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http://hdl.handle.net/2307/453
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| Title: | Emergenze educative e pratiche di cura. Le Scuole della Seconda Occasione. |
| Authors: | Consoni, Daniela |
| Tutor: | Grasselli, Bruna |
| Issue Date: | 12-May-2009 |
| Publisher: | Università degli studi Roma Tre |
| Abstract: | Il lavoro di ricerca riguarda le Scuole della Seconda Occasione, nate in varie città italiane per il
recupero dei drop-outs della scuola secondaria di primo grado, che costituiscono una delle risposte
pedagogicamente più rilevanti e innovative nei confronti dell'emergenza educativa e dell'esclusione
precoce dalle opportunità formative.
La prima sezione riguarda uno studio della letteratura sulla dispersione scolastica, la seconda
una ricerca sul tema della cura educativa, la terza i risultati dell'indagine empirica riguardante le
pratiche di cura educativa messe in atto nelle Scuole della Seconda Occasione di Roma e Napoli.
Lo studio della letteratura sulla dispersione scolastica mette in evidenza la rilevanza che il
fenomeno assume in Italia, sia che lo si consideri nella sua accezione di abbandono che nella
accezione più ampia di irregolarità nel percorso scolastico e di insuccesso formativo.
Il fallimento dei drop-outs sembra costituire la punta dell'iceberg di un malessere sociale, di
una sofferenza e di un'insofferenza nei confronti della scuola molto più diffusa e pervasiva, che non
risparmia coloro che vantano un percorso scolastico regolare.
Alcune caratteristiche epocali, che coinvolgono la maggior parte degli adolescenti, quali la
crisi della dimensione del futuro, la difficoltà di costruire la propria identità, di progettare, di
procrastinare le gratificazioni, di gestire le frustrazioni, sembrano sommarsi nei drop-outs a disagi
specifici propri di situazioni caratterizzate da svantaggio, marginalità, elevato rischio sociale,
ambienti di vita che non rispondono alle esigenze affettive dell'adolescenza. L'intersecarsi di fattori
di disagio epocale e fattori di disagio socio-culturale configurano situazioni specifiche di rischio di
abbandono scolastico.
Dalla lettura trasversale che del fenomeno della dispersione danno la psicologia
dell'apprendimento, gli approcci psicoanalitici, le principali teorie sociologiche e dalle
interpretazioni degli stessi ragazzi dispersi, emerge come la scuola non sia riuscita a costruire con
questi studenti uno spazio di significati condivisi
Sembra essere mancata la capacità degli insegnanti, di operare, da una parte un decentramento
cognitivo che consentisse di comprendere la mente dei propri allievi e di costruire un percorso di
apprendimento significativo e condiviso e, dall'altra, un decentramento emotivo che permettesse di
comprendere le emozioni degli studenti, la loro paura di fallire, la loro frustrazione nel non riuscire
di fronte ai compiti di apprendimento.
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Questa mancanza non ha permesso agli studenti né quell'affidamento cognitivo su cui si basa
la possibilità di confessare le proprie incompetenze per poter essere sostenuti, né quell'affidamento
emotivo rispetto al proprio timore di essere inadeguati, alla propria paura di fallire.
La scuola sembra aver presupposto, invece di porla come obiettivo, una intersoggettività di
prospettive tra insegnanti e studenti spesso inesistente, così come sembra aver mancato di capacità
di mediazione culturale, di competenza affettivo-relazionale, di cura educativa.
Seguendo un modello di ricerca caratterizzato dalla circolarità tra i concetti di partenza e
quelli reperiti sul campo, la seconda sezione del lavoro affronta il tema della cura educativa,
emerso dalle interviste ai testimoni privilegiati.
La prospettiva del ricongiungimento degli aspetti affettivi e cognitivi dell'apprendere, il
riconoscimento dell'alterità, la valorizzazione della differenza, la centralità della prospettiva
dell'educando, la capacità di ascolto, di decentramento culturale ed emotivo, di responsività
educativa sono i temi centrali della prospettiva pedagogica della cura educativa, i cui aspetti
problematici ed ambigui sono analizzati attraverso i contributi sul tema di Michel Foucault.
Dallo studio emerge come, solo di recente, sia in corso, da parte della pedagogia italiana, una
riflessione sulla categoria della cura, a lungo trascurata nel discorso sull'educativo, e come sia
opportuno che si proceda alla individuazione delle sue prassi e dei suoi indicatori empirici, affinché
non rimanga una categoria astratta, ma possa divenire pedagogicamente significativa e
strategicamente efficace.
La ricerca sul campo è stata condotta, attraverso la prospettiva della cura, con l'obiettivo sia
di contribuire alla conoscenza delle pratiche educative messe in atto dalla Scuola di Seconda
Occasione, sia di individuare degli indicatori empirici della cura, collaborando al processo di
semantizzazione della categoria.
L'analisi delle interviste somministrate ad insegnanti del progetto Chance-Maestri di Strada di
Napoli e Scuola della Seconda Opportunità di Roma mette in evidenza come le prassi educative
della Scuola della Seconda Occasione traducano in azioni quotidiane i principi individuati nelle
teorie della cura e sperimentino modalità innovative e creative di cura.
La Scuola della Seconda Occasione agisce attraverso una decostruzione del rapporto negativo
con la scuola ed un recupero del danno motivazionale subito dai ragazzi dispersi, attraverso
l'organizzazione di un dispositivo pedagogico coerente ed integrato, che tiene conto non solo degli
aspetti cognitivi, ma anche degli aspetti emozionali, relazionali, materiali, contestuali del fare
scuola.
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La relazione educativa non è lasciata al caso, all'improvvisazione, all'immediatezza, ma
intenzionalmente indirizzata grazie alle riflessioni periodiche del gruppo educativo sulle proprie
emozioni, difficoltà, reazioni.
La Scuola della Seconda Occasione, predispone infatti uno specifico dispositivo di "cura di
chi ha cura" che protegge da un lato gli studenti da adulti che non sono in grado di comprendere e
gestire le proprie reazioni emotive e, dall'altro, gli insegnanti dal burn out e dalla fatica che ogni
vera relazione di cura comporta.
Questo dispositivo di supervisione non agisce solo sul singolo insegnante, ma consente la
creazione di un gruppo educativo coeso, in grado di scambiarsi pratiche, sostenersi a vicenda,
affiancare i novizi, di configurarsi, insomma, come una vera e propria "comunità di cura educativa",
in grado di attuare coerenza e continuità educativa, congruenza didattica, interdisciplinarietà
La ricomposizione delle dimensioni affettive e cognitive dell'apprendimento è realizzata
anche curando, progettando quegli aspetti dell'educare quali il tempo, lo spazio che, pur essendo
oggetti pedagogici fondamentali, rimangono di solito in una dimensione latente ed implicita.
Un elemento di grande interesse individuato nell'esperienza della Scuola di Seconda
Occasione è il suo allontanarsi dall'autoreferenzialità caratteristica della scuola ordinamentale.
La collaborazione tra insegnanti, educatori, psicologi, orientatori e tutor che non attuano
interventi giustapposti o semplicemente coordinati fra loro, ma lavorano in maniera integrata,
progettando insieme, formandosi insieme, lavorando fianco a fianco scardina i confini tradizionali
del fare scuola come rapporto esclusivo di insegnante e allievi chiusi in un'aula e fa uscire la scuola
dalla sua autoreferenzialità professionale e culturale.
La cura non costituisce una prospettiva che tende a svalutare l'importanza degli aspetti della
trasmissione culturale nella scuola, ma una prospettiva consapevole dell'impossibilità di scindere
emozione e cognizione, apprendimento e relazione, cura e cultura e che vede la possibilità di una
maggiore produttività culturale dell'istituzione scolastica proprio nella condivisione di significati e
di emozioni fra chi deve insegnare e chi deve apprendere.
Verificare la trasferibilità delle pratiche della Scuola della Seconda Occasione alla scuola
ordinamentale si configura come una ulteriore pista di ricerca. ...more |
| URI: | http://hdl.handle.net/2307/453 |
| Appears in Collections: | T - Tesi di dottorato Dipartimento di Scienze dell'educazione
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