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http://hdl.handle.net/2307/460
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| Title: | La categoria del vocativo nelle lingue classiche : aspetti teorici, diacronici e tipologici |
| Authors: | Donati, Margherita |
| Tutor: | Di Giovine, Paolo |
| Issue Date: | 21-Apr-2009 |
| Publisher: | Università degli studi Roma Tre |
| Abstract: | La ricerca sul caso vocativo, prendendo le mosse dalle lingue classiche, rende
possibile una serie di riflessioni di carattere storiografico, pragmatico e tipologico,
nonché l'elaborazione di un inquadramento teorico del fenomeno, che interessa non
solo la situazione testimoniata dal greco e dal latino, ma, più in generale,
l'interpretazione delle forme allocutive del nome nel linguaggio. La specificità del
vocativo rispetto ai casi è un elemento di problematizzazione teorica che, a partire dalla
Stoà antica, emerge regolarmente nel pensiero metalinguistico occidentale, senza
trovare una sintesi soddisfacente. L'analisi degli autori presi in considerazione mostra
che, effettivamente, l'inserimento del vocativo nelle teorie dei casi considerate rivela
alcune forzature teoriche, riconducibili al fatto che esso, pur essendo a tutti gli effetti
formalmente integrato nel sistema flessionale, è estraneo ai casi dal punto di vista
semantico-funzionale, poiché non marca relazioni di dipendenza da una testa, bensì
funziona come marca allocutiva. La soluzione del problema, in effetti, risiede nel dare
al fenomeno del vocativo la corretta collocazione funzionale, che non è, come per gli
altri casi, l'ambito della relazionalità semantico-sintattica, bensì quello pragmatico della
deissi di persona, cioè dell'istanziazione nell'atto discorsivo della referenza
dell'interlocutore. Il vocativo, infatti, è un dispositivo di commutazione di
referenzialità, che permette di circostanziare un oggetto linguistico referenziale non
deittico come il nome, inserendovi una variabile deittica relativa al ruolo di
interlocutore dell'atto linguistico (II persona). Pertanto, esso è di certo estraneo ai casi
sul piano funzionale, ma tuttavia sistematizzato con essi: il vocativo dimostra,
nell'ambito della morfologia nominale, come la lingua abbia la possibilità di inserire
nelle opposizioni paradigmatiche della grammatica elementi funzionalmente non
omogenei. Nelle lingue classiche, la categoria del vocativo mostra interessanti
fenomeni di neutralizzazione formale e funzionale con il nominativo, interpretabili
avvalendosi della nozione di marcatezza funzionale. Inoltre, per quanto riguarda il
greco, si delinea lo sviluppo diacronico della costruzione del vocativo con la particella
allocutiva , ipotizzando che tale sviluppo rientri in una specifica fenomenologia della
variazione diacronica, cioè la grammaticalizzazione. Infine, si forniscono alcuni cenni
di tipologia della codifica dell'allocuzione nominale in lingue indoeuropee e non
indoeuropee. ...more |
| URI: | http://hdl.handle.net/2307/460 |
| Appears in Collections: | Dipartimento di Linguistica T - Tesi di dottorato
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