,  we also propose the use of watermarking techniques to protect a set of&#xD;
dynamic signature features,  by embedding it into a static representation of the signature&#xD;
itself. User authentication can be performed either by means of the only signature static&#xD;
image,  or by using it together with the dynamic features embedded in the enrollment stage, by using a fusion approach. A multi-level authentication system,  which is capable to provide two different levels of security,  is then obtained. The proposed watermarking techniques are based on the properties of the Radon transform,  being thus tailored to images,  like those of&#xD;
a signature,  with sharp edges. A procedure for the selection of the dynamic features which allow to guarantee the best recognition performances,  as well as a novel approach which defines the minimum number of bits which should be employed to binarize a given feature without affecting the recognition performances,  is proposed.&#xD;
The effectiveness of the proposed approaches is tested by employing the public MCYT&#xD;
on-line signature corpus,  with signatures taken from 100 different subjects,  as experimental database.; Una tra le tecnologie maggiormente innovative impiegate per il riconoscimento automatico di persone la biometria. In contrasto con gli approcci tradizionali,  basati su ciò che una persona conosce (password), o su quello che una persona possiede (carta d'identità, tessere),  l'autenticazione basata su dati biometrici utilizza ciò che una persona è, o ciò che&#xD;
una persona fa. I sistemi di riconoscimento biometrico sono pertanto in grado di garantire ai propri utenti,  rispetto ai sistemi tradizionali di autenticazione, un comfort maggiore e una sicurezza superiore.&#xD;
Purtroppo, l'uso di dati biometrici in un sistema di riconoscimento automatico comporta&#xD;
anche vari rischi, nei quali non si incorre utilizzando invece altri approcci: se i dati biometrici impiegati vengono rubati o in qualche modo copiati, difficilmente possono essere sostituiti.&#xD;
Inoltre,  i dati biometrici possono contenere informazioni riguardanti la personalità e la salute di una persona, e pertanto possono essere utilizzati per scopi non autorizzati, dannosi, o indesiderati dagli utenti. Vale anche la pena di sottolineare che,  se viene effettuato&#xD;
un confronto tra differenti database di dati biometrici, i soggetti memorizzati nelle basi dati possono essere monitorati sulla base delle loro caratteristiche uniche. Ciò porta inevitabilmente ad una rilevante compromissione della privacy. Pertanto,  nella progettazione di un sistema di riconoscimento biometrico, i problemi relativi alla sicurezza ed alla tutela della&#xD;
privacy devono essere attentamente valutati. Inoltre, le contromisure adottate dovrebbero&#xD;
migliorare la resistenza contro eventuali atttacchi ai dati biometrici, garantendo però delle prestazioni di riconoscimento accettabili.&#xD;
Questa tesi è focalizzata sulla protezione dei template biometrici impiegati in sistemi di autenticazione basati su firma. La firma viene comunemente impiegata come dato biometrico, ed è generalmente caratterizzata da un elevata variabilità intra-utente e una piccola variabilità inter-utente,  rappresentando pertanto un campo di applicazione sfidante per la definizione di tecniche di protezione.&#xD;
Nella presente tesi viene inizialmente rivista la letteratura scientifica in materia di protezione dei template biometrici e di riconoscimento di firma dinamica. Dopodiché, si&#xD;
prendono in considerazione gli approcci basati su template parametrici e funzionali di firma, proponendo per ciasuno di essi un possibile schema di protezione dei template.&#xD;
In particolare, si propone l'uso di tecniche crittografiche per garantire protezione a&#xD;
caratteristiche parametriche estratte dalle firme. Tale sistema impiega codici a correzione d'errore, la cui capacità correttiva può essere determinata sulla base delle caratteristiche dell'utente.&#xD;
Si propone poi un metodo per garantire la sicurezza di template funzionali rappresentanti firme dinamiche, basato sulla definizione di trasformazioni non invertibili. L'efficacia del metodo proposto viene valuatata impiegando classificatori basati su Hidden Markov Models, o su tecniche di Dynamic Time Warping. Anche la fusione tra questi approcci viene considerata.&#xD;
Infine, si propone l'uso di tecniche di watermarking per proteggere una serie di caratteristiche dinamiche della firma,  inserendole all'interno di una rappresentazione statica della firma stessa. L'autenticazione degli utenti può essere effettuata tramite la sola firma statica, &#xD;
o utilizzando insieme ad essa le caratteristiche dinamiche inserite in fase di registrazione dell'utente. La tecnica di watermarking proposta si basa sulle proprietà della trasformata&#xD;
Radon, essendo quest'ultima particolarmente adatta a trattare immagini con bordi evidenti, quali sono le immagini delle firme.&#xD;
L'efficacia dei metodi proposti viene valutata utilizzando il database pubblico di firme dinamiche MCYT, il quale contiene firme acquuisite da 100 soggetti diversi.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 02 Apr 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/675</guid>
      <dc:date>2009-04-02T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Per una storia del diritto commerciale a Roma tra XVIII e XIX secolo : la giurisdizione del Tribunale di Commercio a Roma in età napoleonica e la sua giurisprudenza (1810-1814)</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/674</link>
      <description>&lt;Title&gt;Per una storia del diritto commerciale a Roma tra XVIII e XIX secolo : la giurisdizione del Tribunale di Commercio a Roma in età napoleonica e la sua giurisprudenza (1810-1814)&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Celluprica, Francesco&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-16&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La tesi di dottorato cui si riferisce il presente abstract è stata redatta partire dalle ricerche compiute presso l’Archivio di Stato di Roma (ASR) e con l’obiettivo di esaminare delle sentenze del Tribunale di commercio - istituito nella città sotto il dominio napoleonico tra il 1809 ed il 1814 - ivi conservate. Più nel dettaglio, la tesi esamina la particolare situazione della giurisdizione romana in materia  di commercio precedente l’arrivo delle truppe di francesi (Capitolo I), ove era normale che le funzioni di governo, di amministrazione e di giustizia fossero incorporate nella stessa istituzione, secondo un modello caratterizzato da un pluralismo ineliminabile della dimensione giuridica e da una compresenza concorrente e dialettica di tribunali e sistemi diversi. A seguire, viene sinteticamente considerata l’evoluzione del diritto commerciale all’interno dell’ordinamento giuridico francese (Capitolo II), a partire presa di coscienza da parte del potere pubblico dell’importanza del settore commerciale e finanziario e della conseguente spinta dei sovrani a promuovere una normativa tendente a superare i confini del corpo, attraverso una dialettica tra gli ordinamenti corporativi e quelli politici che si svilupperà lungo l’arco di due-tre secoli e che porterà, con l’Ordonnance du Commerce del 1673, a trasferire ai tribunali statali le competenze dei tribunali consolari. Quanto sopra, per arrivare al nucleo più originale della trattazione e cuore della tesi (Capitolo III), consistente nell’esame dell’applicazione del “sistema di giurisdizione commerciale francese” - ossia quello costituito dall’applicazione del Code de commerce del 1807, da una parte, e dall’istituzione di un Tribunale di commercio, dall’altra - a Roma, attraverso lo studio analitico delle sentenze sopradette. Chiude il descritto studio l’esposizione degli sviluppi successivi alla restaurazione (Capitolo IV), dove i principi radicalmente innovatori fondati su di una vera e propria “nuova filosofia giudiziaria” ed introdotti sotto la dominazione napoleonica si confrontano con la volontà di procedere ad un ripristino generale della situazione precedente.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 15 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/674</guid>
      <dc:date>2010-04-15T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>La pratica politica della European Women's Lobby</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/673</link>
      <description>&lt;Title&gt;La pratica politica della European Women's Lobby&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Forteschi, Alessandra Edonide&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-03-26&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La tesi colma un vuoto storiografico presente in Italia come in Europa sul lavoro e le pratiche&#xD;
politiche di una coalizione, quella della Lobby Europea delle Donne (European Women’s Lobby –&#xD;
EWL), a tutt’oggi posta sempre in secondo piano dalla gran parte degli studiosi e delle studiose di&#xD;
politica e di sociologia. Si tratta, dunque, di un lavoro di riscoperta di una organizzazione che dal&#xD;
1990 ad oggi ha saputo riunire e coordinare all’incirca 4000 organizzazioni femminili e femministe&#xD;
in tutta Europa. Uno studio che, partendo dai concetti di lobby e di lobbismo, analizza e descrive&#xD;
l’impegno politico di quella che ad oggi è una delle più grandi coalizioni europee.&#xD;
In questo senso manca anche, e soprattutto, un dibattito critico a riguardo; una lacuna che permette&#xD;
di avere solo una visione incompleta e frammentaria dell’argomento.&#xD;
In Italia, gli studi sociologici e storico-politici sembrano deliberatamente non tenere in&#xD;
considerazione questa istituzione: nei numerosi testi che affrontano il lobbismo e le lobbies&#xD;
raramente si fa menzione alla Lobby delle Donne, come ho potuto evincere dai numerosi autori e&#xD;
autrici cui ho fatto riferimento per il presente lavoro.&#xD;
La European Women Lobby si muove, naturalmente, secondo il significato anglosassone del&#xD;
termine: un’organizzazione pubblica (di solito nelle vesti di associazioni) che opera a tutela degli&#xD;
interessi di un gruppo, consentendone la rappresentanza politica. Il lobbismo è indiretto ed esercita&#xD;
pressioni in nome dell’interesse pubblico.&#xD;
La storia delle cooperative tra donne, dalle prime iniziative all’associazionismo contemporaneo più&#xD;
strutturato e organizzato, che avanzano proposte di una nuova qualità della vita, di una diversa&#xD;
organizzazione del lavoro e di una più attiva partecipazione alla vita politica, appare ricca di spunti&#xD;
e di riflessioni sociali.&#xD;
Due sono i dati inconfutabili di riflessione scientifica e politica insieme: la progressiva e incalzante&#xD;
presenza delle donne in tutti i settori e strutture produttive di un Paese; l’emersione di uno specifico&#xD;
dibattito storiografico sulla questione femminile.&#xD;
In che senso le donne sono, possono o debbono essere soggetti della politica? E quali problemi sono posti dalla soggettività politica delle donne? A queste domande, spiega la Gianformaggio, si&#xD;
deve rispondere diversamente a seconda che si faccia riferimento a due distinte dimensioni della&#xD;
politica.&#xD;
La dimensione che definisce orizzontale è quella della partecipazione (cittadinanza) e della&#xD;
rappresentanza.&#xD;
La dimensione verticale è invece legata all'idea di potere (e di stato).&#xD;
Nel primo senso la soggettività politica pertiene alle donne in quanto donne, nel secondo senso è&#xD;
invece una problematica di genere.&#xD;
Gianformaggio sostiene che essere cittadini significa avvertire l'esigenza di presentarsi sulla scena&#xD;
pubblica. Così, l'emergere di nuovi soggetti politici implica la richiesta di riconoscimento pubblico&#xD;
per una serie di bisogni, e la comparsa di nuove modalità di azione a tutela di tali bisogni e interessi.&#xD;
Le donne sono un soggetto nuovo in questo secondo senso, ovvero sono diverse e non&#xD;
semplicemente arrivate dopo.&#xD;
Gianformaggio conclude affermando che affinché le donne possano diventare soggetti è necessario&#xD;
che propongano il proprio sguardo sul mondo, e che possano poi dialogare con sguardi tra loro&#xD;
diversi e non semplicemente opporsi a quello omologante dell'uomo-massa.&#xD;
Maria Chiara Pietavolo rilancia sostenendo che per contrastare l'idea che i problemi degli uomini&#xD;
sono i problemi di tutti, mentre i problemi delle donne sono solo problemi da donne, non è&#xD;
sufficiente ripetere che i problemi delle donne sono i problemi delle donne, ma bisogna mostrare&#xD;
che i problemi delle donne sono i problemi di tutti. “Le donne non sono uguali. Non sono uguali fra&#xD;
di loro, non sono uguali agli uomini, e, anche dove hanno conquistato gli stessi diritti, non sono&#xD;
ugualmente presenti nella cultura, nella società e nella politica. E' facile pensare che l'uguaglianza&#xD;
di diritti - credere di avere dei diritti – sia un tradimento e un inganno. Ma dobbiamo anche&#xD;
domandarci se l'uguaglianza non sia qualcosa di più complesso e incisivo di quanto ci sia stato fatto&#xD;
credere. Che poter essere in modo uguale, essere uguali e credere, semplicemente, di essere uguali&#xD;
siano cose molto diverse fra loro. E, soprattutto, cose diversamente difficili”.&#xD;
Nonostante la crisi economica e le difficoltà che le donne incontrano quotidianamente, si può&#xD;
registrare un aumento continuo di donne che lavorano (nonostante la scarsità di servizi a sostegno&#xD;
della maternità soprattutto nei Paesi dell’area mediterranea), e più in generale una crescente&#xD;
necessità e urgenza delle donne di entrare in quei luoghi della società e della politica che fino a poco tempo fa erano destinati esclusivamente o quasi agli uomini, come dimostrano i dati recenti&#xD;
sull'istruzione e sull'accesso alle professioni e alle carriere politiche.&#xD;
In questo clima si colloca il lavoro della EWL, che si può definire come una organizzazione&#xD;
ombrello che raccoglie organizzazioni femminili di diversi Stati europei e svolge una funzione di&#xD;
promozione, controllo e diffusione delle azioni comunitarie destinate alle donne ai fini della&#xD;
promozione della parità tra donne e uomini.&#xD;
Una forma di associazionismo diversa dalle altre, perché basandosi sul principio e sulle tecniche del&#xD;
lobbying evidenzia come, per la prima volta, le organizzazioni femminili e le donne, nella loro&#xD;
partecipazione attiva alla vita pubblica, si considerino non più solo soggetti impegnati nella&#xD;
rivendicazione dei propri diritti, ma soggetti portatori di interessi da tutelare.&#xD;
Fulcro del lavoro è l’analisi della EWL (struttura e organizzazione) e delle aree politiche di&#xD;
interesse e di azione, e delle politiche paritarie sviluppate in Europa, in cui la EWL si inserisce e su&#xD;
cui trova fondamento per implementare le proprie iniziative.&#xD;
Per introdurre l’argomento ho dato una panoramica su cosa sia l’attività di lobbying nel suo senso&#xD;
anglosassone e di come essa venga praticata presso le strutture della Comunità Europea (cambiano&#xD;
infatti i luoghi e le modalità del lobbying).&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 25 Mar 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/673</guid>
      <dc:date>2010-03-25T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Modelli aeroservoelastici per lo studio dell'interazione elicottero pilota</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/672</link>
      <description>&lt;Title&gt;Modelli aeroservoelastici per lo studio dell'interazione elicottero pilota&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Serafini, Jacopo&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-04-06&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il lavoro di tesi è stato incentrato sulla modellazione aeroservoelastica di configurazioni elicotteristiche&#xD;
complete, in presenza di pilota, tesa ad effettuare analisi di stabilità relative a fenomeni di accoppiamento avverso tra uomo e macchina (Rotorcraft-Pilot Coupling); questo studio ha rappresentato uno&#xD;
dei primissimi realizzati nel campo, che,  contrariamente a quanto avviene per i velivoli ad ala fissa, &#xD;
risulta essere ancora ad uno stadio prettamente embrionale.&#xD;
La tesi ha avuto come scopo principale quello di analizzare i requisiti in termini di modellazione per&#xD;
la corretta descrizione fisica dei complessi fenomeni strutturali, aerodinamici e biodinamici che sono&#xD;
alla base di un particolare tipo di RPC aeroelastico, il vertical bouncing,  nel quali l'azione del pilota&#xD;
sul comando collettivo risulta essere prettamente passiva (non intenzionale) e ,  per quanto riguarda il&#xD;
velivolo, gli effetti di elasticità risultano preponderanti su quelli di dinamica rigida.&#xD;
In particolare, gran parte dell'attenzione è stata rivolta alla modellazione aeroelastica del rotore, che&#xD;
rappresenta l'elemento che maggiormente caratterizza e influenza l'elicottero. A tal riguardo sono&#xD;
stati sviluppati ed utilizzati diversi modelli aerodinamici accoppiati ad un modello strutturale di comprovata efficienza e già testato in più occasioni. Oltre allo sviluppo di modelli aerodinamici evoluti che&#xD;
prevedono l'inclusione di effetti di aerodinamica non stazionaria, nonché di effetti tridimensionali, è stato&#xD;
inoltre necessario sviluppare tutta la parte di dinamica e aerodinamica relativa all'accoppiamento con&#xD;
la fusoliera ed il pilota.&#xD;
Il modello di fusoliera è stato derivato dalle classiche equazioni della dinamica del volo, arricchito con i&#xD;
contributi dovuti all'elasticità del telaio ed alla servoelasticità. Infine in collaborazione con altri centri di&#xD;
ricerca si è pervenuti alla definizione di un modello di pilota alternativo a quello,  sfruttato ampiamente&#xD;
nel corso della tesi, sviluppato da Mayo alla fine degli anni '80.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 05 Apr 2009 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/672</guid>
      <dc:date>2009-04-05T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Gustav Špet fra fenomenologia ed ermeneutica : il contributo di G. Špet al rinnovamento della filosofia in Russia attraverso la diffusione della fenomenologia husserliana, gli studi di estetica e di filosofia del linguaggio</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/671</link>
      <description>&lt;Title&gt;Gustav Špet fra fenomenologia ed ermeneutica : il contributo di G. Špet al rinnovamento della filosofia in Russia attraverso la diffusione della fenomenologia husserliana, gli studi di estetica e di filosofia del linguaggio&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Ottaviano, Giulietta&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-12&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il lavoro di ricerca, nel corso del triennio, si è concentrato su due versanti: il primo è&#xD;
consistito nel reperimento delle fonti relative alla produzione scientifica del filosofo&#xD;
russo di cui si hanno pochissimi riferimenti nel nostro paese.&#xD;
All’estero, soprattutto in Francia e in Germania, lo studio di Špet è stato portato&#xD;
avanti in questi ultimi decenni ed ha prodotto una serie di pubblicazioni riguardanti i&#xD;
numerosi aspetti della sua ricca e articolata produzione scientifica, di cui se ne può&#xD;
avere un’indicazione nelle bibliografia generale, posta in appendice.&#xD;
Il reperimento delle fonti è stato possibile attraverso un lavoro di ricerca presso le&#xD;
biblioteche statali russe e, soprattutto grazie alla disponibilità della figlia del filosofo,&#xD;
Marina Gustavovna Štorch che, nel mettere a disposizione i volumi pubblicati in&#xD;
questi ultimi anni dell’opera omnia del filosofo, in tiratura limitata e contenenti anche&#xD;
la documentazione conservata presso l’archivio di famiglia, in parte anche&#xD;
manoscritta, ha permesso di affrontare lo studio la ricerca con riferimenti testuali.&#xD;
Il secondo versante ha riguardato il lavoro di traduzione, per la maggior parte dalla&#xD;
lingua russa.&#xD;
Tutte le citazioni contenute nella tesi, tratte da testi di Špet e da filosofi a lui&#xD;
contemporanei, dai contributi su di lui degli studiosi russi e delle pagine scelte dei&#xD;
testi posti in appendice, sono opera di traduzione dall’originale.&#xD;
Il carteggio pubblicato a cura di Tat’jana Ščedrina è stato altro elemento utile sia per&#xD;
il primo capitolo riguardante la vita e le opere del filosofo, sia per avere elementi di&#xD;
maggiore conoscenza sul rapporto instauratosi fra Špet e Husserl.&#xD;
La redazione delle note bibliografiche è stata curata fin dal primo anno di corso ed ha&#xD;
necessitato di un lungo e paziente lavoro di controllo, poichè non sempre i riferimenti&#xD;
sono coincidenti con le fonti, anche a causa dei problemi dovuti alla traslitterazione&#xD;
dal cirillico (non sempre univoca).&#xD;
La traslitterazione utilizzata è quella accreditata e riconosciuta a livello internazionale&#xD;
ed è stata resa graficamente mediante l’utilizzo dell’alfabeto serbo con caratteri latini.&#xD;
Il lavoro di traduzione e di analisi dell’opera Fenomeno e senso, (dall’edizione&#xD;
originale del 1914) è stato piuttosto complesso; è stato anche redatto e allegato un glossario in lingua russa, tedesca e italiana, come contributo proveniente dal lavoro di&#xD;
traduzione. Nell’appendice sono stati inseriti due ulteriori indici bibliografici: il primo contenente tutte le opere del filosofo, con i riferimenti alle varie edizioni e i&#xD;
riferimenti alla letteratura secondaria; il secondo indice bilbiografico riguarda le&#xD;
pubblicazioni su Husserl in Russia dei primi decenni del Novecento. Nell’ appendice&#xD;
sono stati inseriti documenti provenienti dal carteggio, tradotti dal russo, con la&#xD;
relativa documentazione fotografica.&#xD;
Il lavoro di ricerca ha avuto come obiettivo innanzitutto quello di introdurre la&#xD;
personalità del filosofo per farne comprendere la vastità degli interessi e le varie fasi&#xD;
che la sua produzione scientifica ha attraversato. Il primo capitolo è dedicato alla vita&#xD;
del filosofo e alla sua formazione intellettuale; il secondo capitolo è dedicato ad una&#xD;
panoramica su alcune rilevanti personalità filosofiche che insieme a Špet hanno&#xD;
contribuito al rinnovamento del pensiero filosofico in Russia, recuperando molti tratti&#xD;
della tradizione ottocentesca sia letteraria che filosofica. I primi tre decenni del&#xD;
Novecento russo sono stati un periodo di straordinario rinnovamento per quanto&#xD;
riguarda lo studio del linguaggio, la nascita delle avanguardie artistiche, gli studi&#xD;
sociali, la produzione letteraria. Il contributo di filosofi, fra i quali Špet, è stato&#xD;
significativo.&#xD;
Anche la ricezione e la reinterpretazione della fenomenologia husserliana così come&#xD;
di altri filoni quali il neokantismo, rientrano fra quei fattori che hanno avuto&#xD;
rilevanza e che, attraverso Špet, hanno contribuito a tale rinnovamento su molti&#xD;
versanti. Il terzo capitolo è dedicato al confronto con la fenomenologia husserliana.&#xD;
Špet, allievo di Husserl negli anni 1912-13 a Gottinga, pubblica nel 1914 Fenomeno&#xD;
e senso che rappresenta nel panorama della filosofia russa la prima esposizione&#xD;
approfondita della fenomenologia; in questa sua opera Špet si occupa dei temi che&#xD;
Husserl aveva trattato già nelle Ricerche logiche e che aveva da poco affrontato nei&#xD;
seminari di Gottinga e che saranno contenuti in Ideen I.&#xD;
Nei capitoli centrali della tesi, attraverso un’analisi “comparativa” fra il testo di Špet&#xD;
e i testi husserliani (Ricerche logiche, La filosofia come scienza rigorosa, Idee I, Idee&#xD;
II) sono stati rintracciati sia i temi comuni che le diversità fra i due filosofi.&#xD;
Fra i temi comuni sono emersi il tema della filosofia, intesa come scienza rigorosa,&#xD;
la necessità di confutare lo psicologismo, l’esigenza di mettere al centro il problema&#xD;
del metodo, il tema dell’epoché, della riduzione fenomenologica in connessione&#xD;
all’analisi della coscienza pura, l’intenzionalità.&#xD;
Nei confronti delle tesi husserliane Špet manifesta una serie di obiezioni rispetto alla&#xD;
poca chiarezza con cui Husserl avrebbe affrontato il rapporto fra intuizione ideale e&#xD;
intuizione empirica e rispetto all’analisi ancora troppo soggettivistica da parte di&#xD;
Husserl nei confronti della coscienza. Nei capitoli conclusivi di Fenomeno e senso,&#xD;
Špet pone l’accento sul tema “ermeneutico” della comprensione come dimensione&#xD;
davvero risolutiva.&#xD;
La coscienza per Špet non può avere un “proprietario” e, riprendendo la tradizione&#xD;
filosofica russa, sviluppa un’analisi in difesa di una visione della coscienza nella sua&#xD;
dimensione collettiva e culturale. Non a caso negli anni seguenti alla pubblicazione di Fenomeno e senso (1914), Špet dedica alla filosofia della storia una monumentale&#xD;
dissertazione accademica, con l’obiettivo di difendere il ruolo della storia, dove è&#xD;
riscontrabile l’influenza di Dilthey. Egli scrive anche una storia dell’ermeneutica,&#xD;
partendo dall’antichità per arrivare alla contemporaneità.&#xD;
Gli studi successivi sono dedicati soprattutto al ruolo del linguaggio (la parola, per&#xD;
Špet è il “principium cognoscendi”).&#xD;
In Fenomeno e senso già era stata elaborata una tale prospettiva, espressa negli&#xD;
ultimi capitoli e poi ripresa in La forma interna della parola (l’opera del ’27 e della&#xD;
piena maturità intellettuale dedicata a von Humboldt e a cui è dedicato il quarto&#xD;
capitolo) in cui il rapporto fra espressione e significato che Špet aveva appreso dalle&#xD;
Ricerche logiche viene trattato in quest’opera come il tema fondamentale, che&#xD;
ricomprende l’ermeneutica, la semiotica e la logica. Il quarto capitolo verte anche su&#xD;
un’ analisi comparativa fra i testi di von Humboldt e l’opera di Špet La forma interna&#xD;
della parola.&#xD;
Anche in opere precedenti come nei Frammenti estetici ( opera pubblicata nel 1923)&#xD;
Špet sostiene che il significato logico non viene annullato dal linguaggio poetico ma&#xD;
in esso ricompreso, tanto che il linguaggio poetico dovrebbe essere considerato come&#xD;
una “filosofia applicata“.&#xD;
Il contributo alle nuove teorie sullo studio del linguaggio è stato riconosciuto dai più&#xD;
illustri esponenti del formalismo russo di allora, come testimonia lo scambio&#xD;
epistolare con Roman Jakobson e come testimoniano artisti, letterati e filosofi del&#xD;
periodo.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 11 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/671</guid>
      <dc:date>2010-04-11T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Il problema della massima clique : teoria &amp; pratica</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/670</link>
      <description>&lt;Title&gt;Il problema della massima clique : teoria &amp; pratica&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Viale, Massimiliano&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-02-03&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;Il problema di trovare le clique di un grafo appartiene a quel gruppo di problemi combinatoriali&#xD;
considerati un "paradigma" nell'ambito della Teoria della Complessità Computazionale.&#xD;
L'idea principale di questo lavoro è quella di sfruttare la meccanica statistica,  la teoria sui&#xD;
vetri di spin e le proprietà delle catene di Markov per creare,  comprendere e sviluppare due nuovi&#xD;
algoritmi random per la ricerca della clique: un Metropolis (M) con dinamica alla Glauber ed&#xD;
un algoritmo ispirato al metodo della cavità (C). La possibilità di associare questi algoritmi a&#xD;
modelli disordinati di gas su reticolo,  ci permette di utilizzare strumenti tipici della fisica teorica&#xD;
per valutarne caratteristiche e peculiarità.&#xD;
La novità principale rispetto agli altri algoritmi standard che C e M possono esibire è la possibilità di "camminare" su configurazioni che non sono cliques. In questa maniera sembrano avere&#xD;
a disposizione più vie d'uscita quando rimangono intrappolati in uno "stato metastabile" che non&#xD;
sia l'ottimo.&#xD;
Al confronto con altri algoritmi random più famosi, le prestazioni di questi nuovi algoritmi sono&#xD;
decisamente migliori. In particolare,  alla luce di costosissime simulazioni numeriche,  la dinamica&#xD;
originale di C,  che ha oltretutto il vantaggio di essere teoricamente ben comprensibile ed in grado&#xD;
di presentare adeguatamente le problematiche in gioco, sembra decisamente promettente.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Mon, 02 Feb 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/670</guid>
      <dc:date>2009-02-02T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Dynamics of fields and particles in a 5-dimensional scenario : problems and perspectives of the Kaluza-Klein theory</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/669</link>
      <description>&lt;Title&gt;Dynamics of fields and particles in a 5-dimensional scenario : problems and perspectives of the Kaluza-Klein theory&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Lacquaniti, Valentino&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2009-01-12&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;In this work a revised study of the compactified 5D Kaluza-Klein ( KK )&#xD;
model is performed. At first,  it is proved the compatibility of ADM slicing with respect to the KK reduction and the Hamiltonian formulation of&#xD;
the model is therefore obtained: this analysis envisages how the Gauss constraint arises as a particular case of supermomenta constraints; moreover, &#xD;
it is shown that the hamiltonian constraint can be solved with respect to&#xD;
the conjugate momentum of the metric scalar field,  thus allowing to write&#xD;
a Schroedinger-like equation via a Brown-Kuchar approach. Thereafter the&#xD;
problem of matter coupling is addressed and a new approach is proposed; in&#xD;
such a scheme a 5D cylindrical energy-momentum tensor is postulated and&#xD;
the dynamics of test particle is faced via a proper localization hypothesis&#xD;
by mean of a multipole expansion a lá Papapetrou. The particles turns out&#xD;
to be delocalized into the extra dimension and the tower of huge massive&#xD;
modes is removed. Such a result allows us to deal consistently with matter&#xD;
without discarding the compactification hypothesis. Therefore a full model, &#xD;
involving metric fields and matter is formulated,  where an extra scalar source&#xD;
term appears and the rest mass of particles is varying depending on scalar&#xD;
fields (the metric one plus the source one). Promising scenarios,  in order&#xD;
to deal with unification scheme and dark matter models are outlined.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Sun, 11 Jan 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/669</guid>
      <dc:date>2009-01-11T23:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Nuove politiche urbane basate su processi e pratiche culturali locali : il contributo dell'antropologia contemporanea alla pianificazione partecipata</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/668</link>
      <description>&lt;Title&gt;Nuove politiche urbane basate su processi e pratiche culturali locali : il contributo dell'antropologia contemporanea alla pianificazione partecipata&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Goni Mazzitelli, Adriana&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2008-06-26&lt;/Issue Date&gt;</description>
      <pubDate>Wed, 25 Jun 2008 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/668</guid>
      <dc:date>2008-06-25T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>L'arte del cadere : il mitologema della caduta nella Narrative of Arthur Gordon Pym di Edgar Allan Poe e nel Voyage au centre de la terre di Jules Verne</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/667</link>
      <description>&lt;Title&gt;L'arte del cadere : il mitologema della caduta nella Narrative of Arthur Gordon Pym di Edgar Allan Poe e nel Voyage au centre de la terre di Jules Verne&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Zanot, Irene&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-04-30&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La presente tesi si propone di studiare le modalità con le quali il mitologema della caduta trova&#xD;
illustrazione in due romanzi ottocenteschi che, pur nella loro diversità, sono raccordati da profondi&#xD;
punti di contatto : The Narrative of Arthur Gordon Pym di Edgar Allan Poe e Voyage au centre de&#xD;
la terre di Jules Verne. Lettore entusiasta di Poe (e, in particolare, della narrazione di Gordon Pym),&#xD;
il prosatore francese recupera come l’artista americano stilemi e concezioni elaborate da autori del&#xD;
calibro di Platone, Virgilio, Agostino, Meister Eckhart, vale a dire altrettante personalità che hanno&#xD;
fatto del nostro mitologema il punto di partenza per elaborare delle rappresentazioni filosofiche e&#xD;
letterarie di altissimo spessore. Le avventure di Pym e Axel, difatti, alludono a motivi topici come&#xD;
la catabasi nel “profondo”, o trovano in immagini di caduta quali il pozzo, il maelstrom e l’abisso&#xD;
(nonché nella vicenda del precipitare che accompagna tali rappresentazioni) le proprie figure&#xD;
emblematiche. Ancora, le acquisizioni della psicoanalisi e di lavori quali Les structures&#xD;
anthropologiques de l’imaginaire di Gilbert Durand o le monografie di Gaston Bachelard&#xD;
permettono di evidenziare come i romanzieri abbiano altresì raffigurato il precipitare nelle fattezze&#xD;
di un engramma preposto a sensibilizzare la psiche dei loro protagonisti, iscrivendo questa nel&#xD;
segno della vertigine. Tuttavia, è nel momento in cui interpretiamo la Narrative e il Voyage nei&#xD;
termini di due grandiose geografie dell’immaginario alimentate da tutto un patrimonio di fonti&#xD;
(arcaiche e gravitanti nel genere del “meraviglioso”) che diventa possibile sia valutare appieno il&#xD;
ruolo giocato dal mitologema nelle creazioni, sia tracciare delle zone di intersezione fra gli scritti.&#xD;
Questi ultimi, in effetti, risultano entrambi tesi a dare forma allo schema gorgo-polo-asse del&#xD;
mondo, plesso figurativo che, come narra Santillana nel suo Mulino di Amleto, si era plasmato in&#xD;
tempi remoti proprio attorno all’idea di caduta.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 29 Apr 2010 22:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/667</guid>
      <dc:date>2010-04-29T22:00:00Z</dc:date>
    </item>
    <item>
      <title>Per una sociologia della mobilità : forme di turismo nella societa' globalizzata : turismo e questioni di genere</title>
      <link>http://hdl.handle.net/2307/666</link>
      <description>&lt;Title&gt;Per una sociologia della mobilità : forme di turismo nella societa' globalizzata : turismo e questioni di genere&lt;/Title&gt;
&lt;Authors&gt;Giobbi, Laura&lt;/Authors&gt;
&lt;Issue Date&gt;2010-03-26&lt;/Issue Date&gt;
&lt;Abstract&gt;La crisi delle identità nazionali, istituzionali e religiose, la mancanza di riferimenti stabili e&#xD;
duraturi, il prevalere dei fenomeni di globalizzazione, il disincanto nella certezza del progresso, la&#xD;
precarietà nel mondo del lavoro e il disfacimento dei ruoli familiari tradizionali, costituiscono i&#xD;
processi rilevanti che hanno determinato la comparsa della realtà postmoderna. In essa, un ruolo&#xD;
fondamentale è ricoperto dai flussi, dai network e dalle mobilità che caratterizzano l’esperire sociale&#xD;
ed individuale proprio della postmodernità.&#xD;
Gli attuali assetti si presentano destabilizzanti per l’individuo postmoderno, il quale si&#xD;
ritrova bloccato nella contingenza delle sue azioni, dal momento che viene a mancare quel progetto&#xD;
comune che in passato regolava le sue strutture sociali di riferimento. In questo scenario, egli&#xD;
esercita, per svago, lavoro o necessità, pratiche di mobilità continue.&#xD;
Sono queste le sfide che la società contemporanea rivolge alla disciplina sociologica:&#xD;
interpretare la realtà così delineatasi e formulare teorizzazioni che meglio aiutino a comprenderla e&#xD;
ad investigarla.&#xD;
Il presente lavoro nasce dalla convinzione che la sociologia riveste un ruolo primario&#xD;
nell’ambito della comprensione e della decodifica della realtà, quale quella delineatasi.&#xD;
Il mio contributo si sviluppa in cinque capitoli: nel primo analizzo i caratteri della società&#xD;
postmoderna, prendendo avvio dallo studio dell’età moderna, della quale approfondisco i caratteri&#xD;
sociali e societari. L’epoca moderna, costituitasi all’interno delle società nazionali, si presentava&#xD;
con i caratteri prevalenti di certezza, sicurezza e rigidità e con l’aspirazione di fondare un unico&#xD;
senso del mondo, partendo da principi metafisici, ideologici o religiosi che si inserivano in una&#xD;
concezione meramente olistica della storia e della politica.&#xD;
I caratteri della modernità ne costituivano i limiti, a partire dai quali i tratti distintivi della&#xD;
postmodernità hanno preso forma.&#xD;
La mia ricerca prosegue nell’analizzare la difficoltà dell’individuo postmoderno che,&#xD;
vivendo in una realtà multiforme che non riesce né a decifrare né a cogliere pienamente, si protegge&#xD;
dalla precarietà sociale, giungendo anche a forme di chiusura in se stesso. All’interno dello scenario&#xD;
globalizzato, se i riferimenti, ormai volubili, moltiplicano i piani di referenza individuali, nel&#xD;
contempo rendono gli attori protagonisti di esperienze frammentarie ed estremamente soggettive,&#xD;
cosicché il reciproco contatto con l’altro spesso è puramente occasionale.&#xD;
Tutto il sociale rischia di frantumarsi in cellule monadi, tanto che il concetto di comunità,&#xD;
arricchendosi di ambivalenze, ritorna in auge, nell’epoca attuale, quale forma di aggregazione&#xD;
sociale ‘perduta’ ed auspicabile per riunire sotto l’aura di una coscienza collettiva i membri di una&#xD;
società ormai disgregata.&#xD;
La temporalità dell’epoca postmoderna è caratterizzata dalla molteplicità delle esperienze e&#xD;
dalla diversità dei modi di accedere al reale: non vi sono più ritmi collettivi valevoli per tutti, che&#xD;
creavano ed erano creati dall’uniformità, con la funzione di elemento costitutivo e fondante della&#xD;
società. Le forme temporali attuali, al contrario, sono costituite da una forte duttilità, resa possibile&#xD;
grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi media.&#xD;
In questo scenario assumono un’importanza rilevante i new ed gli old media, poiché non si&#xD;
configurano solo come veicoli di immagini, sensazioni ed emozioni, ma diventano produttori, essi&#xD;
stessi, di significati importanti. Pertanto, la caratteristica della fissità, propria dell’epoca moderna,&#xD;
nell’età postmoderna ha spostato il suo asse verso il continuo divenire, in forme di organizzazione&#xD;
della vita quotidiana, oggi differenti.&#xD;
Nel secondo capitolo identifico queste forme di organizzazioni nelle mobilità&#xD;
contemporanee. Esse costituiscono i principali fattori e prodotti dell’assetto attuale, poiché le&#xD;
pratiche sociali postmoderne sono profondamente inserite nei flussi, che rappresentano la logica&#xD;
stessa del loro funzionamento.&#xD;
Il fenomeno sociale dominante delle mobilità possiede una valenza polisemica, giacché esso&#xD;
si riferisce a movimenti di oggetti, di persone e di informazioni profondamente diversi tra loro, su&#xD;
base individuale e collettiva: i viaggi fisici di persone per ragioni di lavoro, di tempo libero o legate&#xD;
alla vita familiare; il movimento di oggetti fisici; il viaggio fantasioso dell’altrove attraverso le&#xD;
immagini; gli spostamenti virtuali su Internet; i viaggi comunicativi attraverso il telefono, le e-mail,&#xD;
etc…. Nella rete ininterrotta di connessioni le automobili, i telefoni fissi e mobili e gli aeroporti&#xD;
costituiscono le nuove fissità all’interno delle incessanti mobilità.&#xD;
Per completare il panorama dello studio delle mobilità attuali ho proceduto analizzando i&#xD;
simboli delle mobilità contemporanee, le città metropolitane e gli aeroporti, ovvero i luoghi-sintesi&#xD;
del sistema delle mobilità.&#xD;
Alla luce dei cambiamenti apportati dalle nuove categorie sociali e societarie, le strutture&#xD;
sociali tradizionalmente oggetto di studio del discorso sociologico appaiano sensibilmente mutate.&#xD;
Nella sociologia la risposta alle domande di riconfigurazione della disciplina va ricercata nel new&#xD;
mobilities paradigm, il ‘nuovo paradigma delle mobilità’, formulato da John Urry con la&#xD;
collaborazione di Mimi Sheller.&#xD;
In questo nuovo scenario sociale, la figura del turista contemporaneo assume un ruolo&#xD;
rilevante, in quanto indicato da molti Autori quale metafora dell’attuale nomadismo.&#xD;
Per tale ragione nel terzo capitolo analizzo i principali studi realizzati dalla sociologia del&#xD;
turismo, in quanto lo studio delle modalità di fruizione della vacanza è fondamentale per la&#xD;
comprensione di importanti elementi della società d’origine del turista.&#xD;
Chiedendomi quali altri significati possa assumere oggi il turismo, ho osservato come esso&#xD;
sia considerato una forma di consumo individuale. Di conseguenza, nella società postmoderna esso&#xD;
si presenta segmentato, flessibile e su misura. Infatti, non è più l’individuo che si modella alle&#xD;
pratiche turistiche standardizzate, come avveniva in passato, ma è il turismo che viene modellato&#xD;
secondo i desideri dell’individuo.&#xD;
Nel quarto capitolo conduco uno studio sulla semiotica del marketing turistico, ritenendo di&#xD;
notevole interesse lo studio delle motivazioni sociali ed individuali che portano un individuo a&#xD;
scegliere una precisa tipologia di turismo, nella vasta gamma a sua disposizione. Gli operatori del&#xD;
settore, infatti, confezionano le proposte turistiche in base alle tendenze dominanti, alle distinzioni&#xD;
generazionali, a quelle di classe, di sesso e di gusto presenti nei potenziali visitatori.&#xD;
Infine, ho dedicato l’ultimo capitolo alle intersezioni tra il fenomeno turistico e la&#xD;
dimensione di genere. Analizzato l’aspetto innovativo introdotto dall’utilizzo di questa categoria&#xD;
analitica, passo ad esaminarne le relazioni con gli organismi statali e sovrastatali soffermandomi, in&#xD;
particolare, sulla concezione del turismo come strumento di empowerment femminile, sul ruolo&#xD;
della donna nel marketing turistico e sulle differenze di genere nel turismo sessuale.&lt;/Abstract&gt;</description>
      <pubDate>Thu, 25 Mar 2010 23:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">http://hdl.handle.net/2307/666</guid>
      <dc:date>2010-03-25T23:00:00Z</dc:date>
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